09 settembre 2009

Interi, o a pezzi

Tale era lo sconforto in cui si muoveva allora la nostra anima nera, che accettavamo di essere una tabula rasa, una razza, quasi un continente che durante 30.000 anni non aveva pensato nulla, scritto nulla, dipinto nulla, scolpito nulla, cantato nulla, danzato nulla. Un nulla sul fondo dell’abisso che sapeva solo implorare e ricevere; una docile cera nelle mani del dio bianco dalle dita rosee, con gli occhi azzurri come il cielo.”
Léopold Sédar Senghor, Negritude et marxisme, 1969.

Recentemente, a seguito dell’inchiesta condotta dal giornalista svedese Donald Boström sul traffico d’organi, è scoppiata un po’ di bagarre: addirittura, incidenti diplomatici fra la Svezia ed Israele. Vorrei, visto che sono stato il primo a scrivere un libro in italiano sul traffico d’organi[1], cercare di spiegare cosa ci può essere di vero, oppure se si tratta di una montatura.
Desidero sgombrare il campo da possibili illazioni per un mio interesse editoriale: non scrivo più per Malatempora da parecchi anni, non so nemmeno se il libro sia ancora in catalogo e non percepisco diritti d’autore. Questo, per chiarire subito i confini di questo articolo.

Ciò che più impressiona, nei reportage di Donald Boström, sono le fotografie: è evidente che quei corpi hanno subito, al minimo, un’autopsia, un prelievo d’organi – soltanto dalle foto – non è dimostrabile.
A voler essere più realisti del re, possiamo affermare che anche le immagini possono essere modificate, e non sarebbe la prima volta: ricordiamo, ad esempio, la colossale “bufala” del cosiddetto “Massacro di Timisoara”, che servì per abbattere Ceausescu in Romania nel 1989. In parole povere, giornalisti occidentali corruppero i becchini di Timisoara, fecero disseppellire dei cadaveri, li filmarono e costruirono le “prove” dell’inesistente massacro. Chi vorrà, potrà trovare ampia documentazione di questa “bufala” sul Web[2].

Ciò che, invece, insospettisce è che gli israeliani perdano tempo ad eseguire autopsie sui cadaveri dei palestinesi: perché mai dovrebbero farlo? E perché sono sempre dei giovani?
Nel mondo del trapianto clandestino, la giovane età è considerata una prima garanzia: difficilmente gli organi sono deteriorati e diminuiscono i rischi di malattie virali o batteriche, in primis l’AIDS. Insomma, “la merce” è difficilmente avariata.
Il secondo dato che salta fuori, analizzando la situazione israeliana, è che il Paese ha uno dei più bassi tassi di donazione al mondo, mentre le assicurazioni sanitarie “coprono” buona parte delle spese mediche.
Ad esempio, così s’esprimeva il dottor Michael Friedlander – primario di nefrologia all’Haddassah University Hospital di Gerusalemme – già negli anni ’90:

Il 25% circa dei miei pazienti, ha reperito un rene all’estero.”

Il dottor Friedlander fu una delle poche voci fuori del coro, ovvero uno dei pochi che ammisero il traffico clandestino, il quale fioriva in Israele per due sostanziali ragioni: i pochi donatori – effetto dell’ortodossia religiosa, per altro molto simile ai dettati delle altre religioni monoteiste – e le assicurazioni sanitarie che elargivano copiose somme per i trapianti. Ad esempio, un trapianto di rene era finanziato con 40.000 dollari, che coprivano già una parte dei costi.

Queste, però, non possono essere considerate “prove”, ma una serie d’indizi che hanno coerenza interna, ossia valide inferenze in un quadro d’ipotesi. Le prove, però, sono altre e ci sono tutte.
La presenza, nella vicenda, del dottor Zaki Shapira – il quale diresse l'unità trapianti del Centro Rabin di Petah Tikva in Israele – è una di quelle “pistole fumanti” che si notano a chilometri di distanza. Perché?
Poiché Shapira fu il destinatario, insieme al collega turco Jusuf Erçin Somnez, di un provvedimento ufficiale della sanità pubblica turca: scoperti a praticare trapianti d’organi provenienti dal mercato clandestino da un giornalista della TV turca – Mehmet Ali Onel, il quale lavorava per il programma televisivo “Arena”, simile ai nostri “Striscia la Notizia” o “Le Iene” – furono obbligati a lasciare le strutture pubbliche nelle quali operavano.
In quel caso (siamo nel 1998), i “donatori” venivano reclutati in Moldavia e Romania: chi vorrà, potrà leggere le “gloriose” gesta del dottor Somnez (soprannominato “L’Avvoltoio”) nel mio “La fondina fumante[3], il quale, l’anno seguente, era già a caccia d’organi in Kosovo (c’era la guerra…), al punto di ricevere un mandato di cattura internazionale dall’Amministrazione Internazionale del dopoguerra. Ovviamente, è uccel di bosco.

