19 luglio 2019

Diventerà 100 volte più bella!


La notizia, compare e subito scompare, inghiottita dai titoloni di punta, come la vicenda russa della Lega, le liti nel governo o la malattia di un noto allenatore. Viene rifilata a fondo pagina, accanto ad una notizia importante, che fa inumidire gli occhi: la morte di De Crescenzo, il “filosofo” Bellavista, con i suoi modi garbati ed i suoi occhi tristi.
Se vivessimo in un Paese normale, sarebbe una notizia che farebbe sobbalzare chiunque, ma non in Italia: forse è vero, l’Italia a trazione M5S-Lega non è molto diversa da quella a trazione Andreotti, Berlusconi, Prodi o Renzi.
Volete proprio conoscere la notizia del giorno, data e subito dimenticata?

La Sicilia ha bisogno di 100 nuovi dirigenti, per dirigere un’accozzaglia regionale composta da 15.000 dipendenti, perché la Regione Sicilia ha già oltre 1.400 dirigenti, pressappoco uno ogni 10 dipendenti. E, più un terzo dei dirigenti regionali italiani, lavora per la Regione Sicilia. (1)
Beh…se possono permetterselo…ma, basta un colpo di mouse per sapere a quanto ammonta il deficit di bilancio della regione siciliana, è lo stesso governatore a dirlo, ad un giornalista che lo intervista.
Senza problemi, come se non fossero affari suoi, il superpresidente Nello Musumeci – giunto al potere grazie al “listone” composto da Forza Italia, #Diventerà Bellissima, Unione di Centro, Popolari e Autonomisti e Fratelli d'Italia e Noi con Salvini – ci racconta, così, semplicemente, che il deficit previsto…:

Ammonta a 5 miliardi il deficit della Regione. Ed è fuor di dubbio che la crisi finanziaria condizionerà l’operato del governo almeno per i primi anni.” (2)

Già…che problema c’è? E che ci frega a noi? Tanto ci sarà chi ci penserà!

E devono pensarci, anche se a paroloni si definiscono “sovranisti”, perché la Sicilia – signori miei – è italiana soltanto per i debiti, mica per altro!
Non è un mistero che, al termine della 2GM, quando gli inglesi decisero di tenersi Malta, gli americani risposero, semplicemente: “E noi ci teniamo la Sicilia!”
Poi ci fu una storia complicatissima – Salvatore Giuliano, Portella della Ginestra, l’indipendentismo siciliano, i “traffici” con gli americani dal 1943 al 1950…mettiamoci pure che, forse, l’URSS storse un po’ la bocca… – ma tale “indipendenza”, poi suggellata dai rapporti mafiosi fra Cosa Nostra ed “parenti” ammerrecani, finì per sortire una specie si separazione di fatto: resti italiana, ma sia chiaro che qui comandiamo noi su tutto.

La cosa non è assimilabile al Veneto (Camp Ederle), alla Campania (Comando VI flotta), alla Toscana (Camp Darby) o il Friuli (Aviano)…no…qui è proprio terra nostra…voi dovete solo pensare a pagare…a suo tempo, abbiamo sistemato i missili nucleari a Comiso, facendocene un baffo di tutte le vostre proteste e, se le cose dovessero tornare a prendere una brutta piega con la Russia, siamo pronti a rimetterceli!

Senza contare – e qui basta prendere in mano un libro dove un qualsiasi pentito di Mafia racconta – tutto il mercato della droga, dai primi anni ’80 in poi, è stato gestito in Sicilia, con “triangolazioni” interessantissime fra i mammasantissima e l’Afghanistan, la Colombia, gli USA, eccetera, eccetera…

Per questa, semplicissima ragione, Nello Musumeci può buttare cifre a vanvera, può assumere centinaia di dirigenti (senza concorso!), può chiedere che si faccia il Ponte oppure cavalcare la tigre indipendentista (quasi la metà dei siciliani lo sono) (3)…insomma, con quella bocca può dire quel che vuole. Tanto…

Ma chi è Nello Musumeci?
Giovane Italia, poi MSI, quindi Alleanza Nazionale, indi La Destra e infine #Diventerà Bellissima, prendendo a prestito una nota frase di Paolo Borsellino. Che non so, pur essendo stato di destra, come la prenderebbe se fosse vivo.
Insomma, ha vissuto un’intera vita nella destra italiana – quella estremista, non con il “pacioso” Berlusconi – e sa benissimo che gli ordini che contano – ed ai quali deve obbedire – non vengono da Roma, bensì da Washington, New York o da Arlington.

Con buona pace di tutti quelli (di destra) che si strappano i capelli per l’ignominiosa “occupazione” militare americana, per la NATO, per le ingombranti basi nella Penisola…e che danno, di tutto questo, la colpa ai “comunisti”.
E non so come la prenderà Salvini. Come dimenticare la “gallina dalle uova d’oro” di Bossi, ed il Sud famelico, pronto a rubarsele? Ah, già…è anche lui nel “listone” di Musumeci…

E’ proprio vero: l’Italia non cambia mai…da Andreotti a Craxi, da Prodi a Berlusconi, da Renzi a Salvini…se c’è da appoggiare il solito rubagalline, non mancano mai!

