18 settembre 2009

Chi è “nipotino” di Goebbels?

Devo confessare che mai avevo visitato il blog di Giorgio Israel: conosco il personaggio a grandi linee, e sono rimasto di sasso quando ho letto – in rosso, in alto a sinistra, bene in evidenza – la seguente avvertenza:

In questo blog la moderazione dei commenti è effettuata in modo molto selettivo. Inutile protestare.
Si rinvia al post del 25 gennaio 2009: “Continuiamo con regole nuove”.

Al che, vado a leggere il post indicato, e che ci trovo?

Quindi d'ora in poi questo è un blog dove si possono inviare commenti ma sapendo che compariranno soltanto quelli che reputo interessanti a insindacabile mio giudizio. Secondo criteri "meritocratici", tanto per essere coerenti con uno slogan sollevato in ambito scolastico. E chi non è d'accordo può sempre aprirsi un blog per conto suo (Petrolini docet).

In altre parole, il nostro vi dice: se scrivete cose che, in fin dei conti, concordino con le mie posizioni o, al più, non le disturbino troppo, sarete pubblicati. Altrimenti, ciccia: chi decide il merito? Lui.

Ovviamente, Giorgio Israel è padronissimo di fare sul suo blog quel che desidera – ci mancherebbe – ma questa non è la regola comune che la gran parte di chi scrive sul Web ha accettato: in pratica (io mi regolo così), si cancellano solo i commenti che contengono insulti, minacce, ecc e, se un commento ha poco senso, semplicemente lo si ignora. Tanto meno si esclude chi, argomentando e con educazione, critica le nostre posizioni: altrimenti, che senso avrebbe scrivere? Solo per farsi accarezzare?

Stanti i presupposti, il blog di Giorgio Israel non ha nessuna rilevanza nel panorama mediatico italiano, giacché è la proposizione in “salsa” Web dei metodi del suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi, il quale non si preoccupa d’elargire panegirici senza contraddittorio, melensi sermoni in completo soliloquio e lungagnate senza che, nessuno, possa contraddirlo. Punto.

Ora, il nostro solerte censore, si preoccupa ed urla ai quattro venti d’esser stato oltraggiato da un commento comparso su un forum di Comedonchisciotte.org: commento che – ai più che frequentano il sito – probabilmente era sfuggito.
Risulta curioso ed ilare il mezzo utilizzato da Israel per urlare il proprio dolore: “Signora maestra, Pierino m’ha punzecchiato con la matita!”. Curioso perché dei commenti sono responsabili gli inserzionisti (facilmente identificabili) ed ilare perché le maestre sembrano proprio il bersaglio preferito di Israel e della sorellastra Gelmini, come vedremo in seguito.

Chi scrive sul Web è abituato alle persone maleducate e violente: già lo afferma l’amico (che saluto) Miguel Martinez – da se stesso definito “traduttore di manuali tecnici”, da me ritenuto ispirato scrittore – il quale, semplicemente, dichiara d’ignorarli.
Per pura conoscenza di Israel, riporto il testo di una e-mail giuntami dopo un articolo nel quale criticavo la politica israeliana per la guerra nel Libano:

"Si dovrebbe vergognare, lei , solo di pronunciare la parola “Pulizia Etnica”.
I suoi simili, con l’odio per ciò che è diverso da loro sono coloro i quali hanno condotto pulizie etniche Lei non è diverso da un SS, con le sue frasi che traboccano un impressionante odio antisemita! Lei non sa cosa è stata la SHOA e le persecuzioni razziali.
Il suo articolo è delirante! Affermare che Israele ha condotto una pulizia etnica in libano vuol dire affermare il falso, scientemente. Lei per suo fortuna, non sa neanche cosa voglia dire vivere nel terrore che i propri figli possano non far ritorno a casa perché qualcuno ha deciso di far saltare in aria il loro autobus, lei non sa neanche cosa voglia dire doversi nascondere dai missili, dopo che il proprio paese è stato aggredito e due dei suoi soldati rapiti.
Con questa lettera non intendo assolutamente far cambiare idea ad un essere spregevole come lei ma semplicemente ricordarle che nella storia dell’umanità in tanti hanno provato ad annientare il popolo ebraico e nessuno vi è mai riuscito, sono tutti scomparsi o morti prima! Amalech, gli egiziani, i papi, i mussulmani, l’inquisizione, hitler.
Continuare a proteggere quella parte dell’islam che ha intrapreso una guerra contro IL NOSTRO MONDO DEMOCRATICO E LIBERO è semplicemente una manifestazione della sua pochezza e poca intelligenza.
Le auguro di provare sulla sua pelle molto presto cosa voglia dire perdere un proprio caro in un attentato terroristico che verrà compiuto non dagli Israeliani da lei tanto odiati bensì da un integralista islamico…..ma probabilmente anche in quel caso accuserebbe il popolo ebraico della sua disgrazia."
MArio Rossi
Walla! Mail

L’autore scriveva da un indirizzo relativo al sito riportato in nota[1], che fa capo alla nazione “più democratica” del Medio Oriente.
Questa è solo una delle tante e posso, all’occorrenza, spedire un CD con le nefandezze che ancora conservo: la maggior parte – come del resto afferma Martinez – è finita nel cestino.
Dunque…sarei un SS, un essere spregevole, un antisemita, poco intelligente…e si conclude con un bell’augurio di saltare per aria rivolto ai miei familiari. Che ne dice, Israel?
Come potrà costatare, la madre degli imbecilli è sempre incinta, sotto tutti i cieli.

Nulla da eccepire sul fraseggio e sui termini beceri rivolti ad Israel, Biagi e Brunetta: da tempo – e la dirigenza di Comedonchisciotte ben lo sa – mi batto perché tutti i commenti che contengono insulti siano eliminati. Mantenendo, ovviamente, la piena libertà di critica: in fin dei conti, però, pur usando un linguaggio che mai si dovrebbe usare, il senso di quel che s’andava dicendo (riguardo alle questioni del lavoro e del precariato, non certo per l’appartenenza religiosa) non è campato in aria.
Vorrei approfondire questo aspetto, poiché può diventare un terribile boomerang.

Come chi legge i miei articoli ben sa, spesso ci vado “giù pesante”: quante volte ho maltrattato Brunetta? Il problema non è farlo o non farlo, bensì attuarlo all’interno di canoni che non consentano all’avversario di fiatare: si può essere addirittura feroci nella critica, ma l’eleganza priva l’avversario dal poter aggrapparsi a qualsiasi appiglio.
Alcuni commentatori (una piccola minoranza, a dire il vero) invece, sembra che prima di scrivere non abbiano premuto sul pulsante “ON” del proprio cervello, tanto sono sguaiati e beceri nelle loro affermazioni, per nulla coerenti con le argomentazioni esposte: più volte ho pensato che commentino senza nemmeno leggere gli articoli. Ma c’è una seconda ipotesi.

Siano essi dei “Troll” oppure no, è troppo facile – protetti da un nick – lanciarsi nelle più becere e violente affermazioni, che servono proprio a screditare siti che possono dar fastidio ai poteri forti internazionali, alla Casta, ecc. Tanto, che si potrebbe tranquillamente ipotizzare che lo facciano su commissione.
L’intento di un “Troll” è proprio quello di privarci della possibilità d’esprimerci, a tutto vantaggio di chi ci opprime: perché lasciare loro questa possibilità? Ti piace insultare? Vai da un’altra parte.
L’esempio dell’antisemitismo è il più eclatante, poiché getta il sito in questione nelle fauci di chi ben sappiamo, ovvero di chi ha preparato questa trappola.
Questo comportamento, che potremmo definire ingenuo, lascia a personaggi come Israel, Stella e compagnia cantante la possibilità d’attaccare senza possibilità di replica e consente loro di nascondere ben altre magagne, che non c’entrano niente con le vicende storiche mentre, più prosaicamente, interessano molto da vicino la nostra vita di tutti i giorni. E, qui, hanno parecchie cose da nascondere: cosa c’è di più utile di un’accusa d’antisemitismo per coprire tutte le nefandezze del loro operato? Che sono molte, e che non c’esimeremo dall’approfondire.