Il traffico internazionale d’organi è una tale sabbia mobile da confondere giornalisti e magistrati, poiché le cifre in gioco sono tali da rendere possibile qualsiasi disinformazione: un corpo sano, nel nuovo mercato nero della schiavitù “a pezzi”, può valere più di 100.000 dollari[4]. Io stesso, quando scrissi “Ladri di organi”, non sapevo che Shapira fosse israeliano: siccome era stato allontanato dalle strutture pubbliche turche insieme a Somnez (che è turco), conclusi che anche Shapira lo fosse. E invece…

Un altro fatto, citato negli articoli che hanno seguito l’accusa di Donald Boström, è la presenza di molti israeliani in Sudafrica, dove si recavano per ricevere organi: qui, non siamo nel campo delle illazioni, poiché vi sono dati certi.
Nel Novembre del 2003, la polizia sudafricana (quella di Mandela) fece irruzione nel St. Augustine Hospital di Durban, e scoprì decine di pazienti che attendevano un trapianto: c’erano parecchi israeliani, ma c’erano anche europei, americani, ecc.
Ciò che fece inorridire i magistrati sudafricani fu la presenza, nelle corsie, di malati che non attendevano un rene, bensì un cuore: ora, è evidente che un “donatore” di cuore – a differenza del rene – non può essere in vita. Qual era la provenienza degli organi?
Qui, rientriamo nel campo delle supposizioni, che sono tali soltanto perché nessuno che ha il potere di farlo si prende la briga d’indagare, o – se lo fa – viene “cortesemente” invitato a desistere, come accadde al povero Francisco Cuamba, una sorta di “De Magistris” del Mozambico. E, in questa vicenda, c’entra anche l’Italia.

Negli stessi anni nei quali la polizia sudafricana fa irruzione al St. Augustine Hospital di Durban, un bianco sudafricano – tale Gary O’ Connor – “emigra” in Mozambico: con Mandela, l’aria è cambiata.
Chiede alla municipalità di Nampula, in Mozambico, la concessione di un vasto territorio per impiantarvi un allevamento di polli, e la ottiene: caso strano, in quella tenuta c’era un piccolo aeroporto abbandonato, costruito tempo addietro dai portoghesi.
Nessun pollo viene mai allevato da Gary O’ Connor, mentre la pista viene immediatamente rimodernata e, poco dopo, iniziano le sparizioni, soprattutto di bambini. Aerei da turismo decollano, nottetempo, dalla sua tenuta e non si sa dove vadano.
La popolazione del luogo, però, inizia a ritrovare nelle boscaglie i corpi squartati dei bambini spariti: ovviamente, gli organi interni sono scomparsi.
La vicenda è complessa e c’è anche l’assassinio di una religiosa luterana brasiliana che s’era opposta con troppo veemenza: fu ritrovata in casa, con il cranio fracassato. E’ già iniziata la veloce “ripulitura” di tutti i siti che narravano la vicenda, ma nell’articolo riportato in nota[5] si può ancora capire cosa successe: Gary O’ Connor era anche il provider Web di Nampula (!).

Curioso ed agghiacciante, il fatto che i religiosi del Mozambico riuscirono a squarciare la cortina di silenzio mafioso che li opprimeva, ed il quotidiano spagnolo El Pais decise di pubblicare la vicenda (a quel punto, avrebbe avuto rilevanza internazionale), ma lo fece l’11 Marzo 2004, il giorno delle stragi sui treni! Coincidenza? Probabile: certo che – se a pensar male ci si azzecca – la cosa insospettisce. Non dimentichiamo che il traffico d’organi fa parte del circuito delle mafie internazionali.
Il 16 Novembre del 2004, finalmente – è il caso di dirlo – approdano alla Commissione Affari Esteri e Comunitari della nostra Camera padre Benito Fusco e suor Juliana Maria Calvo Arino, che furono protagonisti in quelle vicende.
Furono ascoltati dai parlamentari: Mario Baccini, Dario Rivolta, Gennaro Malgieri, Alberto Michelini, Marco Zacchera, Valerio Calzolaio e Claudio Azzolini: il verbale è il numero 7-00495[6] e chiunque potrà rendersi conto di quanto avvenne leggendolo.

