15 settembre 2010

L’ultima vittima di Beatrice



Quando è venuta la pioggia a bagnarmi
e il vento a farmi batter le mascelle,
quando il tuono non volle stare zitto
al mio comando, allora li ho scoperti,
ho sentito chi erano, all’odore.
Va’, che non sono gente di parola:
mi dicevano ch’ero tutto io.
È una menzogna: io non so resistere
ad un attacco di febbre quartana…

William Shakespeare – Re Lear – Atto Quarto – Scena VI

Dio com’è noioso, di questi tempi, leggere i giornali: la telenovela del Governo in crisi, dei governicchi incombenti, delle elezioni per dopodomani, anzi no…fra tre anni, anzi forse, in Primavera…no, prima di Natale, no...ad Ottobre, forse, giammai, potrebbe, sarebbe, farebbe…saranno, potranno…
I giuramenti di fedeltà si sprecano quasi quanto gli spergiuri fra gli ubriachi di prima mattina, quelli che aspettano che apra il bar della stazione per il primo “bianco”.

Ci sarà il federalismo, anzi c’è, è roba per dopodomani: vegliate, prodi camicie verdi, all’erta, all’erta!
Il Governo è decotto, frantumato, non gli resta altro che portare i libri in Tribunale: state accorte ex camicie rosse, che il guardo sia vigile, dalle sedi alle sacrestie. All’erta, all’erta!

Si racconta che, nelle stanze di Palazzo Grazioli, siano svanite le escort ed i festini: solo più pallottolieri. Ovunque: sparati sulle pareti affrescate, aggrappati agli stipiti neoclassici, incombenti dai megaschermi.
Il Gran Dottore de Numeri s’alza all’alba e ripete la nenia: se sposto quel tale e lo porto di qua, gli darò un posticino ed il voto darà. Se il Tizio – malanno! – s’en va giù di là, lo prendo pel collo e lo stringo al mio petto, mostrando “veline” che il fresco giornale del mio fratelluccio doman scriverà.
Poi riceve gli ambasciatori: gente che fino al giorno prima contava meno del due di coppe sotto il tavolo, diventa quasi importante come il Ponte sullo Stretto. Così, siamo venuti a sapere che ancora esiste il Partito Repubblicano. Ma va là, che c’è ancora! E se esistessero ancora – ben nascosti – i socialdemocratici? Mah…

A parte questi miseri risvolti di costume, roba più per un film di Totò che per le stanze del Quirinale, la noia incombe: ad Agosto raccontavano che l’8 Settembre (arguzia per le date!) il Parlamento avrebbe riaperto i battenti e si sarebbero fatti i conti. Senza l’oste, per Dio!
La data dell’armistizio è svanita, stanno per iniziare le annuali kermesse per la scoperta dell’America e ancora nulla si scorge all’orizzonte: nebbia, solo nebbia herr Kapitän Leutnant, i jerry staranno senz’altro bevendo tè bollente appena oltre quei banchi di nebbia, ma nulla si scorge, nulla s’ode, nulla s’appressa.
Pare che il 28 Settembre un convoglio fortemente scortato condurrà l’Admiral Berluskaiser a passare per i banchi di Montecitorio, ma la rotta è incerta, lo scarroccio ignoto, spie ovunque, silenzio radio.
Noi, che abbiamo il privilegio di leggere gli eventi sul libro di Storia Universale Futura e Futuribile, siamo già in grado di fornirvi tutte le coordinate del caso, gli agguati ed i falsi agguati, persino agli embrassons nous che verranno fino al giorno del giudizio elettorale. Basta un po’ di calma: poche righe.

Il dragamine Italia non può interrompere la navigazione e rientrare in porto: Supermarina ha ordinato di proseguire sulla rotta stabilita, lanciano al più falsi segnali e cambiando spesso posizione. La ragione?
Nei prossimi tre mesi scadranno 160 miliardi di titoli di Stato, che dovranno essere ricollocati sui mercati finanziari contando sul classico “io speriamo che me la cavo”. Ogni misero punticino in più che gli speculatori riusciranno a cavare rappresenterà, per noi sans culotte, più di un miliardo e mezzo da pagare nella prossima Finanziaria.
E, questo, fa paura a tutti: destri e sinistri, alti e bassi. Non per i nostri destini – ovvio, di noi non gliene frega nulla – soltanto che soldi in più da pagare saranno mazzette più difficili da spartire.
Perciò, ragazzi, restate calmi e state al vento con poca randa ed una tormentina a prua, nell’attesa che dal comando giunga il segnale dello scampato pericolo. Se mai giungerà.

