26 settembre 2010

Per decrescere…bisogna semplicemente crescere! (Parte Seconda)



Basta, con ‘sta roba che si rompe!

Nel lontano 1978, mia moglie acquistò un frullatore (una “frusta”) elettrica di marca Moulinex. Nel 1981, acquistai (usata) una Lancia Fulvia HF 1300. Nel 1988, stufo d’ascoltare i bambini che recitavano – sull’onda della pubblicità della FIAT Uno – “scomodosa come nessuno”, mi rassegnai a venderla e passai ad una Lancia berlina, la quale mi fece rimpiangere mille volte la Fulvia. Nel 2010, per frullare, mia moglie continua ad utilizzare il frullino Moulinex del 1978.
A dire il vero, accalappiati dalle luci dell’Ipercoop, ci lasciammo andare – lo scorso Natale – all’acquisto di un “robot di cucina” milleusi, di quelli che dovrebbero fare dal frappé al pesto. Risultato: il “robot” è già in soffitta – dopo aver spiaccicato sugo sui muri della cucina – ed il vecchio Moulinex del 1978 continua a non perdere un colpo. E che Dio lo protegga.
La mia vecchia Fulvia, per quel che sono riuscito a sapere, la acquistò un collezionista di Imperia, il quale la rivendette e – mi è stato detto – qualcuno ancora la guida ai raduni delle auto d’epoca.

Una persona di mia conoscenza, oramai più che sessantenne, acquistò una Fulvia dopo la laurea e tuttora è l’unica automobile che ha posseduto, a parte una vecchia “500” per le visite domiciliari in città. «E’ una delle migliori macchine che siano mai state costruite» mi confessò «ed io – ovvio che la manutenzione costa – non intendo separarmene.»
Sarà pur costosa la manutenzione ma, a conti fatti, un’auto che dura 40 anni di soldi te ne fa risparmiare, e parecchi: pensiamo solo ai costi d’immatricolazione, passaggi di proprietà, ecc.
Io stesso, quando ancora ero un “fortunato” che girava in Fulvia, fui avvicinato da un tizio che non smetteva d’osservarla. «Ho una Lancia Delta da rally ma, se trovassi una buona Fulvia 1600 “fanalone", farei cambio senza pensarci un attimo». Osservai il “gioiello” del quale si sarebbe disfatto: sapevo che, all’epoca, costava più di 60 milioni di lire. «Non c’è niente da fare» ripeteva scotendo la testa «la “vecchia” è superiore…»
La mia Fulvia era costata, usata, 1,1 milioni di lire che – considerando lo stipendio dell’epoca – corrispondevano a circa 5.500 euro attuali. Nuova, costava circa 2,7 milioni di lire, vale a dire sette stipendi dell’epoca, facciamo circa 14.000 euro del giorno d’oggi. Considerando l’inflazione (l’auto era del 1974) forse erano 20.000 euro.
E, all’epoca, ero un giovane insegnante che non guadagnava certo cifre da nababbo (come, del resto, oggi), eppure non dovetti fare chissà quali sacrifici per acquistarla e gestirla.

Questi esempi servono per chiarire che – quando parliamo di “beni” – è la globalizzazione a dettare “l’agenda”: per loro, un “bene” è un “bene” e basta, perfettamente intercambiabile con un altro “bene” di eguale natura. Il che, è vero per un c… di niente. E la qualità? La durata? L’affidabilità?
Una delle ultime fregature prese ad un ipermercato – poi, nei limiti del possibile, ho detto “basta” – fu un’affettatrice per salumi: casa nuova…affettatrice nuova…basta con quelle “robe” con la lama seghettata, che sbrindellano tutto…
Detto fatto: acquistata nel 1999 per circa 170.000 lire, rimase imballata per due anni, fino alla trionfale comparsa in cucina, nella nuova casa.
Lama auto-affilante a filo continuo, carrello e tutto il resto in acciaio inox…sembrava il non plus ultra. Finché.
Finché una sera, improvvisamente, il motore continuò a girare e la lama rimase ferma: cos’era successo?
Chiavi e cacciaviti…smontiamo (la garanzia era ormai scaduta).
Il meccanismo era semplice – motore, vite senza fine, riduttore di giri, “cascata” d’ingranaggi…sì…ma, in mezzo agli ingranaggi metallici, ce n’era uno di plastica. Di plastica?!?

Avrò forzato un po’…negozio dei ricambi, ingranaggio nuovo (di plastica, ma al prezzo del Titanio) e via. Dopo qualche settimana, di nuovo rotta: allora, capii. Non poteva essere un sistema di protezione, perché sarebbe stato inserito sulla parte elettrica, come avviene normalmente per i phon.
L’ingegnere che l’aveva progettata, non era per niente stupido e conosceva benissimo la storia dei vasi di ferro e del vaso di coccio, al punto d’applicarla meticolosamente, secondo i dettami ricevuti dalla dirigenza: per la cronaca, l’ho buttata e sopravvivo benissimo con una serie di coltelli giapponesi, pagati un’inezia, che tagliano meglio di una katana.

Sempre in quegli anni – i più giovani non potranno ricordare – ci fu un breve periodo nel quale giunsero in Italia prodotti marcati “made in DDR”, la Repubblica Democratica Tedesca, la Germania Est.
Un giorno, incuriosito da una serie di cianfrusaglie in un piccolo supermercato, fui attratto dal prezzo – addirittura ridicolo – di un pialletto. Avevo già un buon pialletto di marca Bosh ma – riflettendo che aveva già parecchi anni – per poche lire acquistai il pialletto made in DDR.
Fui sorpreso, giunto a casa, nell’osservare che – nella confezione – erano presenti i “carboncini” di ricambio per il motore e, addirittura, la cinghia dentata di trasmissione più altri ammennicoli. Ovviamente, tutte le chiavi necessarie per smontarlo: roba di buona qualità, mica i soliti “plasticoni” che ti lasciano il manico in mano alla prima torsione.
Non posso dare un giudizio sul pialletto made in DDR, perché il vecchio pialletto Bosh ha oramai superato i 20 anni di vita e continua a funzionare, nonostante i chiodi che hanno offeso più volte le lame. E’ là, nuovo, che attende, con tutti i ricambi nella scatola: mi sa che dovrò ricordarlo nel testamento.
E come mai, da anni, io e mia moglie usiamo due telefoni cellulari gemelli, snobbati dai nostri figli?

Caduti innumerevoli volte a terra, cambiate più volte le batterie, i nostri vecchi Nokia 3310 continuano imperterriti a funzionare, al punto che non vediamo proprio la necessità di sostituirli.
Potrei continuare con altri esempi, ma è l’ora di giungere al sodo: perché tutto si rompe? Lessi, anni fa, un libro di uno scrittore americano che si lagnava perché tutto si rompeva. Si chiedeva: com’è possibile che, nei grandi USA, non siamo più in grado di costruire un tostapane che funzioni?
Il fenomeno è dunque planetario: già, “globalizzato”. E, questo, è un argomento imprescindibile se si vuole parlare di decrescita.

PIL o non PIL?

Nel fantasmagorico mondo del capitalismo globalizzato, a nessuno importa un fico secco se il vostro frullatore si rompe, se s’incrina il parabrezza dell’auto, se una gomma nuova di trinca scoppia. L’importante è costruirne altre per incrementare il PIL.
Ma, utilizzare un indicatore come il PIL per discutere sulla decrescita è – a nostro avviso – come pretendere d’usare un foglio di carta per girare la frittata: incongruo, inutile, dannoso. Lo sconosciuto re del Buthan (paese buddista) aveva proposto di sostituirlo con il QFN – Quoziente di Felicità Netta – ma nessuno lo prese sul serio. Figuriamoci, un piccolo re di uno Stato himalayano…’ste favole dei lama e tutto il resto…siamo seri!
Ma, se analizziamo cosa è il PIL, di serietà ne rimane ben poca: viene la voglia di recarsi in Buthan per fare quattro chiacchiere con quel re e passare, al ritorno, a New York per ridere in faccia a Lloyd Blankfein, il “capoccione” di Goldman Sachs.

Anzitutto, coloro i quali s’esaltano “perché il PIL segnerà, probabilmente, un incremento dello 0,2% su base annua…” sono dei mestatori nel torbido o degli idioti. Scusate la franchezza. Ma anche coloro che lo utilizzano per dissertare sulla decrescita non fanno certo una gran figura.
Il PIL è definito[1]il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l'anno) e destinati ad usi finali”: non dimentichiamo, però, che è soltanto un “indicatore” e non un “parametro”. La differenza non è questione di lana caprina.

Una semplice cartina al tornasole “indicherà” se l’ambiente è basico oppure acido cambiando di colore, ma non ci potrà mai fornire il valore del pH. Per farlo, dovremo usare un pH-metro, ossia un apparecchio di precisione in grado di fornirci un dato preciso: non “pH acido” in generale, bensì pH 3,8. Quel “3,8” è un parametro scientifico, utilizzabile per intervenire e modificare il pH della soluzione, la cartina al tornasole no.
Perché la rozza somma di beni e servizi non serve a niente?

Poiché in quella somma ci sono – solo per citare un esempio – le migliaia di capannoni costruiti, totalmente o parzialmente, con il sistema del “prendi i soldi e scappa” dei finanziamenti europei. Roba comune: basta che un qualsiasi magistrato dia uno sguardo dalla finestra e potrà aprire un fascicolo. Oppure tutte le spese sostenute per tappare la falla nel Golfo del Messico (o cercare di farlo) e così via. Nel PIL troviamo anche la “catena” di schifezze e corruzione che sono il corollario della cosiddetta “emergenza monnezza” in Campania, che sta distruggendo la Regione. E’ una roba seria?

