25 maggio 2010

Ragazzi, così non va

“L’età della pietra non terminò certo per l’esaurimento delle pietre, così l’era del petrolio potrebbe terminare prima dell’esaurimento dei giacimenti.”
Ahmed Zaki Yamani

Le nuvole, che corrono veloci nel cielo, raccontano una sola canzone: stai attento, Uomo, perché è giunto il tempo dell’espiazione. Con la guerra economica non dichiarata fra USA ed UE, ed una cosiddetta “Unione” Europea che claudica appena sente odore di banche, con un’opposizione che non è più nemmeno in grado di blaterare ma solo di bisbigliare, bisogna iniziare a considerare cosa accadrà all’indomani del peggio. E prepararsi.
Per questa ragione è meglio iniziare a meditare sul da farsi piuttosto che spiegare i mille perché di questa cloaca della politica, dove ognuno di noi sarebbe in grado di fare il Ministro dell’Economia, poiché basta colpire i poveri per arricchire i ricchi ed il gioco è fatto: più difficile sarebbe fare il Ministro delle Pari Opportunità, perché per farlo è necessario essere femmina.

Perciò, piuttosto che correre dietro alle mille sfaccettature del potere parafascista che oramai c’avvolge - e c’interessano assai poco le disquisizioni sul termine – abbiamo più a cuore il futuro.
Il nostro futuro gira attorno ad un grande problema che si chiama energia, perché questa è la campana a morto che presto aggiungerà nuovi drammi al nostro vivere di rimozioni: Pasolini c’era già arrivato negli anni ’70, e forse la pelle ce la lasciò proprio perché era giunto al nocciolo dei problemi.
Poiché, signori miei, chi controlla l’energia controllerà le vostre vite, che vi piaccia o no, ed il potere – apparentemente sfaccettato – non corre rischi nominando sempre persone di provata fiducia a quelle discrete poltrone, si pensi a Scaroni od a Chicco Testa.
Fra il gran calderone dei cosiddetti oppositori “propositivi”, siamo andati a ripescare il programma elettorale del MoVimento a 5 Stelle, che potrete scaricare dal collegamento in nota[1].

Già m’aveva convinto poco quando lo lessi ma ora, visto che i rappresentanti di Grillo sono entrati ufficialmente nelle istituzioni – ossia parleranno e proporranno per conto dei loro elettori – vale la pena d’approfondire un po’ quanto raccontano, soprattutto per uno dei temi più cari al Beppe nazionale, proprio l’energia.
Tutti ricordiamo le “storiche” performance di Grillo sull’energia: la lotta contro il nucleare, l’auto ad idrogeno con Beppino che beveva l’acqua di scarico…insomma, m’aspettavo di trovare fuoco e faville. Invece.
Metà del documento è dedicato alla certificazione energetica, ossia al risparmio d’energia sul riscaldamento invernale: giustissimo, poi leggo una frase che poco m’attizza.

Agevolazioni sulle anticipazioni bancarie e semplificazioni normative per i contratti di ristrutturazioni energetiche col metodo esco (energy service company), ovvero effettuate a spese di chi le realizza e ripagate dal risparmio economico che se ne ricava.

Visti i gran risparmi che s’otterrebbero con la riforma istituzionale proposta nel relativo capitolo, m’immaginavo almeno una quota di finanziamento a fondo perduto. Al minimo: invece, vai a bussare alla porta delle banche, oppure rivolgiti ad una società specializzata nel settore.
La bella trovata si chiama “esco”[2], ovvero una società che s’occuperà della ristrutturazione per vostro conto, la quale anticiperà i capitali necessari, eseguirà le opere necessarie e, infine, avrà il suo utile appropriandosi di “una parte” dei risparmi ottenuti.
Ora, se ho ben compreso come funziona il capitalismo, non credo che esista qualcuno che lavora gratis: la “esco” – oltre a pagare materiali e personale per gli interventi, progettazione, permessi, ecc – vorrà avere un utile? Oppure, le “esco” sono figlie delle Dame di San Vincenzo?
Già immagino quale sarà la ripartizione dei “risparmi”: ci riuscite anche da soli? Passiamo oltre.

Dopo 8-12 anni, diverrete proprietari delle ristrutturazioni eseguite e godrete – finalmente! – i frutti dei vostri risparmi e di tanto sbattimento. Ma, dopo un decennio, cambieranno le tecnologie, l’UE stabilirà nuovi “traguardi” da raggiungere nel risparmio energetico e voi…dovrete semplicemente sottoscrivere un nuovo contratto con la “esco”! Ad libitum: capito mi hai? Ricorda tanto la famosa firma degli “esperti”, i quali sono gli unici ad essere autorizzati a fare le cose che potreste tranquillamente fare da soli.
Il movimento di Grillo s’è sempre vantato d’essere il movimento “della Rete”: ebbene, cari ragazzi – so che i programmi non li scrive lui – forse sarebbe l’ora d’uscire a prendere una boccata d’aria fresca, per osservare com’è fatta l’Italia. Che non è una JPG, è una realtà eterogenea per certi versi, ma omogenea per altri. Spieghiamo.

Il MoVimento a 5 Stelle (da qui in avanti, per comodità, MV5S) ha preso a paragone la situazione tedesca e quella della provincia di Bolzano, dimenticando che le leggi tedesche sulle riqualificazioni energetiche possono dare frutti tangibili in Germania, ed in Italia solo nelle Regioni a statuto speciale.
Perché solo in Germania?
Perché la Germania, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu praticamente rasa al suolo, al punto che dopo la guerra – a Colonia, con il 4% delle abitazioni “solo” danneggiate (il restante 96% distrutte)[3] – ci fu chi propose di ricostruire Köln da un’altra parte.
Questo per dire che le abitazioni tedesche hanno quasi tutte meno di mezzo secolo: anche le gloriose cattedrali che avrete visitato, sono in larga parte ricostruite. Ciò significa che gli interventi possono avvenire su un sistema abitativo relativamente recente.
La Provincia di Bolzano – senza nulla togliere alla bravura dei suoi amministratori – è quella più baciata dalla fortuna dell’Italico Stivale: deve tutto ciò alle straordinarie agevolazioni fiscali che ricevette in cambio della pace, ossia per gli accordi che misero fine alla guerriglia degli Schützen nel dopoguerra[4].
Senza farla lunga, non comprendiamo come si possano perseguire come modelli situazioni così diverse.
Qual è la situazione italiana?

Storicamente, l’Italia è la culla dell’ordinamento comunale: nessun Paese europeo giunse così presto all’organizzazione territoriale in liberi comuni. Ergo, lo Stivale – e di conseguenza il suo patrimonio abitativo – è molto antico.
Soprattutto nella dorsale appenninica, è un fiorire d’antichi borghi dove le nuove costruzioni, spesso, non superano il numero di quelle antiche. E i centri storici delle medie cittadine? Delle metropoli?
Fuori dalle JPG del Web, qualcuno sa cosa significa ristrutturare un’abitazione del ‘400? Io sì, perché l’ho fatto.
Ho tenuto il conto: 232 carriole di macerie e circa 300 di cemento. 350 metri di guaine elettriche, 200 metri di tubi per l’impianto di riscaldamento, ecc.
Seguendo la logica del MV5S, adesso dovrei interpellare una “esco” per rifare tutti gli infissi, intonacare l’esterno ed inserire i pannelli isolanti nelle solette e nel sottotetto. Il risparmio energetico che posso ipotizzare non supererebbe i 500 euro (a largheggiare, sarebbe il 40% del totale…) l’anno: quale “esco” s’impegnerebbe in una simile opera – siamo intorno ai 30.000 euro di lavori – in un decennio?
Se esiste un simile benefattore, si faccia avanti e firmerò domani stesso il contratto, impegnandomi a rendere pubblico l’accordo ed a rimangiarmi tutto quel che ho scritto, carta compresa, ed a pubblicare su Youtube il filmato nel quale mangio mezza risma di carta.

Devo confessare che questa gente non m’ha solo fatto incavolare: m’ha fatto imbestialire. Perché?
Poiché io sono un privilegiato, con stipendio “old style”: vogliamo parlare di questa bella pensata ad un lavoratore “atipico” (ossia, oggi, “normale”), magari una coppia con un figlio che mette insieme duemila euro e paga l’affitto od un mutuo?
Sapete come fa questa gente? Ve lo racconto io, perché non mi nutro di solo Web: ogni Estate – durante le ferie – si rimboccano le maniche e sistemano un pezzo di casa, come fecero decenni prima i loro genitori.

La soluzione equa non sono le belle pensate che tanto sanno d’alchimia finanziaria (non a caso, le “esco” sono un prodotto statunitense): si chiama re-distribuzione del gettito GESCAL, ossia dei soldi che paghiamo tutti in busta paga.
Per anni ci hanno raccontato che le case popolari se le prendono i “negher”, così la Lega ci ha imbastito la sua brava campagna d’odio, alla quale i beceri italioti hanno abboccato come triglie nella Luna d’Agosto.
Andate a vedere chi abita nelle case popolari.
Sopra tutti, le Forze dell’Ordine. Un milione di persone delegate alla nostra “sicurezza” – grazie per Aldrovandi, Uva, Cucchi, ecc – sono sempre i primi, in testa alla lista. Altro che i “negher”.
Poi, ci sono gli “amici degli amici”: negli anni ’80, a Savona – lo so perché ci abitavo e sfido chiunque a negarlo – per avere una casa popolare (salvo Carabinieri, Finanzieri, ecc) c’era una sola condizione: essere socialisti.
Quei soldi, che sono stati pagati da generazioni di lavoratori, ai lavoratori dovrebbero tornare sotto forma di contributi a fondo perduto per ristrutturare le abitazioni ed attuare il risparmio energetico. Altro che “esco”: qui – a forza d’immaginarvele dal Web – ci fate veramente “uscire”. Ma di testa.
Uscite voi dalla JPG, MV5S: osservate il mondo, per favore.

Ma, la chicca, riguarda la generazione d’energia. Qui, mi sa che per qualcuno non basta nemmeno più lo “strizza”: meglio passare direttamente dall’elettrauto.
Leggo:

Per accrescere l’offerta di energia elettrica non è necessario costruire nuove centrali, di nessun tipo.

Qual è il segreto dell’alchimia? Portare il rendimento delle centrali termiche dell’ENEL dall’attuale 38% al 55-60%, mediante la co-generazione. Oppure, usare il vapore esausto per il teleriscaldamento.
Tutto OK, se non ci fossero un paio di “cosucce” che il MV5S non spiega:

1) Le centrali termoelettriche dell’ENEL non sorgono nei pressi delle città perché, se gli inceneritori sono dei cancro-generatori, le centrali a petrolio od a carbone sono dei cancro-generatori al quadrato. Cercare e verificare i dati riguardanti l’incidenza dei tumori nel Comune di Vado Ligure, “rallegrato” da decenni da una centrale ENEL. Vogliamo costruirle vicino alle metropoli? Altrimenti, la distanza vanifica lo sforzo: come chi vive nel mondo reale ben sa, non si può trasportare l’acqua calda per decine di chilometri, altrimenti si fa la doccia fredda.
2) Quanto costerebbe ristrutturare tutto l’apparato termoelettrico italiano, volendo sfruttare solo la co-generazione? Difficile dirlo: basta riflettere che la ristrutturazione della centrale di Civitavecchia Nord, da petrolio a carbone “pulito”, è costata 2 miliardi di euro![5]. Non è mica come aggiungere un radiatore in casa: sono costi astronomici! Ne vale la pena?
3) Tutto questo affanno per il settore termoelettrico, non prende in considerazione che è solo rottame, come il nucleare, poiché è tecnologia che andrà al macero fra pochi decenni! Oppure credete anche voi alla bufala del petrolio inorganico? Se qualcuno mi dimostra (parole, fatti, tesi…non collegamenti al solito prof) come ci possa essere del colesterolo nel petrolio “inorganico”, mi bevo un gallone di greggio. Per mandar giù la carta.

