09 settembre 2014

Ghiri



Com’è carino il ghiro, com’è pacioccone. E sonnacchioso: già, lo ricordiamo sempre – quasi fosse un aggettivo – riferito ad un umano, “dorme come un ghiro”.


Con tutte le novità che ci sono qui in Langa – il ritorno del lupo, la diffusione imperturbabile di cinghiali e caprioli (ora anche dei daini), qualche timida comparsa di orsi e linci (per ora è più un “si dice” che un “si sa”) più tassi e linci che ci sono sempre stati (si sentono quasi offesi...) – chi pensa mai ai ghiri?

Al più, ti fanno un po’ arrabbiare quando cerchi di raccogliere noci e nocciole, e trovi quelle degli alberi accanto al bosco già tutte inesorabilmente spaccate e mangiate. ‘Sti c...pensi: che cavolo di denti avranno? Già: se un ghiro ha mal di denti, però, nessuno lo sa. E non esistono ghiri-dentisti.

Ma c’è una storia che vi voglio raccontare.



Ci fu un tempo nel quale gli uomini, annoiati, cercavano emozioni sempre più forti: se un’alba non era iper-psichedelica non valeva una mazza, se una motocicletta non superava i 200 all’ora non era una vera motocicletta, se una ragazza non ci stava a farsi legare e poi scopare in gruppo non valeva nemmeno la pena di cominciare.

Fu per questa ragione che i mille e mille paesini italiani furono abbandonati: non fu la mancanza di lavoro, non fu la crisi economica, ma la noia, il sapere che “là”, in città, c’era un tripudio di emozioni sconosciute, che nulla valevano al confronto del fungo di due chili e mezzo o del cinghiale che superava il quintale.

Qualcuno ipotizzò un edonismo esasperato, ma non regge: forse fu soltanto la sete di curiosità, il senso d’avventura castrato, la noia del “diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale” (Guccini). Fu solo per questioni di mera economia che milioni d’europei, dopo Colombo, partirono alla scoperta del mondo? Non ci abbiamo mai creduto.



Così, nei mille e poi mille borghi arrampicati sui colli, rimasero solo dei vecchi pensionati che leggevano ogni giorno i manifesti mortuari, chi ce la faceva ancora seminava un poco d’insalata: i più, sonnecchiavano seduti al tavolino dell’unica “società operaia” ancora aperta, così come l’unico negozio d’alimentari era il solo rifornimento. Per le medicine, i giornali, le sigarette, un attrezzo – fosse anche un paio di forbici – bisognava recarsi al paese vicino, dove ancora esistevano i negozi. Fino a quando?

Inutile ricordare che i terreni erano in gran parte abbandonati, che sotto i portici delle cascine ammuffivano – nell’attesa di diventare “d’epoca” – vecchi trattori e le grandi case erano abbandonate, nelle campagne come nei borghi.



In tempi precedenti erano stati compiuti gravi errori, che divennero effetti d’eventi inarrestabili: la chiusura della rete dei consorzi agrari, la ferrovia tagliata – “rami secchi” – le scuole chiuse – “risparmi” – gli ospedali ridotti al lumicino – “accentrare le eccellenze sul territorio” – insomma, chi rimaneva era proprio l’ultimo dei Mohicani.

Si sapeva – l’aveva anche detto la televisione – che il campo abbandonato ci mette cento anni per trasformarsi in un bosco di querce: qualche anziano ancora ricordava e narrava di raccolti di granturco proprio là, dove oggi si raccoglievano i porcini. Ma nessuno dava la minima importanza ai ghiri: c’erano sempre stati...e allora?



I nostri simpatici dormiglioni continuavano a triturare noci, nocciole e semi d’ogni tipo: avendo a disposizione enormi quantità di cibo (che gli uomini più non raccoglievano) le famiglie crescevano e...c’era bisogno di nuovi alloggi!

Qualcuno rimediava il cavo di un albero, ma c’era sempre il rischio di una volpe o di una donnola affamata: i più previdenti scelsero, saggiamente, le case abbandonate dagli uomini. Altro che alberi cavi! Nei sottotetti si campava da re, e manco c’erano più quei gatti famelici di un tempo da temere: erano tutti castrati, mollicci e se ne stavano al caldo a mangiare croccantini!



Ma, si sa, la cuccagna finisce: per carità, nulla da temere da uomini, gatti e volpi...ma il tempo...accidenti che tempaccio...