Fino a Natale nulla – pensano i nostri politici – poi scarteremo i doni, gli inutili cloni e ci prepareremo per la grande Battaglia di Primavera, perché a nessuno salta per la testa d’andare a votare in Autunno avanzato. Magari gli italiani sono più depressi del solito e chissà come va a finire.
Nemmeno c’è la voglia di cambiare la legge elettorale: a parole son tutti lì pronti ma, nei fatti, nessuno vuole una legge elettorale che garantirà un punticino in più all’avversario od all’alleato.
A parte un sistema elettorale perfettamente proporzionale e senza sbarramenti, tutti gli altri già fanno parte degli equilibri politici che s’intendono attuare. La coalizione che governa, dipende più dal sistema di conteggio che dalla volontà degli elettori: la Matematica è veramente solo più un’opinione.
Se passa il sistema tedesco, che ne faremo dell’arcipelago rosso che pare esistere di là delle Colonne Dipietriche? Casini gongola, Bersani s’acciglia. Se passa il doppio turno risolviamo il problema dell’ammassare tutti, catturiamo il cacciatorpediniere Vendola e lo spediamo a fare la scorta convogli in Antartide, ma Casini non ci sta. E Fini, che sistema vorrà? Mah…
Perciò, mettetevi ai remi perché dalla cambusa non salterà fuori nessun porcellino ma la solita porcata, con la quale si voterà a Primavera, dopo che in cinquecentoquarantadue passaggi parlamentari il Governo andrà sotto per trecentoventitre. Nonostante le “pattuglie”, gli “ascari”, i gruppi parlamentari “cuscinetto”, le offerte di Ministeri con asilo nido sotto casa e l’auto blu per il figliolo sedicenne.

Ma, ma, ma…se il 28 Settembre non sarà presentata la legge sul processo breve (i finiani non la voterebbero, meglio non presentarla e non correre rischi) quando, a Dicembre, la Consulta si dovrà pronunciare sul legittimo impedimento, potrebbero esserci delle sorprese.
Va per la maggiore che la Corte Costituzionale boccerà quel provvedimento, ma la Corte – talvolta – stupisce anche l’uditorio politico/giuridico più scafato: nemmeno i bookmaker inglesi s’azzardano.
Se la Corte dovesse bocciarlo, saremmo alle solite: la battaglia contro mister B. continuerebbe come sempre. Ma senza più protezione. Neppure si può pensare ad approvare leggi del genere partendo da “meno qualcosa” o con un solo deputato in più: Prodi docet.
Uno scenario più avvincente sarebbe l’approvazione di quella norma: perché?
Poiché starebbe a significare che c’è stata trattativa, ossia che B. è disposto a lasciare: come andrebbe il teatrino?

Nuove elezioni, l’alleanza PdL+Lega vince ma, al Senato, non ha la maggioranza: situazione più che probabile con l’attuale legge elettorale. Berlusconi viene incaricato, fallisce nel creare un nuovo governo e l’incarico passa ad altri…Casini? Potrebbe essere.
A quel punto, nascerebbe il grande embrassons nous per mettere fuori il Cavaliere che già saprebbe di dover andarsene, perché avrebbe stilato precisi accordi sottobanco: tolgo il disturbo, sto all’opposizione, non mi ricandiderò e voi togliete di mezzo tutta la ferraglia giudiziaria.
Anche perché gli italiani così hanno già deciso: è stato pubblicato da DEMOS un buon sondaggio[1], che non è “buono” perché racconta le difficoltà dell’uno o dell’altro, bensì perché cerca di spiegarle.

A parte le solite rilevazioni sul voto, ciò che è interessante è osservare quale sia il gradimento – forse inteso più come “affidamento” – ai vari politici.
In testa, con circa il 45% ciascuno, troviamo Tremonti, Vendola e Chiamparino.
Un secondo terzetto “viaggia” intorno al 40% ed è composto da Fini, Casini e Bersani.
C’è quindi una coppia pari merito al 37%: Berlusconi e Veltroni.
Chiude un terzetto intorno al 30%: Di Pietro, Grillo e Bossi.

La “triade” al comando, per opposte ragioni, ha scarse possibilità di vedersi candidare alla poltrona più prestigiosa, a palazzo Chigi.
Tremonti, di primo acchito, parrebbe la soluzione: nella vulgata imperante, l’uomo che mette “in salvo” i conti pubblici, serio, posato, ecc…
Giulio Tremonti, però, è un outsider nato: non ha la stoffa del leader. Potremmo ascoltarlo in qualche protetto think tank, in un’aula universitaria, ad un convegno, ma mai e poi mai potrebbe lottare all’arma bianca nei confronti televisivi. Mostra – e, sottolineo, “mostra” e basta – pacatezza e buon senso, ma nei posti dove volano le lame finisce per tacere, per dire “Ecco, dunque, torniamo da capo…” ed è belle che fritto.