In buona sostanza, i nostri parlamentari affidarono all’allora (ed attuale) Ministro degli Esteri Frattini il compito d’inviare gli ispettori del RIS di Parma per far luce sulla vicenda, giacché il povero dottor Cuamba – il magistrato di Nampula, il quale aveva osato chiedere il fermo giudiziario di O’Connor e della moglie – aveva rischiato, a sua volta, di vedersi “arrestare” in aula dalla polizia privata del sudafricano (!).
E’ inutile ricordare che nessuno partì mai dall’Italia – la quale, all’epoca, aveva un contingente militare in Mozambico – e che la vicenda finì nel dimenticatoio. Alcune voci ipotizzarono pressioni sui religiosi, per salvaguardare la fragile pace in quel Paese, ottenuta tramite la mediazione della Comunità di S. Egidio, ma non si può provare nulla in merito. Purtroppo, il traffico d’organi è un’Idra ben nascosta e potente.

Invece di gettare fango sulle rivelazioni di Donald Boström, dovremmo chiederci cosa sta succedendo, e non è difficile capirlo: nelle periferie del Pianeta – nei “Bantustan” palestinesi, africani, sudamericani, asiatici, ecc – la vita di una persona non vale niente. Se, invece, viene avviata al mercato degli organi, miracolosamente si trasforma in un capitale di centinaia di migliaia di dollari. C’è bisogno d’aggiungere altro?
Nel liberismo selvaggio che ci propongono come panacea per tutti i mali, ciascuno ha il suo tornaconto: la sanità pubblica, mediante i trapianti, viene sollevata dai costi delle dialisi, la Novartis – produttrice della ciclosporina, il farmaco anti-rigetto – fa soldi a palate, le cliniche ed i medici s’arricchiscono. Tutti felici e contenti.
Nelle periferie del Pianeta qualcuno ci lascia la pelle? E chi se ne frega! E’ semplicemente la nuova tratta degli schiavi: interi, o a pezzi, basta far soldi.

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1 commento:

luca ha detto...

Caro Carlo,
leggo da parecchio tempo i tuoi articoli, specialmente quelli che pubblichi su CDC. Mi permetto di darti del tu per un senso di comunanza che si sviluppa quando ci si sente vicini a chi scrive ed ai pensieri che questi scritti comportano... sono un buon lettore ma difficilmente intervengo nelle discussioni, di qualunque sito. Mi limito ad osservare, ma non per questo vuol dire che non abbia opinioni a riguardo. Una passività che sfogo più a parole, un po' per mancanza di tempo, un po' perchè sono insegnante all'università e credo molto nella comunicazione diretta e nell'apprendimento/insegnamento tra docente e studente in classe. Questa ovviamente è solo una piccola premessa per introdurmi a te, anche se non di persona. Il motivo per cui mi sono deciso a scrivere un commento - e spero proprio che tu lo legga! - a seguito di questo articolo non più recentissimo della tua produzione, è dovuto in qualche modo alla mia condizione attuale.
Non che abbia direttamente a che fare con il traffico di organi, sia beninteso! Solo che è da circa sette anni che mi trovo a vivere qui, ai bordi dell'Europa, ai confini del mediterraneo, in quella terra/ponte di mezzo che è chiamata Turchia e che ancora suona esotica agli occhi di molti. Più precisamente insegno in una università di Istanbul e mi occupo di storia dell'architettura e di progettazione. Da qui l'aria, non appesantita dagli italici giornali, anche se si continua a dire che questo paese non è il migliore per esportare idee ed atteggiamenti libertari od occidentalmente democratici, da qui - dicevo - si levano ogni tanto voci fuori dal coro e come anche tu hai più volte giustamente analizzato, si aprono vasi di Pandora che altrove sembra impossibile solo pensare di cercare. Bene, e qui arrivo al punto, è di ieri la notizia che è stata smantellata un'organizzazione mafiosa di trafficanti di organi con centro ad Antalia, nel sud del paese, ma con una rete un po' ovunque per tutta la Turchia. La vicenda sta facendo parecchio scalpore, ma ci sono stati parecchi arresti e testimonianza di gente che ha perso misteriosamente parenti o amici e di altri che, nella miseria delle storie turche terzomondiste del profondo Est del paese, erano costretti a vendersi i reni per comprare il trattore nuovo per continuare a coltivare i campi piuttosto che per pagare i debiti per i festeggiamenti di matrimonio del proprio figlio... insomma il solito schifo al quale purtroppo sembriamo ormai fin troppo abituati. Ti pregherei di cercare informazioni direttamente dai media turchi, alcuni dei quali pubblicano anche notizie in lingua inglese.
Per ulteriori chiarimenti sono comunque a tua disposizione.
Buon proseguimento di lavoro.

Con affetto,

Luca