Quell’anno, già ai primi di Novembre, cadde la prima neve: e mica poca! Subito dopo venne il gelo e le ultime noci e nocciole rimasero là sotto, sotto una spanna di neve gelata.

Oddio: quando non c’è la pasta si fa un bel minestrone, se manca anche la verdura si mangiano fette di pane abbrustolite sulla stufa e strofinate con l’aglio. E se mancano pane ed aglio? Sono cavoli amari.



Qui, i nostri ghiri hanno veramente una marcia in più: se manca tutto, i loro denti sono in grado anche di rosicchiare il legno. La pancia, almeno, è piena: non saranno i teneri gherigli delle noci, ma la fame è dura e ci si deve arrangiare.

Così, mentre gli uomini, dovutamente imbacuccati, sedevano qualche minuto fuori della “società” prima di rientrare al caldo a bere un caffè od un punch bollente, i ghiri lavoravano e mangiavano. I più anziani fra gli uomini ricordavano vecchie storie “L’Inverno del ’44 ancora lo ricordo...quanta neve, e c’era la guerra...” “Mio nonno raccontava che quello del ’17 fu lungo e nevoso, ma loro erano contenti: se nevica, non si va all’assalto!”



Intanto i ghiri – che dovevano andare in letargo, ma avevano ancora fame e...addormentarsi a pancia vuota non si può, non ci si riesce... – terminarono tutte le scorte e cominciarono i gusci, ma scoprirono ben presto che le vecchie travi del tetto erano più morbide. Le prime vie d’acqua avevano fatto marcire il legno, che s’era intenerito e seminava segatura solo a raschiarlo.

Il nonno, con i vecchi denti gialli e consumati da migliaia di noci, lentamente raschiava e trangugiava, come facevano – con maggior solerzia – i più giovani mentre i piccoli iniziavano anch’essi a comprendere la dura realtà dell’esistenza: com’era dolce il latte della mamma...ora quelle tettine sono diventate piccole e secche...ma guarda te cosa ci tocca mangiare per sopravvivere...nonno, hai ancora una noce? Taci, taci e raschia.



E’ proprio vero che nel samsara nessuno è felice e tutti hanno sempre qualcosa di cui lamentarsi: finalmente, a pancia piena, i ghiri riuscirono a cadere in quel magico mondo del letargo, una sorta di dormiveglia attento ai pericoli, ma sufficiente per ridurre i consumi di prezioso grasso interno al minimo, e l’inverno passò.



Quanto sarebbe saggio, a fronte di sempre nuove guerre, se i governi ordinassero – alle prime avvisaglie belliche – il “letargo generale”, almeno per qualche settimana invernale, così da risparmiare gas, alimenti e vite umane! Ma torniamo a noi.



Trascorsero tre Inverni di quelli di “una volta”, con il loro bravo metro di neve e gli uomini – quelli che non erano comparsi sui manifesti mortuari – tornarono a ricordare: il ’37? Un metro e venti. E il ’28? Quasi due metri! Dai, andiamo a berci un punch, che qui fa freddo.

Nessuno s’accorse del lavorio dei ghiri: quando, di Primavera, si svegliavano erano colti da un appetito famelico e divoravano la prima cosa che potesse finire sotto i loro denti. Le travature dei tetti, ovvio: sarebbero passati ancora almeno tre mesi prima che fossero state disponibili le prime bacche e qualche nocciolo.

Così andò avanti per quei tre inverni duri e freddi: verso la fine del terzo inverno, cadde della neve bagnata e pesante, di quella che sparisce in un paio di giorni di sole. Prima, però, proprio per la sua alta densità, è pericolosa, giacché quaranta centimetri pesano quanto un metro: fu il disastro.



Il tutta l’Italia centro-settentrionale, ma anche sulla dorsale adriatica, sui monti – soprattutto nelle zone poco abitate – avvenne il disastro: migliaia e migliaia di tetti crollarono, compresi quelli d’antiche chiese e manufatti di pregevole interesse storico. Le perdite di vite umane furono bassissime: casi sporadici, gente che era passata accanto agli edifici proprio durante i crolli.

I danni materiali, invece, furono incalcolabili: tutte le persone che avevano avuto le abitazioni seriamente danneggiate se ne andarono, chi in città, chi emigrò, chi s’appoggiò a lontani parenti che vivevano lontano, chi in Italia, chi all’estero.



