13 maggio 2017

Addio, Oliviero



Conobbi Beha una sera di tanti anni fa, in una Torino uggiosa, circoncisa dalla nebbia ed immersa in quell’umidore che t’attanaglia la pelle e ti strema il respiro.
Eravamo una cinquantina d’anime dannate che sognavano una “Repubblica dei Cittadini”, qualcosa di molto diverso dai cybernauti che oggi vanno per la maggiore: un po’ per fideismo, un po’ per depressione e sfiducia.
Uscivamo a fumare fuori, dalle parti del Palazzo delle Facoltà Umanistiche – terra di Bobbio e di Abbagnano – che ci rammentavano un po’ una Torino smagata da tempo, dall’altra il senso della misura, oggi perduto nelle risse da balera televisive.
Eppure, Oliviero c’aveva raccontato tante, troppe cose, soprattutto quella ventura di scoprire una partita di calcio fottuta, combinata, comprata…chissà…una come tante, in un campionato dove se ti chiami Fiorentina, per lo stesso reato, vai in serie D, se ti chiami Juventus vai solo in B. Vai a capire: no, non c’è niente da capire.
Quello scoop fu maledetto. Se tocchi il calcio oppure l’ENI, in Italia, sei fottuto per sempre.
Gli lasciarono quel posto in RAI – così mi raccontò – tanto per sbeffeggiarlo, per fargli capire che uno bravo non lo vogliamo, se non è disposto a chinarsi a novanta a comando. Lo lasciamo lì, a rimirare la sua impotenza.
Per questo volevamo un repubblica fatta da cittadini – non da cafoni suburbani – che oggi si litigano per capire chi ti ha telefonato per dirti che non dovevi comprare quella banca…oppure no…che la dovevi comprare…madonna mia, che schifo.
In questo senso eravamo più Bobbio od Abbagnano: sempre meglio che giocare alla capra con Sgarbi. Che finisce, irrimediabilmente, sotto una panca fatta di scoregge e rutti, in un’osteria di periferia.
Dal televoto di Sanremo al cyber voto  per dichiarare che 20.000 persone hanno deciso che tutto va bene, così hanno sentenziato a Milano, e Genova ha approvato.
Hai preferito vivere da signore un po’ scapigliato, con quell’andazzo dal quale lasciavi intendere di vedere le cose un po’ più in là degli altri, con un orizzonte più lasco, meno imbrattato dai verminai politici o dalle madonnine cibernetiche.
Non mi viene in mente altro che la frase della (ipotetica) figlia di Marco Aurelio ne Il Gladiatore: “E’ stato un giornalista italiano. Onoriamolo.

5 commenti:

Donato Curcio ha detto...

Dopo lo scoop sulla partita truccata, ho cominciato a seguirlo; e poi ho letto qualche suo libro. Ultimamente mi piaceva ancora di più, nel senso le sue idee, le analisi sulla società italiota convergevano fino a coincidere (sono un po presuntuoso??!!). Cmq, sì è stato un giornalista e come tale va onorato.
Buon viaggio Oliviero, a tutti buon Cammino
Doc

piero deola ha detto...

Grazie a Beha e a Bertani.

alsalto ha detto...

Sono portato a pensare che l'interesse del Sig. Oliviero per il calcio si riassumesse nella metafora che quest'ultimo fornisce della societa'.
Ovio e banale mi si contestera': innegabile.
Avrei amato poterlo conoscere di persona, come poche altre persone al mondo.

Eli ha detto...


Un Uomo libero!

In cui si fondevano sensibilità e professionalità, autonomia ed onestà intellettuale.
Ci mancherà molto...

Carlo Bertani ha detto...

La fotografia che ho scelto per l'articolo racconta molto della personalità di Beha. Anche se l'ho incontrato in una sola occasione , capii che era una persona dal pessimismo che rasenta il cinismo, soprattutto sul pessimo giudizio che aveva sulla classe politica italiana. Era un sentimento che ci accomunava.
Spesso ho riflettuto su questo fatto, per me incomprensibile: sembra che la classe politica si stia distanziando da ogni forma d'intelligenza e di critica, che è la sana parte di un dibattito. E pensano d'andare avanti così all'infinito: tiriamo avanti ancora un giorno, fino al prossimi stipendio, fino alla prossima occasione di lucro.
Non solo gli attuali politici, è una tradizione tutta italiana quella di non ascoltare nessuno. Oggi, poi, con i grandi potentati internazionali che non trovano più barriere nello stato e nella classe intellettuale...
Non è un caso se Gentiloni è il nipote di quel Gentiloni che riportò i cattolici al voto...ne ho conosciuti parecchi, qualcuno molto importante, e non m'hanno mai dato l'impressione d'essere svegli, solo occhi bolliti. i "grandi" peggio: lì c'è anche la furbizia di prestare la propria intelligenza a fini, che poi... ... ... ...
Lo sguardo di Beha illumina.
Saluti a tutti
Carlo