In tutto il programma del MV5S sull’energia, non c’è una sola parola sul solare (termico, termodinamico, fotovoltaico) e sull’eolico. Guarda a caso, le principali fonti alle quali potremo attingere nei decenni a venire. Una svista?
A dire il vero, qualcosa c’è, ma è genericamente tratteggiato:

Estensione della possibilità di riversare in rete e di vendere l’energia elettrica anche agli impianti di micro-cogenerazione di taglia inferiore ai 20 kW.

Qui, bisogna chiarire che la rete di distribuzione elettrica non è, attualmente, un sistema peer-to-peer, poiché fu strutturata in anni lontani nel concetto centro-periferia. Recentemente, l’UE ha iniziato a concedere fondi per la ristrutturazione della rete, per fare in modo che siano fruibili i “conti-energia”.
Il problema che si trova ad affrontare il gestore della rete, è quello d’immettere sufficiente energia rispetto al consumo (altrimenti, black-out a catena) ma di non “largheggiare”, altrimenti l’energia in surplus andrebbe sprecata e potrebbe addirittura causare dei danni. Per questa ragione, se la rete non è calibrata per ricevere milioni di conti-energia, il sistema va in tilt.
Un esempio “di scuola”, di fallimento nella gestione della rete elettrica, fu la privatizzazione della rete californiana, che provocò mesi di black-out a catena, poiché i privati – volendo o dovendo guadagnare – immettevano surplus d’energia troppo modesti. Al primo aumento improvviso della richiesta, black-out.
Gli unici “polmoni” a disposizione per sopperire agli sbalzi sono il pompaggio dell’energia in quota, nei bacini idroelettrici, quando c’è un surplus (tipicamente, la notte) e l’accensione delle turbine a gas per sopperire ai “picchi”. Entrambe queste vie hanno delle controindicazioni: non sono molti i bacini idroelettrici attrezzati in tal senso, e ci sono ovvie perdite d’energia. Nel secondo caso, le turbine a gas non hanno eccelse potenze.
Dalla gente di Grillo, qualche parola sull’Idrogeno come realistico “polmone” per armonizzare gli sbalzi della rete, me lo sarei atteso: invece, nisba.
Ma andiamo avanti, c’è sempre una nuova “perla”:

Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica estendendo a tutte le fonti rinnovabili e alla micro-cogenerazione diffusa la normativa del conto energia, vincolandola ai kW riversati in rete nelle ore di punta ed escludendo i chilowattora prodotti nelle ore vuote.

Qui, bisogna giungere all’esegesi, perché dobbiamo interpretare cosa siano queste “ore vuote”: chi ha scritto queste cose non sa che esiste la Borsa Elettrica, altrimenti non le avrebbe scritte. Altrimenti: che regalo all’ENEL!
La Borsa Elettrica funziona come qualsiasi mercato: il prezzo è determinato dall’incrocio fra la domanda e l’offerta. Il KWh prodotto a mezzogiorno e venduto all’ENEL, potrà fruttare 12 euro/cent, mentre lo stesso KWh prodotto alle tre di notte vi renderà solo 3 euro/cent. Poi, sono cavoli dell’ENEL e vostri.
Oppure, il MV5S desidera pianificare l’economia in modo socialista? Se è così lo dicano chiaramente, non è mica una bestemmia.

La compensazione fra l’offerta diurna e notturna è uno dei più gravi problemi della gestione elettrica: le centrali termoelettriche sono sistemi che hanno un’immensa inerzia. Si può comprendere il fenomeno con una paragone che tutti conosciamo: arrestare un motorino, richiede poca energia e tempo. Arrestare un treno, richiederà senz’altro più energia e più tempo, e così via.
Immaginiamo qual è l’inerzia di un sistema complesso come una centrale termoelettrica: caldaie che scaldano il vapore a centinaia di gradi centigradi, turbine che devono essere mantenute “in temperatura” pena gravi rotture, ecc.
Nel solo volgere della notte – quando la richiesta cala – non è possibile ridurre di conseguenza la produzione: si cerca d’utilizzare il surplus d’energia mediante l’invio d’acqua nei bacini in quota, ma spesso non basta. Presto arriverà la tariffa differenziata diurna/notturna – per incentivare l’uso degli elettrodomestici come lavatrici e lavastoviglie la notte – ma quel “presto” è già carico di decenni di ritardo.
Il problema del rapporto produzione/consumo in chiave temporale – che spesso viene rigettato sulle rinnovabili – è in primis un problema del termoelettrico: per questo mi sarei atteso, da un programma energetico che voleva essere innovativo, la trattazione dell’Idrogeno, l’unico vettore energetico attualmente usufruibile.

Ma, di là delle imprecisioni e delle omissioni, quel che manca in quel piano energetico è l’esposizione dei concetti generali di un “piano”: analisi del problema, possibili soluzioni, piano energetico con relativa analisi dei costi e dei benefici, inevitabili problemi, tempi d’attuazione, costi e relative fonti di finanziamento, impatto sociale ed ambientale.
Non si creda che una cosa del genere debba per forza essere la Treccani: il programma energetico dell’Ulivo nel 2006 lo era proprio perché era slegato e contraddittorio mentre, se si hanno le idee chiare, poca carta ci vuole.

Per prima cosa dobbiamo smetterla di ritenere il risparmio energetico la panacea per tutti i mali: è ovvio che, nel volgere di pochi anni, sostituiremo le lampadine a filamento con quelle a Led, avremo tutti elettrodomestici di classe A+, eccetera, eccetera.
Possiamo attenderci da questi cambiamenti di fermare, almeno, la corsa dei consumi ma per risolvere il problema è su altro che dovremmo ragionare, ossia sulle rinnovabili e sulla gestione del trasporto.

Solo per dare una brevissima “occhiata” al problema, riflettiamo che il 30% circa dell’energia fossile è assorbita dai trasporti: cielo, mare e terra. Se in Italia consumiamo 200 MTEP d’energia, circa 60 MTEP vanno ai trasporti, con il trasporto gommato che fa la parte del leone. Una consistente parte di questa energia (da un terzo ad un quarto) va semplicemente sprecata nelle soste a motore acceso: code, semafori, ecc.
Alla fine, scopriamo che bruciamo parecchie MTEP (5?, 10?) perché gli attuali mezzi non sono più adatti al traffico congestionato delle città: o chiuderle al traffico, oppure utilizzare auto elettriche con alimentazione ad idrogeno. Un’auto elettrica, ferma, non consuma nulla.
Per renderci conto della dimensione del problema, riflettiamo che già il Ministro dell’Ambiente Matteoli – due legislature or sono – stimò in 5 MTEP il risparmio energetico che si sarebbe ottenuto dalla completa conversione al solare degli impianti per l’acqua calda sanitaria. Quante lampadine a led dovremmo installare?
E’ giusto perseguire il risparmio energetico, ma non svenderlo su piazza per scopi di bottega.

Tanto per capire dove giunge l’abominio di far credere che il risparmio energetico tutto risolverà, ricordiamo cosa fece Pecoraro Scanio quand’era Ministro: l’unica “via” che lasciò aperta – oltre all’ovvio risparmio energetico, condito in tutte le salse e propalato ai quattro venti come il Vangelo – fu il fotovoltaico, ben sapendo che non è, attualmente, una fonte che possa fornire elevati quantitativi d’energia a costi accettabili.
Si guardò sempre bene dal nominare l’eolico, per non giungere allo scontro (i voti!) con la potente lobby di Italia Nostra, capitanata da Carlo Ripa di Meana, ex socialista, come Scaroni (ENI). La quale, stava conducendo – in tandem con Vittorio Sgarbi – la sua virulenta campagna “estetica” contro gli aerogeneratori: i quali, chiariamo, non vanno certo installati a fianco dell’antica abbazia romanica, ma sul colle opposto non rovinano il sonno a nessuno.
Per pararsi il sederino, Pecoraro “richiamò” Rubbia dalla Spagna e balenò l’idea delle centrali termodinamiche: tutto finì in un tourbillon di vuote dichiarazioni e di carte bollate. Rubbia, sconfortato, tornò in Spagna e gli italiani – unico Paese europeo – gettarono nel cesso i Verdi.
Per cadere poi dalla padella nella brace, ossia per fare un anacronistico “passo avanti” con il nucleare che arriverà chissà quando (probabilmente mai, è solo l’ennesima bufala di Berlusconi): che sia la strategia del gambero?

Un serio piano energetico dovrebbe partire, per prima cosa, dall’analisi dell’esistente, ma in senso storico.
Storicamente, l’era del petrolio sta terminando. Quella del gas seguirà a ruota, mentre quella del carbone potrebbe continuare, ma i costi d’estrazione – man mano che si scende – aumentano.
Colin Campbell[6] affermò che “giungeremo al momento nel quale impiegheremo due barili di petrolio d’energia per estrarne uno”.
Per l’Uranio, la stessa AIEA concede 40 anni a prezzi “nell’ordine” di quelli attuali – in realtà il costo dell’Uranio sale già oggi come un’iperbole – e “forse” altri 40, ma a prezzi decisamente maggiori: la ragione? Il sempre minor tenore d’Uranio nei minerali dai quali viene estratto[7]. Bisogna precisare che il costo dell’Uranio non fa la parte del leone nel costo del KWh elettro-nucleare, ma d’Uranio ce n’è veramente poco, e soltanto lo smantellamento degli arsenali nucleari degli anni ’50-60 (trattati SALT) consentì all’industria elettro-nucleare di sopravvivere. Insomma, non è una fonte sulla quale fare affidamento nei prossimi decenni.

Un serio politico, al quale venga presentato questo quadro, che fa?
Per prima cosa, domanda: ci sono altre fonti?
Gli scienziati risponderanno: sì, sono quelle naturali – magari anche la fusione fredda – ma abbiamo bisogno di parecchi anni per migliorare i sistemi di captazione. Alcune sono già oggi competitive – come l’eolico, il termodinamico e il solare termico – mentre altre (fotovoltaico, geotermico di nuova generazione, maree, pompe di calore, moto ondoso, eolico d’alta quota, ecc) richiedono ancora anni di studio e di sperimentazione per essere competitive.
Un politico intelligente, eviterà di porre l’annosa domanda “quando per questa? E per l’altra?” poiché le risposte che riceverebbe sarebbero soltanto lo specchio delle divisioni – e delle ambizioni – d’ogni Università e d’ogni centro di ricerca: finirebbe in un ginepraio.
Meglio fare affidamento su quanto è già utilizzabile e distribuire – con l’ottica dell’investimento a rischio – le risorse sulla ricerca per le altre fonti, dosando i soldi secondo i risultati via via ottenuti.