Il PIL – come la cartina al tornasole – potrà evidenziare grandi eventi: ad esempio, se in un Paese il PIL crolla del 50%, significherà che qualcosa è avvenuto ma – sia lo 0,2% sia il 50% – non ci potranno mai far conoscere la natura di quella variazione.
Per saperne di più, dovremo scendere nell’analisi dei fenomeni che hanno prodotto quei mutamenti, ossia utilizzare i metodi scientifici i quali, pur concedendo tutti i limiti della scienza, ci potranno fornire un quadro senz’altro più esaustivo.
Invece, con scienziati prezzolati ed un solo “indicatore” per misurare la validità di un sistema economico, viviamo nella menzogna che si trasforma in farsa: il settore automobilistico ha un surplus produttivo (poniamo) del 30%? Basta ridurre la vita utile dell’automobile di un anno, e – per i chierici del PIL – si torna in pari.

Ecco dove il concetto generico di “bene” o di “servizio” è perfettamente coerente con il liberismo: senza indagare la natura, la fruibilità, la durata, gli esiti di quel bene e di quel servizio, tutto si riduce a mera aritmetica. E, il sistema globalizzato dell’economia liberista, può solo utilizzare quel metodo, giacché è soltanto un rozzo pudding fatto di “risorse umane” (non a caso, “risorse”…), energia, capitali e materie prime.
I manager, poi, sono coloro che devono creare la pozione e – non dimentichiamo – gli stessi manager sono coloro i quali, sulla base dei diktat dei consigli d’amministrazione, intervengono sull’obsolescenza programmata dei beni, sui servizi che devono risolvere sì qualcosa (BigPharma?), ma mai abbastanza per non far calare la domanda.
L’ingranaggio di plastica del mio frullatore ed i tostapane subito scassati dello scrittore americano, sono direttive “express” dell’Amministratore Delegato di turno.
Il cerchio si chiude quando, chi dovrebbe controllare per conto dei cittadini, è a regime paga di questi ignorantissimi “guru”: vuoi campare come un nababbo, fare il fancazzista a vita in Parlamento? Vota e taci.

Anche una bomba è un “bene” destinato ad un “utilizzatore finale”…ma…serve per migliorare le condizioni di vita del “utilizzatore” oppure del costruttore? La cosa non è spicciolo pacifismo: già Bernal[2] – uno dei massimi storici della Scienza – metteva in guardia sul “progresso” della ricerca scientifica.
Intorno al 1935, i fondi destinati alla ricerca militare superarono quelli destinati alla ricerca civile e, da quel momento, non c’è stata inversione di percorso: nel periodo della Guerra Fredda il rapporto fra ricerca militare e civile giunse al valore di 10 : 1. Per giustificare l’obbrobrio, s’inventarono la balla della “ricaduta” delle scoperte in ambito civile.
Dunque, fateci ragionare…sarebbe a dire che, per avere una cestina “tecnologica” per andare a funghi…dovrei recarmi in una fabbrica dove costruiscono involucri per missili e sperare, con un po’ di fortuna, che abbiano scoperto un materiale leggero e resistente, con il quale si possano fare delle cestine in lega d’Alluminio, Magnesio, Litio…oppure, che dalla ricerca sulle armi batteriologice, “salti fuori” un nuovo antibiotico? Che lo stesso chip progettato per lo sgancio di una bomba funzioni anche per avviare la caldaia?
Non sarebbe meglio avviare direttamente la ricerca per le cestine, gli antibiotici e le caldaie?
Ci sembra, tutto sommato, una delle peggiori contorsioni che si possano immaginare. Che merita un capitolo ad hoc.

Storie di guerre e di saggi di profitto

La nuda realtà è che non c’è nulla come la guerra per distruggere in gran copia…per poter ricostruire! Sembra l’Uovo di Colombo, ma penso che pochi abbiano riflettuto sulla quantità di tonnellaggio navale che fu affondato nelle due guerre mondiali. Tenetevi forte.

Cito[3]: Essa (la guerra sottomarina N. d. A.) portò alla distruzione di circa la metà del tonnellaggio mercantile esistente nel 1939. Più di 21.000.000 di tonnellate di stazza lorda perdute dagli Alleati e 12.000.000 dall’Asse, ossia il doppio del tonnellaggio affondato globalmente dal 1914 al 1918.

Dunque…33 milioni di tonnellate nella Seconda, la metà nella Prima…quasi 50 milioni di stazza lorda (calcolate con la tonnellata inglese) riposano sul fondo dei mari! Sono migliaia e migliaia di navi, ciascuna delle quali richiese anni di lavoro nei cantieri – e prima nelle miniere, nella siderurgia, nei trasporti… – per essere, semplicemente…distrutte! E non consideriamo i dati sul tonnellaggio militare! E solo a causa dei sommergibili!
Se aggiungiamo tutto il resto (armi varie, tank, aerei, ecc) si può tranquillamente affermare che due o tre generazioni – nell’intero pianeta! – lavorarono soltanto per vedere le loro opere distrutte!
La guerra è il migliore affare, perché consuma quantità enormi di materiali: un semplice volo d’addestramento, per un velivolo da caccia odierno, significa diverse migliaia di litri di kerosene bruciati!
E prima delle guerre mondiali?

Il capitalismo “accese i fuochi” con l’industria tessile: c’era da colmare un enorme “gap” sul fronte di uno dei bisogni primari, ossia riparare il corpo. Ben presto, però, fu chiaro che la disponibilità era stata raggiunta – ma non per tutti – perché mancavano le risorse per acquistare quei prodotti. Che fare?
Si passò ad un secondo settore – quello che oggi viene chiamato delle “infrastrutture” – ed iniziò la grande avventura ferroviaria. Anche lì c’era un enorme ritardo da colmare: la velocità media nei trasporti era ancora quella delle strade consolari Romane, circa cinque chilometri orari, e con la ferrovia si “balzò” in pochi anni a quaranta.
In circa mezzo secolo – 1830-1880 – non solo l’Europa, ma tante altre parti del pianeta furono dotate di ferrovie: dalle prime linee inglesi del 1830 si passò, al 1880, a decine di migliaia di chilometri di strada ferrata in Europa e negli USA, mentre c’erano oramai ferrovie in Australia ed in Sudafrica. Miracolo?

No, fu l’intervento dei banchieri – soprattutto della banca Rothschild – che con l’avventura ferroviaria diventarono i veri deus ex machina del capitalismo, accantonando utili enormi, giungendo al punto che – mentre i Re Savoia, guerra dopo guerra, cercavano di conquistare i territori austriaci in Italia – emissari austriaci delle banche europee tessevano le trame per collegare Torino a Bologna, passando per i Ducati Emiliani. Insomma, la diplomazia bancaria austriaca se ne faceva beffe della politica di Franz Josef.

Con quel mare di soldi che iniziò a circolare, i banchieri ottennero un secondo, importante risultato.
Una miriade di senza terra lavorarono per decenni nella costruzione delle ferrovie e raggranellarono qualche soldo, con il quale costruirono case, aprirono botteghe, acquistarono poderi. Il capitalismo correva felice, come le sbuffanti vaporiere.
Quando, oggi, i governi affermano di voler “premere” sul settore delle infrastrutture, cercano di recitare un copione desueto, perché – al punto in cui siamo – la costruzione di un misero tratto autostradale non sposta di una virgola il problema. Diverso sarebbe il caso di spostare i traffici sulle vie d’acqua, ma il consumo specifico d’energia per singola tonnellata scenderebbe ad un terzo: sarebbe decrescita! Risparmio, odiosa parola! Giammai!

Intorno al 1880, però, s’iniziò ad avvertire odore di saturazione ed il saggio di profitto cominciò a decrescere: in altre parole, semplificando, non si poteva più sperare domani di guadagnare quel che s’era guadagnato ieri.
Siamo al 1880 e – che caso! – s’iniziano ad avvertire tintinnii di baionette: le due “Triplici” affilano i coltelli in Europa e gli italiani seminano forti per tutto l’arco ligure, perché i francesi arriveranno, oh come arriveranno…proprio come Napoleone…anche costruire fortificazioni genera profitti! Oggi, sono ancora là e nessuno sa cosa farsene: eh, se ci fossero dei soldi per demolirle…di quanto salirebbe il PIL ligure?

Il terzo risultato ottenuto dai banchieri fu quello d’accumulare ricchezze inestimabili, ma le ferrovie languono, le navi stanno passando alla trazione meccanica e consentono risparmi – Dio, quella parola, com’è odiosa! – sui trasporti…dobbiamo trovare delle soluzioni…e se prestassimo quei soldi per costruire armi? Difatti, i Rothschild divennero i gran fornitori di risorse per lo sforzo bellico britannico, che a fine guerra richiesero con gli interessi. Proprio come i loro antenati fiorentini con i Re inglesi della guerra dei Cent’anni.
Di conseguenza, avvengono le due colossali tragedie da milioni di morti, nelle quali possiamo addirittura osservare il ridicolo di un Thyssen che, praticamente, “crea” Hitler per poi fuggire nel 1935 negli USA e, da lì, dirige i suoi “affari di guerra” in Germania con l’appoggio di un personaggio un po’ eccentrico, un tale Prescott Bush. Il quale, diventerà padre e nonno di presidenti USA. Se volete leggere[4] prendetevene “una vista”, ma c’è veramente tanto da leggere su queste faccende, ad iniziare dai libri di Giorgio Galli.
Per fortuna, la guerra ha generato così tante distruzioni da consentire qualche decennio di respiro – il saggio di profitto torna a crescere – e c’è la Guerra Fredda, che consente – con la paura del “terrore rosso” – di foraggiare fabbriche e cantieri, per costruire ferraglia militare. Qui, però, inizia qualche problema.