La situazione politico-economica era assai difficile: nelle città i viveri erano razionati e le occasioni di lavoro poche e di scarso guadagno. Sarebbe stato necessario ri-colonizzare il territorio ma – dopo quella batosta – le cifre per farlo risultarono esorbitanti: il territorio fu abbandonato e, nel volgere di un decennio, circa 5.000 comuni italiani – circa la metà – risultarono abbandonati.

Il governo, in ogni modo, nominò una Commissione di Saggi che dovevano, in origine, essere 10 persone poi – non si sa come e perché – salì a 26, poiché furono inseriti anche geologi, idro-biologi, matematici e numerosi storici dell’arte, per valutare il danno degli edifici storici.



Anni dopo la relazione fu pronta: alcuni milioni di case distrutte, migliaia di chiese, palazzi nobiliari, castelli, ecc. Non fu mai eseguito un calcolo, anche approssimativo, dell’investimento necessario.

Ovviamente nessuno s’accorse del disastro provocato dall’inurbamento dei ghiri: tutto fu addossato ad “eventi meteorologi” associati alla “vetustà delle abitazioni”. A nessuno venne in mente di chiedersi perché tutto era successo quasi nello stesso lasso di tempo (e continuò a succedere): le commissioni di “saggi” dell’epoca servivano solo a produrre molta carta, come i cessi pubblici.



Il Paese andò così avanti: le grandi vie di comunicazione rimasero aperte e le principali città ancora abitate, ma a cento metri dagli steccati autostradali non era consigliabile recarsi. I pericoli erano tanti e, soprattutto, là non c’era nessuno: almeno, così si credeva.



Un secolo e mezzo dopo, finalmente, il Paese si risollevò dalla terribile crisi iniziata per mere questioni di bilancio e terminata con il dimezzamento della popolazione, vuoi per il saldo demografico, vuoi per l’emigrazione.

Un lungo processo rivoluzionario condusse alla nuova situazione: tutto era mutato, in Italia e nel mondo.

Il nuovo governo – chiamato “Direttorio” – ritenne necessario occupare le terre abbandonate un secolo e mezzo prima: l’economia in crescita necessitava di maggiori derrate alimentari e di grandi biomasse per alimentare la nuova industria chimica che doveva – in assenza di petrolio – ricavare dal mondo naturale ogni sostanza, i nuovi “intermedi” di base.



Alcune colonne iniziarono la nuova esplorazione, forti delle vecchie cartine che indicavano borghi e strade: le strade erano quasi tutte impercorribili, oppure riuscivano a transitarvi piccoli mezzi per brevi tratti. Siccome i mezzi erano tutti elettrici, era molto difficile rifornire le colonne che avanzavano: bisognava costruire linee elettriche lunghe decine di chilometri.

Improvvisamente, una colonna fu colta di sorpresa dal fuoco di molti fucili: chi erano?!?



Giunsero i militari ed avanzarono rintuzzando il fuoco nemico: a poco a poco, si riuscì a parlamentare con questi gruppi, dei quali nessuno immaginava lontanamente l’esistenza.

Erano veramente una nuova razza. Nei loro tratti c’era qualcosa di africano – alcuni erano meticci – ma anche occhi a mandorla...visi europei e tratti mongoli...insomma, c’era di tutto.



Parlavano una lingua che assomigliava molto all’italiano di un tempo – la sintassi era quasi identica – ma molti termini erano incomprensibili come “sciut”, col quale indicavano la pianura (forse “luogo asciutto”, mentre ogni essere di sesso femminile era chiamato femana, fema, femun...tutte con la radice “fem”. Signore e signorine erano scomparse dal dizionario. Sarebbe molto lungo approfondire il loro dizionario, ma anche avvincente.

Erano comunità di cacciatori e raccoglitori, ma avevano anche armi da fuoco: nelle case abbandonate trovarono dei veri e propri arsenali, e s’industriarono per fare la polvere da sparo.



Nelle lunghe discussioni che seguirono, essi affermarono di tenere d’occhio i “carticùn” – ossia gli italiani civilizzati – perché temevano intrusioni ma, abitando solo le aree lontane dalle vie di comunicazione, vissero indisturbati.

Questo pose un grosso problema, perché fu a tutti chiaro che un bene – la terra – era desiderato da entrambi. Fu stabilita una sorta di “pax romana”, ossia i fondovalle con le aree più fertili (gli “indigeni” non coltivavano quasi nulla) ai nuovi venuti, e le aree collinari ai residenti, i quali accettarono d’iniziare un processo d’integrazione, ad esempio mandando i bambini a scuole speciali, adatte alla loro lingua ed al loro pensiero.