Su questa base, anche nel breve periodo, investire miliardi di euro per ristrutturare l’apparato termoelettrico è quasi gettare i soldi dalla finestra, giacché è troppo breve il lasso di tempo nel quale potrà essere utilizzato. Qualche centrale – laddove il teleriscaldamento sia attuabile – potrebbe essere ristrutturata, poiché in quel caso il rendimento raggiunge e supera l’80%, ma non andare oltre. Perché?
Poiché non è assolutamente detto che la fine del sistema petrolifero coincida con l’esaurimento delle fonti: prezzi troppo alti, generati dal restringersi dell’offerta, potrebbero far scemare l’interesse per i fossili molto prima, già nell’arco dei prossimi 10-20 anni. Osserviamo come sta già oggi crescendo il prezzo del greggio, seppur in tempi di stagnazione economica!
Se le fonti, oggi, realmente utilizzabili per produrre consistenti volumi d’energia sono l’eolico ed il termodinamico – ed arrestando la crescita dei consumi con nuove tecnologie di risparmio energetico (fra le quali comprendiamo, per comodità espositiva, il solare termico) – la buona politica sarebbe quella di sostituire man mano, con le rinnovabili, le centrali termoelettriche. Altro che ristrutturazioni.

Scapolato il primo scoglio, ne appare subito un secondo: piccolo o grande?
La sirena del “piccolo è bello” è gradevole da ascoltare, ma è soltanto una sirena poiché i costi di produzione del singolo KWh, man mano che si scende nelle dimensioni, parallelamente aumentano.
Un aerogeneratore da 3 MW costa 3 milioni di euro: un modello da 3 KW non costa, proporzionalmente, 3.000 euro ma più di 10.000[8]: questa è la realtà!
Inoltre, con il vostro mulino da 3 KW – piazzato a terra, presumiamo nei pressi della vostra abitazione, anche in aree ventose – difficilmente riuscirete a raggiungere le 1500 ore annue di produzione alla massima potenza (ossia, la convenienza dell’investimento). Lo stesso modello, sistemato in una gola ventosa, potrà giungere (forse) a 1.700, ma è l’altezza da terra che vi fregherà. Un grande aerogeneratore, nello stesso luogo ma con un palo di 75 metri, produrrà almeno per 2000 ore l’anno, in mare raggiungerà e supererà le 3000 ore annue. Già: ma in mare non potrete mai, da soli, andarlo a piazzare.

Se riflettiamo su questa tendenza a voler ridurre tutto a dimensioni “controllabili” – lo so che va per la maggiore e che stride con il comune sentire – scopriremo che, a monte, c’è la nostra incapacità di sentirci nazione, Stato.
Portare tutto alla dimensione del “piccolo” significa confessare l’incapacità di saper gestire – in modo genuinamente collettivo, e non come “appendice” di questa o quella casta – qualcosa che sia più grande di un pollaio: probabilmente, questa è la ragione che ha condotto gli estensori del piano energetico del MV5S a non menzionare grandi impianti.
Il che, però, è una falsa soluzione del problema, poiché i dati tecnici (difficoltà di gestire milioni di conti-energia) ed economici (alto investimento rispetto alla produzione d’energia) non sorreggono affatto questa tesi.

Si dirà che socialmente può rappresentare un passo avanti: sbagliato perché, se osserviamo il processo di polverizzazione sul territorio, ricalca in pieno il fenomeno che si produsse nei secoli “a cavallo” del fatidico 476 D. C., ossia quando una coesa organizzazione – l’Impero Romano – collassò in migliaia di minuscole realtà. Si dovette attendere mille anni per avere nuovamente una rete di trasporti ed un’organizzazione in qualche modo “statale”, seppur sotto dominazione straniera.

In definitiva, è accettabile un sistema di piccole realtà coese, ma solo in presenza del riconoscimento di una realtà unificante, ossia lo Stato. Altrimenti, si rischia la peggior faccia di una presunta anarchia.
Detto fuori dai denti, gli italiani sarebbero felici d’avere ciascuno il proprio pannello solare, il proprio aerogeneratore…come il proprio orto, ecc. Questo conduce, all’eccesso, a desiderare la “propria” ferrovia o strada, mentre in Europa gli Stati più coesi hanno sistemi collettivi di trasporto e per l’energia che funzionano.
In questo, purtroppo, la filosofia del piano del MV5S ricalca una sorta di populismo il quale – pur apparendo opposto a quello di Berlusconi – ne ricalca le basi: si sfruttano parole d’ordine facili da interiorizzare per le persone più superficiali, mentre nel confronto con la realtà non si osa osare, ossia si finisce per partorire il topolino della ristrutturazione termoelettrica. In quel piano, per dirla tutta, c’è poco Rifkin e tanto Scaroni: proprio la persona che lo stesso MV5S ritiene non ammissibile alla carica che occupa, perché condannato!
E, qualche sospetto, s’aggiunge quando dal blog del Beppe nazionale parte la famosa proposta dello “sciopero della benzina”, ossia non acquistare benzina dalla rete Exxon. Ma chi favorirebbe un tale, insensato “sciopero”, se non l’ENI?

Per chi ancora non crede a queste riflessioni, sottoponiamo la situazione che si è creata con le agevolazioni fiscali per il solare termico: ho seguito personalmente un paio di queste realizzazioni, e chi lo ha fatto non è proprio soddisfatto.
Il sistema funziona bene nell’Italia peninsulare ed insulare (insolazione, assenza di nebbie, ecc), mentre nella parte continentale si ha scarsa produzione in Inverno e forti surplus d’Estate.
In Estate, l’acqua del circuito primario viene tenuta in “stand-by” a 180°, poiché la produzione supera di gran lunga anche i più elevati consumi familiari: potrebbe, questo surplus, essere utilizzato per la produzione elettrica, ossia trasformare l’impianto in un ibrido termico/termodinamico?
Sì, a patto d’accoppiare all’impianto la “parte” termodinamica: turbina, generatore elettrico, condensatore per i vapori, sistema elettronico di controllo automatico dei flussi. Vale la pena?
Siccome la ristrutturazione del sistema sarebbe la stessa per impianti monofamiliari o condominiali, il costo unitario sarebbe troppo alto nel primo caso, più favorevole nel secondo. Se, poi, pensiamo a grandi impianti come alberghi ed ospedali, la convenienza sarebbe ancora maggiore.
Come potrete osservare, il vecchio “l’unione fa la forza” è ancor valido, anzi, validissimo: per contro, chi propaganda le soluzioni individuali, come pensa di far fronte all’assenza di vento o di sole? Con i conti-energia generalizzati ma, come già abbiamo avvertito, ci vorranno anni d’investimenti per riuscire ad avere una rete energetica peer-to-peer, che produrrebbe comunque meno per singolo MW installato in piccoli impianti.

La soluzione rimane sempre e soltanto politica: creare grandi impianti con una vera gestione collettiva, scorporandoli dal controllo dei grandi gruppi a capitale misto come ENEL ed ENI, e sottoposti al controllo di un’autorità di garanzia, a sua volta verificata per il suo operato dalla Magistratura. Sarebbe difficile sgarrare: sempre che ci sia completa separazione dei rispettivi ambiti e compiti.
Se crediamo che tutto ciò sia impossibile da realizzare, allora è lo Stato italiano stesso a non esser più credibile e le soluzioni sono soltanto due: rimanere per cambiarlo (ma fuori delle proposte delle attuali forze politiche) oppure emigrare. Tertium non datur. Per andare dove?

Le stime sulle potenzialità eoliche del territorio italiano variano in una “forbice” fra 5.000 e 10.000 MW di potenza installata: sul territorio italiano.
Avevo proposto, in precedenti articoli[9], la possibilità di trarre il 44% della richiesta elettrica nazionale da tre grandi “campi” eolici in mare, da situare nelle aree a maggiore ventosità, individuate dal CESI nel basso Adriatico, nel Canale di Sicilia e a sud della Sardegna.
Tre estese installazioni off-shore, nei tre punti precedentemente indicati, che utilizzassero piattaforme ancorate ad una distanza di 20 Km dalla costa (all’interno delle acque territoriali, ma con fondali intorno ai 100 m), consentirebbero d’installare circa 10.000 aerogeneratori da 5 MW di picco. Immaginiamo tre “corridoi” lunghi circa 200 Km ciascuno, (provvisti di canali per la navigazione ad intervalli regolari) larghi circa due chilometri: “immaginiamo”, perché da terra non si vedrebbe nulla.

A margine, notiamo che proprio in questi giorni sta venendo alla luce l’ennesima storia di corruzione e di tangenti che riguarda proprio l’eolico[10]: perché?
Poiché l’eolico è oggi una delle poche fonti che consenta consistenti utili a fronte dell’investimento impiegato: per questa ragione la Casta si sta “buttando a pesce” ad installare torri eoliche (e Sgarbi – avete notato? – non compare più per fare le sue “filippiche estetiche”!), giacché spera in un nuovo cespite di ricchezza per il solito ceto politico/affaristico pigliatutto. Fra l’altro, nell’inchiesta è saltato fuori ancora una volta il nome del “faccendiere” Flavio Carboni, che già era finito nell’inchiesta per la morte di Roberto Calvi[11]: sempre i soliti nomi, le stesse persone!
E’ dunque importante non trattare solo l’aspetto tecnico dell’energia, ma comprenderne a fondo le implicazioni sociali, altrimenti si finirebbe – come sempre – per arricchire pochi ed impoverire i più. Proprio l’opposto di quella che sarà la nostra proposta.

Siccome nelle tre aree indicate il CESI stima una produzione alla massima potenza per almeno 3000 ore/anno (in realtà, fra le 3.000 e le 4.000), s’otterrebbero ogni anno circa 150.000 GWh, che rappresentano il 44% circa del fabbisogno elettrico italiano (anno 2006). L’investimento richiesto sarebbe dell’ordine dei 50 miliardi di euro[12], da diluire in un decennio: come trovare i soldi? Lo vedremo dopo: un passo alla volta.
La costruzione di un simile apparato in un decennio, consentirebbe alla rete elettrica di compiere le trasformazioni necessarie, ossia aumentare “l’elasticità” del sistema: per questa ragione, oltre all’incremento dei bacini in quota utilizzabili come “polmone”, sarebbe necessario iniziare una seria sperimentazione sull’Idrogeno, sia come riserva energetica, sia per l’autotrazione, sperimentandolo su un modesto parco auto.

La principale critica che può essere portata a questa proposta riguarda l’incostanza della fornitura: è una critica sensata.
Per prima cosa, tre “campi” eolici così distanti difficilmente potrebbero avere identiche condizioni di vento il quale, in mare, soffia con maggior costanza che a terra: questo, qualunque velista lo sa. Solo in Estate – ampia omeotermia nel bacino del Mediterraneo – la produzione potrebbe essere più incostante, ma in Estate si raggiungerebbe il massimo della produzione termodinamica.
Le mappe eoliche redatte dal CESI confortano in tal senso, ma solo una sperimentazione sul campo potrebbe fornire elementi utili per “calibrare” il sistema: non dimentichiamo che, quella sperimentazione (ossia la metodologia), si trasformerebbe immediatamente in know-how spendibile e fruibile ovunque.

