28 novembre 2009

Curiosità curiose

“…vi faccio la barba, o la fate da sé?”
Fabrizio de André – Don Raffaé – dall’album Le nuvole – 1990.

Dopo mesi nei quali tutti guardavano alla Presidenza della Repubblica come ad un faro, l’unico rimasto nella Italian Banana’s Republic, il Presidente Napolitano ha gelato tutti, richiamando la Magistratura: “nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento”[1].
Ohibò, mi son detto, che Napolitano sia stato colto da Alzheimer?

In modo un po’ contorto, la frase ci potrebbe stare, ma c’è una sola persona alla quale la Costituzione affida il delicatissimo compito di mandare a casa il Parlamento (e, di conseguenza, il Governo in carica, salvo per l’ordinaria amministrazione): lui stesso.
Non m’invento nulla:

art. 88. Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tali facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato.

C’è da chiedersi perché i costituenti giunsero a scrivere una norma così chiara e senza nessuna ulteriore precisazione o limite: il potere di sciogliere le Camere, da parte del Presidente, non è temperato da nessun comma aggiuntivo.
La norma sembra discendere direttamente dagli Statuti Albertini, che assegnavano al Re poteri quasi assoluti (diremmo oggi) sulla nomina dei Ministri e delle Camere, rimasti in vigore fino alla caduta della Monarchia Sabauda.
Probabilmente, la ragione che condusse ad affidare alla Presidenza della Repubblica un simile potere, non fu per continuità con il Regno d’Italia, bensì per cautelarsi da eventuali “caudilli” che avessero dominato il Parlamento con vari mezzi. Mussolini, dominò e svuotò di reale potere il Parlamento grazie all’appoggio della Monarchia, ma anche con l’aiuto delle milizie fasciste.
Nel 1947, dunque, la “scottatura” del Fascismo bruciava ancora, al punto d’affidare alla Presidenza della Repubblica un potere/dilemma molto gravoso, ossia decidere se chi governava fosse ancora degno di farlo, anche se avesse avuto la maggioranza parlamentare per farlo.

In questi giorni, ha stupito non poco la veemenza con la quale l’ex presidente Ciampi sembrava voler rammentare all’attuale inquilino del Colle i suoi poteri[2]:

“Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all'opinione pubblica.”

Questo passaggio lascia qualche dubbio, perché Ciampi firmò il lodo Schifani, al pari del lodo Alfano di Napolitano, ma chi s’affretta a porre questa critica (dimenticando che Ciampi s’oppose alla legge Gasparri e ad altre leggi del Cavaliere) non soppesa, a mio avviso, sufficientemente un’altra parte dell’intervista:

“Viviamo un tempo triste. Negli anni finali della mia vita, non immaginavo davvero di dover assistere ad un simile imbarbarimento dell'azione politica, ad una aggressione così brutale e sistematica delle istituzioni e dei valori nei quali ho creduto…”

E ancora:

“È in corso un vero e proprio degrado dei valori collettivi, si percepisce un senso di continua manipolazione delle regole, una perdita inesorabile di quelli che sono i punti cardinali del nostro vivere civile.”

In effetti, ci sono delle differenze fra le due situazioni: nella precedente legislatura di Berlusconi, i rapporti di forza all’interno del Parlamento non erano squilibrati come oggi. Grazie alla “Calderol Porcata”, tre milioni d’italiani non hanno più rappresentanza parlamentare, e sono quasi tutti della sinistra.
Ciò ha condotto Berlusconi – uomo che mal sopporta l’equilibrio dei poteri – a ritenere d’aver vinto l’Italia al Lotto: da quel momento, è iniziato uno stillicidio di leggi ad personam, un legiferare confuso e quasi “on demand”, e sono sempre leggi che “rispondono” ai desideri della sola maggioranza. Ad esempio, la “demolizione” della scuola – sottraendole quasi 8 miliardi – per far cassa e pagare l’abolizione dell’ICI per i redditi più elevati (per quelli più bassi, l’aveva già abolita Prodi).
Non mancano mezzi e mezzucci, come il “nascondere” provvedimenti di spesa nei vari decreti “milleproroghe”, cercando in questo modo di vincere con la “sorpresa” o con la distrazione.

