16 novembre 2018

Quando sento parlare di ambiente, mi cascano le…



Appena qualcuno mette il naso su questioni ambientali, ecco che viene subito tacciato d’essere un “pro-ICCP”, e quindi un catastrofista prezzolato oppure, al contrario, d’essere un negazionista della santa verità scientifica o, ancora, uno che lega tutto all’attività di HAARP o delle scie chimiche. E – notatelo bene – il dibattito non si sposta di un centimetro: nessuno che porti dati comprovati, sillogismi perfetti…no, soltanto la nostra abitudine di sollevarci sopra la massa per chiarire un solo, imperscrutabile aut-aut: io ho ragione, e voi torto. Andiamo bene.

Pongo un primo sillogismo che, spero, non sarà nemmeno discusso: quando si parla di climatologia, si tratta di Biosfera, ossia la climatologia racchiude e cerca di ordinare dati che partecipano al ciclo globale della Biosfera. Un affaruccio da nulla…robetta: hanno previsto l’innalzamento dei mari e non s’è verificato! Al rogo! Al rogo!

Ma non solo: la climatologia racchiude anche tutti gli interessi delle grandi holding internazionali, le quali cercano d’ottenere posizioni vantaggiose nel nuovo scenario che si andrà a delineare. Purtroppo, è il capitalismo, baby: nell’assenza più muta dello Stato come arbitro super partes, le mille velleità di guadagno si scatenano. Ovviamente, se i dati le sconfortano per un certo mercato, ecco che le corporations finanziano scienziati per demolire le certezze di quegli scienziati, a vantaggio dei propri. Pecunia non olet, disse Vespasiano: parafrasando, potremmo oggi affermare Pecunia non fugit calor, anche se lo desidererebbero.

E, noi, c’azzuffiamo perché il mare non è salito…
Proviamo ad usare un metodo un po’ diverso?

Ciò che è avvenuto nella notte fra il 29 ed il 30 Ottobre scorso in Liguria non ha precedenti, come è assolutamente sconvolgente osservare le cataste di legname abbattute dal vento in Veneto e poi: dodici morti in Sicilia, solo per un po’ d’acqua? No: per un po’ di caldo. E dov’è rimasto annidato tutto quel caldo?

Nello scorso Luglio, mentre mi trovavo sulla mia barca, incidentalmente notai che l’ecoscandaglio forniva anche la temperatura dell’acqua: 26 gradi. Rilevati sulla chiglia, cioè in ombra rispetto alla radiazione solare.
Sul momento ci passai sopra senza pensarci troppo ma, qualche tempo dopo, mi tornò alla mente il racconto di un amico subacqueo.
Il sub s’era immerso, durante una delle recenti “annate di caldo record”, in un punto del Mar Ligure al largo ed era rimasto sbalordito: credimi, Carlo – mi disse – mai capitato di passare il termoclino a 19 metri! Nemmeno a me, quando m’immergevo, era mai capitato. A una decina di metri al massimo, lo sentivi “passare” sulla pelle, soprattutto se non indossavi la muta.

Ora, qualcuno di voi non saprà cos’è questo maledetto termoclino: è la linea – reale ma invisibile – che separa le acque che si riscaldano/raffreddano stagionalmente rispetto alle acque che “riposano” alla massima densità di 4 gradi centigradi. Le acque di fondo, per capirci.
Questo avviene perché le acque superficiali catturano la radiazione luminosa: sono acque biologicamente attive che nutrono il fitoplancton, il primo “divoratore” mondiale della CO2. Altro che foresta amazzonica.
Sotto i 40 metri, praticamente, non passa nessuna radiazione luminosa: inizia la zona del buio, che oltre i 60 metri è assoluto. Il regno dello zooplancton.

Insomma, le acque superficiali si riscaldano fino ad una certa profondità, che un tempo non superava i 9-10 metri mentre, oggi, giunge ad una ventina. Cosa cambia?

Beh, visto dalla spiaggia non molto…però mi sono preso la briga di calcolare, in calore e poi in energia elettrica, la quantità di energia che riposa nelle acque la quale, prima dell’omotermia invernale (ed al conseguente rimescolamento delle acque), sarà ceduto all’atmosfera.