Il primo è l’incognita di queste maledette armi nucleari: va bene distruggere – di ammazzare chi se ne frega – ma non si sa con l’Atomo dove s’andrà a finire. Le parole di Einstein – “la Quarta Guerra Mondiale sarebbe stata combattuta con pietre e bastoni” – echeggiano, pesano, lasciano intravedere un futuro tenebroso anche per i banchieri. E poi, la Guerra Fredda finisce.
Per capire quanto la Guerra Fredda premesse sull’acceleratore della ferraglia militare, basti riflettere che F-15 ed F-16 – alla comparsa dei Mig-29 e dei Su-27 (anni ’80) – furono considerati obsoleti, senza più margini di superiorità sui velivoli sovietici: furono messi in cantiere i nuovi progetti, F-22 ed F-35. Oggi, dopo 20 anni, F-15 ed F-16 continuano ad essere “l’architrave” dell’aeronautica USA.
Senza guerra, fredda o calda, cosa si può fare? Ci fossero almeno pianeti abitabili ad una distanza accettabile dalla Terra…sì, qualcosa si potrebbe fare…ma non ci sono, maledizione! Certo, si vanno ad accendere le caldaie della Cina, ma il risultato è un’ancor maggiore quantità di beni che vanno ad invadere i mercati. Non si distrugge nulla, maledizione!

L’unica soluzione, allora, è inserire un minuscolo “virus” a tempo in ogni bene – l’ingranaggio di plastica della mia affettatrice – per fare in modo che si auto-distrugga da solo. Poi…qualche piccola guerra qui e là qualcosa renderà…ma sono lontani i tempi delle battaglie dello Jutland e di Midway: eh, scuotono la testa i banchieri: centinaia di navi che solcavano gli oceani, che sparavano, affondavano…migliaia di aerei che bombardavano…eh, bei tempi…

Anche i servizi sociali devono essere messi sotto controllo, perché non bisogna correre il rischio che risolvano qualcosa! Sono zeppi di gente raccomandata, non funzionano, buttano soldi? Bene! Così la farmaceutica internazionale potrà gestire le malattie in modo che non si guarisca mai, che ci sia una pillola da ingoiare per tutti, per l’intera vita!
Istruzione: azzerare! Sanità: azzerare! Previdenza: azzerare! Tutto deve essere privato, cioè fornito da noi, che ci guarderemo bene dal risolvere qualsiasi problema…anzi…cercheremo di moltiplicarli! Vedere, come esempio, la previdenza USA quando fallisce un fondo-pensione.
Ma non basta ancora.

Con l’attuale “crisi finanziaria” – un eufemismo, sia chiaro – si raggiunge il massimo: nonostante la poca affidabilità di tutto quello che si produce – ‘sta merda non si rompe abbastanza in fretta! – iniziano a mancare i soldi per comprarla. E allora? Creiamo un bel giochino di scatole cinesi, con il quale – grazie alla scommessa sulla scommessa della scommessa su una roba che non c’era – facciamo finta che ci siano tanti bei dollaroni. Gente: comprate, indebitatevi!
Poi, si giunge “al paragone”, perché qualcuno deve pur pagare quei debiti: gli Stati, i tanto bistrattati stati nazionali i quali, a loro volta, stramazzano le popolazioni, tassandole e togliendo letteralmente loro il pane di bocca, beni e servizi azzerati, disoccupazione, fame.
Iniziano a fallire banche d’affari nel Gotha della finanza internazionale mentre – a complicare la faccenda – quelle “caldaie” accese in Cina si sono moltiplicate anche in India e Brasile, mentre una Russia fornitrice di energia e tecnologia militare si sfrega le mani. E l’equilibrio geopolitico durato cinque secoli va a puttane, con ‘sti cazzo di talebani che si prendono gioco della grande NATO, quella che doveva sconfiggere l’Orso Sovietico.

La favola del capitalismo, iniziata probabilmente in una Firenze rinascimentale – nella quale qualcuno si chiedeva come fare a tessere una camicia per tutti – è lentamente tracimata prima nel bieco dominio coloniale, quindi nella tragedia bellica. Oggi, con i teatrini delle case a Montecarlo, dei voti in Parlamento per non concedere – non una condanna! non un arresto! – ma la semplice possibilità d’indagare su una persona che nessuno ha eletto se non il suo capo, la farsa è sotto i nostri occhi.

Eppure, il granturco nei campi è pronto per la trebbia, il grano già riposa nei silos, il vento che muove i mulini continua a spirare, il sole a scaldarci, l’acqua a scorrere, l’erba a crescere nella prateria. Ed abbiamo, inoltre, la possibilità di risolvere problemi sanitari con una chirurgia che riesce ad operarti senza squarciarti, abbiamo tecnologie che consentono di creare automobili elettriche quasi eterne, traendo l’energia da quel pozzo senza fondo del vento – da solo, quattro volte l’intero consumo mondiale – più i fiumi d’energia che il sole invia gratuitamente sui deserti ed il consistente contributo dell’acqua.
Abbiamo tutto quel che serve: basta prenderne coscienza, ed iniziare – in tanti – a chiedere un mondo diverso. A risentirci con la terza parte.

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.


[1] Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_interno_lordo
[2] Vedi : John Desmond Bernal – Storia della Scienza – Editori Riuniti – 1969.
[3] E. Bagnasco – I sommergibili nella Seconda Guerra Mondiale – Albertelli Editore.
[4] Vedi: http://www.disinformazione.it/prescott_bush.htm

46 commenti:

Whyless ha detto...

Sig. Carlo Bertani, grazie.

Nardino D'Angelo

Orazio ha detto...

Sono sempre più convinto che siamo al bivio. O ci libereremo di questa melmosa dittatura di Berlusconi e sodali oppure essa ci sottometterà peggio di quanto lo fossero le masse dei diseredati nell'ancienne regime pre rivoluzione francese e dovremo eleggerlo re d'Italia. Sono esagerato? Forse me se ci riflettete vi renderete conto che ormai al nano non resta che sottomettere 60.000 000 di Italiani o fuggire a Santa Lucia.
Infine la Lega punta chiaramente a divenire padrona di un nord vassallo della rinata Germania.

Ciao Carlo che ne pensi?

Carlo Bertani ha detto...

Grazie a te, Whyless.
Cosa ne penso Orazio? Che berlusconi può sempre fare un accordo per un'uscita di scena onorevole e che la Lega non punta alla secessione, ma alle banche!
Ma, questo, non fa parte del tema che stiamo trattando.
Saluti ad entrambi
Carlo

ingenuo ha detto...

Credo che anche questa è Decrescita, non so dire però in che salsa (cit.)

http://www.massimofini.com/images/manifesto.jpg

Che ne pensi?

Se lo ritieni OT mi scuso anticipatamente.

Ciao a tutti.

marco03 ha detto...

Complimenti, al solito riesci ad esprimere concetti oramai noti in maniera semplice ed eloquente.Appurato che il sistema P.I.L come indicatore economico sia solo una mistificazione per muovere denaro tra sistemi bancari e lobby internazionali quale sistema adottare per cambiare? Credo che l' unica soluzione sarebbe quella di formare piccole comunità autogestite e il più possibile autosufficienti che sappiano produrre in proprio energia e cibo e possano essere di esempio divulgativo , sperando, che il tutto non finisca in una parodia Orwelliana dove visto la natura umana poi il maiale di turno prenda il sopravvento sugli altri.Detto ciò credo solo che la cultura con la divulgazione e lo scambio del proprio sapere sia l' unica speranza di cambiamento (proprio come avviene in questo blog) e credo che il mezzo più opportuno sarebbe la scuola ma , visto che probabilmente oltre che i servizi sociali anche la scuola sia stata contaminata da raccomandati prezzolati non so quante speranze ci siano.Perdonami se sarò ripetitivo ma vorrei chiederti in che modo è possibile crescere economicamente (parlo di benessere del popolo naturalmente) se la monetarizzazione è controllata e se l' emissione di denaro è fittizia? Se ognuno di noi cambiasse stile di vita sprecando il meno possibile, non ricorrendo al prestito, riciclando il tutto e non comprassimo prodotti di marca dovremmo pur sempre istruire i nostri figli in complessi pubblici affidandoci a testi imposti, portarli dal medico di famiglia che ci rifila la solita pillola imposta dalle case farmaceutiche caro Carlo e cari amici mi avete aiutato a capire molte cose ma una soluzione a tutto ciò non riesco proprio a trovarla ciao a tutti.

Carlo Bertani ha detto...

Il "decalogo" di Massimo Fini - ingenuo - è accettabile per alcune parti, altre...ma non è questo il problema.
Il vero problema è come attuare dei concetti, ossia tracciare una via (per carità, criticabile, migliorabile, ecc) mediante la quale alcuni di questi punti possano diventare, dopo una larga accettazione, realtà. Il che, comprende divulgazione, dibattito, critica, sintesi...
Altrimenti, rimangono solo dei "comandamenti", per i quali tutti diranno "mi piace, non mi piace" e morta lì.
Sapevo che la parte sulla guerra - Marco03 - era conosciuta, ma riflettere che tre generazioni hanno lavorato proprio per nulla non so se era patrimonio consapevole di tante persone.
Ho deciso scientemente di non introdurre l'argomento del signoraggio nella trattazione della decrescita, altrimenti ne sarebbe uscito un libro!
In ogni modo, ritengo che la moneta debba essere sotanto una unità di misura - e quindi pubblica, di proprietà degli Stati - perché altre soluzioni danno troppo potere alle oligarchie.
Sull'altro versante, la moneta di stato dà potere alla classe politica, ma la classe politica - in uno scenario di vera democrazia - è controllabile.
Come vedi, si vanno a toccare punti interdipendenti, ma enormi per essere trattati insieme alla decrescita.
Ciao e grazie ad entrambi
Carlo

doc ha detto...

Mi scuso per l'intero riporto, ma vale la pena per due motivi:

1-il tempo trascorso
2-i contenuti che per quei tempi erano "rivoluzionari" per gli USA.

Traduzione italiana trovata sul sito di Beppe Grillo

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del
paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette,
e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni
per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della
peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte,
e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione
o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità
dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che
rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se
possiamo essere orgogliosi di essere Americani.