Per le centrali termodinamiche, varrebbe la pena di seguire l’esempio spagnolo: dopo aver sperimentato centrali da 10 MW, ne stanno costruendo da 50 MW, che iniziano ad essere significative nel panorama energetico spagnolo. La tendenza sembra quella di giungere a centrali di maggior potenza, 250-350 MW, peraltro già esistenti negli USA.
La miglior scelta sarebbe installare quei sistemi nell’entroterra dell’Africa del Nord (emissari tedeschi stanno esplorando questo scenario), giacché il rendimento sarebbe superiore di un buon 25%, ma qui intervengono problemi d’accordi internazionali di lungo periodo non facili da gestire.
Lo spazio per creare una decina (o più) di questi sistemi ci sarebbe comunque, in Italia, soprattutto dove ci siano terreni di scarso valore agricolo: Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia. Ricordiamo che il sistema termodinamico aumenta il rendimento al calare della latitudine.

Ci sono poi le fonti “dimenticate”.
L’idroelettrico italiano preferì, nel dopoguerra, puntare sugli impianti con forti cadute: era un’altra epoca, e si possono capire quelle scelte.
Furono completamente dimenticati l’idroelettrico con basse cadute e quello ad acqua fluente: un non recentissimo studio dell’ENEA (Tondi, 1999), censiva almeno 850 MW di potenza mini e micro idroelettrica (l’equivalente di una grande centrale termoelettrica) non sfruttati.
E’ bene ricordare che in quello studio furono conteggiate soltanto le cadute d’acqua prossime ai centri abitati, cosicché fosse possibile contenere i costi d’impianto e di trasporto dell’energia, ma ciò che si può ricavare dalle nostre cadute d’acqua – senza costruire dighe né fare ciclopiche colate di cemento – è parecchio di più (alcune fonti giungono a 3.500- 4.000 MW di potenza installata).
Gli impianti idroelettrici – anche di piccolissima taglia – sono facilmente fruibili in un quadro di conto-energia, giacché la potenza nominale è molto vicina a quella reale d’esercizio, visto che la maggior parte di quei flussi è costante. Le realizzazioni più grandi, invece (grandi laghi, ecc), presentano il vantaggio della regolazione dei flussi.

Come si può notare, il settore energetico è interdipendente con altri: il sistema idrogeologico e l’utilizzo dei fiumi per il trasporto fluviale.
Laddove s’interviene per mettere in sicurezza alvei ed argini dei corsi d’acqua, la possibilità d’inserire in quelle ristrutturazioni la possibilità di sfruttare le cadute d’acqua, contribuirebbe ad abbattere le spese d’investimento.
Il Lago Maggiore, per citare un solo esempio, ha una differenza di livello stagionale di circa due metri, senza giungere al livello di guardia[13]: una semplice chiusa che generasse una caduta d’acqua d’altezza modesta, quanto renderebbe, in termini energetici, con un flusso di milioni di metri cubi? E, ciò, contribuirebbe a contenere un’importantissima massa d’acqua, da utilizzare nella stagione estiva quando i flussi decrescono. Si potrebbe applicare la medesima prassi per altri laghi, piccoli e grandi.
Sulla sciagurata gestione del trasporto fluviale mi sono già espresso in precedenti articoli, e lo farò nuovamente in futuro perché ci sono novità: ricordiamo solo che i russi (certo, sono altri fiumi…) hanno una potenza installata di 50.000 MW sulle sole cadute d’acqua delle chiuse fluviali.

E veniamo alla parte economica.
Il concetto generale sul quale conviene ragionare è che il prezzo dell’elettricità prodotta con i fossili è passibile di sbalzi improvvisi, generati da fattori generali (diminuzione delle risorse, aumento dei costi d’estrazione) e locali (tassi di cambio, guerre, rivolgimenti geopolitici, cause naturali, ecc). I fattori di rischio, sulle rinnovabili, sono sensibilmente minori.
Il costo del singolo KWh, per impianti eolici di grande taglia, in mare, viene stimato intorno ai 3,5 euro/cent[14] (competitivo rispetto al termoelettrico, soprattutto considerando che il vento costerà sempre la stessa cifra, il petrolio non si sa), mentre Rubbia stimò il costo del KWh termodinamico in 10 euro/cent per le prime applicazioni, che sarebbe sceso a 6 col progredire della tecnologia e per grandi impianti[15]. Previsione rispettata negli impianti spagnoli: già, ma Rubbia è là e non in Italia.
Quanto costa un KWh elettrico al consumo?

Risposta difficilissima, giacché la bolletta elettrica è più incomprensibile del Trattato di Lisbona: sarà un caso? Comunque, eseguendo una semplice divisione, si ricava che s’aggira intorno ai 20 euro/cent: in quella differenza fra l’acquisto e la vendita, ci sono varie gabelle ed i ricavi della società.
A quanto acquista l’energia, l’ENEL?
Qui, i dati si discostano molto secondo gli anni presi in esame: se consideriamo gli anni dell’impennata petrolifera, prima della crisi del 2009, il costo medio d’acquisto s’aggirava intorno ai 10 euro/cent per KWh, mentre oggi (diminuzione della richiesta industriale) è sceso intorno ai 7. Nulla, però, è più instabile – come prezzi – di un sistema dove le quote d’energia sono finite, ossia con diminuzione costante nel tempo delle riserve ed infiniti “giochi” finanziari, a partire dai semplici rapporti di cambio fra le valute.

Sicché, un’estesa produzione eolica si troverebbe a produrre a 3,5 euro/cent per KWh, ed a vendere al doppio: un’enormità! Avete capito perché ci si buttano a pesce e ci ricamano pure un sistema di corruzione?
In un solo anno, la produzione eolica precedentemente ipotizzata (150.000 GWh) consentirebbe un ricavo di 5,25 miliardi di euro! Lo crediamo bene che gli “aedi estetici”, i quali blaterano contro l’eolico, trovino sempre porte aperte sulle reti nazionali! Non dimentichiamo che sarebbero soldi “strappati” al gran monopolio termoelettrico e nucleare, Scaroni e & soci. Quando, invece, c’è la prospettiva d’entrare nel “piatto ricco” dell’eolico, imbavagliano “l’aedo” come nel villaggio di Asterix: insomma, un cantore a comando.
Il termodinamico ha oggi costi superiori, ma ha un vantaggio: produce soprattutto nelle ore diurne – anche se il sistema d’accumulo consente una limitata autonomia notturna, ma in presenza d’altre fonti (eolico, idroelettrico, ecc) non sarebbe necessario – ed è quindi favorito dall’innalzamento della domanda diurna, che fa salire i prezzi d’acquisto alla Borsa Elettrica.
Partendo da questi incoraggianti dati, potremo stendere sia il piano di finanziamento, sia la destinazione degli utili. Non dimenticando che gli impianti rinnovabili iniziano a produrre il giorno dopo la loro installazione, non nel 2020 come le (im)probabili centrali di Berlusconi.

Con simili prospettive d’ammortamento degli impianti e di guadagno, sarebbe possibile immettere sul mercato un prestito obbligazionario molto avvincente, sicuramente più redditizio degli asfittici BOT e CCT e dei buoni postali. Almeno un 2% in più.
Siccome la gestione dell’energia dovrebbe, in primis, essere rivolta al sociale, i “tagli” delle singole obbligazioni dovrebbero essere bassi (250 euro, ad esempio) per fare in modo che non siano i soli grandi investitori ad avvantaggiarsene, ma anche i piccoli risparmiatori, la nonnina che mette da parte qualche soldo per il nipotino.

Infine, i guadagni della società confluirebbero in un fondo nel quale il 20% sarebbe destinato alla ricerca e l’80% alla separazione della previdenza dall’assistenza, ossia per il soccorso sociale: potrebbe diventare la “prima pietra” per un vero reddito di cittadinanza, al minimo un serio assegno di disoccupazione. Riflettiamo (solo per renderci conto degli ordini di grandezza, perché si dovrebbe prima pensare all’ammortamento) che, con 5 miliardi di euro, sarebbe possibile destinare ogni anno un reddito di cittadinanza di 300 euro mensili per quasi un milione e 500mila italiani! Il tutto, verificato ogni anno dalla Corte dei Conti, con pubblicazione dei bilanci ed analisi dettagliata degli stessi.
Questi sono gli interventi che cambiano la vita, non i pochi spiccioli d’aumento (quando, oramai, non sono “tagli”!) sugli stipendi e sulle pensioni! Difatti, in Germania – dove 400.000 persone lavorano nella nuova industria energetica e si punta sulla nuova economia, quella del risparmio e del riciclo – le condizioni di vita sono ben altre. E, si noti, con la prospettiva di spegnere le centrali nucleari man mano che giungeranno al termine della loro operatività: c’è già, nel piano energetico di Monaco di Baviera (oltre a Dusseldorf, Kassel, Augsburg e Freiburg), la completa autosufficienza (anche per le industrie!) per il 2025![16]

Se seguissimo una simile agenda, potremmo iniziare a chiudere (con gradualità) la metà delle attuali centrali termoelettriche già intorno al 2020: scusate se è poco. E senza costruire le fantomatiche centrali di Berlusconi, un azzardo che sembra più utile a riempire le tasche dei cementieri che altro!
Costruendo in Italia i sistemi – coinvolgendo marchi “storici” dell’industria nazionale, pubblici e privati (Fiat, Ansaldo, Italcantieri, Oto Melara, ecc) – l’Italia balzerebbe nelle prime posizioni per il know-how che ne deriverebbe. Centinaia di migliaia di posti di lavoro sicuri e ben retribuiti, la possibilità di tornare – com’era un tempo – la nazione che vinceva gare d’appalto all’estero e costruiva di tutto: dighe, ponti, strade, ecc.
In questo modo, si rimetterebbe in moto quel “circuito virtuoso” che vide, in anni lontani, le grandi industrie responsabili delle realizzazioni (e della ricerca) e le piccole e medie imprese nella veste di sub-contraenti. Il sistema, fino agli anni ’70, funzionò benissimo.

Come potrete notare, mancano all’appello le biomasse ed i trasporti: mi riprometto di tornarci con articoli ad hoc, per non appesantire la trattazione. Non ho scritto centinaia di cartelle e, se ci riferiamo al solo piano energetico, è abbastanza circostanziato e sta in 5 cartelle: è un piano criticabile e migliorabile, ma è coerente senza essere una sterile sequenza di buoni propositi.

Se fossimo dei malpensanti, potremmo concludere che il programma del MV5S sia stato scritto – a sei mani – da un rappresentante dell’ENEL, uno dell’ENI e da un terzo dell’Associazione Cementieri: così non è. Almeno, non abbiamo elementi per suffragare una simile, odiosa accusa.
Preferiamo credere che chi ha scritto quel programma pecchi d’inesperienza da un lato, e di scarsa lungimiranza dall’altro, come si può comprendere leggendo anche altre parti del programma, laddove per i trasporti si dedica gran spazio alle piste ciclabili (per carità, giustissimo) dimenticando che il grande problema italiano dei trasporti è legato alle merci.

Se questo è il “futuro” della politica italiana, possiamo ben credere che il MV5S non abbia intercettato più di un quinto (ad essere generosi!) dell’astensionismo consapevole. Usciti allo scoperto, però, da oggi in poi dovranno dialogare e rispondere alle critiche – e non si venga a dire che questa critica sia poco approfondita e non propositiva – che da più parti giungeranno. Compresa la lobby nucleare che già sta affilando le lame della sua disinformazione, anche sul Web.
Siccome so che parecchi gruppi legati a Grillo leggono i miei articoli, non rispondere significherebbe soltanto una cosa: quel programma fu veramente scritto a sei mani. E sapremmo anche da chi.