Le cifre sono spaventose: se consideriamo l’intera superficie dei mari italiani (approssimativamente, per difetto, 250.000 Km2), otteniamo semplicemente che l’energia contenuta è pari a 120.000 TWh, ossia circa 50 volte il consumo elettrico annuo nazionale!
Fate pure i calcoli, se non ci credete, delle Kcal contenute in un litro d’acqua di mare alla temperatura di 26 gradi, che in Inverno raggiungerà i 4 gradi (raramente una temperatura minore), ossia una differenza di 22 gradi per una profondità di una ventina di metri. Siccome circa 40 anni fa il termoclino raggiungeva al massimo i 10 metri, la quantità di energia termica che si è aggiunta è pari a circa 60.000TWh, 25 volte il consumo elettrico nazionale. Cosa combina?
Quell’energia rientra in ciclo nell’atmosfera in pochi mesi, creando potenti correnti convettive, che agitano i vari strati dell’atmosfera: fare delle previsioni a lungo termine è una sciocchezza, se mai, previsioni a non più di 5 giorni. Clima e meteorologia sono campi contigui ma non confondibili: anche la rilevazione alle sole acque che circondano l’Italia è solo un esempio, giacché le acque del Mediterraneo bagnano più Paesi e continenti.

Sono numeri che fanno accapponare la pelle: con la stessa energia, si potrebbero riscaldare centinaia di milioni d’abitazioni per l’intera stagione invernale, solo per fornire un termine di paragone (e se riuscissimo a conservarla!).

Verrebbe la voglia di sfruttare questa, immensa fonte d’energia? Certo, ma non è facile. Bisognerebbe costruire centrali che abbiano turboalternatori funzionanti con il ciclo Rankine OCR, ossia una turbina che, al posto del comune vapore acqueo, utilizza un composto organico che bolle a basse temperature: Già…ma dove li producono? In Italia! Non siamo così indietro come si narra.
Con acqua in partenza già a 26 gradi, con un solo passaggio nei collettori solari si porta a 60 gradi, una temperatura coerente con il ciclo. E poi? Si fa energia elettrica, senza un grammo di combustibile! Sarà per questo che non lo fanno? Già…

Questo aspetto racchiude un concetto – poca massa, molta energia –  che è divenuto vulgata imperante dagli anni ’60, ossia quando fu nazionalizzata la rete elettrica e nacque l’ENEL. Ci torneremo.

Qualcuno si domanderà: l’energia c’è…ma tutta l’acqua che è venuta giù dal cielo?
Ho calcolato che, approssimativamente, nei giorni del vero e proprio ciclone di vento e acqua siano scesi in Liguria circa 700 mm di acqua. Immaginate: tutto ciò che vi sta intorno sommerso da 70 cm d’acqua! Parte è stata assorbita dal terreno, parte è finita nei bacini sotterranei delle sorgenti e parte è finita in mare, fortunatamente senza fare grossi danni. Anche perché le precipitazioni non sono state continue.
Cosa, purtroppo, non accaduta in Sicilia: forse il terreno, reso più duro ed impermeabile dalla torrida stagione estiva, ha assorbito poco? Può darsi: fatto è che i fiumi si sono presi la loro parte di morti.
Il fenomeno accaduto in Friuli sembrerebbe più consono alla Bora, il vento di Nord-Est che colpisce Trieste ma che, in passato, non ha disdegnato d’accarezzare Gorizia, giungendo finanche a Venezia. Certo, anche qui una corposa dose d’energia ha decuplicato la forza dei venti, e il disastro è lì da vedere. Ma torniamo a Genova.