Giorgio Israel è stato appellato, sulla stampa, come il “braccio destro” del Ministro Gelmini: non sapremmo tracciare con certezza i limiti del suo agire all’interno dell’Istruzione italiana, ma – vista l’importanza che il Ministro assegna al personaggio – dobbiamo concludere che le mani in pasta, per quanto riguarda le riforme in atto, le abbia, eccome.
Il nuovo sistema di reclutamento del personale scolastico, ad esempio, è stato ed è l’aspetto che più ha coinvolto Israel: ebbene, cosa afferma il Ministro al riguardo?

“L'avanzamento degli insegnanti non può essere solo basato sull'anzianità ma soprattutto sul merito, sugli obbiettivi raggiunti, sulla qualità dell'apprendimento. Questo passaggio necessita di una legge: mi sto prodigando – ha detto – perché il parlamento vari una legge trasversale, appoggiata dall'opposizione, che introduca il meccanismo della carriera e che preveda per il reclutamento veda una maggior autonomia delle scuole. Auspico che questa sia la legislatura in cui si addiviene a una soluzione stabile, non modificata al cambiare del governo”[2].

Il problema del merito, nella scuola, ma potremmo affermare nell’intera Pubblica Amministrazione, è – allo stesso tempo – un tormentone infinito ed un Cavallo di Troia.
Fu malamente affrontato da Berlinguer con il famoso “concorsone” – nel quale, mediante un concorso, si sarebbe stabilito chi fossero i meritevoli – ma quella forma era inadatta a fornire validi risultati, giacché le classi di concorso dei docenti (le materie che insegnano) sono moltissime, mentre erano previste soltanto due aree, umanistica e scientifica.
Inoltre, c’è un secondo problema: quali parametri scegliere per la valutazione? La conoscenza pura e semplice della disciplina? E’ raro, per non dire impossibile, che un insegnante vada in classe senza sapere cosa dovrà insegnare. La metodologia didattica, ovvero come insegnerà quelle cose? Le metodologie sono in simbiosi con la personalità del docente, che sceglierà quella più congegnale al proprio vissuto, carattere, ecc, e, in quel modo, offrirà il meglio di se stesso agli allievi.
Stabilire, per norma, una metodologia comune, quello sì che sa tanto di Minculpop o, addirittura, di Goebbels!

Il Cavallo di Troia che desiderano veicolare è invece quello che abbiamo evidenziato nella dichiarazione del Ministro: una maggior autonomia delle scuole. Perché?
Poiché – visto che è difficilissimo valutare il merito, sembrano affermare – allora tanto vale affidare il compito al Dirigente Scolastico. Tutti potranno rendersi conto di quanto questa scelta sia non solo fuorviante, bensì pericolosa: anzitutto, qualsiasi Dirigente Scolastico rileverà il merito secondo canoni del tutto personali, quando non – addirittura – clientelari. Non nascondiamoci dietro ad un dito.
Inoltre, una simile scelta – senza nessun contrappeso, visto che la Gelmini non ama molto le organizzazioni dei lavoratori – scatenerebbe una bagarre senza fine di veleni, accuse e ritorsioni: già qualcosa del genere avviene con la bella trovata di considerare la scuola come un’azienda (si parte da Bassanini in poi…), figuriamoci con un Dux che tutto decide!
Il tutto, poi, è un trastullo del nulla: si potrà obiettare che non sempre l’anzianità di servizio è coerente con una migliore efficienza nell’operare, però qualcosa significa. Visto che valutare il merito – a meno di farlo in cattiva fede, come sopra riportato – è impossibile, teniamoci un parametro che, almeno, ha coerenza. L’esperienza, di certo aiuta: altrimenti, perché Israel sostiene la necessità di un “apprendistato” in compresenza per i nuovi docenti? Se il docente anziano non fosse più esperto – e quindi più meritevole – la procedura non avrebbe senso.

La soluzione del problema è semplice: stabilito il personale necessario per la scuola (tratto dal numero di pensionamenti, ecc) c’è una via che ha funzionato per decenni a meraviglia: i concorsi! Lo Stato, anno per anno, assume per concorso secondo le necessità. In questo modo, il precariato sarebbe ridotto al minimo, com’era un tempo: perché Israel deve farfugliare una valanga di sofismi al riguardo? Per due motivi.

Il primo è che lo Stato deve risparmiare quasi 8 miliardi sulla scuola per “coprire” il “buco” lasciato dall’abolizione dell’ICI per i redditi elevati (per i redditi più bassi, già l’aveva abolita Prodi): insomma, per il gran cementiere di Arcore e per i suoi compari.

ll secondo, perché il precariato è in simbiosi con la controriforma delle pensioni di quel bel “farinello” di Damiano: se farete 12 anni da precario, ai fini previdenziali ne saranno conteggiati solo 9 (assunti a Settembre, licenziati a Giugno), cosicché non riuscirete mai a mettere insieme 37-40 anni di contributi!
In questo modo, vi toccherà lavorare fin quasi alla morte, e con i vostri contributi potranno pagare le sontuose pensioni del ceto politico e le succose “collaborazioni” come quella di Israel. Crediamo bene che il nostro emetta continuamente cortine fumogene!

L’impostazione di Israel è quindi la vecchia ed arcinota concezione gerarchica della società: una ristretta cerchia di “eletti” deve avere il potere d’imporre, proprio perché tali sono.
La vera ragione che è alla base di questa impostazione, deriva proprio da una diversa concezione della società, ed è questo il punto saliente. Per meglio comprenderlo, voglio accennare ad un intervento di Israel nella trasmissione “Otto e mezzo” del 8 Giugno 2008, visibile dal collegamento riportato in nota[3].

Israel porta l’esempio di una maestra elementare la quale, dovendo insegnare ai bambini le divisioni, propone un esercizio così fatto: dovendo dividere 300 per 15, li invita a disegnare 15 alberelli, sui quali dovranno apporre – in egual numero per ciascun albero – le 300 lampadine.
La madre di un allievo (docente di Matematica) protestò, affermando che la Matematica è nata proprio per velocizzare queste operazioni, e quindi non perdersi nelle lungaggini degli alberelli e delle lampadine: Israel, sposa la tesi della madre.
Questa posizione di Israel ci consente d’approfondire meglio il personaggio.

E’ ovvio che una semplice divisione ci toglie dalle angustie degli alberi e delle lampadine ma – stupisce che Israel non se ne renda conto! Uno che si picca d’essere consulente del Ministro! – il bambino non sa cosa sia quella “divisione”! In altre parole, l’esercizio grafico proposto è proprio il “percorso” che conduce a legare l’aspetto visivo (grafico) con quello concettuale (la divisione).
Fra l’altro, Israel non propone nulla d’alternativo: io non sono un maestro però, da quanto m’hanno raccontato maestre con grande esperienza, sfido chiunque ad entrare in un’aula elementare ed a scrivere sulla lavagna 300 : 15 =. Ne ricaverebbe solo visi silenti e nasi all’insù.
Come tutte le teorizzazioni – ed anche una semplice operazione aritmetica lo è – c’è bisogno di comprendere prima il fenomeno che le genera. Si potrà obiettare che esistono persone che meglio comprendono per semplice esposizione di concetti, mentre relegano l’esempio a semplice “verifica”, ed è senz’altro vero, ma le tipologie umane – nell’approccio alla conoscenza – sono più sfumate.

A questo punto, se volessimo seguire Israel, dovremmo iniziare a parlare di didattica, magari di maieutica, di metodi deduttivi ed induttivi, per finire con Russell e Popper. Invece, desideriamo che tutti comprendano le ragioni del contendere, ed useremo quindi un linguaggio semplice, comprensibile anche a chi non è addentro ai problemi della scuola.