Chiamparino e Vendola, invece, sono antitetici come lo sono – per opposti versi ma identiche posizioni – Bossi e Fini. Chiamparino è il politico che più è disposto a cedere sul fronte leghista pur d’incidere in un Nord che non ha quasi più punti di riferimento, Lega a parte per chi ci crede.
Vendola è invece un vulcano in continua ebollizione, meridionalista, aggrappato ad un’idea di sinistra che garantisce i diritti, costruisce alleanze sulla base di programmi innovativi.
Il primo strizza l’occhio al liberismo, il secondo vorrebbe più Stato e meno mercato. Impossibile che uno dei due s’imponga sull’altro, perché il PD è il partito degli ossimori danzanti e trasfiguranti. E infiniti.

Più probabile, quindi, un’affermazione – che siano primarie o semplice scelta delle segreterie – della seconda “triplice” alle loro spalle: a ben vedere, Fini, Casini e Bersani – pur sapendo che un’alleanza elettorale fra gli ultimi due è impossibile – sono quelli che più condividono scelte politiche. Tutti liberisti, in un quadro dove lo Stato fissa appena le regole essenziali, senza entrare in economia. Tutti molto vicini a Confindustria, con discreti o buoni rapporti con le gerarchie vaticane, grandi estimatori del deus di Banca d’Italia Draghi, pronti a concedere molto, se non tutto, a Washington e ad Israele.
E, insieme, magari con qualche “strale” ogni tanto, potrebbero anche stare. Ma dopo il voto, sia chiaro: un’alleanza alla quale, probabilmente, qualcuno che sta più in alto già sta riflettendo.

Ciò che stupisce è il declino di Berlusconi, giunto oramai al livello dell’archetipo degli sconfitti politici: quel Walter Veltroni per il quale, all’indomani della sconfitta elettorale e della perdita del sindaco di Roma, la destra romana chiese di farlo “santo subito”. In effetti, sbagliarne una serie come è riuscito a fare Veltroni, è difficile, ci vuole tanto impegno.
Per comprendere la chiave del crollo di popolarità di Berlusconi, bisogna avere il coraggio di confutare niente di meno che Giulio Andreotti. Può essere vero che “il potere logora chi non ce l’ha”, ma molto dipende da come il potere viene gestito.

Silvio Berlusconi s’è sempre affidato ad un’immagine mediatica piuttosto che a delle serie argomentazioni politiche: chiunque ricordi le “lavagnette” zeppe di opere pubbliche sbandierate dall’Insetto, i contratti firmati in diretta, le battute, le barzellette, i “cucù”…potrà riconoscere in quei comportamenti l’atteggiamento dell’uomo di spettacolo. Non importa se quelle opere pubbliche saranno realizzate, ciò che conta è stare sulla scena da mattatore, apparire come l’unico in grado di farlo.
L’Aquila, da evento tragico e traumatico, diventa l’occasione per apparire come il venditore della porta accanto, quello che non ti vende – ti regala! – la casa.
Ma ogni cosa termina, perde smalto, s’offusca: perché?

Per due motivi: perché la realtà è dotata di una sua, specifica forza propulsiva, la quale – a fronte di un licenziamento, di uno sfratto, di un mutuo che non si riesce più a pagare – conta di più di tante sbandierate promesse.
In seconda battuta, qualcuno un po’ più intelligente ha iniziato ad utilizzare le sue armi. Chi? Bersani? Casini? No…
La piccola Sabina Guzzanti, con un film come Draquila, ha destrutturato tutto l’ambaradan berlusconiano sul terremoto: la scelta di rendere disponibile sui circuiti peer to peer il film è stata più politica che di cassetta, ma ha raggiunto lo scopo.
Precedentemente, Berlusconi s’era dato da fare – sua sponte – per demolire l’immagine del “governo del fare”, passato oramai al governo del fare tangenti, leggi ad personam e completo disinteresse per le vicende che gli italiani hanno a cuore. Diciamo che la Guzzanti ha offerto la miglior esegesi del potere berlusconiano, stigmatizzata proprio con lo stile del Biscione. E, dunque, ha colpito. Come colpisce Grillo – solo colpi bassi – utilizzando la stessa tecnica che usava il Cavaliere.
Il quale, oggi, non può più invocare la “persecuzione” giudiziaria quando un Ministro ammette di non sapere chi gli ha comprato casa di fronte al Colosseo. E la frana continua: Bertolaso, Verdini…nell’immaginario di molti italiani, l’imprenditore capace e volitivo si trasforma, di mese in mese, nel grullo che si fa portar via l’argenteria dagli ospiti a cena. Quasi quasi, glielo manda a dire anche la Marcegaglia.
Poi, è arrivata la “tegola” Fini.