Tre mesi dopo questo discorso tenuto il 18 marzo del 1968 presso l'università del Kansas..

Per quei tempi era difficile capirne la portata eticamente rivoluzionaria, troppo diversa da quelle che erano le aspirazioni dei popoli della terra.
Inoltre il pulpito non era attendibile , anzi per moltissimi era la solita trappola "imperialistica".

Oggi il nostro Capitano ci propone lo stesso discorso, calandolo in una realtà capitalistica in piena crisi, ma con riferimenti ed esempi,tutti idonei a dedurre la necessità della nascita di una nuova economia diversamente finalizzata dalla ricerca del profitto, alla cui base necessariamente c'e' già evidente una nuova idea di uomo agganciata all'altrettanta evidente nuova idea-visione della natura.
Doc
P.S. mica quella "fulvietta" e' una 4 marce del '70, verde scura, venduta ad un ravennate intorno al 1975?

Carlo Bertani ha detto...

Hai fatto bene a riproporre il testo di Robert kennedy - doc - perché quel testo non è solo ispirato, è poetico.
L'avevo letto da qualche parte, ma l'avevo scordato, giuro.
Ed è bello che sia così, perché vuol dire che di là degli anni e delle epoche la speranza e la tenacia è la stessa. Ed i nemici pure.
Ma c'è sempre la vecchia speranza degli uomini giusti: tenace, determinata, che non muore.
Grazie
Carlo

blackskull ha detto...

Una volta mi capitò tra le mani un rapporto di un alto funzionario di una fabbrica cinese del periodo maoista.
Era un rapporto che diceva pressapoco questo:

"L'operaio cinese è proprietario dei mezzi di produzione che progetta,usa e conosce nei minimi dettagli.
Nelle nostre fabbriche l'ingegnere e l'operaio si sporcano entrambi le mani, parlano fra di loro e risolvono i problemi senza intermediari."

Non so dirvi, se poi, quel funzionario stesse mentendo per propaganda, ma so per certo che i mezzi di produzione, dal frullatore alla rotativa per stampa, non sono interamente sotto il nostro controllo.

Non voglio iniziare una dissertazione su questo argomento complesso, ma penso che abbia molto a che fare con la decrescita.

Aggiungo solo, per brevità, che anche il denaro è diventata merce, come pronosticato da Marx, e produrre più denaro è lo scopo precipuo del capitalismo finanziario che divora il pianeta.

Spero di non essere intervenuto a sproposito e mi vien voglia di consigliare a tutti, me compreso,per una decrescita felice, di non accendere più debiti se non siamo in grado di ripagarli...so che questo mi procurerà insulti gratuiti.

grazie Carlo e a tutti gli amici del blog.
B.S.

Carlo Bertani ha detto...

Perché mai, Black, qui qualcuno dovrebbe insultarti?
A parte che, sul nostro vascello, vige la regola della tolleranza - e per i non tolleranti c'è la sentina - ma quanto tu affermi sui debiti è stato ricordato anche da Eugenio Benettazzo. Certo: nel limite del possibile.
Temo che la bella proposizione maoista sia oggi un ricordo, in Cina: in ogni modo, è un argomento che torna e sempre ritorna, ad iniziare dalla scuola, dove Gentile (per altri motivi stimabile) sbagliò nel separare de iure la teoria dalla pratica nella scuola. E Gramsci glielo fece notare, con una critica motivata.
Senza dubbio la decrescita contiene anche questo dilemma, che non è cosa di poco conto!
Ciao e grazie
Carlo

doc ha detto...

Caro Blackskull,
anche in italia arrivo il Libretto Rosso di Mao, una specie di vangelo diffuso in primis nella e dalla statle di milano e poi anche nel resto degli atenei italiani.

Alcuni giorno fa cercando un vecchio libro di Heidegger mi sono re-imbattuto in questo piccolo opuscolo che nelle intenzioni di Mao doveva essere un decalogo per le guardie rosse.

Ora a parte la contraddizione di fondo, manipolante il pensiero di Marx, restano validissime molte delle asserzioni di Mao.
Una fra tutte che ricordo ancora e che grosso modo diceva :
"l'approdo finale e' lontano, serve diverse generazioni di uomini rinnovati" insomma era convinto che servisse un uomo nuovo che dimenticasse completamente il profitto, lo sfruttamento.
Per questo il suo messaggio era rivolto quasi esclusivamente ai giovani: indicò nel nuovo percorso della "rivoluzione culturale permanente" -che solo i giovani, distanti anni luci dai plutocrati ammanicati al potere, potevano portare avanti-, la strada da percorrere.
La cina attuale, pur considerandolo padre fondatore della repubblica popolare cinese, lo ha messo ormai completamente da parte.
buona giornata
Doc

Juan Carlos ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Juan Carlos ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
blackskull ha detto...

Qualcuno mi ha paragonato ad un nostromo che tutto vede, lo ringrazio, ma io preferisco, come il buon Ismaele, alias Melville, spezzarmi la schiena a lustrare il ponte a piedi nudi, imbarcandomi come l'ultimo dei mozzi sulla nave blog che correttamente piloti, caro Carlo.

Volevo ricordare il tuo esempio di decrescita che de iure riunisce teoria e pratica: il tuo lavoro con la Gretel.

Ci ho pensato su e ho notato che quel lavoro, oltre ad essere, immagino, una sudatissima soddisfazione, è decisamente la realizzazione di un modo di pensare che ti rende onore e ti permette di poter affermare che il tuo pensiero, la tua parola e la tua azione, come soleva ricordare il Chè, fanno tutt'uno.

La decrescita è un esercizio mentale e pratico quotidiano.
Non si applica domani, ma adesso, e richiede un attento riesame del nostro modo di pensare, parlare e agire.

Scriviamo insieme un "Libretto della Decrescita", un piccolo decalogo di uso quotidiano che impatta il più possibile sul nostro vivere ehm! essere vissuti dal sistema...non necessariamente di colore rosso.

ciao a tutti
B.S.

Orazio ha detto...

Il Pil è diminuito di più al nord che al sud, li si che stanno decrescendo. La colpa è dei comunisti, dei Rom dei terrun, ovvio che no è della crisi del modello del capitalismo molecolare. Sono stato un mese fa nella provincia di Varese e ho capito che le scarpe ai commenda del nord glieli stanno facendo i cinesi. Era domenica pomeriggio d'agosto in un grosso centro abitato del varesotto, tutto chiuso, tranne un parrucchiere cinese che lavorava alacremente e non dava dei porci ai romani, questa è la decrescita.

Ciao Carlo sono in tema?

Roberto ha detto...

"L’ingranaggio di plastica del mio frullatore"

ma l'ingranaggio era del frullatore o dell'affettatrice?

io ormai di ingranaggi di plastica rotti ne ho una collezione e provengono dai più svariati utensili, tutti regolarmente sempre, accoppiati o inseriti in meccanismi atti alla 'distruzione' dell'ingranaggio di plastica...appunto...

mio cugino fa il 'controller' ed un mio caro amico anche, in due ditte molto diverse, l'uno in una ditta che produce motori diesel, l'altro in una che produce abiti...

mio cugino mi dice che i 'controller' della sua azienda sono lì per limitare i costi e spesso si trovano ad 'imporre' ai progettisti: un bullone o due di meno, una flangia più sottile, niente guarnizioni qua e là, spessori più 'fini' ecc

gli ho chiesto se impongono anche ingranaggi di plastica e lui mi ha detto sì !

l'altro controller, quello degli abiti, è lì per ridurre i costi di: bottoni, filo da cucire, stoffe in genere, accessori vari e sopratutto di come e quante cuciture della qualità media delle stoffe eccetera...

il moderno mondo produttivo è guidato dai controller! (che sono quasi tutti, invariabilmente, laureati in economia e commercio, non ci sono ingegneri fra loro nè tecnici ecc...)

non sai cosa mi ricordi con la HF 1300 !!! mi hai aperto un oceano dei più bei momenti della mia adolescenza e 'prima' giovinezza, sei proprio un amorevole bastardo!

cmq la mia prima auto fu la Nsu Prinz ed a parte i freni poco potenti ed una certa fragilità dei supporti del motore, era una macchina indistruttibile, poi presi una opel kadett quelle 'vecchie' ancora a trazione posteriore...l'ho demolita ancora perfettamente funzionante dopo più di 300mila km! sigh!...prima di tutte però -quando ancora non avevo la patente- la HF 1300 del mio amico del cuore (lui aveva la patente), con la quale abbiamo fatto le nostre prime esperienze di viaggi, avventure, vita...l'ho guidata senza patente (ho guidato trattori, camion ed auto, sulle carrabili dei miei monti, fin da quando avevo 10 anni e non ho mai più smesso, ho fatto in tutto solo 1 incidente -a 33 anni-)

grazie ancora per i tuoi articoli

salutoni

RA

Carlo Bertani ha detto...

Sai, Black, volevo scrivere un articolo sulla Gretel e mi sa che lo farò. Proprio perché è un esempio di decrescita, ossia di lavoro eseguito senza fini di lucro, ma la cosa sarebbe ancor più complessa.
Ad esempio, potrei scrivere la ri-progettazione della barca, il bilancio energetico "tutto rinnovabili" che sto meditando.
Credo che questi due articoli siano stati considerati quasi un inutile prodromo: tutti aspettano il succo, la terza parte.
Una terza parte senza queste due non avrebbe avuto senso, perché la "base" per attuare la decrescita dentro/fuori di noi è la profonda consapevolezza che questo mondo è a pezzi.
Molto interessante la conferma di Roberto sulla pianificazione dell'obsolescenza dei beni, quella di Orazio sui cinesi che "fanno le scarpe" ai "cumenda".
Vedete che di cose ne saltano fuori? Poi, nessuno qui indica "la linea" e tutti possiamo contribuire, nei modi e nei tempi che crediamo più opportuni.
Per inciso, l'ingranaggio era dell'affettatrice (un refuso) e la Fulvia era blu come quella della foto e del 1974, un Fulvia3 (già FIAT).
vado a rileggere quel che ho scritto della terza parte
Carlo

Eli ha detto...