Come ricordavamo, c’è chi preferisce l’esposizione di un concetto e relega l’esempio alla sola dimostrazione pratica della teorizzazione: altri, invece, partono dall’osservazione della realtà proprio per giungere ad una teorizzazione.
Sono due aspetti relativi alla personalità, che giustamente sono stati dibattuti dalla filosofia e dalla psicologia, ma che rimangono – per quanto riguarda l’apprendere – soltanto due diverse vie.
Gli insegnanti ben conoscono il problema e, senza porsi soverchi problemi, utilizzano entrambi i metodi secondo l’uditorio. Quella maestra, quindi, riteneva che l’approccio più adatto per quella scolaresca fosse partire dalla grafica.
La critica portata da Israel, dunque, supera il problema affermando che uno solo dei due metodi è accettabile e degno d’essere usato: guarda a caso, quello che privilegia la sola esposizione teorica e che non considera “degne” le altre vie. Perché?
Poiché Israel è un fautore del “merito” – e, nella sua accezione più ampia, tutti lo siamo – ma misura il merito adoperando metodi che sono soltanto una parte di quelli potenzialmente usabili: secondo Israel, gli allievi che non riuscivano a comprendere di getto il concetto di divisione, non avevano diritto alla più lunga “via grafica”.
Tutto ciò ha un solo significato: chi ci arriva ci arriva (secondo metodologie decise precedentemente, qui sta l’inganno, che è coerente con la decisione d’applicare il “merito” ai commenti del suo blog) e per gli altri…ciccia!

Ora, uscendo dalla scuola e dall’esempio proposto, non scorgiamo che tutta la compagine di governo, compreso il gran capoccia – e, Israel, essendo il “braccio destro” della Gelmini, non può nascondersi dietro ad un filo – si nutre proprio di questi concetti?
Ho ascoltato solo io, durante un dibattito elettorale fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi, nel 2006, affermare da quest’ultimo che “la sinistra desidererebbe che il figlio dell’operaio abbia gli stessi diritti di quello dell’imprenditore”? In quel momento, per chi non lo sapesse, Silvio Berlusconi attentò pubblicamente e gravemente alla Costituzione Repubblicana. E proprio qui è il punto.
Tornando al quesito posto prima dell’esempio delle lampadine: cosa ci distingue, partendo da diverse concezioni della società?

Le tipologie umane sono tantissime, diversissime e variegate, e qui non ci piove.
Possiamo quindi raffigurare graficamente (ah, qui, Israel già lancerà anatemi!) la società umana come una sfera – che, guarda a caso, è l’icona del Pianeta – nella quale giacciono culture attigue e più simili, insieme a culture più distanti e, quindi, con maggiori differenze. Oppure, applicare il modello della curva di Gauss, nel quale – in ogni modo – la diversità è rappresentata.
Entrambi i modelli (od altri), non negando ma accettando la diversità, sono di facile comprensione ma di non facile gestione: in altre parole, se si accetta la diversità (nella scuola, nel lavoro, nei rapporti internazionali, ecc) è gran fatica riuscire ad ottenere buoni risultati. Ci vogliono pazienza e metodo, riflessione ed analisi, tempo e disponibilità: è fatica, ma osserviamo, oggi, cosa significa non aver compreso l’Afghanistan, solo morti da piangere.

L’altra concezione della società, invece, proprio perché spaventata dalla complessità del vivere umano, non considera le differenze come ricchezza (nonostante la scienza, per il patrimonio genetico che si ritrae con l’estinzione di molte specie, c’avverta del pericolo) e finisce, con una semplificazione gordiana, per negarle.

Da questa negazione, che deriva dallo spavento, a fronte dell’immensità e della complessità del Cosmo, nascono culture improntate dalla gerarchia: la ferrea gerarchia diventa l’antidoto per “semplificare” fenomeni complessi, con accenni stocastici al loro interno, e tutto dovrebbe risolvere. L’incedere dell’attuale governo ne è intriso: tutti “semplificano”, ed il Paese va a ramengo.
Peccato che la gerarchia sia soltanto una sovrapposizione al reale il quale, in ogni modo, vince sempre. Esempio: dopo tanti anni trascorsi ad imporre la nostra gerarchia occidentale al mondo musulmano, dobbiamo arrenderci, a meno di riportare a casa ogni mese i nostri ragazzi nei sacchi di plastica.
Ecco, dove la gerarchia fallisce: sui monti afgani, nella scuola che vorrebbe occuparsi del solo 10% dei “migliori”, nella competizione forsennata del lavoro considerato come una corsa ad ostacoli, nei modelli prefigurati che il campione della mistificazione mediatica (e gran capoccia di Israel) – altro che Goebbels! – impone fraudolentemente e sprezzantemente, fregandosene della legalità (e Europa 7?) e mettendola sotto i piedi.
Perché? Ovvio: noi occupiamo il segmento più elevato della gerarchia, e siamo quindi autorizzati ad agire come desideriamo (Unti dal Signore, ecc).

Questa impostazione, lascia dietro di sé moltitudini di morti e di visi senza espressione, poiché privati della qualifica di civis, ossia della pienezza dei propri diritti. Cosa racconta la Storia, in merito?
La fine e l’inizio, la discriminante storica fra gli assolutismi e l’età relativista (tuttora in corso), può essere collocata nel Novecento, a ragione considerato come uno dei secoli più “densi” della Storia.
Non a caso, segmenti apparentemente distanti per cultura, oggi si saldano in un comune attacco al relativismo: la Chiesa di Ratzinger, i neocon statunitensi, l’attuale governo italiano, settori della finanza internazionale, ecc. Alcuni preferiscono riunirli in universali denominati “Illuminati” o cose del genere, ma poco importa.
Ciò che è interessante notare è che queste elite, ai vertici della piramide gerarchica, appartengono alla medesima visione: un diritto (non più divino!) mi consente di regnare, e questo mi è concesso perché gli altri – le formichine – non saprebbero farlo.
Ovviamente, finché si arrogheranno questo diritto, per le formichine non ci sarà mai speranza né la possibilità della prova.

Sappiamo quanto spregio essi abbiano per i comuni mezzi della democrazia: le macchinette elettorali di Bush, i trucchi mediatici di Berlusconi, le protervie finanziarie delle grandi banche internazionali, le menzogne di un giornalismo asservito ed ammutolito, ecc. Ovvio: siamo in alto – pensano – è nostro diritto.
Il desiderio, nemmeno poi così nascosto, è di ripercorrere – all’opposto – il cammino che fu intrapreso dal pensiero illuminista, poiché la ragione illuminista – che ha poi trionfato nel Novecento – ha lasciato una scia di sangue, e questo è innegabile. Ma, le scie di sangue – nella Storia – sono, purtroppo, l’evento più frequente.

Pur ammettendo le difficoltà insite nel relativismo, il fallimento del loro tipo di pensiero è nei fatti, sotto gli occhi di tutti: il sistema gerarchico vagheggiato da questa sorta di zotico neoplatonismo è un mondo violento come non mai, nel quale l’avversario può essere incenerito da un missile sparato da un robot volante, attivato da qualcuno che ha premuto un pulsante da un altro continente.
E’ questo il mondo che desideriamo?

Qui, signori miei – poche balle – ci si divide: c’è chi ritiene che un bambino nato nel Darfur ed uno nato nella Grande Mela debbano avere uguali diritti e possibilità, come in qualsiasi altra parte del mondo. Accezione puramente ideale? Certo: sorretta, però, dall’Habeas Corpus, dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e dalla carta fondante delle Nazioni Unite. Che non sono proprio, nella Storia, barzellette della Settimana Enigmistica.

Coloro i quali, invece, ritengono che un afgano abbia meno diritti di un indiano, che un moldavo abbia meno diritti di un francese e che un israeliano ne abbia di più o di meno di un palestinese, s’accomodino dall’altra parte: hanno il completo diritto di farlo, basta essere chiari!

Le accezioni “meritocratiche” di Israel sono legate – uso la semplice logica aristotelica – al governo per il quale lavora, che si diceva “amicissimo” di George W. Bush, il quale era l’esponente di spicco (perché Presidente) dei neocon americani[4], i quali s’erano formati sotto la guida di Leo Strauss, colui ch’era giunto alla fondazione Rockefeller di New York, nel 1937, con una borsa di studio caldeggiata, per lui, da Hjalmar Schacht, il Ministro dell’Economia di Hitler, processato a Norimberga ed assolto, con alcuni dubbi, dalla Corte.
Comprendiamo il disgusto che potrà provare Israel, ma il sillogismo proposto ha basi storiche inoppugnabili, e ci limitiamo nell’esposizione per semplici ragioni di spazio: forse, prima di conferire ad altri la “patente” di “figliocci” di Goebbels, bisognerebbe guardare in casa propria.