Comunicato
Domenica 30 Maggio 2010, alle ore 15, sarò presente presso il centro “Locomotiv” a Bologna – vicino alla stazione, dentro il parco del Dopolavoro Ferroviario, entrate da via Serlio 25/2 e via Stalingrado 12 – per un incontro organizzato dall’associazione Faremondo (http://www.faremondo.org/).
L’intento dell’associazione è quello di proporre “l’uscita” dal Web di quelli che si ritengono, oramai, “anticorpi” di questo dissennato vivere sociale. Per continuare anche sul Web, ma non solo.
L’incontro è stato genericamente intitolato “L'energia migliore: per quale tipo di società?” proprio per evidenziare come il problema energetico sia intimamente correlato con i modelli sociali. Ma, non necessariamente, si parlerà solo d’energia (meno che mai in senso strettamente tecnico): anzi, la comune decisione – mia e di Faremondo – è quella, più di “parlare”, di “far parlare”.
Riflettiamo che, a breve, ci troveremo ad affrontare la follia nucleare dell’imperatore, e questo in un quadro di sempre maggior precarietà del lavoro, dei diritti, delle nostre vite concepite soltanto come “risorse umane” da sfruttare o da gettare all’ammasso.
Prima o dopo, questo “treno” liberista – mal concepito, mal gestito, oramai senza guidatore, che in Italia si sostanzia in una manovra economica che prende ai poveri per dare, ancora una volta, ai ricchi – sarà prossimo a deragliare, ed i segni sono sotto i nostri occhi: sarebbe meglio essere preparati per tempo.
Il Web è utilissimo, ma da solo non basta: vi aspettiamo.

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

[1] Fonte: http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf
[2] Vedi: http://guide.supereva.it/risparmio_energetico/interventi/2003/03/131758.shtml
[3] Fonte: Friedrich Jörg, La Germania Bombardata, Mondatori, Milano, 2005.
[4] Vedi: http://www.youtube.com/watch?v=z5aXBtgJbTM&feature=related
[5] Fonte: http://www.lavoroinregola.it/midcom-serveattachmentguid-a3978f5e872e11deaf8e4d4b277bb7a1b7a1/studio_di_caso-la_centrale_enel_di_torrevaldaliga_nord.pdf
[6] Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Colin_Campbell_(geologo)
[7] Approfondimento: http://aspoitalia.blogspot.com/2009/09/le-risorse-di-uranio-cronaca-di-una.html
[8] Vedi: http://www.fabiobe.com/p/156/costo-generatori-eolici/
[9] Vedi: http://carlobertani.blogspot.com/2009/03/venti-nucleari.html
[10] Vedi: http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2010/05/19/1160589-tangenti_eolico_spuntano_sicilia_campania.shtml
[11] Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Carboni
[12] Per l’eolico a terra, si stima un costo di un milione di euro per MW installato. In mare, il 25% in più: però, un così vasto progetto godrebbe d’importanti risparmi “di scala”. Tutti i calcoli sono al netto dei “Certificati verdi”.
[13] Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_Maggiore
[14] Vedi: http://www.etstudio.it/mostrasezione.asp?idsezione=mercato%20impianti%20eolici
[15] Fonte: http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article65
[16] Vedi: http://www.ecoblog.it/post/8957/monaco-di-baviera-dal-2015-ci-sara-solo-energia-da-fonti-rinnovabili

37 commenti:

blackskull ha detto...

Ottima analisi di un esperto sul campo.
Mi chiedevo, per quanto attiene alle materie plastiche e al loro uso, per esempio, in sala operatoria, che faremo senza petrolio?
Come saranno i laboratori, potremo ancora parlare di biotecnologia, genetica, virologia?
Ritorneremo ad essere una civiltà sempre meno sterile?
E per la conservazione dei cibi, a parte la salamoia, l'affumicatura o il grasso di maiale?
Mi sembra che la sostituzione delle materie plastiche non sia uno scherzo.

ciao
B.S.

Carlo Bertani ha detto...

Potrebbero essere sostituite con polimeri d'origine biologica - era una delle idee di Gardini - ricavati dal mais o dalla soia.
Il consumo di petrolio destinato alla petrolchimica è circa il 5% del totale, quindi converrebbe risparmiarlo per questi usi.
In definitiva, Black, la nostra civiltà deve avanzare sul recupero dei materiali: per fortuna i tedeschi l'hanno già capito.
Non vedo problemi nel riciclo dei materiali o nella loro sostituzione con altri: vedo un grosso problema delle menti a riciclarsi, ovvero a capire dove stiamo andando.
Ciao
Carlo

halo1367 ha detto...

Mi dispiace tantissimo per te, Carlo.

Sembra, addirittura, che il ddl sulle "intercettazioni" stia per essere "seppellito".

http://www.repubblica.it/politica/2010/05/25/news/ddl_intercettazioni_il_dubbio_del_cavaliere_cos_inutile_meglio_seppellirlo-4310990/?ref=HREA-1

Se vorrai smettere di scrivere sul Web per dedicarti esclusivamente a te stesso alla famiglia a nuovi libri ed a Gretel, dovrai trovare un'altra scusa!

I tuoi articoli divengono spesso una sorta di "scaletta" di temi che a volte devo approfondire ulteriormente per farli miei.

Anche questa volta, soprattutto questa volta, hai scritto una cosa che diverrà d'ora in poi il mio metro di misura per valutare la qualità delle proposte energetiche e delle persone che le gestiscono.

Non voglio qui introdurre dubbi sui "ragazzi" che affiancano o gestiscono Grillo. Può essere interessante farlo, certo non qui ed ora.
Semplicemente mi dispiace dover prendere atto che, SEMBRA, che nulla attecchisca e diventi davvero incidente nel sociale (anche partendo dal web) se non è o già manipolato da chi ha interessi (magari) opposti all'enunciato o fatto di semplice "populismo" dalle ovvie gambe corte.

Ti ringrazio enormemente per aver messo a disposizione anche di persone un po inaridite come il sottoscritto, una mole di dati degni di grande attenzione ed approfondimento su un tema, l'energia, che certo è e sarà la vita stessa di noi tutti.

Se tutto ciò fosse pura piaggeria nei confronti di Carlo, scusatemi tutti. Non è certo piaggeria utilitaristica (nulla me ne viene), semmai è solo desiderio e speranza che persone come il nostro ospite, continuino regolarmente a darci informazioni e stimoli per continuare a trovare desiderio di stare "tra la gente" ed in questo malato Paese (o pianeta).

Grazie Carlo
FabrizioD

Clanity184 ha detto...

Mi associo al commento sopra, sono un lettore del tuo blog oltre che di alcuni dei tuoi libri. Pareri come il tuo sono paragonabili a fari nelle notti buie. Hai parlato anche dell'idrogeno, ad oggi credo unica fonte portabile di energia, potenzialmente sostitutiva del binomio gas/petrolio.
Mi chiedo però se tutto questo servirà, anche ammesso che domattina l'intera nazione si svegli di buona lena e scenda dalla parte giusta del letto...
Mi spiego, blackskull solleva legittimamente il problema delle materie plastiche derivate dal petrolio, ma ancora prima, siamo sicuri che saremo in grado di sfamarci? Carne al minimo, alimentazione sobria e consapevole, filiera corta, tutte cose "buone e giuste" ma, ...come li muoviamo i trattori che arano i campi, o i bestioni che raccolgono il grano, con l'idrogeno? Motori da 400/600CV abbiamo davvero di fronte la prospettiva temporale sufficiente a trovare un sostituto del petrolio valido ed efficace per le applicazioni pesanti?

marco03 ha detto...

Semplicemente fantastisco,mi spiace solo non essere domenica a Bologna darei qualunque cosa per essere presente a questo tuo inizio di divulgazione al di fuori del blog.Purtroppo il mio tempo con il nuovo arrivato (che comunque è una gioia immensa) si è ridotto al lumicino ( non riesco nemmeno più a postare sul tuo blog). Mi auguro solo che il tuo sia un inizio per poter estendere magari una rete di informazione nazionale che possa divulgare il tuo pensiero e quello di altri come te.Concludo con una domanda: Sarebbe impossibile che lo stato prendesse in appalto l' industria del fotovoltaico concedendo per intero alle abitazioni un prestito per potersi dotare di impianti fotovoltaici e restituendo sotto forma di bolletta( per intero) il costo dell' applicazione?

halo1367 ha detto...

Domenica 30 maggio 2009?

Che sia 2010?

Carlo Bertani ha detto...

E' il 2010, ha ragione Fabrizio: già corretto.
Per quanto riguarda le macchine a forte assorbimento d'energia, possiamo essere fiduciosi giacché è già stato sperimentato con successo uno stack da 1 MW di potenza su un locomotore. Una cella a combustibile da 1000 KW è è più che sufficiente. Ci sono già anche delle applicazioni in campo navale (mi pare in Nuova Zelanda e ad Amburgo).
Credo che il problema non sia tecnico, bensì politico: è il sistema energetico/alimentare e del lavoro che va riformato.
Sono convinto che ci arriveremo comunque, il problema è arrivarci senza passare prima per una catarsi. Ho poche speranze che ciò avvenga.
per questa ragione ho accettato il (per me) faticoso invito a Bologna, nella speranza che Faremondo riesca a raggruppare (per poi coordinare) gruppi di persone che sono fra di loro in sintonia ma lontane.
Vedremo
Questo articolo non voleva essere la soluzione del problema energetico italiano, bensì la traccia di una prassi per affrontare i problemi in termini di politica economica reale, non la semplice "finanziarizzazione" di ogni aspetto.
Grazie a tutti
Carlo

blackskull ha detto...

I polimeri organici di cui parli, li conoscevo, il problema è legato all'ambiente sterile e al decadimento che questi polimeri subiscono in breve tempo.
Il sangue umano, non può entrare in contatto per tempi anche brevi, con questo genere di sostanze, che non possono essere sottoposte a continui processi di sterilizzazione, pena la loro inaffidabilità elastico-strutturale-igienica.
La sottrazione di prodotti agricoli, mais per esempio, per la produzione di plastiche alternative, potrebbe diventare un immenso danno per miliardi di persone che con quei prodotti agricoli si sfamano.
Ritengo che la nano tecnologia possa rispondere in maniera più incisiva allo sviluppo di nuovi materiali, fulleroni, ad esempio, in tempi brevi.
Per quanto riguarda le grandi macchine, navi e aerei inclusi, il magnetismo rimane l'unica vera sfida, se non l'unica guerra che gli scienziati non allineati, possono condurre per imporre l'utilizzo di quei brevetti che da almeno novant'anni sono in mano all' intelligence.
E qui, penso, agli studi di Tesla,Reich, Coanda e seguaci, e, non temo critiche, all' utilizzo di armi non convenzionali, che non usano certo il petrolio per funzionare.
E' evidente che chi possiede l' energia e la rete che la distribuisce è il padrone del mondo, ed è anche vero che l' inversione del movimento, non più centro-periferico dei flussi energetici, non è tecnicamente facile, ma tutto ciò sparirebbe se finalmente si ammettesse l' esistenza di una energia a trasmissione elettromagnetica senza uso di cavi ( esperimento realmente provato, e subito negato dalle lobby mondiali dei proprietari delle reti di distribuzione ).

ciao
B.S.

blackskull ha detto...