(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Indipendentismo_siciliano

5 commenti:

giuseppe castronovo ha detto...

Purtroppo, l'autonomia siciliana, nata nel '45 ancor prima della costituzione, è servita storicamente a evitare la separazione della Sicilia, ad opera degli americani e a fiaccare l'allora movimento contadino. Il giudizio sul vero valore dell'autonomia siciliana fu già dato da due personaggi famosi e stranamente lontanissimi. Il primo in ordine di tempo è il giudizio del grande storico E. J. Hobsbawm che moltissimi dimenticano cosa disse nel 1959, in un saggio sulla Mafia:" Potrebbe ritenersi che sia diventa un organismo più centralizzato, a seguito dell'autonomia regionale, che ha fatto di Palermo un centro ancora più vitale per La Sicilia di quanto non lo fosse in passato, e anche in relazione alle varie tendenze "moderniste" assunte dalla Mafia nella condotta degli affari." Successivamente Sciascia, oltre a consigliare lo studio del saggio nelle scuole, affermava già nel 1967 "Contro ogni intendimento corrente e corretto del concetto di autonomia, quella siciliana è stata intesa non come un decentramento del potere e una più diretta partecipazione di una comunità regionale allo Stato, ma come una moltiplicazione del potere e la creazione di una specie di grado di allontanamento della comunità regionale dallo Stato. In ciò la complicità tra la classe politica nazionale e quella regionale è stata assoluta e indissolubile (non escluse le opposizioni). D'altra parte, bisogna convenire, la storia del nostro paese, la qualità della sua classe dirigente, il costume (malcostume) politico, tutto insomma portava a concepire le autonomie come moltiplicazioni del potere”. E continuava “ “Quando dico che non vedo una seria prospettiva di rilancio intendo dire che non la vedo nell'ordine delle cose. O meglio: nel disordine delle cose, che non pare sia destinato a mutare nel giro, che sarà quello climaterico, della prossima legislatura. Più che climaterico, anzi: entro i prossimi cinque anni, l'istituto autonomistico sarà una specie di fossile politico-burocratico (ma si dia al termine politico il senso del politicantismo deteriore); una specie di ministero per l'Africa italiana (la cui esistenza, com'è noto, andò oltre la liquidazione dell'ultimo scampolo d'Africa italiana). Una incongrua sopravvivenza, insomma”. Ed Infine concludeva ““Bisogna però riconoscere che la Regione siciliana è stata, nella vita italiana di questi ultimi vent'anni, un gran banco di prova. E se è fallita nelle esigenze cui doveva rispondere, nei problemi che doveva risolvere; se soprattutto è fallita nel non essere riuscita a mettere i siciliani di fronte alle proprie responsabilità — certo è che invece è riuscita ad una così perfetta esperienza del sottogoverno per cui l'Italia intera è oggi sottogovernata con esemplare sistematicità”. Le classi dirigenti isolane si comportano sia nell’ambito legale sia in quello illegale come classi parassitarie, una volta si sarebbe detto burocratico-compradora, che gestiscono gli affari correnti. L’unico dato consolante è che questi gruppi “dirigenti” non assolutamente di consenso, cosa negli anni ’50 e ’60 avevano.
Riferimenti bibliografici:
• E. J. Hobsbawm I Ribelli, 1966 Torino;
• Mario Mineo, scritti Scritti sulla Sicilia (a cura di Violante e Castiglione, Flaccovio 1995).

Carlo Bertani ha detto...

Ti ringrazio per questo commento, molto interessante e profondo.
Potrei aggiungere una domamda: quali sono gli attributi dell'autonomia amministrativa?
Certamente, nelle tre regioni del Nord (Trentino, Friuli, Valle d'Aosta)l'elemento linguistico è il primo fattore (anche se nella provincia di Trento è quasi inesistente). Ma la differenziazione linguistica, da sola, richiede un diverso aspetto amministrativo? Concesse l'insegnamento delle lingue nelle scuole, tutto finisce lì.
Ed hanno anche dei vantaggi: gli altoatesini hanno accesso al Web tedesco, che sotto l'aspetto ingegneristico è molto valido.
La vera regione autonoma, a mio avviso è la Sardegna, giacché si differenzia alquanto per lingua, ma anche per cultura: pensiamo al concetto di ospitalità sardo, molto vicino a quello Greco antico.
L'autonomia siciliana è un congegno truccato: non linguistico (la radice è pur sempre latina)e neppure culturale. Non si scorgono vaste particolarità culturali che spicchino oltre la già nota diversità italiana. Perciò, concordo: fu il semplice mezzo per non far diventare la Sicilia americana, che l'avrebbe consegnata nel ruolo di una Porto Rico qualunque. Grazie e ciao

christian ha detto...

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