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[1] http://friends.walla.co.il/?w=/@login&theme=&ReturnURL=http://newmail.walla.co.il/ts.cgi
[2] Fonte: agenzia ASCA 10/9/2009 http://www.asca.it/news-SCUOLA__GELMINI__CARRIERA_INSEGNANTI_DOVRA__BASARSI_SU_MERITO-858017-ORA-.html
[3] Vedi: http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=ottoemezzo&video=13725
[4] Lo storico Gordon S. Wood considera l'impatto di Strauss sulla vita intellettuale americana come il "più ampio movimento accademico del XX secolo". Gli straussiani hanno elaborato e continuano ad elaborare le dottrine di punta del movimento neoconservatore americano. http://it.wikipedia.org/wiki/Leo_Strauss

31 commenti:

Orazio ha detto...

Assegnare al Dirigente scolastico ilmerito e gli avanzamenti di carriera significherà trasformare i presidi da piccoli ras, quali ora sono, in reucci che regneranno sulle loro scuole. Sarà terribile, docenti nelle grazie dei dirigenti farano una carriera rapida, gli altri invece languiranno senza speranza. I docenti non valutati positivamente per la carriera. I genitori e i ragazzi li segneranno a dito, fra sorrisini e sufficienza. Chi vorrà essere loro alunno? Quasi nessuno. I colleghi promossi docenti esperti li eviteranno come la peste guardandoli dal basso in alto, coloro che aspirano alla promozione di carriera li guarderanno con sospetto, temendo di finire come loro. Che fare si domanderanno questi tristi colleghi. Trasferisi? Il marchio d'infamia li seguirà ovunque. La disperazione li potrebbe portare a gesti estremi. Credetemi non esagero.
Per concludere dirò e non temo smentite, i docenti promossi in carriera non saranno per nulla i migliori, ma solo i più furbi, quelli capaci di rendersi indispensabili al dirigente. Della vera didattica si farà molta retorica, ma a nessuno di questi super docenti interessa e interesserà. I ragazzi ci rimetteranno e la loro preparazione sarà ancor più lacunosa. Ci impiegheranno molto a capirlo, storditi da progetti e altre baggianate simili. Solo pochi si renderanno conto e spesso sarà troppo tardi. Che fare? Diceva quello. Non lo so! I colleghi abbacinati dal miraggio dell'avanzamento di carriera si lasceraano abbindolare, alcuni in buona fede, molti in mala fede. Diranno a se stessi ma io sono sicuro di farmi ben valutare dal preside, le mie doti leccaculesche mi sosterranno. La scuola andrà alla deriva. Ho fatto il conto che opererò ancora dieci anni nella scuola del merito, (ovviamente si fa per dire). Saranno i peggiori.

Carlo Bertani ha detto...

Qualcosa si nota già adesso, Orazio: le famose "figure obiettivo" non sono forse l'anticipazione del domani? In tutte le scuole, oramai, le decisioni sono prese dal dirigente e dai pochi accoliti. Sarà una lenta transizione verso il disastro. Se ho fatto bene i conti, dovrei "vincere" 3 a 10...
Take courage
Carlo

amaryllide ha detto...

è un bel post, dottor Bertani, ma secondo me si basa su un'idea di base che è tutta da dimostrare, ovvero che quando Israel pretende che il bambino capisca al volo una divisione scritta alla lavagna stia propugnando deliberatamente una separazione del mondo tra padroni (chi capisce le cose subito) e schiavi. Molto più semplicemente, il professor Israel ha fatto tutta la sua carriera professionale nell'università, e quindi è abituato a insegnare a ragazzi di almeno 20 anni, con 13 anni di scuola alle spalle e che hanno scelto il suo corso di studio (e quindi dovrebbero essere particolarmente interessati alla materia). Il signor Israel della difficoltà che fa un bambino ad astrarre i numeri, e quindi a passare dal gruppo di 10 mele all'idea di 10,non ne sa nulla, visto che l'unico esempio che ha è la sua esperienza personale (io ho solo 30 anni e già non mi ricordo assolutamente il momento in cui sono passato a contare coi numeri astratti anzichè coi mucchi di mele). Per cui Israel secondo me non si impunta sulla divisione da fare senza disegni perchè vuole separare il prima possibile i sommersi dai salvati (citazione non casuale) e fare fuori i primi come una SS nei lager che separava gli ebrei troppo magri da mandare subito nella camera a gas da quelli abbastanza forti da lavorare, ma semplicemente perchè non si rende conto che un bambino non nasce con l'aritmetica infusa. Per cui se c'è un appunto da fargli è sulla sua presunzione di sapere come dovrebbero insegnare i docenti di una scuola di cui non sa nulla. Dovrebbe avere l'umiltà di dire "per aver un buon docente della materia x ci vuole una persona che conosca bene x e che sappia come trasmetterla agli studenti: io di insegnamento ai bambini e ai ragazzini non so nulla, e quindi rivolgetevi ai professori di pedagogia o direttamente agli insegnanti, mentre di x sono esperto, per cui dirò cosa deve sapere il docente di x per poter insegnare". Ma non sia mai che un professore universitario stia a sentire quei sottouomini di docenti delle scuole di primo e secondo grado...
Non è classista, è spocchioso, come tutti i parvenu

Carlo Bertani ha detto...

Sì, anch'io - Amarillyde - avevo pensato che Israel avesse avuto difficoltà a comprendere un segmento scolastico così distante (appunto, per età, ecc) dal suo.
E, l'istruzione italiana, è zeppa di queste incomprensioni: lotte al coltello per soldi ed ore, le quali sono spesso mascherate con "teorie" che hanno poco senso didattico.
Ci ritroviamo a dover riconoscere che "l'impianto" Gentile è quello che ancora meglio regge, soltanto per la nostra incapacità progettuale.
Fin qui, va bene per noi che discutiamo su questo blog.
Da una persona che si arroga d'essere il principale consigliere del Ministro, possiamo accettare questa defaillance?
Ieri sera, ero a cena da amici, entrambi ex insegnanti (lei maestra): le ho chiesto conferma di quanto avevo scritto e lo ha confermato in pieno.
Insomma, ha detto, ci si regola secondo la classe che si ha di fronte ma, nello specifico dell'aritmetica, si usano spesso questi mezzi: si ricorre alla "conta" di palline, a fare mucchietti, ecc.
Io non sono un maestro ed o sempre ammirato le loro capacità d'agire in un uditorio così diverso dal mio, ma questo è il loro mestiere: chiedo, pongo domande, magari critico, ma rispetto.
Il nostro mestiere, ho sempre pensato, è simile a quello degli attori che recitano a soggetto: una buona lezione non è mai uguale ad una precedente! Perché anche noi cambiamo ogni giorno che passa, ed il nostro vivere s'intreccia con il nostro lavoro, con la nostra personalità e quelle degli allievi, entrambe in continuo mutamento.
Mi spaventa che un consigliere ministeriale non c'arrivi, anche se abituato alla docenza universitaria.
Ciao e grazie
Carlo

Roberto ha detto...

Ciao Carlaccio!

"semplificazione gordiana"
complimenti!

"Unti dal Signore"
quelli che veramente contano (vedi il Re Davide) erano "Unti DEL Signore"...perché l'unzione -eseguita da uomini mandati dal Signore- identificava un un uomo DEL Signore...cioè delegato per Suo mandato (l'unzione)...

L'errore che fece il non-santo fu rimarcato addirittura da un famoso agnostico (sedicente) F. Guccini!
Hai fatto bene, Carlo, a riproporlo nella accezzione -errata- usata dagli oligarchici,
è una vera finezza!

"Ho ascoltato solo io, durante un dibattito elettorale fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi, nel 2006, affermare da quest’ultimo che “la sinistra desidererebbe che il figlio dell’operaio abbia gli stessi diritti di quello dell’imprenditore”? In quel momento, per chi non lo sapesse, Silvio Berlusconi attentò pubblicamente e gravemente alla Costituzione Repubblicana."

L'ho ascoltato anch'io e conservo un articolo di Repubblica dove è riportato...lo tengo nel portafoglio, assieme alle foto dei miei figli, di impiegato e nipoti di operaio e bisnipoti di contadino...