I meteorologi ed i naviganti ben conoscono il fenomeno del cosiddetto Genoa Storm, che si origina molto lontano, sulle coste della Groenlandia. I gelidi venti artici scendono diagonalmente l’Atlantico, lambiscono le Azzorre e continuano fino alla cosiddetta porta di Carcassonne, ossia la pianura che si estende fra i Pirenei ed il Massiccio Centrale francese. Sbucano nel Golfo del Leone – con violente tempeste – e puntano ad Est. Lo “scontro” con il massiccio dei Pirenei e con l’anticiclone africano presente a latitudini più basse, inizia a conferire loro un moto leggermente arcuato: il nostro Maestrale. Ovviamente, lungo il percorso, si riscaldano e si caricano d’umidità.
Passano quindi le Bocche di Bonifacio (altro punto tempestoso) ed incontrano la penisola italiana nella parte settentrionale della Toscana: tipicamente, la Garfagnana. Di fronte, però, si trovano le Alpi Apuane che accentuano ancor più il loro moto arcuato, questa volta verso Nord – Nord Ovest ed il vento entra nell’arco ligure a La Spezia, prosegue verso Genova ma rimane intrappolato dai monti sulla destra e dalle correnti contrarie sul mare. E si crea una circolazione depressionaria, proprio il Genoa Storm, che dura giorni e giorni per ogni fronte polare in arrivo.

Il peggioramento della situazione è dovuto al diminuito apporto della Corrente del Golfo, la quale incontra sempre di più a Sud le acque artiche di scioglimento (dolci, più leggere, rimangono negli strati superficiali ed “obbligano” le calde acque saline ad approfondirsi) e, dunque, il cosiddetto Anticiclone delle Azzorre (che provocava moti convettivi in quelle correnti fredde) è ridotto al lumicino: questo spiega il peggioramento della meteorologia nello scacchiere del Mediterraneo.

Perché ho chiarito che un simile disastro non può essere stato causato da HAARP o altre diavolerie del genere?
A parte che HAARP è stato dismesso nel 2014 – altre, simili strutture sono sorte in Norvegia (UE), in Russia ed in altri Paesi, generando così (qualsivoglia fossero gli obiettivi), un “equilibrio” sul modello di quello nucleare – ma le energie in gioco sono di tutt’altro ordine: pochi MW di emissione al posto delle decine di migliaia di TW dell’accumulo solare. In realtà, alla ionosfera, giungevano potenze di pochi Watt per metro quadrato, insufficienti per qualsiasi uso di tipo militare. Terremoti compresi.
Molto probabilmente, si trattò di una ricerca per comunicazioni: negli anni ’70, ad esempio, un contadino del Tennessee incocciò e tranciò con il suo aratro un grosso cavo di Rame. Arrivarono subito militari, FBI e tutto il resto: saltò fuori che il Pentagono aveva interrato (in segreto) cavi di Rame per un’estensione di molti Km2 che formavano una sorta di colossale “antenna” per le comunicazioni con i sottomarini immersi. Anche lì, c’entrava la ionosfera, per la riflessione delle comunicazioni.
Diversa è la vicenda delle scie chimiche: d’altro canto, fu oggetto di un accordo internazionale (segreto) fra Berlusconi e Bush al G7 di Genova, nel 2001. Forse, Renzi – prima di dare dello psicopatico a destra ed a manca – avrebbe dovuto semplicemente documentarsi con i verbali ministeriali.

I frammenti di scie chimiche precipitati a terra ed analizzati hanno mostrato la presenza di due metalli: Bario ed Alluminio. Il Solfato di Bario è uno dei composti più stabili e non-reattivi che esistano, mentre l’Alluminio è noto per la riflessione della luce solare e di altre emissioni dello spettro elettromagnetico.
Il gel emesso dagli aerei, appositamente modificati, fa pensare ad un tentativo per ridurre la radiazione solare incidente: gli americani sono molto propensi a realizzare strumenti mediante il metodo empirico, e fa pensare ad un rozzo metodo per contenere la radiazione incidente. Convincono qualche alto papavero, ricevono copiosi finanziamenti e partono. Poi, il sistema non funziona, ma i soldi li abbiamo intascati: un po’ di soldi alle fondazioni private e qualche bionda tutta curve rimetteranno a posto le cose.