CORRENTE ELETTRICA SENZA FILI

Non facciamoci ingannare da questi articoli, il MIT di Boston, lavora da 60 anni su brevetti top secret, ciò che fanno filtrare dalla rivista Science è l'1% di quello che conoscono, il resto è già stato comprato dai guerrafondai e dai loro amici banchieri.

http://www.businessonline.it
/news/4122/energia-elettrica-trasmessa-senza-fili-
esperimento-mit.html

ciao
B.S.

Diego ha detto...

Non sono riuscito ad arrivare in fondo al post per motivi di tempo ma lo farò prestissimo. Sono un giovane ingegnere che spera di poter lavorare presto nel settore e volevo dire due cose riguardo alle ESCO:
il fatto che la ESCO si ripaghi in base al risparmio di energia che riesce a "generare" è un buon incentivo a usare tecnologie e metodi energeticamente efficienti e non è automatico che si becchi il 100% del risparmio, si può anche proporre qualcosa di diverso. In più, se funzionasse per bene il meccanismo dei Certificati Bianchi (in sintesi: la ESCO riceve tot certificati per tot energia fatta risparmiare e poi li rivende a soggetti che sono obbligati a comprarli se non risparmiano a loro volta energia) tutto ciò potrebbe essere un ottimo motore per l'efficienza che a mio avviso è la "fonte energetica" su cui bisogna puntare di più, anche rispetto al sole! Avrei preferito che avessero incentivato meccanismi di questo tipo facendo lavorare tra l'altro aziende locali anzichè il fotovoltaico (tecnologia quasi tutta straniera): regalare dei soldi per ogni kWh elettrico prodotto senza preoccuparsi di cosa poi ci si fa non è il massimo...

Carlo Bertani ha detto...

Purtroppo, Black, per saperne di più sulla possibilità di trasmissione dell'energia secondo Tesla, dovrebbero essere pubblicati gli studi di Tesla! E gli americani si guardano bene dal farlo.
Per questo non tocco mai l'argomento: mi piace basarmi su quel che so e che è esistente.
Per la questione delle plastiche, a parte che se si riducesse il consumo di greggio ce ne sarebbe per secoli per questi usi, sono certo che la tecnologia troverebbe delle alternative.
Soprattutto, dobbiamo smettere di gettar vie le vose, bensì riutilizzarle.
Aspetto il tuo commento, Diego: sulla questione delle "esco", volevo solo dire che da decenni pago le trattenute GESCAL e non ricevo niente in cambio: perché non me le ridanno, così applico da me il risparmio energetico?
Ciao a tutti
Carlo Bertani

Greciudd ha detto...

Il problema di immagazzinare le energie da fonte rinnovabile è il business del futuro...purtroppo solo noi italiani ci siamo fermati nella ricerca

http://lucaniaelettrica.wordpress.com/2010/05/11/immagazzinare-le-energie-rinnovabili/

Come sempre ottimo post

Orazio ha detto...

Uhe Carlo noi qui perdiamo tempo a parlare di energie alternative, che fra l'altro mi sembrano acqua fresca, mentre Berlusconi stanga gli italiani con provvedimenti di tipo greco e nessuno prepara nulla per bloccare la rovina a cui sta portando l'Italia. Dopo due anni di tutto va bene, sono i comunisti a dire che va male. Non vedo folle sotto palazzo grazioli a fischiarlo e spernacchiarlo.

Ciao Carlo

Alex ha detto...

Carlo, hai messo in evidenza il nodo centrale del problema energetico italiano: la mancanza di una visione d'insieme, di una qualsivoglia progettualità, di una strategia che tengano conto dei vari fattori che condizionano e determinano il fabbisogno energetico di uno stato.
I giochi energetici di un paese si fanno necessariamente a livello centrale: l'energia è un affare collettivo e sono d'accordo con te che l'ipotesi di risolvere tutto con la sola polverizzazzione sul territorio della produzione sia improponibile.

Per quanto riguarda il M5ST, il suo approccio al problema energetico, di cui tu giustamente rilevi la scarsa attenzione/propensione a questa visione d'insieme, dipende dal fatto che il movimento si è presentato a delle lelezioni amministrative locali nelle quali non puoi parlare dei massimi sistemi, ma devi metterti sul piano delle problematiche che il cittadino incontra ogni giorno sulla sua strada. Quindi se si parla di piste ciclabili, se ne parla non per risolvere il problema energetico nazionale, ma più semplicemente per consentire al cittadino di una certa città di poter scegliere se andare al lavoro in auto, con i mezzi o in bicicletta, appunto. Il problema della mobilità all'interno delle grandi città e della regolazione dei flussi pendolari che quotidianamente entrano ed escono da Palermo, Torino, Roma, Firenze, Napoli, Milano, Bari, ecc., rappresntano un problema locale che interessa la politica locale.
Il M5ST sin dall'inizio si è dichiarato un movimento dal basso verso l'alto: inizio dal locale, dai luoghi dove è più facile coinvolgere i cittadini su problemi reali ed immediatamente tangibili; poi, se le cose vanno bene e c'è il giusto coinvolgimento delle persone, si prova a salire verso la politica centrale.
Credo che ciò possa spiegare quali siano stati i principi ispiratori delle poilitiche scelte dal M5ST per affronare questa prima prova elettorale.
Nel nostro paese, la mancanza di una politica energetica nazionale, è figlia di una scarsa (per non dire assente) coscienza e cultura energetica/ambientale di noi Italiani. Allora, l'idea di partire dal basso, di diffondere dalla base tale habitus mentale anche nella politica non è malvagia. Anzi, credo che sia forse l'unica strada praticabile. A quel punto un popolo che si renda finalmente conto dell'importanza di avere un sistema energetico sostenibile, pretenderà un serio piano energetico nazionale e sceglierà una classe politica sensibile a questo tema.
Solo per fare un esempio considando il problema della mobilità, pensa a come cambierebbe la visione del mondo ad un cittadino di una media/grande città che ha disposizione per i suoi spostamenti: treni pendolari puliti, frequenti ed in orario, centinaia di km di piste ciclabili, centinai di auto in car-sharing, mezzi pubblici con migliaia di km di corsie preferenzialia e così via, e che grazie a questo non è più costretto a possedere un auto. Oltre a cambiare la visone del mondo di un cittadino, un sistema così farebbe risparmiare molto molto petrolio a tutta la nazione.

Se prima non tentiamo di cambire la cultura prevalente, la mentalità diffusa, sarà difficle ottenere qualcosa in parlamento, dovendo affrontare un muro di gomma fatto da lobbies cementiere e non, ma soprattutto fatto da persone che non si rendono conto del problema, non solo per interessi, ma perchè proprio non lo capiscono!

Ciao,
Alex

Carlo Bertani ha detto...

Come dicevo, Greciudd: nessuno parla dell'Idrogeno, l'unico modo d'immagazzinare energia. le batterie? Vanno bene su una barca, e per avere 3 KW immagazzinati spendi 500 euro.
Orazio, t'aspettavi qualcosa di diverso? Hai sentito i belati del PD? Cosa c'è di nuovo?
Ciao a tutti
Carlo

Orazio ha detto...

Carlo oggi guarderò in faccia i miei colleghi, sperando di leggervi un moto di rivolta contro la manovra di Berlusconi. Ma non vi leggerò altro che borbottii e rassegnazione. Da anni i colleghi più "fortunati", leggasi servizievoli per i presidi, sostengono il loro reddito con progetti, (pon, por e altre amenità del genere), quando verranno mancare questi sostegni prevedo nelle scuole una lotta tra poveri. I poveri già gratificati dai dirigenti e i poveri poco o nulla gratificati. Temo l'instaurarsi di una dittatura del dirigente ancora più stringente, altro che circolare del USR di Bologna. All'alba del giorno dopo l'attacco di Berlusconi ai lavoratori della scuola lo sconforto mi prende, ma nessuno che si muova in Italia. Per esempio si pubblichino i costi di tutte le missioni militari all'estero. Forse il popolo si sveglierà?

Ciao Carlo

Carlo Bertani ha detto...

Orazio, devi smetterla di pensare che "qualcuno insorgerà": almeno a scuola, non succederà mai. I sindacati si sono venduti: non c'è speranza.
Sull'altro fronte, è il governo stesso (e l'Italia insieme a lui) ad andare in pezzi: Berlusconi sta, lentamente, crollando su se stesso. Il vero problema è il nulla che c'è dall'altra parte.
Fattene una ragione.
Ciao
Carlo

stephen ha detto...

Bell'articolo, con molti dati utili. Lo condivido su facebook, perché fa riflettere davvero.

Volevo segnalarti un'inesattezza che mi è saltata all'occhio: non credo che Beppe Grillo abbia mai proposto uno "sciopero della benzina". Forse sei cascato anche tu su questa bufala: http://www.attivissimo.net/antibufala/caro_benzina/caro_benzina.htm

Vorrei esporti anche alcune mie riflessioni e dubbi (divisi in 2 post, spero di non risultare ingombrante!).

Parlare di idrogeno come soluzione fattibile per lo stoccaggio dell'energia è a mio parere lontana dalla realtà odierna quanto parlare di micro-generazione. Pur essendoci molte ricerche rivolte a nuovi materiali "spugna" che possano assorbire e rilasciare idrogeno con un piccolo sforzo (altrimenti il gioco non vale la candela), non esiste ad oggi un sistema semplice, sicuro ed economico per immagazzinarlo e soprattutto distribuirlo. L'infrastruttura andrebbe infatti creata da zero, con costi non trascurabili. Quasi tutte le auto ad idrogeno di oggi hanno un serbatoio che lo contiene allo stato gassoso, a pressioni di 500 atmosfere e oltre. Come puoi immaginarti, non è semplice né economico rispettare delle normative di sicurezza dei trasporti con un simile bagaglio al seguito. Stesso discorso per la procedura di rifornimento.

La generazione stessa del gas è problematica: ad oggi più del 90% dell'idrogeno prodotto nel mondo è ottenuto tramite rigassificazione di gas naturale o altri idrocarburi ( vedi qui ). Per ora, i metodi "puliti" per crearlo sono solo allo stadio di ricerca o sono lontanissimi in termini di efficienza.

Più che al "parco auto", penserei all'idrogeno per i mezzi pesanti, ma la transizione oggi non sarebbe comunque semplice né economica.

Credo molto di più nei mezzi elettrici puri. Sono inerentemente più sicuri, l'infrastruttura per distribuire la corrente c'è già sul tutto il territorio, l'elettricità può essere generata interamente da fonti rinnovabili. Negli ultimi anni si stanno facendo passi da gigante nel campo delle batterie: per dirne una, se la EEStor metterà sul mercato quello che afferma di avere in pronta produzione su larga scala (e SE non si rivelerà una bufala), ne sentiremo delle belle. Considera anche che ci sono molti più interessi commerciali nell'investire nello sviluppo di nuove batterie (visto che ormai sono in ogni congegno elettronico che accompagna la nostra vita) piuttosto che in nuovi serbatoi di idrogeno.

(...continua...)

stephen ha detto...