Il tipetto non-santo ha anche detto "io sono più uguale degli altri" (lo disse in terza persona) in una sua spontanea deposizione pubblica presso il Tribunale di Milano.

Tu hai parlato di 'elite' e di 'illuminati'...in realtà loro sono 'leoni' (ti ricordi la sotriella del leone e della pecora?)...c'è un "ma", un "purtroppo", che assilla i 'leoni' da ogni tempo e tu l'hai sintetizzato benissimo: "Peccato che la gerarchia sia soltanto una sovrapposizione al reale il quale, in ogni modo, vince sempre.".

Hanno un terrore sacro del reale, anzi della realtà...i 'vivono' per forza di cose in un paradiso terreno dal quale hanno una paura folle di cadere...

In più hanno bisono di 'consensi' non per nulla dicono sempre: "mi consenta"...hanno il bisogno 'vampiersco' che le 'pecore' (io preferisco dire 'le gazzelle') li amino...c'era una meravigliosa canzone di Fo o forse di Jannacci che diceva: "noi vilan...sempre allegri bisogna stare, ché il nostro piangere fa male al Re, al Cardinale, al Ricco...diventan tristi se noi piangiam".

Ecco perché non spingono troppo sul 'bastone' anzi indulgono con la 'carota'...non è per 'convincerci' è per adularci in modo tale che restituiamo loro il favore...

Ioho tre figli e vedo che i bimbi molto piccolo (fino a tre o quattro anni) hanno una fase psicologica e comportamentale che li spinge ad uno sfrenato egocentrismo, si sentono in qualche modo 'elitari' o forse anche 'dei'...e ne hanno ragione, infatti -in quegli anni- i genitori li coprono di amore, di attenzioni di dolcezze...sono protetti dalla 'realtà' mondana, vivono un loro paradiso terrestre...
Ecco, questo poveretti che ci comandano non hanno ancora suprato la fase infantile, non hanno ancora tolto il dito dalla bocca...Ti chiedo e mi chiedo anzi Vi chiedo, siamo noi tanto crudeli a volerli fare crescere d'un botto!
No, non penso, ormami sono troppo datati ed la consapevolezza li potrebbe uccidere...

ciao

RA

marco03 ha detto...

Gran bel post Carlo? Non conosco molto di questo esimio prof, anche se già avevo fatto una capatina sul suo blog incuriosito dalla improvvisa notorietà del dinoi seguito Donchisciotte ed ero rimasto anche io perplesso dal pensiero assolutista di questo personaggio che sembra non rilasciare repliche.Detto ciò e rimanendo perplesso dal comportamento di un colloboratore di un ministro, non riesco a rimanere sorpreso del suo operato in quanto viene all' interno di un circuito (il centro destra) dove di sensibilità ce nè ben poca, senza aggiungere altro sulle varie citazioni espresse in differenti campi dai vari Brunetta, La Russa, Calderoli e compagnia bella.Quando la Gelmini espresse la volontà di reintrodurre l' educazione civica io rimasi alquanto perplesso se non addirittura terrorizzato, ciò dovuto al fatto che sarebbero stati loro ad introdurla proprio loro che all' interno della loro maggioranza hanno persone che farebbero sedere sugli autobus i milanesi davanti e gli extracomunitari dietro, proprio loro che rispediscono indietro nei lager Libici la gente senza nemmeno chiedergli nome e cognome proprio loro che vanno ( e lasciatemelo dire per una volta ) a puttane e la sera si fanno il segno della croce prima di mangiare a casa dei vari Mons.Bagnasco.Ammetto che su questi temi sono "molto prevenuto" ed è per questo che continuo a sostenere che i distinguo sono d' obbliglo e che quel poco di sensibilità espressa tra la pochezza di noi Italiani andrebbe unita invece che continuamente bersagliata.Mi piace quando ricordi l' episodio del duello Prodi e Berlusconi, sono certo che un Prodi non si sarebbe mai espresso in quel modo e ciò non è poco visto che egli ha pagato oltre al peso dei suoi errori e dei suoi franchi tiratori anche il peso di quelle parole che non ha detto e che il suo contendente si può permettere di dire grazie al peso delle immagini che ci proietta in continuazione e alla superficialità (anche se a me verrebbe da dire "stupidità) di un paese che non riesce ad essere indipendente nel pensiero e che si lascia soggiocare da un piatto di lenticchie( vedi l' ici) e da un pugno di riso (piano sicurezza con respingimenti insensati).

Carlo Bertani ha detto...

Cari amici,
confesso a Roberto che non era un errore voluto, ma un errore e basta. Essendo io poco avvezzo alla cultura biblica, pensavo si scrivesse "dal" (nel senso dell'unzione reale) e non "del". Poco importa.
certo, Marco, dovremmo chiederci perché Prodi non replicò "al fulmicotone" all'uscita di Berlusconi sui figli degli operai, ecc.
Io, me lo sarei mangiato. Perché non lo fece? Un politico di razza come lui?
Ciao a tutti
Carlo

Orazio ha detto...

dovremmo chiederci perché Prodi non replicò "al fulmicotone" all'uscita di Berlusconi sui figli degli operai

Forse perchè la sx istituzionale a livello profondo condivide l'affermazione di Berlusconi. Il principio d'uguaglianza della Rivoluzione Francese ha ancora molta strada da percorrere per essere accettato senza riserve. Forse questa cosa ci spiega perchè nel sud le classi meno abbienti si affidano a coloro che più li disprezzano.

Carlo Bertani ha detto...

Sì, Orazio, rprobabilmente è così: aggiungiamo che Prodi non è, per formazione, di sinistra.
Carlo

René ha detto...

Caro Carlo,

Ho letto adesso il tuo post dal computer della libreria. Mi ha molto colpito l'esempio dell'operazione fatta dalla maestra poichè ogni insegnante della scuola elementare, pardon primaria, che si rispetti sa che tutti i bambini attraversano fasi di maturazione del pensiero, individuate e spiegate da Piaget. I bambini, dai 7 agli 11 anni circa, attraversano la fase del pensiero definito 'operatorio concreto' nel quale, per rapportarsi con concetti astratti come le operazioni o le frazioni devono farlo usando degli 'oggetti' concreti (ricordo ancora la mia maestra che in 3a elementare ci spiegava le frazioni usando come esempio la torta della nonna o gli spicchi di un'arancia...)
Faccio questa puntualizzazione non per attaccare qualcuno in particolare, ma per far vedere ai tuoi lettori quanto sia sbagliata dal punto di vista scientifico l'affermazione di Israel.
Se davvero costui è il braccio destro della Gelmini, è proprio il caso di dirlo, malatempora currunt.

Un saluto a tutti.

René.

Emanuele ha detto...

Il problema della commissione Israel non è solo l'impreparazione dei suoi membri, che vuol dire estraneità rispetto ai problemi della scuola. A parte la levata di scudi che si è alzata in occasione dell'aggettivo ebreo sprezzatamente comparso su un blog, esisteva già in precedenza una strategia difensiva nei confronti di questa commissione, la cui parola d'ordine era che, non avendo preso posizione sul precariato non ne era responsabile (parole proferite dallo stesso Israel sul suo blog).
Nessuno mai però è colpevole nelle intenzioni ma negli effetti delle proprie scelte.
Infatti la commissione, rifiutandosi di riconoscere i titoli di servizio dei supplentei senza abilitazione che, a causa delle storture della scuola italiana, sono in carica da vari anni, facendo di fatto gli insegnanti come titolari di cattedra, cerca di estromettere questi lavoratori, legando la continuazione della loro carriera ad un test d'ingresso. Ma questi insegnanti, tra cui il sottoscritto, hanno fatto il loro accesso nella scuola già da vari anni. Ci potevano pensare prima a selezionarci. Vogliono quindi eliminare non il precariato ma i precari come persone e lavoratori.
I sig. professori universitari membri della Commissione non se ne rendono conto o quantomeno fanno finta...
Sarebbe interessante parlare anche di queasto sulla stampa oltre che dell'epiteto ebreo, che, una volta condannato, secondo me va archiviato e ignorato.
Ho cercato di scrivere al sig. Israel queste idee, non mi ha mai pubblicato. Be anche la censura mi sembra riconducibile a Goebbels

Carlo Bertani ha detto...