Carissimo

con gli elettrodomestici a me è capitata la stessa cosa.
Ho avuto per trentatré anni una magnifica lavatrice meccanica
S.Giorgio Panda, pagata centomila
lire nel 1973, che sarebbe come dire un milione di lire di trenta
anni dopo.
Quando non ne ho potuto più fare a meno, l'ho sostituita con una lavatrice elettronica (perché ormai
le fanno solo così, non perché lo
desiderassi), pagata €450.00,
quindi circa quanto l'altra.
Ebbene, dopo soli tre anni ho dovuto far sostituire la scheda
elettronica che era andata in tilt!
Costo €160.00, quasi un terzo del prezzo della lavatrice.

Si chiama obsolescenza programmata,
ed ha lo scopo d'incrementare il
consumismo, oltreché il Pil.
Comunque, poiché sono nata bastian
contrario, e mi diverte un mondo fare l'opposto di ciò che mi s'impone, da quando ho capito i
tentativi di manipolazione dei capitalisti compro pochissime cose, solo il necessario. Riciclo molto,
acquisto nei mercatini dell'usato,
con le amiche ci passiamo vestiti
che non mettiamo più, ed uso poco la macchina.
Sono vegetariana, per cui quello che risparmio dal macellaio lo
spendo nel negozio bio.
L'unica spesa importante nel mio bilancio sono i libri.
Questo è un lusso che mi concedo
ed al quale non voglio rinunciare.
Ah, il cellulare nuovo me l'ha regalato mio figlio dopo dodici anni che usavo sempre lo stesso,
si è impietosito forse...

Massimo ha detto...

Ciao Carlo,

prendo spunto da questo tuo secondo post sulla decrescita e dagli interessanti commenti degli intervenuti per illustrare brevemente la mio pensiero al riguardo.

Per fare questo parto da quello che, da un lato, è il veicolo con cui si raggiunge l'obbiettivo della riduzione dei consumi e, dall'altro, la modalità di presentazione al "grande pubblico" della decrescita ovvero l'efficiente sfruttamento delle risorse.

Risulta intuitivo comprendere come nei casi da te citati (dall'affettatrice fino al tonnellaggio navale distrutto durante le guerre mondiali) il denominatore comune sia lo spreco.

Spreco, spreco e ancora spreco ecco la legge alla base del sistema di vita occidentale. Ed è proprio contro questo e, più in generale, contro l'uso insensato di tutta l'energia e le materie prime disponibili in natura che dobbiamo fare la nostra battaglia.

Perché, ad esempio, non imporre per legge una garanzia minima molto lunga? Se al produttore fosse richiesto di fornire gratuitamente assistenza per 10 - 15 o 20 anni (a seconda del tipo di bene) verrebbe immediatamente meno l'incentivo a introdurre componenti di bassa qualità o, peggio ancora, a vita utile programmata su periodi di poco superiori alla attuale garanzia per rendere inservibile tutto il bene e quindi obbligarci a sostituirlo.

Non parliamo poi dell'obsolescenza programmata, la quale sfrutta i condizionamenti generati dai media per rendere "inadeguato", "diverso", il soggetto che continua ad usare un cellulare di due anni fa anche se funziona benissimo.

segue -->

Massimo ha detto...

--> segue


Fino ad oggi, quando si è parlato di miglioramento della qualità della vita lo si è intesso come possibilità di consumare di più, di fare di più di avere di più. Io penso che già per noi - e ancora di più per le generazioni a venire - dovrà cambiare addirittura il significato comune attribuito alla parola "miglioramento". Bisognerà cioè passare dal "di più ad ogni costo" al "poco di meno ma senza o quasi impatto sul pianeta".

Il campo di applicazione spazia dalle Grandi Opere (quelle vere, realmente necessarie a tutti e non quelle che rappresentano solo il pretesto per spartire tangenti e favori) la cui progettazione e realizzazione non può che fondarsi su una visione del paese come Nazione; fino ai gesti quotidiani di ciascuno di noi.

Per me questi ultimi sono ancora più importanti delle prime in quanto la sommatoria di infinite piccole azioni - in genere - è più dirompente che poche grandi cose pur di segno positivo.

Potremmo infatti avere installato tante centrali eoliche da coprire tutto il fabbisogno nazionale, ma se poi ognuno di noi lasciasse la porta del frigorifero e o del forno sempre aperta non avremmo certo ottenuto l'obbiettivo voluto.

Concludo riportando anche qui la proposta che faccio sempre ai miei interlocutori quando si affrontano questi temi: creiamo una sensibilità verso soluzioni legate all'efficienza nell'utilizzo delle risorse basta iniziare a spegnere la luce quando non serve o a non superare i 20 gradi in casa in inverno .... la decrescita verrà da sé e sarà complementare al miglioramento della qualità della vita.

Un saluto a tutti.


Massimo

Emilio ha detto...

Buonasera, mi sembra che Massimo ed Eli abbiano indicato qualche "procedura operativa" a favore della acrescita. Infatti il Prof. Bertani ha giustamente indicato come prodromo le prime due parti, che ho accolto favorevolmente poichè sono convinto che è necessario conoscere la Storia per poterla fare.
Ed è proprio questa materia, che magari potrebbe diventare "Critica storica", che andrebbe approfondita e valorizzata in tutte le scuole, umanistiche e tecniche; dovrebbe avere un peso preponderante rispetto a tutte le altre, come la "Condotta". Certo, ognuno insegnerebbe la propria versione, ma in una Scuola Pubblica ritengo che questo effetto possa essere combattuto dal pluralismo di vedute, poi ognuno dovrebbe fare la propria critica. La conoscenza ed il ricordo del passato sono fondamentali per creare momenti di critica e formare il modo di comportarsi. In altre parole l'acrescita bisognerebbe inculcarla da piccoli. I miei nonni, nati negli anni 10 e 20, non buttavano via niente, anche se era rotto, perchè poi poteva essere riutilizzato in qualche modo..., certo oggi è difficile riutilizzare un ingranaggio di plastica spezzato.
Ritornando alle procedure operative, ad esempio si potrebbe fare "cultura" con le associazioni, con i g.a.s. per il cibo e anche per l'energia. In tutto ciò vedo un ostacolo: per fare queste cosa, per fare politica nel senso della polis, ci vuole tempo, bisogna uscire di casa ed incontrare la gente, parlarci due, tre,...,dieci volte prima che si ottengano risultati. Quanti di noi hanno il tempo per fare ciò gratis? E non mi riferisco a scrivere sul blog, poichè chi scrive qui è "acrescitafilo" al 90%... Le "masse", l'"opinione" sono rabbonite con un nuovo cellulare "un po' caro ma me lo posso permettere", con un contrattino a tempo da 800€ che "vabbè sto zitto, meglio che niente".
Qualcuno la Storia l'ha imparata, e molto bene...

blackskull ha detto...

Quello che traspare dagli ottimi commenti - in particolare quello di Eli, anche se sulla questione vegetariana occorrerebbe aprire una discussione a parte - è che la manutenzione sta via via scomparendo sia dall' industria che dalla vita domestica.

La manutenzione sta diventando un costo che, i nuovi guru dell'economia, considerano INUTILE!
E così, ecco il disastro ferroviario di Viareggio o i disastri aerei in ogni parte del mondo.

L'ingranaggio di plastica che nel'affettatrice è dannoso soprattutto per l' incazzatura che procura, nel motore di un mezzo di trasporto sofisticato, automobili incluse, è letale.

Dalla manutenzione passa una delle direttrici della decrescita.

Ad ogni modo, penso che occorrerebbe stimolare economicamente il riciclo dei rifiuti.

Poichè, incluso nel prezzo di acquisto di un bene, vi è anche il costo dell' imballo, mi sembra giusto che si debba essere ricompensati nel momento in cui quel valore si reimmette nel mercato.

PROPOSTA

Si potrebbe creare una card da passare in un POS, ogni qualvolta si portino dei rifiuti alle discariche o ai centri di raccolta comunali.
Questa card nominale, che annualmente è caricata della tassa rifiuti - TARSU - individuale, quindi con valore (-), si ricaricherebbe con valore (+) ad ogni passaggio nel POS del centro di smistamento.
Se si va in credito, si potrebbe utilizzare la medesima per acquisti di prodotti ottenuti da materiali riciclati.

cosa ne pensate?
ciao
B.S.

Alex ha detto...

Resistere, resistere, resistere

Credo che la questione più grande e difficoltosa che bisogna affrontare quando si parla di acrescita sia quale modello economico si voglia alla base di questa nuova idea di organizzazione sociale. Tale necessità emerge più o meno in maniera esplicita sia dal tuo/tuoi post, Carlo, che da molti commenti.

Infatti, se dal punto di vista della scelta individuale è vero che è importante che ciascuno di noi cerchi di cambiare i propri stili di vita in modo da adottare tutta una serie di comportamenti virtuosi che applicati nel quotidiano sposino nel concreto la filosofia della acrescita (come ben indicato dagli interventi di Eli, Massimo e Black Skull), dal punto di vista collettivo ciò non è sufficiente a far sì che il cambiamento avvenga a livello globale.
In altri parole, nessuno può impedire a me singolo individuo di abbandonare l'uso di ogni mezzo di trasporto inquinante, e di spostarmi solo con una vecchia bicicletta trovata abbandonata su di un marciapiede e rimessa in sesto; oppure di godere del gusto della navigazione a vela solo dopo aver recuperato con il sudore della fronte uno sloop in acciaio che nessuno voleva più. E chi può impedire agli Amish di vivere come hanno scelto?