Tornando alla nostra domanda iniziale, allora, dovremmo chiederci quale sia il “limite” che un Presidente può sopportare prima di rimandare a casa le Camere ed il relativo Governo, perché quella norma – se è stata scritta così chiara nella Costituzione – un significato l’avrà. Poiché, non usare quella prerogativa, potrà domani essere rigettato dagli storici come un atto dovuto e non attuato.
Ovviamente, Ciampi non potrebbe mai invitare a chiare lettere il suo successore a percorrere quella via però, quelle parole così gravi sull’imbarbarimento della politica, sembrano quasi un messaggio subliminale.
C’è da chiedersi se il Presidente Pertini avrebbe sopportato fino a questo punto: avendo conosciuto e frequentato una persona a lui molto vicina, la mia opinione è che da un pezzo si sarebbe tornati a votare.

In ogni modo, anche la Presidenza della Repubblica – come ogni aspetto della vita politica italiana – ha le sue curiosità, che sono spesso motivo di sottili dietrologie.
Da quali ex stati risorgimentali sono giunti i Presidenti?
Si fa presto a dirlo:

Regno di Sardegna: 6 (Einaudi, Segni, Saragat, Pertini, Cossiga e Scalfaro)
Regno delle Due Sicilie: 3 (De Nicola, Leone e Napolitano) ma, attenzione, tutti rigorosamente napoletani.
Granducato di Toscana: 2 (Gronchi e Ciampi)
Stato della Chiesa: 0
Lombardo Veneto: 0
Altri: 0

Nessun Presidente è giunto dall’area adriatica, mentre Sardegna-Sicilia, il match delle isole maggiori, è fermo sul 2 – 0.
Cinque regioni hanno avuto ben 11 presidenti, le altre quindici nessuno.
Lombardia, Triveneto, Emilia…e via, giù fino a Lecce, nemmeno un Presidente.
Lo Stato della Chiesa – forse punito? – proprio niente.
Curioso, vero?
Chissà se la ragione di questi strani “regionalismi” – spicca la metà dei Presidenti all’ex Regno Sabaudo – non c’entri qualcosa con certe lobbies palesi, per nulla occulte, da sempre attive a Roma…chissà…nessuno c’aveva mai pensato, vero?

Nell’attesa che Napolitano soppesi l’invito di Ciampi, complottisti di tutte le parti, razze e religioni, d’Italia e d’Oltremare: scatenatevi!

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13 commenti:

stefano ha detto...

Visto comunque che questo presidente è stato eletto da uno dei parlamenti più mafiosi di sempre, forse mi chiedo avrà la pistola puntata alla tempia..... ???

Orazio ha detto...

Le difficoltà di Napolitano ad affrontare il Cavaliere nero sono uno dei motivi che mi fanno pensare che il nano eroticus si manterrà al potere per anni. La scommessa con Carlo parte da questi presupposti. La potenza del cavaliere nero è infinita e tiene sotto ricatto l'Italia che conta e domina la massa dei beoti italiani. Con mio immenso dolore vincerò la scommessa. Uno che parla di guerra civile e non suscita un moto d'indignazione in tutto il paese è uno che ha seppellito la democrazia facendo nascere l'autocrazia personale. Tristi tempi attendono l'Italia.

Ciao Carlo

Carlo Bertani ha detto...

Beh, Stefano, che questo sia un Parlamento mafioso non ci piove. Le prime votazioni videro lo scontro fra Marini ed Andreotti: evidentemente, entrambi troppo "sbilanciati". Marini uomo tutto di un pezzo, ex ufficiale degli Alpini...Andreotti, beh...il cadavere di Salvo Lima ancora grida.
Napolitano parrebbe la giusta sintesi: dalla rudezza di un ex alpino, alla melliflua arrendevolezza di un ex democristo di mille cotte, ecco apparire il mancato suocero di Marianna Madia, divenuta giovanissima mascotte del PD. Altro da dire?
Certo, Orazio, il partenopeo se la fa sotto, bien sur.
D'altro canto, non a caso ho aggiunto quella curiosa nota "storiografica" sulla provenienza dei presidenti.
Di De Nicola si scrisse: "Senatore, si dedida a decidere, per accettare se accetta".
Capito mi hai?
Ciao a tutti
Carlo

Orazio ha detto...

Si Carlo, ma non mi hai detto se hai cambiato idea sulla sopravvivenza politica del Cavaliere nero. Forse ti sei accorto che la sua forza mediatica è invincibile?

Carlo Bertani ha detto...

Orazio, oramai il dado è tratto: il 31 Marzo secondo me. Altrimenti, caffé!
Ciao
Carlo

Alex ha detto...