Ero certo di quanto avevo scritto, anche se non ho le competenze pedagogiche di un maestro elementare: spesso, dobbiamo ricorrere a mezzi simili anche alle superiori. Vi rendete conto che, in una seconda Liceo Scientifico, nessuno conosceva il significato della parola "ubicazione"? Per forza, poi, si deve giungere alla metafora.
Il problema sollevato da Emanuele proviene dalla medesima impostazione: come si fa, dopo che per anni delle persone hanno insegnato (e pure bene, perché sulla professionalità dei docenti italiani hanno poco da attaccarsi), a sbatterli fuori con un calcio? Non sono, questi, metodi a dir poco "autoritari"? (Uso un morbido eufemismo).
Perché non si torna ai concorsi per l'immissione in ruolo? Troppo comodo rimpinguare la cassa INPDAP con i trucchi sulle pensioni, a danno dei precari. Scriverò presto qualcosa al riguardo.
Grazie a tutti
Carlo

epigrammiefacezie ha detto...

Sì, vabbe', però pure questo atteggiamento di rifiuto di principio di ogni gerarchia... come se uno stato, una scuola, una chiesa, un partito, un qualsiasi cosa volessimo far funzionare come si deve potesse fare a meno della gerarchia...
Ignorando infine che se si rifiuta per principio la gerarchia alla fine il potere viene preso senza nessuna legittimazione superiore, con la sola forza e la sola astuzia.

Carlo Bertani ha detto...

Luca - ma sei tu? - gerarchia on è sinonimo di democrazia. Certo che devono esistere dei ruoli, ma un conto è assumerli pro tempore e con i dovuti contrappesi, ed un'altra pensare d'averli ricevuti come un tempo i sovrani ricevevano l'Unzione!
E' questa la differenza fra un neocon ed un repubblicano tradizionale negli USA, e fra un berluscones ed un vecchio liberale italiano.
Ciao
(fammi sapere se sei tu, non vorrei...)
Carlo

epigrammiefacezie ha detto...

Certo che sono io, non vedi la foto...

ladnag ha detto...

ma che bella cosa partire dalla scuola per arrivare a sottolineare come una certa "classe" (politica) italiana approfondisce a livello culturale situazioni-problemi-percezioni-lavoro-inunaparola la Politica.
la scuola forma le menti.

la domanda che mi/vi pongo è: esiste davvero un appiattimento culturale in questo paese?

è dura dare una risposta.
io voglio essere oggettivo.

vi voglio raccontare un fatto. due anni or sono ho sotenuto l'esame per l'abilitazione alla professione di geometra. ero in un istituto per geometri. bene. aspettavo il turno per l'interrogazione nei corridoi di una scuola funzionante. si apre la porta di un'aula su cui c'è scritto V B. ne esce un prof. arrabbiato con un alunno perchè non sa rispondere alla domanda. l'alunno in questione lo segue nel corridoio (era suonata la campanella e c'era il cambio della guardia...). mi affaccio sulla soglia e vedo scritta alla lavagna la terribile domanda: c'era disegnato un triangolo e sotto A=b*h. disgustorama. a 18 anni non sapere come si calcola l'area di un triangolo è grave per chiunque a maggior ragione per un geometra (e non vi voglio dire chi c'era con me a fare l'esame di abilitazione!!! un prof convinto che l'area di una qualsiasi figura geometrica varia a seconda del posizionamento stesso della figura in un piano -se la figura si capovolge o ruota o chissà che l'area cambia-! un prof! uno di quelli che doveva abilitare me!!!!!).
questo è un dato vissuto sulla mia pelle. altri dati: mi piace la musica. un casino. ascolto canzoni "pop" (oddio il pop) di quarant'anni fa. anche quelle di sanremo va. e ascolto quelle di oggi. miiiii che differenza. per non parlare dei gruppi che suonavano negli anni passati! la gente era più esigente!!! non bastavano due accordi e buonanotte come oggi e non tutti parlavano sempre e solo della stessa cosa!!!!
il cinema uguale!!!
vediamo oggi dal 1989 sempre lo stesso film di vari liberi-professionisti che vanno in vacanza e intrecciano le loro vicissitudine con tradimenti amorosi o tentativi di "pagare" una donna per portarsela a letto. il tutto condito da tette e culi in primo piano. anche se gli autori/attori di cotanti capolavori si dividono escono comunque sempre e solo gli stessi film (cambia il numero. da uno si è passati a cinque).
la televisione mostra quello che la maggioranza delle persone vede.

ora a me non interessa dire che io sono migliore perchè vado a vedere jim jarmusch al cinema anzicchè i fratelli vanzina. non mi ritengo superiore a nessuno soltanto perchè mi piacciono gli einsturzende neubauten o captain beefheart and his magic band. NO! questo a priori.
ma come giudicate voi questa situazione?
siamo o non siamo più "pigri" con la mente? e questa pigrizia, questa mancanza di conoscenza a cosa è dovuta? la scuola centra? e se la scuola centra perchè sono anni che viene colpita e a che scopo?

scusate la lunghezza

Carlo Bertani ha detto...

Luca, non è così scontato: qualcuno poteva fare un copiaincolla della tua foto ed aprire un altro account con la tua foto.
Per Ladnag: il crollo della scuola è inversamente proporzionale all'importanza dei media asserviti.
Tu propina a largo raggio una serie di cavolate massime, Grandi Fratelli a iosa, quiz dove si chiede quanti anni aveva Modugno a 40 anni, ed otterrai un depotenziamento esponenziale dell'importanza della scuola. Una vera e propria delegittimazione occulta.
Lascio a te la prosecuzione, ossia perché lo fanno, ma mi sembra ovvio.
Ciao a tutti
Carlo

ladnag ha detto...

per due motivi ho scritto quel che ho scritto:
1) menomale non sono l'unico a notare oggettivamente che passepartour debba essere trasmesso in prima serata ed avere durata di almeno un paio d'ore.

2) quando si dice alla gente "guarda che un palinsesto televisivo fondato su nefandezze varie, pettegolezzi, illusioni, immagine, vuoto esistenziale, pochezza culturale, tutti rispondono inevitabilmente: "sei meglio tu!" sostenendo la tesi che non a tutti piace il jazz e/o il Cinema. che è giusto vivere la vita nel disimpegno. che è giusto, dato che la vita è già amara di per se, evitare di scrivere canzoni come quelle dei cccp fedeli alla linea o dei dead kennedys o di fabrizio de andre o dei pere ubu(tanto per citarne quattro) che mettono in mostra l'ipocrita realtà quotidiana bensì invece inneggiare all'amore (vedi vasco rossi, ligabue che tanto hanno contribuito all'affermarsi della poesia al pari dei marlene kuntz).
trattasi di punti di vista. ed è giusto! non mi sembra opportuno dire "tutti devono poter guardare e studiare monicelli invece di de sica" (chissà vittorio cosa starà combinando nella tomba a vedere il lavoro del figlio). non mi sembra opportuno parlare di frank zappa a chi ascolta solo ed esclusivamente nek&friends.
da un lato ti rispondono "sei tu lo scemo che guarda/ascolta/legge idiozie dato che la stragrande maggioranza della gente pensa che amici di maria de filippi sia un modo per fare arte. la gente può cambiare canale" (inutile obiettare "guarda che su dieci canali tutti fanno vedere la stessa cosa") oppure ti dicono "ma se milioni di persone comprano dischi di laura pausini o di emi uainaus (voce black! ma hanno mai ascoltato una voce black???!!?? sanno cos'è la musica black? il blues? da dove arriva? perchè? cosa diavolo centra elvis con tutta la musica?????) vuol dire che fanno qualcosa di buono sti cantanti mica so tutti scemi!" il risultato è che dan brown risulta uno scrittore al pari di quel tizio che ha scritto un duecento pagine parlando di un dannatissimo vecchio a pesca o di quell'altro fissato con la patagonia o altri (e tu carlo non sei sensibile a questo? come te lo vivi un confronto con dan brown? o con ken follet? o con grisham? o con tutti i best/must?).

perchè non tutti sentono la necessità di "approfondire" gli argomenti? perchè non tutti cercano di ampliare le loro conoscenze? perchè tutti si fermano allo stesso suono ripetuto da tutti? perchè tutti si fermano alle stesse frasi ripetute da tutti? perchè tutti ciclano e riciclano sempre la stessa cosa?

ladnag ha detto...

cacchio! volevo dire passpartout

marco03 ha detto...