Nell'articolo metti a contrasto il "piccolo è bello" con "l'unione fa la forza". Io non vedo questo contrasto: secondo me la soluzione migliore la otteniamo proprio nel loro punto di incontro! La penso come te in merito alla produzione individuale (non fattibile né economicamente né come efficienza) ma credo che sia sufficiente fermarsi al livello di piccolo gruppo di immobili per raggiungere lo "sweet spot": produzione efficiente, sprechi minimi, dinamica di richiesta energetica ammortizzata, spese di aggiornamento della rete di distribuzione ridotta di almeno 2 ordini di grandezza rispetto all'idea "individuale". E soprattutto: controllo locale della produzione di energia.

Nell'articolo condanni l'allontanarsi dalla realtà delle proposte del M5S (ed in parte lo condivido), però poi proponi di "creare grandi impianti con una vera gestione collettiva, scorporandoli dal controllo dei grandi gruppi a capitale misto come ENEL ed ENI, e sottoposti al controllo di un’autorità di garanzia".

Pensare che questo sia possibile e funzioni nell'Italia odierna è, a mio parere, più lontano dalla realtà delle proposte del M5S. Ma vado oltre: secondo me è sbagliato pure pensare che sia facile farlo in generale.

Se c'è una cosa che ho imparato in questa vita è che i grandi poteri di controllo e la gestione di grossi flussi di denaro portano sempre alla corruzione e agli sprechi. Sempre. In qualunque campo. Per me è proprio un difetto "congenito" dell'uomo. Per quanto uno si rammaricarichi della credibilità dello stato "Italia".

Sapendo questo però, l'uomo può cercare in primis di evitare di concentrare troppo potere e controllo nelle mani di poche persone. Si chiama imparare dalla storia. Prevenire per non dover curare. E secondo me tra l'unica "autorità di garanzia" per i grandi impianti da un lato e il singolo individuo dell'altro, c'è la dimensione intermedia (comunale?) che non perde di efficienza, rende il sistema più resistente al malfunzionamento di una centrale, non aggrava troppo i costi di aggiornamento della rete e perlomeno ostacola gli interessi che siano troppo lontani da quelli dei cittadini: è una dimensione più vicina a loro, su cui hanno sicuramente maggiore influenza e controllo.

I ragazzi del M5S hanno redatto un programma discutibile su molti punti. Alcuni di questi saranno rivisti, magari grazie anche a questo tuo articolo. Ma il loro merito maggiore credo sia quello di aver portato una ventata di aria fresca, di voglia di fare e di confronto con la gente comune nel panorama politico italiano. Sarai d'accordo con me sul fatto che gli italiani abbiano bisogno di ritrovare fiducia nelle istituzioni. Il M5S può essere visto come un passo in questa direzione, e non credo che possa arrecare danno.

Finché sarà la voglia di fare e di confrontarsi a muoverli, credo che miglioreranno il loro programma per arrivare a dei risultati concreti anche sul tema annoso dell'energia. Di sicuro otterranno molto di più di chi propone centrali nucleari o di chi se ne sta zitto in un angolo.

Con ammirazione
Stephen Cantini

Carlo Bertani ha detto...

Caro Stephen Cantini,
ti ringrazio per il tuo intervento, veramente "sincero" nei termini e nelle proposizioni.
Non intendo varare in un commento una critica tecnica al tuo intervento (sarebbe troppo lungo), mi limiterò a qualche punto (maggiori chiarimenti nel mio libro "Energia, natura e civiltà").
L'Idrogeno può essere ricavato da elettrolisi o da reazioni ad alta temperatura (vedi studi ENEA) ma non dobbiamo pensarlo come il sostituto del metano.
E' un vettore: sul posto (stazione di servizio) viene trasformato in metano da energia elettrica. Stoccaggio, invece, nei gasometri come "polmone" per la rete elettrica. credo assai poco allo stoccaggio negli accumulatori. va bene per piccole potenze.
Il rapporto con il MV5S: io ho lanciato la pietra nello stagno, sta a loro rispondere e giustificare quell'obbrobrio della ristrutturazione termoelettrica.
E poi: la storia dello sciopero della benzina non è una bufala, fu lanciata da grillo. Giustificare il senso.
Insomma, chiariamo gli equivoci e potremo continuare insieme.
Ciao e grazie
Carlo Bertani

Giuseppe ha detto...

Gentile professore, volevo sottoporle il programma regionale con il quale ci siamo presentati ai cittadini della Regione Campania alle scorse elezioni Regionali sono curioso di conoscere il suo parere, ecco il programma lo trova qui http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/campania/Programma%20Regionale_DOWNLOAD.pdf

ovviamente sempre rimanendo nel campo dell'Energia

saluti Giuseppe

stephen ha detto...

Caro Carlo,

in merito all'idrogeno credo di aver capito cosa intendi (se non sbaglio, il progetto Prometeo dell'ENEA ne propone un utilizzo simile).

Il ruolo dell'idrogeno come "polmone" delle centrali mi è chiaro: si converte il surplus di produzione in H2 e lo si riconverte in corrente quando serve.

Rimango comunque perplesso sul ciclo completo idrogeno-metano per i trasporti. Si parte da una sorgente di elettricità, possibilmente rinnovabile, e si produce idrogeno tramite elettrolisi (eff. 80%). Nel caso di una centrale termodinamica, si può pure ipotizzare che elettricità e H2 vengano prodotti insieme grazie ai catalizzatori e alle alte temperature raggiunte dai concentratori solari, risparmiando così il costo di un macchinario per l'elettrolisi - a quanto pare molto alto - e guadagnandoci in efficienza.

Per essere trasportato l'idrogeno verrà probabilmente liquefatto, consumando energia elettrica per abbassarne la temperatura / pressione (eff. 80%).

Questo H2 può essere convertito in metano "sommandoci" CO2, consumando ulteriore (poca) energia elettrica nel processo (eff. 90%). Da quel che capisco però, questo processo di "metanazione" dell'idrogeno richiede CO2 concentrata, come quella proveniente da processi industriali, non basta utilizzare l'aria così com'è (a meno di spendere ulteriore energia elettrica per separare la CO2). Il metano prodotto avrebbe inoltre un costo finale (attualmente) fuori mercato.

In questo contesto non riesco a capire il ruolo della stazione di servizio: da dove viene la CO2 necessaria alla conversione all'interno di ogni stazione - devono essere vicine alle industrie? perché non convertire l'H2 in metano direttamente in centrale con un unico apparato (oltretutto che il metano diventa liquido ad una temperatura molto più alta dell'idrogeno, ed è quindi trasportabile più facilmente)? Probabilmente mi sfugge qualcosa...

Mi rendo conto dei vantaggi nell'uso del metano nel breve termine (la conversione del parco macchine già presente è relativamente semplice), ma mi chiedo: almeno per quanto riguarda i trasporti, non è meglio investire già da oggi in nuovi accumulatori e auto elettriche?

Moltiplicando l'efficienza di tutti i passaggi del ciclo suddetto (motore a scoppio compreso!) si ottiene che alle ruote finisce il 23% dell'energia elettrica iniziale. Confrontato con l'80% di rendimento alla ruota di un motore elettrico tipico (includendo pure le perdite lungo la distribuzione), la strada dell'idrogeno-metano appare veramente poco appetibile.

Se nel breve termine dovesse arrivare sul mercato un accumulatore evoluto per auto che si carica in 5 min e non degrada nel tempo (come afferma per esempio la EEStor), credo che gli investimenti in altre direzioni si rivelerebbero improvvisamente uno spreco di risorse.

Per quanto riguarda lo sciopero della benzina, per quello che ne so io Beppe non ha mai postato un articolo in merito sul suo blog. Ho provato a cercare sia direttamente sul sito che attraverso google restringendo la ricerca al suo blog, e non è comparso niente a parte commenti di persone che si chiedono "ho ricevuto questa email, è vera?", oppure "ragazzi fate questa cosa!". Ma niente che provenga da Beppe. Magari sono io che non lo trovo.

Cosa ne pensi di uno scenario con i 3 grandi campi eolici off-shore di cui parli tu uniti ad un parco di piccole centrali rinnovabili sparse sul territorio italiano e collegate tra loro in peer to peer? Per piccole intendo sufficienti per i fabbisogni di una singola città di discrete dimensioni. Una città che si trovi su un corso d'acqua userebbe l'idroelettrico ad acqua fluente, quelle al sud il termodinamico, quelle in zone ventose l'eolico. Raggiunta una certa potenza minima per garantirne l'efficienza (parlo di MW), sono tutte tecnologie scalabili nella potenza e nei costi.

Grazie per la pazienza
Stephen Cantini

Carlo Bertani ha detto...

Anzitutto, Giuseppe, dovreste mettervi d'accordo con il piano nazionale, che invece prevede quasi solo interventi sul termoelettrico.
Poi, confido poco in piani regionali: solo una gestione affidata allo Stato può risolvere il problema della gestione dei grandi impianti eolici in mare.
Le piccole realizzazioni sono utili quando l'utilizzo è "cash" - ossia piccole industrie, ecc - ma non è conveniente sul fronte dell'investimento, come ho spiegato nell'articolo.
Interessante il geotermico, ma sarebbe geotermico di 3° generazione, ossia andrebbe a ricavare energia dalle caldere attive dei vulcani. Questo perché i letti caldi come Larderello si stanno gradualmente raffreddando.
Insomma, per fare una critica ragionata dovrei scrivere un mare di cose: perché non vieni a Bologna?
Caro Stephen,
sei tu che tiri fuori il metano, io non ne ho mai parlato.
Il mondo dell'Idrogeno è un mondo totalmente elettrico: forniture domestiche, trasporti, industria.
L'energia elettrica da fonti rinnovabili in surplus viene trasformata in Idrogeno solo per i trasporti e direttamente nei luoghi di prelievo (stazioni di rifornimento, in periferia).
L'Idrogeno necessario per compensare i picchi viene contenuto in normali gasometri e convertito, tramite cella a combustibile, secondo le esigenze.
L'Idrogeno è un gas molto reattivo, perciò non è né conveniente né sicuro trasportarlo su lunghe distanze.
Negli appositi serbatoi, invece, non c'è pericolo, è come trasportare metano.
Spero d'esser stato chiaro.
Grazie a tutti
Carlo Bertani

blackskull ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
blackskull ha detto...

Tutte le questioni relative all' energia e alla sua produzione, partono da considerazioni scientifiche legate alle tre leggi della termodinamica.
Le macchine che producono energia sono sistemi più o meno complessi che , non essendo prive di dispersioni, sono suscettibili di progressivo calo di rendimento.
Lo studio del sole e del cuore caldo della Terra, sono gli unici che, portati avanti con rigore e senza escludere nessuna ipotesi, possano darci risposte molto interessanti sulla produzione di energia ad altissimo rendimento.

http://spazioinwind.libero.it
/risvegliodiadamo/
fusione_fredda.htm

Iniziamo, comunque, a vivere la nostra quotidianità a livelli gradualmente più bassi di utilizzo energetico, non solo acquistando elettrodomestici di classe A, ma usando con intelligenza quelli che già possediamo, incluso uso di acqua, luce e gas per una decrescita intelligente.
Come si creano posti di lavori con la decrescita?...aspetto suggerimenti.

ciao
B.S.

Giuseppe ha detto...

Grazie per avermi risposto, verrei volentieri, il confronto e l'apprendere cose nuove è una cosa che non mi faccio mai mancare.
Io sono di Napoli e questo fine settimana sarò a Firenze per Terrafutura, mica passa di li magari ci si vede.