Ma se non ho dei modelli economici di riferimento che possano diventare sistema condivisibile dalla maggioranza delle persone e che possano tramutarsi in progetto politico, tutto si ferma inevitabilmente alla scelta individuale o poco più.

Oltre a diffondere il più possibile comportamenti a scrivere decaloghi per l'uso quotidiano, come suggerisce Black Skull, dobbiamo scrivere un più corposo volume che aiuti a gettare le basi per trovare le regole economiche sulle quali fondare la nostra nuova società.

Ci va bene il capitalismo che considera le risorse del nostro pianeta infinite? Non credo, anche perchè mio figlio (che ancora deve compiere sei anni) alla mia domanda su che cosa ne pensava mi ha risposto “Ma che ti sei bevuto il cervello?” (al che è seguito una mia spiegazione sulla inopportunità di usare certe espressioni troppo colorite...).

Forse può essere più adatto un capitalismo che consideri le risorse finite. E allora come misurare la limitazione delle risorse? Come inserire questo concetto nella “filiera” del capitalismo?

Ad esempio si può decidere (e qui ripeto quanto detto in altri recenti commenti, ma lo ritengo fondamentale) che tutte le attività umane debbono essere tali da determinare un consumo di risorse ed una produzione di rifiuti compatibili con la biocapacità della terra, ovvero con la capacità dell’ecosistema terrestre di produrre risorse naturali e di assorbire il materiale di scarto generato da noi umani.
Per misurare questa cosa da qualche anno si parla della cosiddetta impronta ecologica, che è una sorta di indice statistico con il quale si stima quante risorse naturali vengono consumate dagli uomini. Ma ancora non si è trovato un accordo su come calcolare tale indice, e le varie teorie prodotte al riguardo propongono dei metodi di calcolo dell'indice tutti estremamente complessi e di difficile valutazione obiettiva (questo non sarebbe di per se troppo grave poiché è un po' quello che succede con il PIL: tutti ne parlano e nessuno sa veramente come si calcola o peggio nessuno ha ancora dimostrato come si possa effettivamente calcolare in modo univoco e confrontabile. Eppure è alla base di tutte le valutazioni economiche di portata mondiale!!).
Per questa sua difficile applicazione tale concetto di impronta ecologica non trova praticamente “spazio” nei modelli economici che vengono proposti nei vari paesi del mondo.
Chi è che riesce a trovare qualcosa di più semplice e chiaro tanto da non poter essere messo in discussione così facilmente?

(segue -->)

Alex ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Alex ha detto...

(---> continua)

Poi, strettamente ed indissolubilmente legata all'economia, c'è la questione del lavoro.
Perché lavoriamo? Per arricchirci? Per accumulare? O per cosa? Cosa vuol dire lavorare in una società che acresce?
Noi umani non possiamo sottrarci al lavoro, mai, perché è una condizione del nostro essere nel mondo, ne andrebbe della nostra stessa possibilità di vivere su questo pianeta.
Nella stanchezza generale e nel vuoto di senso che incombe su gran parte del mondo del lavoro oggi, qualcuno può essere attratto dal sogno della fine del lavoro e dalla facile utopia della liberazione dal lavoro; ma non sarà certo l’ipertecnologizzazione a liberarci, semmai potrà rendere più vivibile ciò che ci circonda. Dunque ci sarà da lavorare anche in un mondo che pratica l'acrescita

Allora se il lavoro è una condizione con la quale dobbiamo convivere sarà opportuno ridiscutere i modelli di lavoro che attualmente ci sono propinati per far emergere ciò che ingiustamente e con danno per la nostra società viene tenuto in secondo piano: ad esempio, il lavoro “casalingo” tradizionalmente affidato alle donne.
Questo lavoro femminile, cosiddetto di cura, resta per le nostre società nell’ordine della natura, un prolungamento delle qualità naturali delle donne, e solo quando si presenta in forme e condizioni che si avvicinano a quelle consuete degli uomini, la manifattura, la fabbrica, l’ufficio – il lavoro “fuori” per intenderci – allora si dice che una donna lavora. Certo che lavora, ma il doppio. C’è l’aggiunta del “naturale” lavoro quotidiano, dei figli, delle cure, delle attenzioni, delle relazioni, quello invisibile di sempre, quasi mai riconosciuto, perché “naturale”. Ma non c’è nessuna fatalità biologica in tutto questo, semmai dei precisi disegni sociali le cui origini sono molto lontane nel tempo. Non sarà giunto forse il momento di riconoscere questo lavoro di civiltà, di restituirgli riconoscenza, valutarne la dignità e il prestigio, la forza, la potenza e su quelle qualità porre le basi per pensare e agire in direzione di un altro presente e futuro?

La sacralità del lavoro, può essere tale solo se praticata secondo altri principi, che non siano quelli dell’accumulo e dell’accaparramento, ma quelli della condivisione (vallo a dire a quelli dell'FMI...).

Acrescere significa anche questo! E sta scritto pure nella nostra costituzione. Incredibile ma vero.

Ci vorranno varie generazioni per realizzare il cambiamento della acrescita. Questo inevitabile trascorrere del tempo mi fa sorgere un dubbio che mi attanaglia: faremo in tempo a cambiare il mondo prima di un inevitabile disastro?

Saluti,
Alex

Acrescere, acrescere, acrescere

P.S.: per ELI. Giusto per info: esiste ancora in produzione (non so per quanto) una lavatrice meccanica: la Zoppas P6.
E poi, le lavatrice elettroniche non funzionano poco perchè sono elettroniche, ma perchè sono progettate per durare poco!
Saluti

Carlo Bertani ha detto...

Non intervengo nel vostro dibattito per non "disturbarlo", giacché voglio tentare, nella terza parte, una sintesi ragionata. Ma ci sono.
Grazie a tutti
Carlo

ingenuo ha detto...

A livello propositivo trovo molto interessante il modello di "globalizzazione empatica" proposto da Rifkin nella sua Lectio alla Camera dei Deputati, il suo discorso è ricco di suggestioni trasversali che tengono conto di fattori attuali e la sua proposta ha un che di neocapitalismo democratico che non mi dispiace affatto.

A chi potesse interessare ecco il link al video

http://www.radioradicale.it/scheda/311719?format=52

Orazio ha detto...

L'Europa impone una manovra correttiva di almeno 50 miliardi di euro. Poi altro che decrescita, sarà un ritorno all'Italia preindustriale. Berlusconi la farà spremendo al solito i lavoratori a reddito fisso e gli statali. Poi metterà il turbo alle sue televisioni e addosserà la colpa ai comunisti. Saranno giorni difficili per tutti coloro che non sono asserviti al potere berlusconiano. A questo punto credo che quello che ha detto Di Pietro del nano di arcore (stupratore dell'esile democrazia italiana) sia quasi un complimento. Non ho votato ne voterò in futuro Di Pietro ma credo che abbia portato al parlamento paludato per la prima volta una ventata di verità. Comunque sono certo che non si voterà a marzo o aprile. Berlusconi rimarrà in sella non ha scelta o asservire gli italiani o andare a Santa Lucia a ricoprire la carica di primo ministro, del resto credo che sia già sua quell'isoletta che nega tutto ad Obama, ma tira fuori tutto ai giornali del nano di arcore. Santa Lucia potrebbe essere sul suo libro paga.
Ciao Carlo e amici del Blog

p. s.
accetto scommesse che non si voterà in primavera. Chi ci sta?

Eli ha detto...

Blackskull

la tua idea è buona, intendo quella
della card. E tuttavia non penso
che si debba incrementare il possesso di cards, sim, microchip
elettronici.
A parte il controllo che possono esercitare su di noi attraverso di essi, ma hai mai pensato che un giorno l'energia potrebbe non essere sufficiente a far funzionare
tutto il pianeta elettronico che abbiamo messo in piedi?
Forse sarò pessimista, ma immagino
un medioevo prossimo venturo.

Ringrazio Alex per la segnalazione della Zoppas, magari l'avessi saputo prima: i commercianti mi
hanno detto che non esistono più lavatrici meccaniche, anche grossi
negozi di Roma. Evidentemente perché loro non le tengono, e per vendere i loro prodotti.
Non è che quella elettronica funzioni meno bene, è solo che non puoi intervenire durante il lavaggio come facevo con l'altra.
Ora parte, e deve svolgere tutto
il ciclo autonomamente.
Invece a volte avrei bisogno di sveltire i risciacqui, insomma, non
sono più libera.

Carlo Bertani ha detto...

La mia ADSL a petrolio (acc...sempre lui!) non mi consente di vedere o sentire l'intervento di Rifkin, ma conosco Rifkin e, perciò, posso almeno immaginare a grandi linee cosa abbia proposto.
Per quanto riguarda la politica nazionale, ne riparleremo con un prossimo articolo ad hoc.
Sarei molto interessato ad un vostro parere sul reddito di cittadinanza/Tobin tax, ossia su una nuova politica dei redditi.
Che ne pensate?
Grazie a tutti da un Carlo molto affaccendato

Davide1969 ha detto...

Rivolto ad Eli (e chi vuole)

I mezzi per scongiurare il “medioevo energetico” ci sarebbero tutti: sono disponibili qui e adesso. A volerli utilizzare, naturalmente.
Il sole ci manda sulla capoccia 1400 watt al metro quadrato, in media. Circa 11000 volte il fabbisogno mondiale. Tra l'altro, gli stessi combustibili fossili sono energia solare “fossilizzata” e immagazzinata in milioni di anni. Ma ora che la scienza e la tecnologia danno all'umanità il modo di utilizzare l'energia solare prodotta all'istante, perché privarsene? Un paio di esempi. Tre dei cinquantuno Stati che costituiscono gli USA, Texas, North Dakota e Kansas, hanno la potenzialità di soddisfare il fabbisogno energetico di tutti gli USA con tecnologie di tipo eolico (il vento è mosso da differenze di temperatura e quindi dal sole). Un quadrato di 50 o 60 Km di lato a latitudini abbastanza a sud, se attrezzato a centrale elettrica a solare termodinamico, sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell'Italia.
Il deserto algerino (o marocchino, o libico, o saudita, eccetera eccetera) se “convertito” a tale tecnologia basterebbe a tutto il pianeta.
Davvero, se un nuovo medioevo sarà, cosa che comunque non mi sento di escludere, sarà perché il genere umano nulla avrà fatto per evitarlo.
Una cosa che può forse stupire è che quando il “nostro Carlo” scrisse “Energia, natura e civiltà”, un libro divulgativo e non specialistico, però è divulgazione fatta molto bene, non pochi tra i fisici ignoravano il solare termodinamico. Eppure chi fosse Carlo Rubbia lo sapevano ovviamente tutti. Così, tanto per fare un esempio.