Caro Carlo,
come ci ricordi, l'art. 88 dice che per sciogliere le camere il presidente deve sentire i rispettivi presidenti. Già. Ma che vuol dire "sentire"? Gli fa un fischio? Una telefonata? Basteranno degli SMS? La norma costituzionale è volutamente secca e molto generica, non potendo prevedere le mille situazioni che potrebbero presentarsi. L'interpretazione viene poi demandata alla "prassi". Ma mentre la prassi ormai esiste quando si sciolgono le camere per fine legislatura o mancanza di maggioranza, per situazioni eversive la "prassi" non può esistere data l'eccezionalità dell'evento.
Per questo tipo di situazioni, quel che conta non è la prassi (che appunto non esiste), ma l'avere "le palle". Napolitano "nun tiene e ppallle a sotto" come direbbe qualche suo conterraneo.
Certo, noi non possiamo sapere il perchè di questo suo stare sulla difensiva. Magari per semplice gratitudine, visto che sono loro che li ce lo hanno messo, alla quarta votazione se non ricordo male.
Comunque, almeno formalmente è ancora tutto in regola: la maggioranza c'è, il governo incassa fiducie su fiducie, il presidente del consiglio è ancora incensurato (ha solo qualche prescrizione...), le leggi che fanno non sono poi così schifose, costituzionalmente parlando (e quando lo sono, ghe pensa la corte costituzionale), insomma apparentemente tutto in regola.
E noi italiani all'apparenza, alla finzione, ci siamo talmente abituati, anzi assuefatti, che, dopo essere stai governati prima per vent'anni da uno che, avendo venti carri armati, li faceva sfilare con tecniche dissimulative in modo che sembrassero 2000; e poi per più di quarant'anni per interposta persona (vedi CIA et governo americano), alla fine non abbiamo resistito al fascino delle palle premiando ancora una volta chi le sparava, e continua ancor oggi, più grosse degli altri.

Ciao,
Alex
P.S.: Orazio e Bertonide, ehm, cioè, volevo dire Bertani, volete continuare con 'sta storia del caffé fino a marzo p.v.???

Carlo Bertani ha detto...

Sì, Alex, è vero: formalmene il Paese va avanti. Nella realtà, va indietro come i gamberi: letto l'intervista di Rubbia su Repubblica?
Il vero problema è la colossale finzione alla quale si presta Napolitano: il piano della P2 era un piano eversivo, ed è stato attuato.
Nessun parlamentare viene più eletto, bensì indicato dai partiti a scatola chiusa: non a caso ho citato gli Statuti Albertini.
Possiamo ancora parlare di democrazia a questo punto? E, senza democrazia vera, il Paese è fermo.
Per quano riguarda gli Orazi e i Curiazi beh...erano dei giocherelloni, come noi due...ma stavolta saremo noi a vincere!
Ciao
Carlo

Orazio ha detto...

Carlo io sarei gli Orazi e tu i Curiazi, ma non lo vedi che Lui e Bossi hanno messo all'angolo Fini che presto andrà esule in America, come don Sturzo. Diceva quello che la storia si ripete come farsa. Speriamo per la nostra poca, pochissima libertà e democrazia.

Ciao
Orazio
Qui in Sicilia circa 300 presidi dopo aver vinto un concorso truccato e non aver ottenuto la sanatoria da Napolitano e Maria Stella stanno andando a Roma, volevano incontrare Berlusconi, ma si dovranno accontentare di Maria Stella. Che presunzione questi presidi a pensare che Berlusca avesse tempo per sanare i loro imbrogli. Il potere ubriaca, dicono, se sono il principe della mia scuola, allora sono alla pari del Signore d'Italia.

Carlo Bertani ha detto...

Ma, Orazio, dopo aver conosciuto i vecchi Presidi - quelli che, ancora, si ritenevano soprattutto i gestori della didattica, i "capi" dei docenti - e gli odierni Dirigenti Scolastici (non aggiungo aggettivi) ancora ti stupisci? Mi stupirei del contrario.
Ciao
Carlo

PS: Ehi, "Orazio", guarda che la tattica di scappare per dividere gli avversari la conosco -))

Alex ha detto...

Insonne, volevo sottoporvi le seguenti riflessioni.
Ma in Italia la democrazia è mai stata attuata veramente e compiutamente? A me pare di no. E del resto è impossibile che ciò possa accadere. Credo che il problema stia nel fatto che il concetto di democrazia al quale ci vogliamo adeguare sia un tipo di democrazia che male si confà alle nostre caratteristiche di popolo. E' una democrazia che va bene per i popoli anglosassoni, teutonici, gallici, ma non certo per noi discendenti delle genti romane.
Ora, finalmente, c'è qualcuno che stà provando a disegnare un modello di democrazia più adatto al carattere italico. Molti di noi non si rendono conto di questo fatto epocale e in maniera miope sono tutti lì a dargli addosso. Ma è possibile una simile superficialità?
Orazio! Perchè ti lamenti dei tuoi colleghi aspiranti presidi che rivendicano il loro diritto ad essere italiani fino in fondo ?
Per quanto riguarda il povero Rubbia....anche per lui vale il detto "nemo propheta in patria sua". Dopo la triste esperienza della sua breve e tumultuosa presidenza all'Enea è approdato nei lidi Iberici dove ha trovato conforto e pecunia.