Dalle analisi chimiche, si potrebbe concludere che il Bario forma la struttura, mentre all’Alluminio è riservato il compito di riflettere: insomma, empiricamente hanno cercato di creare una barriera fluttuante per riflettere la radiazione solare. Cosa non s’inventa per continuare a bruciare i fossili!
Un inconveniente di queste lunghe scie semi-solide ad alta quota sembra sia stato il passaggio di materiale biologico (virus, batteri) che salivano in cielo in aree con forti moti ascensionali (il Sahara, ad esempio), i quali finivano “aggrappati” a queste strutture e valicavano gli Oceani. Sono stati trovati batteri e virus sicuramente d’origine africana in Sudamerica. Globalizziamoci tutti!

Come si può notare, il riscaldamento dell’ambiente è ben conosciuto: non importa se alcune previsioni si sono dimostrate vane, perché quando si ha a che fare con un sistema complesso come l’intera biochimica della Biosfera, l’errore è possibile.
Ma, che il Pianeta abbia vissuto periodi ciclici di caldo/freddo (dopo le grandi glaciazioni) è ben conosciuto: l’età di Augusto fu un massimo storico, poi ci fu una discesa fino a quasi il 500 d. C. e nell’anno 1000 di nuovo più caldo: la vite era largamente coltivata in Inghilterra, e i Vichinghi giunsero in Groenlandia. Nuovamente la temperatura calò, e si giunse alla cosiddetta “piccola glaciazione” del 1600, che durò fin quasi agli albori del Novecento.

Da qui in avanti gli scienziati sono perplessi.
Le variazione del clima erano sempre contenute in un aumento/diminuzione medio di 1 grado, 1,5 gradi al massimo e gli spostamenti nella concentrazione dei gas serra erano modesti. E i tempi erano di secoli.
Oggi, invece, la concentrazione dei gas serra ha una crescita iperbolica e la temperatura tende sempre ad aumentare in pochi anni, oppure gli “stock” d’energia termica danno luogo a colossali movimenti convettivi dell’atmosfera, che a loro volta generano cicloni sempre più distruttivi.

Vorrei ricordare che la Repubblica di Genova è vissuta per quasi mille anni con il suo porto – che non era minimamente protetto come quello attuale: le navi, poi… – eppure ha sempre navigato e commerciato nel Mediterraneo ed oltre. Ciò che è avvenuto il 30 Ottobre scorso non ha menzione negli annali di secoli: onde di 7-8 metri in mare che, nella vicinanza delle coste, si sono alzate fino a 10 metri: sarete rimasti colpiti dallo sventramento del porto di Rapallo (lì, ha ceduto la diga foranea: può entrarci anche la ricostruzione del 2000, forse mal fatta) ma è tutto il resto che colpisce: centinaia di barche affondate nei porti, porti protetti da dighe a mare che mai avevano permesso simili disastri. D’altro canto, scatenate 60.000 TWh (25 volte la produzione annua italiana!) in poco tempo nell’atmosfera: un disastro. Se avete un frullino con velocità regolabile, provate a lasciarlo scoperto con dell’acqua e poi aumentate gradualmente la velocità fino al massimo. Osservate cosa succede.

Qualcuno sostiene che l’anidride carbonica generata dagli allevamenti animali è superiore di quella emessa dai motori a combustione interna. Prendiamolo per buono.
Senza voler dare un giudizio “etico” sui veri e propri lager per animali che chiamiamo “allevamenti intensivi” (è un’altra faccenda), rammentiamo che non esiste una comparazione valida, giacché non abbiamo fonti di dati attendibili sulla CO2 generata dagli animali sicuramente allevati nei secoli scorsi.
L’uomo ha sempre allevato animali per il consumo di carne e latte, sin dagli albori della civiltà: è vero che, da un lato, oggi il consumo di carne è aumentato ma, dall’altro, vorrei ricordare che il trasporto delle merci su terra e nei canali, fino almeno al 1900, è stato a trazione animale. Quanti milioni di asini, muli, cavalli, cammelli ed elefanti erano utilizzati allo scopo?
Come vedete, un calcolo è pressoché impossibile.

Sicuramente hanno contribuito ad elevare il tasso di CO2 le due guerre mondiali: basti pensare all’enorme consumo di carbone che fu necessario per costruire le ben 50 milioni di tonnellate circa di naviglio affondato nelle due guerre, mercantile e militare. E le decine di migliaia di tank ed aerei? I bombardamenti? E il consumo spropositato di risorse durante le guerre?