Volevo inoltre dirle due cose

1) il programma del moVimento cinque stelle è del 2009 ed è un programma che vuole gettare le basi, vuole tracciare una linea guida innovativa, come ha avuto modo di vedere dal documento che le ho sottoposto della Regiona Campania, abbiamo fatto proposte ragionate in base al nostro territorio, il documento è stato frutto di uno studio continuo ed è stato sottoposto alla collaborazione di tutti tramite wiki ed ancora lo è

2) come potrà ben vedere le sue osservazioni sono per noi motivo di crescita e di confronto eccole il link http://forum.movimentocampania.it/showthread.php?tid=175

a presto Giuseppe

blackskull ha detto...

L'Italia è un Paese ad altissimo rischio sismico e vulcanico, quindi la manovra inutile di 3morti elimina l' istituto di geofisica.
Idem, astrofisica, oceanografia e Alta Matematica.
Si accettano scommesse sui prossimi Enti inutili.

toc, toc...c'è nessuno?

Ciao
B.S.

Carlo Bertani ha detto...

Beh, Giuseppe, vedo che siamo sulla buona strada per ragionare insieme e non prenderci a calci: c'è già il nanetto che ci pensa!
Alla prossima.
Secondo me, Black, la decrescita non crea posti di lavoro perché prende di petto la cosiddetta "etica del lavoro".
In altre parole, a che serve lavorare se non c'è niente o poco da fare? Questa è una necessità del capitale, che deve ricavarci il plusvalore, mica delle persone.
Con la decrescita si attuerebbe una maggior durata dei beni ed una riduzione dei consumi inutili, per magari aumentare i servizi.
Però, concedimelo, su questa cosa non basta un commento, dovrei scriverci parecchio. Lo farò, prima o dopo.
Ciao a tutti
Carlo Bertani

Orazio ha detto...

Carlo io non ho mai avuto illusioni sulle capacità di sollevazione del popolo italiano, ma mi chiedo quando fra poco la sanità pubblica farà una brutta fine, si solleveranno gli italiani? Dovremo divenire un popolo affamato?
Ciao Carlo

blackskull ha detto...

La manovra del Trevoltemorto è stata un semplice inginocchiarsi..."vi prego, vi prego,investitori stranieri, Soros&C, noi ve li diamo gli interessi sui bond,a breve termine, guardate come vi torchiamo il popolo...lo vedete? Cazzo, non avevamo pensato che scommettevate anche sulla nostra fine, a questo non ci avevamo proprio pensato...uhm,uhm, diremo al popolo che ce la faremo, che bastano 24mld di euro in tre anni, tanto, mica si mettono a calcolare che l' interesse sul debito aumenta di quasi 1mld al giorno e alla fine di giugno, i vostri CDS saliranno di rating? Vi prego, vi prego, adesso leviamo le intercettazioni, imbavagliamo giornalisti e blogger, vedrete che non vi faremo perdere neanche un centesimo. Cosa dite? Il petrolio? La pseudoguerra al terrorismo per aiutarvi a prenderlo tutto (doppio senso), se aderiremo al super dollaro insieme agli altri pigs contro i gallo-crucchi? Adesso non vi posso rispondere perchè c'è Vespa in tv e non mi posso certo perdere quel simpaticone di Manheimer, un tedesco?, no, per carità un vostro amico, anche l' altro con lo spirotrombo?.
Yes we can!! Come vi ha detto a porte chiuse il vostro amico Napolitano...sapendo che avete un debole per gli spaghetti e il mandolino..."

ciao
B.S.

Carlo Bertani ha detto...

Sono, oramai, gli alieni di "Indipendence Day", quelli che vogliono fino all'ultima goccia del nostro sangue, come recita Black.
Che volete che gliene importi se la gente non ha più ospedali e crepa?
Possibilmente, crepare dopo aver pagato almeno 30 anni di contributi, così noi potremo continuare a maturare i diritti alla pensione in 36 mesi. Grazie.
Come siete belli, come siete bravi italiani!
A vedervi così, affamati ed arruffati fra di voi - dall'alto dei colli di Roma - si gode un sacco.
Yes, we can, we love you, italian people, wonderful people.
Ciao
Carlo

Orazio ha detto...

Avete visto gli industriali predatori d'Italia come hanno accolto il nano che gli chiedeva di acclamare ministro la Marcegaglia. Costoro vogliono predare i lavoratori del pubblico e privato ma sembrare con le mani nette e pulite. Ah che schifo che mi fanno.

blackskull ha detto...

Petrolio, fumo e specchi.

http://www.youtube.com/watch?v=qgqGdxkWNwg

Oggi, mi sono piazzato davanti ad uno dei palazzi del potere burocratico di Torino.
Ho visto il solito vai e vieni dei dipendenti di ogni grado.
Nessuno incazzato, le solite facce, i soliti commenti sul tempo, le risate stupide, e allora, tra me e me, pensavo che la fine c'è già stata e non arriverà più.
E mi sembra giusto che l'unica catastrofe auspicabile, possa essere naturale, come il video che vi ho linkato sopra.
Si consumano violenze private, psicologiche, perversioni, raveparty, turismo sessuale, violenze a scopo di godimento personale, per megalomania, misoginia o pedopornografia...
La violenza, di natura rivoluzionaria, è impossibile, a causa di una società atomizzata, e, psichicamente, individual-patologica, che non ha più niente da perdere e niente da guadagnare, costituita di piccoli bipedi opportunisti che cercano di controllare il loro microscopico mondo, fatto di oggetti ipnotici e fantatecnologici.
Non ci sentiamo uniti nello stesso dolore, negli stessi limiti imposti da una cricca di "alieni" che ci ha abituati, non alla solidarietà,ma al masochismo o al sadismo, quindi, solo a forme più o meno sottili di schiavitù.
Siamo insensibili alle sofferenze degli altri, pensiamo solo a liberarci dei nostri disagi momentanei e poi ci chiudiamo dietro le nostre porte blindate.
Pensate alla guerra contro il franchismo e pensate come tutti abbiamo guardato da uno schermo il dramma Argentino, Greco, piazza Tienanmen, la Thailandia, le invasioni militari...
I dipendenti pubblici? Cosa faranno? Uno contro l'altro, categoria contro categoria.
Ecco perchè la fine c'è già stata; perchè siamo tutti morti, ectoplasmi solitari, corpi senza vita, zombie telepsicopatici....e il bello, o forse, la cosa più folle, è che non l'ha trasmessa nessuno, nè tanto meno è stata riversata in rete.
Chissà, forse qualche internauta, adesso, si metterà a cercarla...

con consapevolezza amara
B.S.

Carlo Bertani ha detto...

Non fatevi ingannare dall'apparente normalità: quello che sta andando in pezzi è il rapporto fiduciario fra lo Stato ed i suoi dipendenti, antico almeno sin dai Longobardi.
Sarà una frantumazione silente ed inarrestabile. Quando il medico e l'insegnante iniziano a pensare "e che mi frega" è la fine di una società.
Ciao a tutti
Carlo

Orazio ha detto...

Voglio vedere le reazioni di tutti coloro che andranno in pensione e si vedranno rateizzata la liquidazione. Ricordo a tutti che sono soldi nostri e che lo Stato trattiene indebitamente dopo il pensionamento. Berlusconi sta facendo del male a chi pensa non servirgli per vincere le elezioni. Conta su coloro che lo votano per fede e clientelismo. Bah vedremo se dopo che le regioni e i comuni, a causa della sua manovra, aumenteranno anche del doppio l'irper regionale e comunale avrà ancora il 60% di gradimento

Ciao Carlo

Carlo Bertani ha detto...

ma non è vero che abbia tuto quel gradimento, sono solo bufale mediatiche.
Anche in termini di voti, fra lui e la Lega non arriva a prendere che 30 italiani su 100.
Il problema, l'ho sempre detto, è il nulla che c'è dall'altra parte ed alternative inconsistenti come quella di Grillo.
Questo è il dramma, una legge elettorale blindata, non il "sentire" degli italiani: oramai, i voti che ha sono solo comprati.
Ciao
Carlo

Alex ha detto...

Carlo, l'eolico è maturo! Molto probabilmente anche da noi, tra non molto, si costruiranno dei grandi parchi eolici offshore. Ma non perchè ci sia dietro una qualche visione o sulla spinta di chissà quale piano energetico. Più semplicemente, la politica, ahimé, ha fiutato il business (il caso Verdini è solo il primo a cui, temo, molti altri seguiranno), ed allora ci si butta a pesce.
Le conseguenze saranno le solite: incompetenza, corruttele varie con conseguenti ritardi e costi di realizzazione mostruosamente gonfiati, scelta di campi offshore dove l'offshore è simpaticamente a tre miglia dalla costa, ed altre amenità del genere.
Siccome siamo in Italia, le cose vanno sempre in un certo modo. Credo che sia proprio una questione genetica. Ce l'abbiamo scritto nel DNA, ostrega!
Per questo, nel frattempo, forse è meglio puntare non al grande impianto, ma bensì alla generazione medio piccola in tutte le sue molteplici e straordinarie forme.
La tecnologia ci consente di collegare tutte queste fonti di energia a formare una rete intelligente interconnessa. E la vera chiave di volta di questo sistema sta tutta nella creazione di una "rete attiva" cioè una rete che sia in grado di controllare e gestire la potenza assorbita o generata da tutti i carichi ed i generatori presenti nella rete.
Una rete intelligente è in grado di risolvere anche il problema tipico delle generazioni distribuite quando si utilizzano generatori da fonti rinnovabili, ovvero il problema della discontinuità.
Se, ad esempio, utilizzo dei generatori eloici, siccome il vento è discontinuo, non posso garantire la continuità della fornitura. Questo limite si solito si supera con la realizzazione di un sistema di back-up, in grado di sopperire alla eventuale mancanza di vento.
Se però le varie centrali eoliche sparse sono attivamente interconnesse, il sistema di back-up diventa la rete medesima, poiché da qualche parte il vento è sempre presente.
Al di là dei differenti problemi tecnici che si possono incontrare nella progettazione e nella realizzazione di un insieme di poche grandi centrali che fanno parte di una tradizionale rete passiva o di tanti piccoli generatori connessi in una rete attiva, ed al di là dei vantaggi o degli svantaggi che l'una o l'altra soluzione possono avere, quello di cui si deve tener conto in Italia è il problema politico, come accennavo all'inizio del mio commento. Per come è fatto il nostro paese e per come è cambiato nel corso degli ultimi venti anni, cosa è più concretamente realizzabile qui da noi? Cosa riuscirebbe meglio? Grossi impianti o rete distibuita?
Io propendo per la seconda. Anche perché, la costruzione di centrali medio piccole è più facilmente controllabile dai cittadini poiché essi o intervengono direttamente nel processo di realizzazione (costruendosi un generatore in casa) o sono in grado di verificare più da vicino quello che sta avvenendo intorno alla costruzione della piccola centrale nel proprio quartiere o nel proprio paesino.

E' chiaro che, per poter far partire e realizzare un progetto del genere, c'è bisogno di adeguate agevolazioni legislative che compensino il differente costo dell'energia tra vecchio e nuovo. Insomma, ci vuole comunque l'incipit della politica....e qui bisogna lavorarci parecchio su...

Certo, se poi in tutto questo discorso provassimo anche a creare le basi per iniziare a realizzare dei cambiamenti che ci portano verso la decrescita, bé, avremo fatto un bel passo avanti.

Ciao,
Alex