Vale habeque somnia suaves!
Bona nox
Alexus Curazio Pisellonio
(Tribunus Plebis et Imperium Proconsulare Maius)

Orazio ha detto...

Non sono assolutamente d'accordo sul fatto che in Italia non vada bene la democrazia per i popoli anglosassoni, teutonici e gallici, ma per noi discendenti delle genti romane no. Questo non è vero, sono state l'elites italiane che hanno tenuto il popolo loro sottoposto a democrazia a scartamento ridotto e quindi vanno da anni dicendo che in Italia quella non va bene. Il fatto che qualcuno che stia provando a disegnare un modello di democrazia più adatto al carattere italico e che molti di noi non se ne rendano conto di questo fatto, è la prova che le elites stanno confezionando una democrazia adatta a loro e utilissima a limitare le richieste di giustizia sociale ed eguaglianza economica. Il cavaliere nero né è il capo e il più adatto a costruirla, per questo sono sempre più convinto che il cav. nero non lo caccia via nessuno. E' il più adatto a trasformare l'Italia in un paese sud-americano anni '50.
Infine quei presidi possono esibire i loro compiti corretti alla velocità della luce, come ha scritto in un sentenza passata in giudicato il CGA (Consiglio di Stato in Sicilia). I presidenti delle commissioni giudicanti chiamati a giustificare questa velocità hanno dichiarato che loro correggevano "icto oculi", cioè con lo sguardo. Sarebbe carino che questi presidi, quando saranno ricevuti dalla Gelmini esibissero i loro temi corretti con lo sguardo.

Ciao a Carlo e ad Alex.
Orazio

doc ha detto...

Lui- King Giorgio- e' un "napolitano" di potere, o se piu' vi piace "appartiene al palazzo" fin dai tempi (se non da prima ancora) della sua investitura a presidente della camera, sfociata poi, nel 96, a ministro degli interni, subito dopo tangentopoli, facendo subito capire che si sarebbe fatto i kz suoi; e che non avrebbe aperto nessun armadio...proprio per paura di trovarci scheletri...vistosamente familiari.
Se poi si leggono le "sue motivazioni" all'apposizione della firma a quella autentica porcata giuridica, nota come lodo (che ci azekka??) alfano, se ne ha una conferma...

Ma e' altrettanto vero, almeno per me, che le esternazioni di Ciampi siano un po', come dire, tardive,e forse fuori tempo massimo.

Certo i tempi sono diversi per una serie di motivi e circostanze anche pratiche, ma in comune ad entrambi sta la possibilita'reale, tangibile e quanto mai sfruttabile, che sia il Presidente della Repubblica a nominare il presidente del consiglio, il quale, come tutti gli altri rappresentanti, direttamente o indirettamente, del popolo devono avere qualita' etiche, morali al disopra di ogni sospetto...
E questo e' un principio certamente "implicito" ma che permea tutta la Nostra Costituzione al quale forse solo un Presidente come Pertini avrebbe potuto dare piena attuazione..
Donato Curcio

Carlo Bertani ha detto...

Beh, confesso che a me piacerebbe molto vivere un po' in quella gelida democrazia del Nord.
Forse perché sono nato ad uno sputo dal confine? Non lo so, però credo che mi troverei meglio.
Vi porto un esempio.
Ho appena acquistato una barca a vela d'altura, che necessiterà di tre anni di lavoro per essere rimessa in acqua. Altrimenti, col cavolo che potevo permetterla.
Ovviamente, sono andato a vedere le legislazioni per capire i miei doveri.
In Italia, fai quello che vuoi entro le 6 miglia, dopo scattano le patenti nautiche.
In Francia, controllano molto la fascia costiera, ma se vuoi andare in mare aperto nessuno ti ferma né ti chiede nulla. Della serie: se sei un pazzo, fidati solo della Guardia Costiera e dei soccorsi (che possono arrivare quando sei già a mollo).
Risultato: in Italia, i morti ammazzati li fanno le moto d'acqua, mentre in Francia non ci sono notizie allarmanti di naufragi in altura.
Alors? On y va chez les Gaulois?
Bonne nuit a tout le monde
Charles