Qui, Silvio Berlusconi ha commesso due errori: uno all’inizio, quando fondò insieme a Fini il PdL, l’altro conseguente al primo.
Se Berlusconi desiderava veramente mantenere la “barra” del partito equidistante fra Nord e Sud, fra imprenditoria e pubblico impiego, mai avrebbe dovuto “parcheggiare” Fini nella posizione che fu di Bertinotti. Perché Fini, più che altro per età, non è Bertinotti: il primo ha figli piccoli, il secondo è nonno.

Poteva, Berlusconi, pensare che il presidente di un partito che aveva il 13% dei consensi su scala nazionale non chiedesse nulla in cambio? L’investitura di Delfino, come minimo, era scontata. Ma c’era la Lega.
Qui, Berlusconi e Bossi, insieme, nelle “cene” ad Arcore, hanno commesso un altro errore: sottovalutare non tanto Fini come persona, bensì lasciare mano libera a tre ministri – Tremonti, Brunetta, Gelmini – i quali, in termini oggettivi, hanno tutti colpito – insieme a quello avversario – il potenziale elettorato di Fini.
Ovvio che un Presidente della Camera ancora relativamente giovane, privato della possibilità di succedere al sovrano, il quale si vede sottratto il proprio elettorato dalle manovre di bilancio orchestrate dall’asse “nordista”, non ci sta. E Berlusconi commette un altro errore.

Non contento, sottovaluta la portata della fronda: minimizza, esclude, espelle.
Non cerchiamo dietrologie inesistenti e fughe dalla realtà, per una situazione che si è creata in Italia e basta: Berlusconi ha puntato troppo sul suo potere carismatico, credendo che l’assenza dell’opposizione “ufficiale” lo garantisse dai rischi. Un po’ di scuola democristiana gli avrebbe giovato: che dagli amici mi guardi Iddio…
Quando appare in tutta la sua evidenza la portata della scissione – oramai nei fatti, le forme poco contano – Berlusconi non cerca un accordo, non viene a patti, non scende a compromessi: attacca.
Ostenta sicurezza, minaccia elezioni, fonda le sue certezze su una pattuglia di “ascari” raccogliticci che dovrebbero garantirgli una maggioranza risicata: quasi non si rende conto d’esser finito nella parte di Prodi.
Quando anche le truppe cammellate tanto promesse ed ostentate non giungono mai a Sidi el Barrani, non sa più a che santo votarsi. Contratta impossibili “lodi” costituzionali in cambio di promesse al vento su future leggi elettorali, oggi minaccia e domani blandisce, si rifugia in castelli presi in affitto dove riunisce le parlamentari del PdL, convinto che lo salveranno. Ma sono troppo poche – madri? mogli? immaginarie amanti? Madonne salvifiche? – per sottrarlo all’urlo della pugna.

L’immagine del “cavaliere” senza macchia e senza paura s’offusca, inizia a parlare di “ridotte della Valtellina” – senza rendersi nemmeno conto che si tratta del peggior richiamo storico per il suo elettorato – si ritira in Sardegna con i nipoti, giunge a dire che “i camposanti sono zeppi di tombe di persone che si credevano insostituibili”.
Dove inizia la parabola calante di quest’uomo il quale, umanamente, oggi suscita più pena che avversione?

Silvio Berlusconi sta per compiere 74 anni: nonostante le premure del lifting, le miracolose pozioni dei suoi medici, è un vecchio. Pare quasi il pietoso Capitan Uncino di Spielberg.
E’ un vecchio solo, senza famiglia, perché a quell’età la famiglia è in primis la moglie. Ci sono i figli, certo, i nipoti…ma c’è anche una guerra sotterranea per spartirsi l’impero economico. Re Lear non sa se lasciare e seguire le orme del disgraziato sovrano shakespeariano, oppure mantenere il timone senza più rotta da seguire.
Così, un vecchio abbandonato dai suoi veri affetti e circondato soltanto da femmine prezzolate, continua a recitare un copione che non incanta più: un tempo spendeva poco ed il Milan vinceva, oggi spende delle fortune e la sua squadra perde. “Colpa degli arbitri di sinistra”: siamo alla follia.