Oggi ci poniamo il dilemma se il mutamento del clima sia dovuto all’uomo oppure se si tratta di una evoluzione naturale. E’ impossibile dimostrare sia una tesi e sia l’altra, all’interno dei canoni attuali del sapere scientifico anche perché – non dimentichiamolo mai – scienziati di una parte e dell’altra sono al soldo della grande finanza.
Non ci resta che il nostro “sentire” le cose e qualche dato semplice ed incontrovertibile, come la quantità di CO2 presente nell’atmosfera la quale, sappiamo, trattiene la radiazione infrarossa e non le permette di disperdersi verso l’infinito.
Sembra, però, che il riscaldamento interessi più l’emisfero boreale e meno quello australe, le acque artiche e meno quelle antartiche: perché? Nessuno lo sa.

Nei prossimi decenni sparirà il motore termico e sarà sostituito completamente dalla trazione elettrica. Sarà un bene? Per lo smog nelle città senz’altro ma, se non cambieremo l’approvvigionamento d’energia, tutto rimarrà uguale: bruciare fossili in un’automobile od in una centrale elettrica non cambia molto.
Eppure, questa “paura” del riscaldamento del pianeta qualche buon risultato l’ha dato: pensiamo all’illuminazione a led, che ha rivoluzionato il mondo della luce elettrica. Con risparmi energetici di quasi il 90%.
Anche la trazione elettrica porterà dei vantaggi, ma desidero dedicargli un articolo a parte.

Ciò che non riusciamo a comprendere è che dovremo adattarci a sfruttare anche i modesti “salti” energetici – il ciclo Rankine OCR già ricordato, le basse cadute con grandi portate dei fiumi, le correnti marine, il micro-eolico, il fotovoltaico sui tetti, ecc – perché rappresentano un mare d’energia! Dobbiamo riconsiderare il mondo delle grandi masse e scarse velocità, che esisteva e fu abbandonato (in Italia) con la nascita dell’ENEL, che chiedeva “concentrazione e controllo”: serve una nuova generazione d’ingegneri, che non sia cresciuta nel mondo dei fossili, che non ne ricalchi il pensiero, per varare la produzione/consumo dell’energia in loco (riducendo gli inevitabili sprechi), senza rinunciare alla sicurezza delle grandi reti.

Personalmente – non voglio nascondermi dietro ad un dito – io credo nell’ipotesi antropica più che in quella naturale: ciò che mi ha convinto è la velocità del cambiamento, non i catastrofismi o le “certezze” dei cattedratici. Pensare di estrarre miliardi di tonnellate di fossili – ossia energia solare “condensata” in organismi per milioni di anni – e poi bruciarla in un secolo o poco più (e farla franca), è qualcosa che stride con i tempi geologici, come dare un’improvvisa accelerata nella vita del Pianeta.
Se la concentrazione della CO2 presente nel’atmosfera è passata dall’essere costante per secoli a 280 ppm a quasi 400 ppm, qualcosa vorrà dire: qualcosa che la natura non può capire e non può gestire. Troppo in fretta. Tutto, nel nostro tempo, è accelerato: più energia, più profitti, più rifiuti…insomma, un pensiero che ritiene la crescita un’iperbole, e non un ciclo come la natura ci mostra.
In questo sistema di pensiero, mi colloco appieno fra coloro che sostengono la decrescita, che non significa, in termini bruti, “consumare di meno”, bensì consumare quel che serve (senza far arrivare il colesterolo a 400!) nel modo più intelligente possibile.

Questa è, in sintesi, la mia opinione ma ne accetto altre, senza scompormi, a patto che non si confonda il Clima con la Meteorologia e che si portino sillogismi convincenti, non semplici link a questo o a quel sito, senza dare una spiegazione.
Come potete osservare, non ho messo link per “giustificare” il mio pensiero: penso che sia il dovere di chi è contrario farlo, ma portando i link come semplice fonte. Non come sillogismo.
Grazie per l’attenzione.

14 commenti:

ambrogio negri ha detto...