Caro Ladnag vorrei rincarare la dose riportandoti un mio scambio di vedute con un mio carissimo amico il quale a suo tempo frequentava centri sociali e masticava politica meglio di me, ora obiettandogli che la grande crisi ( a mio modo di vedere) debba ancora venire, ovvero quella energetica che al più presto ci spazzerà via se non saremo capaci di sostituire il petrolio, lui mi ha chiesto dove abbia lette queste cose e mi ha dato del pessimista sostendo che sicuramente qualcosa già è pronto (anche se non si vede) e che può darsi che tra 20 anni vivremo su Marte e soprattutto che se si spegne l' interruttore lui sarebbe capace di sopravvivere con il fai da te.La televisione come ben spiegava Pasolini è stata l' arma più pericolosa introdotta lo scorso secolo che ha permesso quell' appiattimente che dici tu ed è anche l' unico mezzo per contrastarla ed è proprio per questo che invito ancora oggi disperatamente ad uscire da questo blog a gente come Carlo perchè abbia la possibilità di arrivare a tutti e soprattutto di incidere con la sua immagine e non solo con la sua parola.Vedi Carlo quanto volte ai parlato di sicurezza ed immigrazione? Molte volte e esprimendoti in modo assai eloquente, ma quando le parole ed i numeri sono conditi dalle immagini come per esempio in trasmissioni come presadiretta allora tutto rimane scolpito nelle menti.Ciao

epigrammiefacezie ha detto...

Beh, in linea di principio qualcuno poteva farlo, Carlo. Ma se è per questo io potrei benissimo non essere Luca Ceccarelli, ma qualcuno che gli ha "zottato" nome utente e password e gli attribuisce cose non sue.
E tu, a tua volta, potresti non essere Carlo Bertani, quel signore piemontese docente di scienze e gestore del blog omonimo.
E così via all'infinito...

Carlo Bertani ha detto...

Caro Ladnag, non puoi prendertela perché siamo mosche bianche. Confesso di non conoscere gran parte della musica che citi, ma il concerto del grande Frank con la London Philarmonic è uno dei miei preferiti. Anche se, oggi (sarà l'età), preferisco Richard Stauss.
Io non guardo mai la TV, salvo quando vado da mia madre (per farle compagnia) e la cosa mi annoia comunque.
Ma, nei periodi di basso impero, i clientes non fanno altro che osannare i loro patrizi: così è, non possiamo farci nulla.
Molte volte, ho pensato che questo Web sia una sorta di CLN in quiescenza, qualcosa che si potrà rivelare solo a tempo debito. Oggi, il clamore c'assorda, non si può fare nulla di più.
Luca, finiamola: potremmo continuare con un'interessante disquisizione sul concetto d'imputazione, oppure sulla vacuità ultima d'ogni forma, ma non mi sembra il caso. Hai cambiato nick: va bene così?
Ciao a tutti
Carlo

Alex ha detto...

La valutazione degli insegnanti è sacrosanta.
Perchè è importante e fondamentale che in questo lavoro solo i migliori vadano avanti.
Solo chi fa il proprio lavoro con amore, dedizione e passione deve andare avanti. E chi fa il proprio lavoro con amore, dedizione e passione, è guarda caso, sempre colui che fa meglio il proprio lavoro.
E per uno studente è meglio trovarsi di fronte un professore aggiornato, che lo coinvolge, lo stimola, rompe le scatole, o un professore che stancamente trascina la lezione in attesa che suoni la campanella??
E' pericoloso tutto ciò? Non credo.
E' da SS? Assurdo il solo pensarlo.
Dipende da come si imposta la valutazione, e non dal fatto che esista una valutazine di per se.
Quale può essere la valutazione per un insegnante? Non credo sia difficile accettare che maestri e professori debbano essere principalmente valutati in base a come preparano i loro studenti.
E allora la questione si sposta. Perché per poter valutare un insegnante debbo prima di tutto misurare la conoscenza acquisita dai suoi allievi.
In sostanza è importante saper valutare gli studenti. E, a mio vedere, nella nostra scuola è proprio qui il vero problema. Il nostro sistema di valutazione degli studenti manca intrinsecamente di obiettività ed oggettività.
Un errore in una materia viene valutato in modo enormemente diverso da docente a docente, da scuola a scuola. Lì ti bocciano. Là sei promosso.
Mentre è fondamentale avere dei metri di valutazione uguali per tutti, anche perchè è il modo migliore per tutelare gli studenti da possibili e frequentissimi (chi di noi non ne è stato vittima?) errori dei docenti.

Un'altra cosa. L'abilità matematica è una propensione innata nel cervello dell'essere umano, come il parlare ed il camminare. Se viene adeguatamente stimolata e coltivata sin dalla più tenera età (anche prima dei dodici mesi) non si hanno poi grandi difficoltà "nel far di conto", sia con i sacchi di patate perennemente bucati dei contadini, che con le formule più astratte (queste sì non innate).

Alex

PS: Luca e Carlo dura ancora molto la vostra gag....sembrate Totò e Peppino....

mike ha detto...

sbaglierò,ma mi pare che nelle parole di israel e nellr vostre ci sia lo stesso sforzo per una scuola composta da meno imbecilli e più persone in grado di smettere di apprezzare solo desica figlio.
non sono d'accordo con tutta la sua impostazione, ma carlo, non siamo tutti uguali.c'è chi dopo 10 anni dallanascita è meglio che non vada a studiare il greco,e chi non ha una lira e non potrà mai studiare medicina o diventare mozart.e per questo la scuola deve essere democratica,e libera,di alta qualità,e soprattutto essere accompagnata da una responsabilità e onestà delle famiglie. perché il problema non è nel fatto che l'operaio vuole il figlio dottore,che , se meritevole, è fondamentale possa avvenire.
il problema è che NON TUTTI I FIGLI DEI DOTTORI POSSONO O DEVONO PER FORZA ESSERLO.
e soprattutto,non c'è un ##### di male a essere operai e o contadini, specie oggi, in cui un buon sistema pensionistico e medico potrebbe esimere dal lavoro manuale nei campi dopo i 50 anni

Carlo Bertani ha detto...

Francamente, Alex, non ho ricette per valutare il merito degli insegnanti, a meno di tornare indietro di qualche decennio, prima che quel "merito" fosse quasi sinonimo di "posto". Oggi, nella corsa ad ostacoli dei "risparmi", tutti hanno paura, e allora che ci sarebbe di meglio se, avendone la possibilità, riuscissi a "valutare" male quel collega...per avvantaggiare l'altro, il quale finirà per valutare me stesso bene?
Fanfaluche? No, realtà.
La "valutazione" positiva dei docenti avviene con un'adeguata selezione in ingresso (i concorsi, non truccati) poi Israel ha ragione nel volerli affiancare ad un docente esperto. E poi, pagandoli, perché la "malattia" della scuola italiana ha un nome: la sindrome dell'isola Tabor, ovvero dei dimenticati.
Per quanto riguarda gli studenti, non ci vorrebbe molto: basterebbe che chi è meritevole fosse premiato, anche economicamente, e non con le solite fanfaluche di una certificazione del reddito che fa ridere. Purtroppo, non volendo valutare il reddito, lo Stato s'arroga il diritto di garantire l'ingiustizia sociale, compito al quale questo stato è preposto. E, questo, di là di chi vorrà, potrà o sarà obbligato a fare il contadino o l'avvocato.
Luca, abbiamo un futuro nell'avanspettacolo: siamo meglio della coppia Bondi & Boldi? Che ne dici?
Ciao a tutti
Carlo

epigrammiefacezie ha detto...

Dico, Carlo, che più che Bondi (arghhhhh) e Boldi, o più che Totò e Peppino come sostiene Alex, potremmo ricordare Totò e Mario Castellani, tu naturalmente fai Mario Castellani... e ho detto tutto! :)

ladnag ha detto...

@marco03
l'età della pietra non è finita perchè finirono le pietre.
pasolini si lamentava già del non-pluralismo televisivo e mi fa piacere sapere che ci siano ottimisti.