La ragione della débacle è da cercare nella psiche dell’uomo Berlusconi, un uomo nato in un’altra epoca, quando si nasceva figli della Lupa per poi diventare Balilla. Quando le donne erano tutte sante se erano madri, mogli e sorelle ed erano tutte puttane le altre.
L’uomo “forte” dell’epoca era in realtà estremamente debole: si poteva permettere di millantare “maratone” sessuali nelle case chiuse ma ad una sola condizione, quella di mantenere limpida ed intonsa la figura della Beatrice/madre/moglie/sorella, il sicuro “rifugio” dopo tanto ardire.
Perso quel punto di riferimento, l’uomo di quell’epoca non diventa un single – magari un uomo un poco ansioso, alla continua ricerca dell’anima gemella – perché il concetto di “single” non è parte del suo corredo culturale: lo sarà solo per i nati nel dopoguerra, e non per tutti. Quel tipo d’uomo, persi i punti di riferimento, si squaglia come un gelato abbandonato su una panchina.
Per noi, nati anni dopo, è difficile comprendere la psiche di quella generazione: forse più difficile che, per loro, comprendere noi.

Privato del “cardine” sul quale basava le sue certezze – il cavaliere errante che mille ne lascia ai piedi, il tombeur de femmes senza smagliature che, però, sempre torna all’ovile – Silvio Berlusconi diventa un individuo sperduto fra saloni sfarzosi e ville da Mille ed Una Notte, senza più porto nel quale ormeggiare: non basta qualche ancoraggio volante per soddisfare le poche certezze che ancora si hanno a quell’età.
Senza, ovviamente, comprendere a fondo il percorso del “uomo Berlusconi”, gli italiani hanno intuito – a pelle – che la figura dominante si stava squagliando e lo hanno accomunato all’altro grande incompiuto (benché diverso per storia personale), ossia Veltroni.
Sia chiaro che, mentre per l’uomo politico Berlusconi provo profonda avversione, per il signor Berlusconi è la pena a prevalere: in fin dei conti, la ex moglie aveva ragione, ossia che il delirio d’onnipotenza gli aveva fatto perdere i limiti della sua avventura umana. Umana, non dimentichiamo.

Perciò, di là delle alchimie che potranno ancora tentare – visto che il suo partito è stato forgiato a sua immagine – la parabola politica di Berlusconi è terminata, e con essa sparirà un modo di concepire la politica che dura da tre lustri.
L’emorragia della Lega Nord (già in calo) seguirà la parabola calante di Berlusconi, perché un Bossi esausto e malato ha commesso l’errore più grave: appiattirsi troppo sul Cavaliere da Arcore. Unire con vincoli troppo saldi i loro destini li condurrà, inevitabilmente, ad una fine comune: il “partito di lotta e di governo” non reggerà all’affondamento della corazzata berlusconiana. Al più, vivacchierà nell’impotenza: non ne avessimo già visti di questi copioni.

Ovvio che, dopo tanta ubriacatura, il prossimo governo sarà di transizione e non potrà che tentare una minima “ripulitura” del periodo berlusconiano: sarà un governo debole, preda di mille paure e ricatti, che navigherà a vista. Speriamo, almeno, con maggior rispetto per la legalità: sarebbe un misero, piccolissimo passo in avanti.
Per formazioni politiche di “respiro” europeo, per reciproche legittimazioni, per sotterrare l’ascia di guerra fra Nord e Sud, fra pubblico e privato, fra capitale e lavoratori, ne dovrà passare d’acqua sotto i ponti.

Possiamo ringraziare che, a differenza delle generazioni precedenti, a noi sarà evitato il bagno di sangue: i fucili a tappi della Lega non fanno paura a nessuno.
Non per questo, però, la ricostruzione di questo Paese sarà meno dolorosa e faticosa: si fa presto a scendere, risalire è dura.


Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

18 commenti:

Carlo Bertani ha detto...

Ho ritenuto, prima d'iniziare la trattazione sulla decrescita (probabilmente 3 articoli), di soffermarmi ancora con un articolo sulla politica nazionale, giacché il momento è d'incertezza e di mutamento.
Poi, passeremo ad argomenti più propositivi.
Grazie
Carlo Bertani

Orazio ha detto...

Uno dei più riusciti articoli di Carlo. Io chioserei il fatto che il Berlusca prima di mollare il potere, a mio parere, farà cose da pazzo molto pericolose, sempre che si riesca a cacciarlo, cosa molto dubbia.

Ciao Carlo

p.s.

Per la legge Brunetta quando vorrai posterò una scheda esplicativa.
Non ti fa pensare che la parte dei premi e delle sanzioni i sindacati la abbiano poco attenzionata. Uno sciopero in merito non sarebbe guastato, così per dare un segnale di vitalità degli ormai dipendenti pubblici alias schiavi di stato.

halo1367 ha detto...