Finalmente un ragionamento lineare, logico e altamente convincente. Senza ricorso a farneticanti complotti di poteri occulti che vogliono sottomettere l'intera umanità a loro loschi e inconfessabili propositi. E invece è in ciascuno di noi che dovrebbe emergere la consapevolezza e la responsabilità di richiedere interventi che contrastino questa deriva che porterà a conseguenze catastrofiche. Anch'io sono fermamente convinto che una decrescita ragionata sia la strada principale, accompagnata da sostanziosi interventi per la riduzione dell'incontrollato utilizzo di energie inquinanti. Ma l'uomo, storicamente, ha dimostrato di essere il peggior nemico di se stesso e facile ad abbindolamenti di ogni genere. Perciò ho poche speranze che si possano avere a breve prese di coscienza serie.

Carlo Bertani ha detto...

Grazie: pensi che mi sono limitato all'energia, senza nemmeno toccare - tanto per raccontarne un'altra - la "sterilizzazione" delle acque marine costiere per colpa dei diserbanti & altre schifezze. Anch'io sono pessimista, comunque...
Grazie

Augusto ha detto...

Credo che tutte le "politiche" potrebbero riassumersi un quello che mi dicevano da piccolo:
"nü sgrea". Non sprecare.
Non si tratta di "decrescita felice" ma di uso intelligente delle risorse.
A livello personale mi sembra ovvio l'uso di lampadine LED, ridurre (o eliminare) l'uso dei condizionatori, in inverno mantenere le temperature delle abitazioni sui 18 gradi, andare a piedi (fa bene) in alternativa autobus o bici solo in casi "speciali" automobile.

A livello regionale o statale: da sempre mi sono chiesto le ragioni della dismissione di piccole e piccolissime centrali idroelettriche, che, a mio parere, sarebbero da ri-utilizzare o ri- costruire; oltre ad usare il ciclo Rankine OCR da te citato e tutti gli altri mezzi di produzione elettrica non legati al carbonio.

I guelfi e ghibellini dell'ambiente riusciranno a darsi una calmata ed a mettere in atto "misure possibili"? Staremo a vedere.

Anche io sono pessimista; sia per i motivi "ambientali" sia per quelli contingenti politici.

ambrogio negri ha detto...

Ho un cane, di cui raccolgo regolarmente le deiezioni in sacchetti bio per poi gettarli negli appositi cassonetti lungo il percorso. Nella mia provincia i politici si fanno vanto di avere raggiunto il 78% di raccolta differenziata, ma io vedo cosa c'è nei cassonetti ogni volta che ne apro uno. Un giorno, ad una signora che gettava il vetro con la busta di plastica nell'apposito cassonetto, le feci notare che la busta doveva essere buttata nel cassonetto a fianco. Lei mi rispose che lo sapeva. Allora io le domandai perché avesse tenuto quel comportamento. Nessuna risposta, ma, dopo avere svoltato in una via laterale e raggiunta una adeguata distanza mi apostrofò con un sonoro: Vaffanculo.

Ecco, da questi gesti si capisce quanta strada c'è da fare.

Anch'io ho solo commentato l'articolo sull'energia. Ma pensiamo alle acque tutte, non solo quelle costiere. Le falde idriche per il consumo potabile ormai sono tutte più o meno inquinate; gli oceani e i mari tutti stanno diventando un minestrone di plastica.


Vivo nelle Marche, dove c'è un discreto controllo ambientale, ma dovunque ti muovi per le strade di campagna prima o dopo incontri una discarica abusiva "spontanea", lungo i corsi d'acqua trovi qualsiasi cosa e le acque sono sempre torbide non si capisce per quali strani scarichi. Eppure abbiamo un sacco di bandiere blu, pure dove vivo io che non mi farei un bagno nemmeno se mi pagassero.


I terreni dei vecchi insediamenti industriali, tipo Montecatini, sono recintati e ai proprietari non "passa nemmeno per la capa" di alienarli per conseguirne i ricavi per evitare che si scopra cosa c'è sotto. E i siti produttivi ancora in esercizio … chi va a vedere cosa nascondono?