Davide1969 ha detto...

Qualsiasi prodotto attuale avrebbe la possibilità di essere parecchio migliore dei suoi equivalenti del passato (se esistenti). Oggi la vita media umana è sugli 80 anni, all'epoca del Re Sole era intorno ai 50. Visto così, staremmo vivendo nel migliore dei mondi possibili: evviva chi ci ha condotti fin qui, evviva chi ci governa, evviva il nostro modo di concepire ed usare il mondo.
Però... c'è sempre un però.
In realtà percepiamo che non è vero. L'umanità vive in disaccordo con le purtroppo ineludibili leggi della natura. O ci diamo una calmata per tempo e prepariamo una sorta di atterraggio morbido o andremo prima o poi incontro alla catarsi. Basta osservare che l'assioma che regola il nostro rapporto con la pachamama, bel termine con cui le popolazioni andine indicano la Madre Terra, è la crescita continua, infinita, in un mondo con risorse vaste ed in molti casi trascurate o inesplorate, ma pur sempre limitate. Già, ma i nativi americani erano degli ignorantoni primitivi...
Di macroeconomia capisco poco o nulla. Più nulla che poco. D'altra parte ho studiato fisica, non economia (salvo poi accorgermi che, restando in Italia, se volevo campare dovevo occuparmi d'altro: qualunque cosa ma non la ricerca).
L'obsolescenza rapida dei beni di consumo è una piaga che si intuisce voluta e a ragionarci sopra il sospetto si rafforza, poi in questo blog qualcuno ha portato delle testimonianze che lo portano a certezza. Fa parte del modo di concepire le cose tipico della nostra (in?)civiltà. Siamo consumatori. Esistono associazioni in difesa del consumatore. Meno male che esistono, ma intanto difendono o provano a difendere il consumatore, non il cittadino o l'essere umano.
Alla decrescita si dovrà prima o poi arrivare per forza. Non sarebbe il modo migliore per farlo: decrescere per forza significa sconvolgimenti, catastrofi, impoverimento, peggioramento delle condizioni di vita. Una decrescita consapevole sarebbe invece un arricchimento. Consapevolezza di rinunciare al superfluo. Ritrovare l'armonia con la Madre Terra non deve per forza comportare il ritorno nelle caverne, e non lo comporterebbe. Si dovrebbe necessariamente iniziare da una presa di coscienza, un cambio di mentalità, ovviamente osteggiato da chi nel business-as-usual trova ricchezza e potere: loro hanno tutto l'interesse a far passare il messaggio che la decrescita equivale al ritorno nelle caverne, così che la gente ne abbia paura.
Produrre merci destinate a durare e progettate per essere riparate comporterebbe la necessità di produrre pezzi di ricambio di qualità, sarebbero posti di lavoro anche quelli ed altre opportunità di lavoro sarebbero offerte da riparazioni e manutenzioni, proprio quei settori che oggi sono considerati fastidiosi costi inutili. Certo, il vertice della piramide guadagnerebbe meno. Anzi, MOLTO meno. Per questo la decrescita consapevole sarà difficile da realizzare, per quanto in questo stesso blog coi suoi 20 o 30 partecipanti abbia letto idee niente male. Anzi, pericolose, perché magari alcune funzionerebbero...
Mi viene in mente ancora una cosa. Se le aumentate capacità produttive grazie ai progressi tecnologici permettono che lavorando, tanto per fare un esempio, 25 ore a settimana un singolo individuo riesca a produrre ciò che una volta si produceva in tre mesi e con orario da schiavo, perché non prenderne atto? Ho detto un'eresia? Oppure è eresia solo dal punto di vista di chi è nella posizione di sfruttare il lavoro degli altri? Non conosco la risposta, ma qualche sospetto ce l'ho.

Alex ha detto...

Carlo Carlo,

il reddito di cittadinanza è una cosa auspicabile. La sua erogazione dovrebbe però prevedere qualcosa in cambio: io stato ti assicuro questo reddito, ma tu in cambio, oltre a comportarti correttamente (rispettando la legge e dimostrando senso civico) devi contribuire attivamente al buon andamento della società svolgendo delle attività di supporto che abbiano una utilità sociale, appunto. Penso ad esempio a cose tipo il servzio civile, l'assistenza per i figli, gli anziani, i malati, ad attività di recupero e mantenimento di beni pubblici, ecc.

Per quanto riguarda la "Tobin tax", se intendi con questo il tassare le rendite finanziare per ridistribuire la ricchezza, direi che è (sarebbe..) sicuramente da fare, mentre se intendi proprio l'introduzine della tassa proposta dall'economista Tobin nel lontano 1972 (e subito dimenticata), anch'essa sarebbe già qualcosa, ma tale tassa era stata pensata per limitare le speculazioni finanziare a brevissimo/breve termine (specie quelle fatte giocando sui tassi di cambio delle monete) non certo per ridistribuire le ricchiezze.

Cara Eli, mi hai fatto tornare in mente alcuni bei ricordi dell'infanzia in cui io guardavo ammirato mia madre mentre giostrava con misteriosa sapienza con l'orologio della lavatrice mentre faceva il bucato. A dire il vero, lei, ancora oggi, è lì che "smanetta" sulla lavatrice (una San Giorgio ultraventennale) ogni volta che deve lavare i panni.
Altra generazione. Una generazione che ha visto il mondo passare da un'era preindustriale di fine ottocento (quale era l'Italia contadina prima della seconda guerra mondiale), ad un paese ipertecnologizzato e drogato di consumismo. Se solo li sapessimo ascoltare, quante cose potrebbero insegnarci sul significato dell'Acrescere!!
Mia moglie, quando fa il bucato, avvia la lavatrice e poi se la scorda (a volte si scorda pure di averla avviata ed i panni giacciono lì abbandonati nel cestello, bagnati e tristi.....)

A proposito, mi pare che il fare il bucato sia uno degli ultimi tabù nella suddivisione e nella intercambiabilità dei compiti casalinghi tra uomini e donne: nell'Italia del XXI secolo, lavare i panni resta una peculiarità tutta femminile...

Uomini del blog! Quanti di voi fanno il bucato in casa?

Saluti
Alex

Acrescere, acrescere, acrescere

Alex ha detto...
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Alex ha detto...
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Eli ha detto...

Carlo

Tobin tax sì. Perché il lavoro è tassato dal 33% al 45%, mentre i
ricavi da speculazioni finanziarie
sono tassati al 12%. Dunque è una
questione di giusto riequilibrio
etico, prima che economica.
Reddito di cittadinanza, sì.
Perché chi è disoccupato non abbia neppure l'ombra di un pensiero di
delinquere per campare.
E le opulente società occidentali
se lo possono stra-permettere, è
sufficiente che azzerino le spese militari!

Davide 1969

scrivi cose molto belle e molto condivisibili.
Alla decrescita arriveremo per forza, ma ricorda che non tutti
saranno d'accordo.
Penso che sarà necessario dividersi, formare dei villaggi in
cui si vive in un certo modo, e città in cui i turbocapitalisti,
ignari di ciò che sta accadendo, continueranno a vivere come sempre,
ballando il loro ultimo valzer sul
Titanic che affonda.
Intanto si potrebbe cominciare a produrre SOLO CIO'CHE SERVE!
Basta con tutta la monnezza che
ammorba supermercati e centri commerciali.
Poi, quando compro una lampadina,
perché devo beccarmi anche un pezzo di cartoncino ed ottanta grammi di
plastica? Io voglio solo la lampadina, com'era prima.
Potremmo cominciare anche da qui.

Eli ha detto...

Caro Alex

sono contenta di averti rievocato delle belle immagini di tua madre.
E tu e tua moglie, quando fate il bucato, ricordate di farlo alla sera, ed il sabato e la domenica:
ora costa meno! A parte le emergenze, è ovvio!
E' molto bello osservare dei giovani che utilizzano la propria
intelligenza per immaginare un
mondo migliore.
Ricordiamo anche che esso è già
qui,nelle giornate tranquille lo sento respirare.
Vandana Shiva sta facendo un grosso
lavoro con le sue fattorie biologiche in India.
Ed a chi ci definisce "utopisti",
possiamo rammentare che "utopia"
è un non-luogo (ou-topos), ma se siamo in tanti ad immaginarlo, ed a
costruirlo, può divenire un LUOGO. L'ultimo (od il penultimo)libro che Vandana ha scritto, Il bene comune della Terra, è un vero manifesto,
che anche noi potremmo adottare.
La Maha Mata (Grande Madre, il
corrispettivo di Pachamama)Vandana
Shiva vola alto, è una fisica passata all'agricoltura per amore della sua terra e dei suoi abitanti.

doc ha detto...

Sembra che a quelli di una certa eta' non sia passata la voglia di continuare a coltivare speranze plausibili.
A dire il vero a captare bene nei movimenti in corso di fermentazione, strutturazione ed organizzazione - fuori dalle pletore partitiche- c'e' da essere ottimisti.
Ma serve anche, e specialmente, essere vigili, altrimenti i messaggi da buon padre di famiglia alla Sacconi diventano plausibili, creando passività.