Un gioco di ipotesi su quel che propone il "mercato" della politica nazionale.

Perché non temere quello che tu stesso Carlo ammetti (con un po di ritrosia?) come accaduto dentro di te?

Se l'elettorato italiota tramutasse l'Amore per mr.B. in "amorevole pena"?

Dio cosa mi tocca! Mi trasformo in uno storico elettore PDL.

"Si, io sto male, non riesco a pagare le bollette, il futuro mio e dei miei figli mi preoccupa ma guarda come sta Silvio! E lui sta male perché sa che sto male io. La colpa è dei magistrati, dei comunisti, di quel traditore di Fini che non hanno permesso a Silvio di fare tutto il meglio per me...Non dovevano trattare in quel modo un uomo così che stava lavorando per il mio futuro!"

Mentre nel PD si cerca di dimostrare (come se non lo sapessimo già) che hanno usato questi anni per costruire il nulla!

"Nuovo Ulivo, no nuova Sinistra, no Lega di Sinistra, legge elettorale alla francese, no alla tedesca, leader subito no solo al momento del voto, budino alla crema no al cioccolato...(e i problemi dei loro elettori?)"
Quindi niente mobilitazione (neppure emotiva) tra gli "avversari".

Nel mezzo, gli stessi centristi che hanno tradito Silvio...(Maledetti, non avranno il mio voto!)

Dunque cosa fare di più caritatevole e rassicurante che garantire l'appoggio a chi "non ha potuto fare perché pugnalato alla schiena"?

E intanto il Milan torna a vincere.
FD

Carlo Bertani ha detto...

La questione Brunetta, Orazio, la metterei in agenda per dopo la decrecita, una ventina di giorni.
Se fosse vero che B. fosse così "pietosamente" accolto come un povero disgraziato, come mai la sua popolarità cala a picco?
L'immagine che ha sempre fornito è stata quella dell'uomo sicuro: nessuno vuole a Palazzo Chigi un piagnone. Ed i dati lo confermano: lo hanno sistemato insieme all'altro piagnone, Veltroni!
Ciao a tutti
Carlo

giovanni ha detto...

Anche uno scenario così poco edificante sarebbe per me un sogno.
Ho una gran paura che abbia ragione halo1367.

doc ha detto...

In quasi tutte le analisi manca il dato di fondo ormai consolidato nella piccola politica italiana:

Il maggior partito italiano e' costituito da quella marea di cittadini che con coscienza hanno disertato le votazioni.

Sono cittadini - in maggioranza votanti della sinistra- che sono ormai consapevoli del ruolo storico di complementarità al berlusconismo (presente ben prima della discesa in campo...) instaurato dal 1984 con il cadavere di E.Berlinguer ancora caldo.
Gli interpreti principali sono stati veltroni e dalema con il supporto "giuridico" di violante.
Giova ricordare che nonostante Craxi con l'appoggio di veltroni che spinse fortemente per l'astensione -allora vice di Occhetto all'organizzazione del PCI- permettendo ad Alzo di Tacco il primo grande successo.
Il successo fu bissato con la legge mammì alla cui base ci stava la volonta di veltroni di "prendersi" (per il partito) rai3.

Ma neanche questo bastò a salvare dalle pezze al culo dell'Alzo di Tacco nazionale.

Infatti le esposizioni debitorie del gruppo erano da fallimento immediato:circa 7mila miliardi di debiti contro un consolidato patrimoniale di circa 1/5.

Intanto dopo il regalo dell'84, il rinnovo dell'85, Alzo di Tacco fa il primo vero grande colpo:
l'acquisizione del Milan nel 1986.

Caduto craxi Alzo di Tacco fa di necessità virtù:
scende in campo politico, certo che avrebbe avuto il viatico benedicente del PDS.

Ma anche questo non sarebbe bastato a togliere le pezze dal kulo se l'altro grande suo mentore non gli avesse spianato la strada sulle concessioni e il piazzamento del suo gruppo in borsa.
E poi...venne l'impero..

Ora io credo che quel quasi 40% che ha detto no -a sx e a dx- conosciamo queste storielle di ordinaria pochezza politica, non solo, ma sappiamo certamente di non poterci fidare dell'ultimo grande comiziante marpione la cui storia personale e' per una condanna definitiva senza appello
sulla sua credibilità.
Doc

Eli ha detto...

Carlo

tutti danno in calo la Lega, spero
che sia vero. Ho gran timore,
invece che i delusi da Papi votino per il raffinato gentiluomo del Nord, Bossi,
in caso di elezioni anticipate.
Costoro sono quasi peggio dei fascisti, e fanno leva sui bassi
sentimenti del popolo, cosa che fece acquisire grandi consensi ad Hitler, ad esempio.