E possiamo andare avanti all'infinito, senza scomodare strane armi e congegni alieni, come alcuni squilibrati sostengono, anche per gli ultimi incendi in California o per il crollo del ponte Morandi.

Ecco perché ho poche speranze.

Carlo Bertani ha detto...

Penso che le strane idee sui marziani che fanno crollare i ponti siano postate dalle segreterie di alcuni partiti, per confondere il dibattito. Sono i nuovi troll: peccato che molti ci cascano.

alsalto ha detto...

Bel paradosso.
Per cambiamenti climatici naturali occorrono secoli, con l'inquinamento antropico pochi decenni.
Per un intervento di retrofit molti mesi che un pomeriggio tempestoso sa' portarsi via in mezz'ora.

Rimango ottimista,seppur disilluso, in quanto ecologista profondo.
Dovesse soccombere l'umanità gli scarafaggi inchioderebbero croci? Maremma ventosa.

Tutti quei Pecci collassati e s'alza l`elicottero della segheria austriaca.


Ma i travi altro che nell`



Concordo, se una possibilità l'umanità ha è tramite la tecnica, ma non se priva d`empatia.



Ps. Articolo splendido Prof.Bertani. Grazie.

giuseppe castronovo ha detto...

Ottimo articolo molto chiaro! Complimenti

andrea M ha detto...

niente male come articolo in realtà pero'
manca la valutazione dell impatto delle forze armate
se non ricordo male l armata americana inquina piu di tutti multinazionali incluse

a mio avviso gli eserciti fanno solo danni
e fanno danni pesanti e senza essere contabilizzati nelle valutazioni internazionali

e manca anche la valutazione fatta su "el nino" il quale impatta l ambiente come l anidride carbonica e lo fa piu dell impatto umano pare



. ha detto...

se una cosa è segreta tu come la sai?

Johnny ha detto...

... tanto per partecipare... secondo me ben vengano invenzioni verdi e una vita più bio e meno inquinante impossibile ed in armonia con la natura... detto questo ho guardato e letto un po' di materiale sul clima e sono d'accordo con la coclusione di diversi scienziati i quali ipotizzano che il riscaldamento terrestre sia principalmente una conseguenza dell'attività del sole (macchie solari e cicli solari, è l'unico oggetto che può generare le immense energie di cui si parla ed è stato dimostrato che nel corso dei millenni ha i suoi cicli e può alimentare anche un riscaldamento rapido del clima. Ciò crea una reazione "a catena" sulla terra dove, per esempio, il mare con più calore rilascia più CO2 (Tas van Ommen della Australian Antarctic Division per ulteriori informazioni). Praticamente, secondo me, vale la teoria che prima viene più calore (sole) e come conseguenza abbiamo più CO2 nell'aria, magari anche enfatizzato dall'attività umana ma non come principale causa. Comunque sia, come dicevo, viva la natura e una vita più coscienziosa. saluti.

Anna Belmonte ha detto...
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Carlo Bertani ha detto...

Solito spam. Vi serve un prestito?

Carlo Bertani ha detto...

Io tendo ad avvalorare il ragionamento rovesciato: siccome il ciclo delle macchie solari è una costante del mondo astrofisico, osservo che le temperature medie si alzano senza tener conto del punto di minimo e di massimo del ciclo. Siccome l'unico parametro a mutare è stato l'immissione nell'atmosfera di carbonio fossile prodotto per milioni di anni di vita vegetale ed animale, ritengo che quello sia da tenere sott'occhio. Anche perché, è scientificamente dimostrato che i gas serra riflettono la radiazione infrarossa, la più pericolosa per il riscaldamento.
Comunque sia, sarebbe meglio intervenire per un semplice principio di prudenza: mettiamo a rischio la specie per non volere attuare tecnologie di cattura dell'energia che ben conosciamo e che sono già vecchie di decenni?
Saluti

Ruggero ha detto...

Buon giorno, complimenti per l'ottima ricerca.
Lei è a conoscenza del differenziale di energia tra un ettaro di terreno coltivato o boschivo e un terreno "cementificato"?
Tale calcolo potrebbe completare il quadro in questione.
Grazie