@carlo
il fatto è che odio essere una mosca. ci sono volte in cui dico "va beh chi se ne frega... alla fine io vivo benissimo la mia vita. mi diverto con le cose più stupide. certo non posso permettermi di evitare impegni e orari o di andarmene in giro a vedere il mondo per più di un mese ma va bene. cacchio se va bene." e altri momenti in cui dico "non posso restare in disparte. domani avrò un figlio devo combattere per dargli un mondo migliore".

bah. la gente che cito sono solo dei pazzi che suonavano tra la fine dei '70 e parte degli 80. musica di avanguardia.
i marlene kuntz sono "contemporanei" e ovviamente.... vasco e ligabue erano citati in senso ironico.punti di vista

Alex ha detto...

Provo a spiegare un pò più in dettaglio il mio commento precedente.
E' chiaro che un sistema di valutazione deve fondarsi su rigorose basi oggettive ed imparziali.
Se io mi trovo all'interno di un sistema del genere è molto difficile che possa avvenire quello che tu temi, Carlo, quando scrivi:"....se, avendone la possibilità, riuscissi a "valutare" male quel collega...per avvantaggiare l'altro, il quale finirà per valutare me stesso bene....."; anzi verrò valutato praticamente nello stesso modo da chiunque sia il mio valutatore, poichè egli nell'esprimere il suo giudizio si dovrà basare su dati precisi ed obiettivi.
Sarà molto più difficile mischiare le carte in tavola e far risultare una cosa per un altra.
Tanto per fare un esempio, come faccio a individuare quali sono gli studenti più meritevoli? A parità di brillantezza a chi dò l'unica borsa di studio? Al nipote del preside? Al cugino del Monignore? consideriamo come vengono corretti e valutati i compiti in classe degli studenti (a scuola, ma anche all'università, dove le cose non cambiano molto, anzi, se possibile, peggiorano pure, grazie alle baronie di gattopardiana memoria). Un compito di matematica a prima vista sembrerebbe facile da valutare. 2+2 fa 4 e basta. Eppure se vedo che uno studente scrive che 2+2 fa 7 posso:
1) guardare solo il risultato finale sbagliato e valutare negativamente tutto il compito
2) guardare il suo svolgimento e accorgermi che ha solo sbagliato a riportare una somma parziale, mentre ha ragionato correttamente da un punto di vista matematico e dunque il suo non è stato un compito completamente negativo.
Se applico il criterio 1 lo studente torna a casa, se applico il criterio 2 è promosso.

Un ragionamento simile si può applicare per la correzione di un riassunto. Quanto pesa un errore grammaticale? E uno di sintassi? E un errore nella struttura di una frase? E un errore di logica? Se il valutatore avesse a disposizione una griglia di valori di riferimento in cui sono riportati le varie tipologie di errori con il loro peso, ecco che la sua valutazine sarebbe oggettiva, nel senso che lo stesso riassunto corretto da un altro professore avrebbe lo stesso punteggio (o giù di lì).
Anche il punteggio con cui viene valutato un compito, o anche l'attività di una persona, non deve avere un range di valori troppo elevato per non rendere complicato il sistema di calcolo (se le modalità con cui sono arrivato a misurare una valutazione sono molto complicate e per questo di non immediata comprensione, l'oggettività della valutazione stessa ne risente).
Nel nostro sistema educativo abbiamo invece la pessima abitudine di usare dei range molto grandi per misurare un alunno: da 0 a 10 a scuola, da 0 a 30 all'università, e così via. E i voti sono dati senza alcun criterio oggettivo comune.
Quindi questa grande mancanza di obiettività nelle valutazioni ci accompagna sin dall'infanzia, e per questo siamo convinti (è una specie di imprinting) che non possano esistere dei sistemi di valutazione oggettivi.
Invece, come ho cercato di spiegare, esistono eccome.

segue.....

Alex ha detto...

...continua

Per quanto riguarda gli stipendi dei professori, bè non posso che essere d'accordo con te Carlo. Sono veramente ridicoli, tanto più considerando il delicato ed importante compito che essi devono svolgere. Ma forse questi stipendi sono commensurati all'importanza che la nostra ottusa società dà all'istruzione....
Un professore di liceo in Germania ha uno stipendio che si aggira mediamente sui quattromila euro al mese. Sono matti i Tedeschi o c'è qualcosa che non abbiamo capito?

Sui concorsi non mi trovi tanto d'accordo perchè la capacità di insegnare di una persona non si vede solo da un esame. Bene invece l'idea dell'affiancamento-coordinamento di un insegnante "anziano". L'insegnamento non è un'attività di ufficio tipo ragioniere, economo, analista di sistema, segretario, ecc. è una attività che necessita di pratica sul campo, come quella dell'avvocato o del medico. Insegnanti, oltre a nascerci, si diventa. Altrimenti sono dolori per i poveri alunni. Anche perchè uno doventa professore per concorso e poi nessuno più lo valuta nei successivi 35 anni di lavoro.

Saluti,
Alex

mike ha detto...

caro carlo,
sono riuscito a vedere la puntata di 8 e 1/2 linkata.
non ho sentito UNA sola parola sbagliata da parte di israel.
quando lo si critica per l'aneddoto sulla maestra elementare ...
vi sbagliate in pieno.
una divisione come 300/15 non si spiega con torte o mele.
quando si arriva a usare divisori a due cifre le metafore sono e devono essere superate.
quando si fa 8/2 sono d'accordo, agli inizi non si puo' chiedere ai bambini una capacita' di astrazione che hanno in pochi, ma perdinci ...
a un certo punto ci si deve emancipare dall'approccio intuitivo, e iniziare a prendere per acquisiti i concetti.

e mi spiace dirlo, ma ti sbagli in pieno: una maestra che faccia disegnare 300 palline distribuite tra quindici contenitori ... e' una idiota di prima categoria.
la matematica nasce proprio per trovare regole astratte che facilitino operazioni complicate come le divisioni a 2 cifre. non ci sono santi.

e non credo che israel sia contro l'approccio con le torte alla "prima divisione della propria vita". e' piuttosto contro il venire incontro alle disfunzionalita' ormonali dei ragazzini, il cui problema non e' il non capire, ma il fatto che sono portati dagli impulsi esterni, dalle famiglie, dai videogiochi, dalla tv, a fregarsene della scuola.
il mondo "moderno" tende a approvare e venire incontro alle pretese degli studenti, invece che alle loro necessita'.
e non ha chiaro quali siano le necessita' educative.

anche ne l'attimo fuggente, keating ha sempre ben chiaro cosa vuole insegnare, non si adagia sul fancazzismo dei ragazzi, ne lo giustifica, ne' lo esalta a dignita' personale, come accade sempre di piu oggidì. smettiamola di dare del fascista a chiunque abbia a cuore un sistema scolastico che formi ed educhi in maniera un po' piu' rigorosa.

i cervelli in fuga dall'italia sono i figli della scuola gentiliana, e di quel che ne rimane.

da berlinguer in poi i nostri politici hanno trovato la soluzione alla fuga dei cervelli: modificando la scuola e l'universita': tra 10 anni un fisico o un chimico, o un biologo italiano, a parita' di eta', non saranno piu' interessanti dei loro pari stranieri.

mike ha detto...

e sono d'accordo:
in germania gli insegnanti sono pagati benissimo, dato che i governi e la popolazione hanno ben chiaro il ruolo sociale FONDAMENTALE di tale classe.

solo noi lasciamo che il ruolo di insegnante sia svilito, e ridicolizzato, da tutti: politici, genitori, alunni stessi.

se non gli si da' rispetto, se non si fa in modo che bambini, ragazzi, adolescenti, maturandi, abbiano a cuore la cultura, la formazione, la competenza, e allo stesso tempo rispettino chi glieli veicola, anche sapendo che chi gli sta insegnando le cose viene ben retribuito per farlo (ormai il rispetto si valuto sulla busta paga, mala tempora currunt)
che cosa ci si aspetta?
se l'immagine collettiva consiste nel considerare maestri e professori dei FALLITI (ed e' cosi per tutti coloro che non abbiano alle spalle una famiglia con dei valori "culturali" sani)
beh ... ci si ritrova con l'ignoranza intesa come un valore.