Orazio ha detto...

Carlo Eli hai ragione la lega pur essendo divenuto un partito di palazzo e di forchettoni è ancora nell'immaginario collettivo degli italiani un partito antisistema. Purtroppo l'italico medio ha un'età mentale di tredici anni e ha bisogno di miti semplici la lega si adatta bene a questa necessità. Al sud il voto di cdx è per lo più clientelar-mafioso. Credimi non sono per nulla esagerato. I giovani disoccupati meridionali sono acquistabili con poche centinaia di euro a voto e questo il nano di Arcore lo sa e ad ogni elezione invia al sud denari per acquistare il voto di chi pensa tanto il lavoro non me lo danno tanto vale vendermi il voto

Ciao a tutti

Carlo Bertani ha detto...

Ragazzi -))
perché ve la prendete tanto per la Lega, Berlusconi che s'accatta i voti, Formigoni che spera di succedergli, Fini che si farà il suo partitino...ma che ci frega a noi?
Stanno tutti sprofondando nel pessimo immaginario di questa nazione e, domani, il pessimo immaginario sarà il cassonetto dei rifiuti.
Ho detto che questo articolo è stato scritto soltanto per riempire un po' di vuoto nell'iperspazio pneumatico della politica italiana.
Da molto tempo, vado dicendo che mister B. è finito dal momento che la famiglia gli è crollata addosso.
Poi, tutto il resto sono quisquilie: credete forse che un finestrino dell'Air Force One de no antri si scassi a caso?
Buonanotte
Carlo
PS: forse è meglio se passiamo a qualcosa di più qualificante.

Emilio ha detto...

Buonasera a tutti, vi seguo da qualche tempo ed è la prima volta che scrivo.
Vorrei far presente che a conti fatti, tenendo conto dell'astensionismo, il PDL ha circa il 15% degli elettori e la Lega ancor meno. Da qui, ritengo improbabile che i "padani" siano in grado di colpi di mano, tanto politici quanto extra-parlamentari. Il Pdl è agli sgoccioli, giusto in questo momento il tg nazionale ha riesumato Stoace in copertina, per sostenere le tesi contro FLI. Certo, c'è un grave pericolo i supereroi accorrono, supereroi ex-comunisti... A proposito, ma siamo proprio sicuri che il pugliese sia colui che vuol far credere? Ho letto su un sito pugliese le presunte "malefatte" a favore dell'attuale presidente del Consiglio...

Carlo Bertani ha detto...

Non sono a conoscenza - Emilio - delle "malefatte" di Vendola: se puoi indicare il sito...tieni però presente che siamo praticamente sempre in campagna elettorale e ne volano d'ogni genere...
Una cosa ha detto, Vendola, che mi trova d'accordo (lo dico da tempo): l'attuale crisi nasce dai rapporti interni del centro destra e non è sanabile.
Anche nel centro sinistra ci sono rapporti non sanabili: questo dipende dal fatto che quel 40% d'astensioni non ha partito.
Questo è il vero problema.
Saluti
Carlo Bertani

Orazio ha detto...

Sarò ripetitivo ma per me il Berlusca ci sta riuscendo a salvarsi. Vedremo se a fine mese avrà la maggioranza senza i finiani. Se la dovesse avere credo che andrà spedito verso la fine della legislatura nel 2013 e avrà tutto il tempo per distruggere lo stato sociale e democratico italiano.

Ciao Carlo

Carlo Bertani ha detto...

Vedremo...
Ciao Orazio
Carlo

doc ha detto...

Alzo di Tacco non ha la statura - in tutte le accezioni possibili- per crearsi o continuare ad avere altro spazio di potere: lo dice la sua storia personale di piccolo uomo che - basta andare un po indietro nel recente passato pre-94- di fronte a forti personalità si faceva sempre quanto na' "cicola" (pezzo di lardo che squagliandosi lascia un piccolo residuo, appunto la cicola).

Ma anche in tempi post-94 ha mostrato la sua pochezza non appena qualche giornalista in pubblico osasse fare domande "normali".

Inoltre c'è da ribadire che senza la complementarità funzionale della sx del dopo Berlinguer, Alzo di Tacco oggi sarebbe un mentecatto.