Dice il sacconi rivolto ai giovani e non:
"«Dovete accettare qualunque lavoro, purché regolare, nell’attesa del lavoro che sognate. Anche quello più lontano dalle proprie aspettative legittime. Perché quello così lontano dalle tue aspettative è quello che ti farà avvicinare alle tue aspettative. Che ti farà realizzare il tuo sogno»."

E questi messaggi possono passare nonostante l'evidente capziosità, faziosità contenute in dette affermazioni: ci vuole convincere che se buttiamo il sangue adesso accettando tutto, potremo aspirare a quello che sognamo non appena passa questa tempesta.
Che per lui e' passeggera
Insomma per il sacconi il problemma è solo temporaneo e non strutturale.
Bisogna cominciare ad attrezzarsi seriamente per costruire un ciclo di rottamazione sicura per queste tipologie di monnezza socialmente dannosa.Assolutamente non riciclabile.
Doc

Emilio ha detto...

è normale che un'agenzia privata, che quindi essendo azienda e non bocciofila onlus e di conseguenza abbia come obiettivo primario "fare soldi", possa giudicare se uno Stato è buono o cattivo, e che questo abbia conseguenze sulla tenuta economica dello stesso Stato? Ma queste agenzie non sono le stesse che hanno fatto un bello e grasso fiasco con la latteria di Parma? Questa è un'altra grande e ben nota (almeno per alcuni) stortura del Sistema.
Buonanotte

Carlo Bertani ha detto...

Scusate, amici, se sono poco presente sul blog, ma vi seguo ugualmente.
Per chi cerca d'attuare un po' di decrescita "pratica", questa è la stagione nella quale l'orto fornisce forse più verdure e c'è tanto lavoro di cucina per conservarle, cucinarle, ecc.
Di più, ci sono le solite "rotture" d'inizio anno scolastico, metteteci che sono gli ultimi mesi nei quali potrò lavorare sulla Gretel...l'ultima parte dell'articolo da terminare...
Comunque, vedo che sulle linee generali da seguire siamo sulla stessa lunghezza d'onda.
Poi, ci sono diverse sensibilità...normale...mica siamo la caserma al governo!
Ciao a tutti
Carlo
Ooops! Sta bruciando il sugo!

Eli ha detto...

Carlo

la marmellata di more l'ho fatta ad
agosto, quella di fichi appena raccolti sull'albero di una mia
amica in Toscana, pochi giorni fa.
Ad agosto ho preparato anche pomodori in conserva col basilico,
ma pochi barattoli, solo perché mi avevano dato dei pomodori molto
maturi e sugosi.
Ora mi riposo, vado al cinema e leggo i miei libri.
L'ultimo è Sette storie gotiche,
della Blixen.
Oh, non l'avevo ancora letto, e la
narrazione mi prende, ma lo stile mi sembra così ottocentesco ed obsoleto...

Davide1969 ha detto...

Riguardo alla Tobin Tax, è difficile non essere favorevoli. Pur capendo di economia quanto suppongo Tremorti capisca di elettrodinamica quantistica, provo ad orientarmi in base ad un paio di fatti.

1_ La Tobin Tax era pensata con un'aliquota tra l'1% e lo 0.5%. L'idea originaria era 0.5%. Nemmeno lo 0.5% sono riusciti a far approvare, questo mi sembra la dica lunga su quanto potere abbiano gli oppositori. Leggo che a un tasso dello 0.1% garantirebbe un 150 miliardi di dollari.
2_ A volerla parrebbero essere in tanti: economisti, alcuni politici (tra cui Lula e Chavez, dipinti non a caso come dei pazzi furiosi), la gente comune se l'ascoltassero, eccetera. In pratica gli unici oppositori sono FMI, WTO e Banca Mondiale. Ma guarda un po'...

Lo stesso James Tobin precisò di essere un sostenitore del libero scambio, prese le distanze dai movimenti “No Global” coi quali disse di non aver nulla in comune. La sua idea era porre un freno alle speculazioni giocate sugli scambi di valuta, quasi sempre a brevissimo termine. Non pensava assolutamente a un uso dei proventi sella “sua tassa” per finanziare progetti di qualche genere, per quanto abbia affermato che tale uso, sebbene non fosse lo scopo principale, sarebbe perfettamente legittimo e privo di controindicazioni. Io la vedrei come una specie di ricaduta positiva.

Per me, potrebbero metterla anche al 2-3%. Secondo molti, lo 0,1% Basterebbe a eliminare dal mondo la povertà estrema. Ciò fa presupporre che con lo 0.5% si eliminerebbe la povertà anche meno estrema, con l'1-1.5% ci sarebbe di che finanziare l'abbandono definitivo della dipendenza da combustibili fossili in tempi brevi (già che in tempi lunghi e probabilmente a prezzo di sconvolgimenti terribili tale transizione sarà inevitabile), col 3% chissà che non ci stia un reddito di cittadinanza a livello mondiale. Ai turbo-capitalisti resterebbe pur sempre il 97%, oppure l'ho vista troppo ingenuamente? Chi sa, spieghi, se ne ha voglia.
Una cosa che conosco poco ma che sospetto sia eticamente più corretta della nostra è la “finanza islamica” ossia il modo con cui l'Islam concepisce la finanza. Detto da uno che tendenzialmente è piuttosto critico verso l'Islam, sia perché qui ad occidente sospetto che se ne possa avere una visione distorta, sia per la mia diffidenza verso TUTTE le religioni, specialmente le grandi religioni monoteiste, la “mia” in testa. Sarebbe bello se qualcuno che ne sa qualcosa avesse la bontà di provare a spiegarlo...

blackskull ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
blackskull ha detto...

Da quanto traspare dalle nostre intelligenti osservazioni, i problemi sono intrecciati, come è giusto che sia.

La questione della Tobin Tax ha poco valore se le banche di tutto il pianeta, escluso le islamiche e quella del nobel Junus( ho qualche riserva sulla Banca Etica) non elimineranno la riserva frazionaria.

Stampare denaro e crearne virtualmente dal nulla, sganciando la quantità di oro fisico dal montante monetario circolante nel mondo, è la vera follia del XXI secolo.

Nessuno di noi può fermare questo flagello, a meno che non si decida di non usare più il denaro quale mezzo di scambio di beni e servizi.( dubito che questo possa avvenire nel breve periodo)

Guardatevi intorno e considerate il fatto che la chiusura dei negozi delle vostre città viene rimpiazzata, tre volte su dieci, da una bamca, tendenzialmente straniera ( Ubi, Barclays, Deutsche, etc) o da una finanziaria che presta denaro a pensionati, disoccupati, impiegati del pubblico impiego, disoccupati...la nedia classe in lenta discesa nell' inferno del limite della soglia di povertà 864 euro/mese per singola persona( paniere istat in malafede permettendo)

Ripeto: la decrescita passa per la nostra volontà di non indebitarci, fondando la nostra nuova esistenza su un'equazione che i nostri vecchi conoscevano benissimo: se non ho denaro non compro.

Ma, attenzione, ci troviamo tutt'ora immersi nella società dello spettacolo, nel capitalismo dell' intrattenimento ed è inevitabile che il superfluo conincida sempre più con lo svago e il divertimento, con la distrazione di massa e la creazione di nuovi desideri irrinunciabili, che mutano, non solo la coscienza, ma anche il proprio senso estetico.

Considerate che, il potere spettacolare che ci ammanta di stregonerie tecnologicamente avanzate, usa i suoi Gatekeepers per depotenziare la nostra rabbia nei suoi confronti.

http://www.blogeccellere.com/
danielevinci/2010/03/06/
il-ruolo-dei-gatekeepers/

che fare?
B.S.

Carlo Bertani ha detto...

Ora che ho terminato la "fatica" dell'ultima parte, trovo il tempo per rispondere.
Vedo - cara Eli - che ci dilettiamo con i medesimi passatempi: se questa pioggia continua, mi sa che fra qualche giorno i porcini ci saranno, eccome! (anche loro "non PIL").
Non conosco la Blixen, ma è quasi scontato che gli angli usino gli stilemi del tempo che fu, perché - per loro - fu il miglior tempo.
A dire il vero, però, certi stili attuali "a singhiozzo": frase -punto - frase punto - frase punto...
Beh, allora mettetevi a fare i rapper!
Vero che il reddito di cittadinanza sarebbe un'ottima soluzione, che siccome sarebbe buona per noi sarebbe la sciagura dei nostri oppressori.
L'unica soluzione - come per molti aspetti - è quella di ripetere a iosa la richiesta, farla rimbalzare...sfruttare la potenzialità del mezzo web.
Ovvio che cercano di saturare le "porte" con un rumore di fondo assordante: roba come Facebook serve a contrastare la maggior qualità dei blog.
Che non accomunerei nella stessa categoria dei social network: un blog è più "giornalistico" e meno "cellular/format".
Un saluto da un Carlo a letto con la sciatica

Eli ha detto...

Carlo

per la sciatica prova le compresse
P.C. 28 Plus, della Cosval, ed il cerotto NO DOL, entrambi a base di erbe, entrambi si acquistano in erboristeria.
Hanno avuto esito positivo sul mio "colpo della strega": mi è passato
in ventiquattro ore.

Da te non sono ancora usciti i
porcini? Strano, pensavo che a Nord uscissero prima che nel centro Italia. Fino a tre giorni fa ero
in Toscana, ed ho trovato un paio di chili di ovoli (amanita cesarea), ed un chilo di porcini (boletus edulis)nati sotto le
querce, saporitissimi. Ma ne ho regalati due terzi, ne mangio pochi
perché comunque il fungo, a metà
fra il regno vegetale e quello
animale, è uno spazzino del bosco,
e reca con sé un tasso di tossicità
elevato.
Ho messo i nomi botanici non per
sfoggio culturale, ma perché i funghi spesso hanno nomi diversi
nelle varie regioni d'Italia.