Il Niki nazionale, osannato da più, non ha le carte in regola dal mio punto di vista, che un bel pò diverso da quello da cui partono tutti i protagonisti della piccola politica da bottega italiana: Vendola si e' autoreferenziato leader e la sua storia dimostra in che modo interpreta il ruolo: quando non e' daccordo con la maggioranza le regole democratiche gli vanno strette e quindi se ne va, fonda qualcosa d'altro; quando qualche magistrato non gli va lo attacca apertamente - certo con linguaggio diverso da Alzo di Tacco, ma lo scopo e' lo stesso- e lo fa usando il suo potere..

Se un giornalista gli rompe le scatole con troppe critiche su alcune stranezze fa pressioni perche vada fuori dai 00 etc..

No, non gli credo, non posso credergli anche se nella prima sua legislatura l'ho votato.

Il bisogno di leaders serve quando scarseggiano le idee.
Doc

Carlo Bertani ha detto...

Penso anch'io che B. sia finito, di là delle 316 pecore che lo voteranno, perché è conclusa l'era del post craxismo.
Leggete un paio d'articoli che sono comparsi oggi su Repubblica, per capire come siamo oramai fuori della realtà:

http://www.repubblica.it/economia/2010/09/20/news/monete_asia-7239443/

http://www.repubblica.it/scienze/2010/09/20/news/terre_rare-7226005/?ref=HREC2-2

I pozzi di Cabral sono definitivamente seccati, e noi stiamo a correre dietro a degli scemi del villaggio globale.
Carlo

gix ha detto...

Una lettura piacevole e che convidido quasi del tutto. Che B. sia politicamente finito ne sono convinto anche io. E’ dura non vedere i segni di cedimento, politico, ma, per l’appunto, anche fisico e morale, soprattutto per coloro che gli sono vicini, per i suoi elettori e per chiunque lo ha acclamato come un salvatore. Ma, contrariamente al sentimento generale, che lo ha sempre ritenuto un simpatico spaccone, io ci ho sempre visto, nel personaggio, un non so che di sinistro ed inquietante, anche agli inizi, e senza capire bene perché. Del resto come non definire inquietante quella foto che ha pubblicato l’espresso, con il tipo in versione rampante e con una bella pistola appoggiata sul tavolo, come se fosse la foto della moglie e dei figli. Sarebbe stato interessante capire fino a che punto fosse poi stato in grado di usarla, o piuttosto di lasciarla alla giusta competenza del capomafia che, nelle foto, gli sta vicino. Per questo anche io temo gesti inconsulti, l’animale è ferito e perciò pericoloso come non mai. D'altronde un tipo che si costruisce quel popò di mausoleo a piramide con simboli massonici per il proprio sonno eterno, e per quello dei “fratelli”, uno che è capace di andare a lacrimare al muro del pianto e, con la stessa faccia di tolla, regalare miliardi di euro al libico, non può che essere, per forza di cose, capace di tutto.
Qualche tempo fa su internet c’era una intervista ad un medico psichiatra credo, di cui non ricordo il nome, nella quale lo stesso definiva la patologia di B. in termini abbastanza chiari e modalità tipiche; ebbene questi collegamenti non si trovano più, sono stati fatti sparire. Se è vero che i poteri forti di oltreoceano, magari gli stessi che ne hanno assecondato l’ascesa, lo vogliono fuori dai piedi, tanto vale uniformarsi, per non peggiorare ancora di più la situazione, poi si vedrà.

Carlo Bertani ha detto...

Sì Gix, anch'io condivido in larga parte quel che affermi, però ritengo che perdiamo troppo tempo (io pure) nel "rincorrere" questi teatrini e ne dedichiamo poco alla parte propositiva. Solo da quella può nascere l'organizzazione.
Perciò, con l'articolo che vado a proporre, si cambia marcia.
Ciao
Carlo

Emilio ha detto...

In risposta al Prof. Bertani lascio un link che mi pare significativo.
http://www.italiaterranostra.it/?p=6682

Naturalmente, io non ho la possibilità di verificare le notizie riportate non vivendo in quella zona, ma non mi sembrano infondate, in quanto troppo circostanziate. Inoltre, ci sono diversi articoli che trattano l'argomento.

Per doc: sono d'accordo con il giudizio su Vendola, se non per il fatto che ritengo legittimo e coraggioso prendere una strda propria quando si ritiene che non ci sia spazio di manovra; se non ho più affiatamento e comunione d'intenti con un gruppo come faccio a partecipare in maniera motivata e costruttiva?

Un piccolo offtopic, che si riallaccia agli "scemi del villaggio": avete visto l'incredibile servizio sulla centrale EPR di Olkiluoto? E noi (inteso come classe dirigente) cosa vorremmo costruire? Un EPR naturalmente...

Mr. B. potrà anche non avere futuro ( a mio parere lo stanno scaricando quasi tutti), ma il nostro?