Come andrà a finire? Chi vivrà vedrà, ma nessuno immaginava il potere distruttore del ghiro, che meriterebbe un posto d’onore nello stemma della futura Repubblica Comunitaria d’Italia.

18 commenti:

bla78 ha detto...

Visto il nuovo canale tv Agon Channel? Stanno facendo casting per tantissimi nuovi programmi in partenza: http://www.agonchannel.it/calendario_tour

Eli ha detto...


Io sto con i ghiri!

Ma, temo, neanche loro sono al sicuro.
In un paese in cui si spara ai ragazzini di sedici anni ed all'orsa perché infastidisce i cercatori di funghi, nessuno di noi può dirsi al sicuro.

Tempi tristi.

alsalto ha detto...

Esseri adorabili i ghiri.
Piu' d'una volta m'han rubato la merenda quelle pesti, durante i primi lavori di casa lasciavo il pranzo al sacco in un angolo e tempo zero se ne arrivava il ghiro che fiutava il panino con la frittata alla erbe e l'aceto di vino, tanto era carino guardarlo che l'ho sempre lasciato fare, anzi lo face apposta. Mha vabbe'.

Che si mettano a rosicchiare l'orditura del tetto, pero', in una favola ci sta, nella realta' sappiamo bene come non accada, suvvia.

Fa specie la pletora di twittaroli indignati, ora e' la volta dell'orsa, che ci sta', dico, spiace poveretta, ma questo non toglie che un poco sbigottisce tanta indignazione da parte di chi sbotta per un'orsa ammazzata mentre s'ingolfa con la bisteccazza di vitello, la soppressata di porco et similia.
Se non altro daniza e' vissuta libera.
Non capiro' mai, l'orsa no ma la mucca & co. si e pure nelle maniere piu' atroci.
Davvero, son troppo stupido, non capiro' mai.

Eli ha detto...



alsalto

son d'accordo che indignarsi per l'orsa e sbafarsi l'abbacchio non sia proprio il massimo della coerenza, ma si sa, la coerenza non fa parte del patrimonio genetico umano.

Quel che traspare dall'episodio dell'orsa è che probabilmente l'hanno fatto apposta, ed hanno mascherato la faccenda come incidente. Già due altri orsi sono morti per l'anestesia, queste bombe sono micidiali, e ciò che uccide è l'accumulo di sostanze chimiche nel corpo.
Poi non credo occorra molta persuasione da parte dei montanari per corrompere veterinario ed operatori per uccidere, basta nominare pecore e galline morte e perdita di denaro per convincere i cervellini di 'sta gente.
Ma gli stolti non sanno che il karma li raggiungerà comunque, il karma arriva sempre e per tutti.

Meglio morta, la povera orsa, che in mano a quei miserabili.
Non dovrebbero effettuare ripopolamenti in zone dove gli autoctoni primitivi non siano pronti ad accogliere gli animali.
La vera bestia feroce è l'uomo.

Daniza era bella, ed era una mamma tenera ed amorevole:

https://www.youtube.com/watch?v=Lb9dExSX0wI

Eli ha detto...



Esilarante!

Generatore Automatico di Supercazzole Renziane, inviatomi da alsalto:


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Carlo Bertani ha detto...

I ghiri, se con poco cibo, rodono le travature dei tetti, l'ho visto io (non a casa mia, per fortuna!).
Carlo

alsalto ha detto...

Ok, rosicano, cioe' rosicchiano.
Hehe. Cosa non si fa pur d'istigare una reazione.
Ma quanta incuria occorre?
Ovvero, dico, basta un gatto e via i ghiri, altro che trappole.
Era invasa, vabbe' non esageriamo.
C'erano eccome i ghiri a casa, e mica solo quelli.
Ho un ricordo bellissimo tra l'altro.
Nonostante la massiccia opera di ristrutturazione, che comprese il totale rifacimento del tetto, sino a che non ci traferimmo non ne vollero sapere di far le valigie.
Haaaa, la prima notte in cui dormimmo finalmente a casa!
Il trasloco si protrasse sino al tramonto, era fine luglio ed era tiepido. Mangiammo un boccone di cena sul tavolino pieghevole fuori casa. Stanchi, mannaggia che bella sensazione pero', arrivo' il momento di andare a dormire. Mi dilungo, lo so, hehe.
E qui accadde la cosa per la quale ancora oggi a ripensarci mi, ci, vengono i brividi. Sbaraccato il tavolino e chiusa la porta della cucina la notammo, una lucciola, svolazzava nel buio della cucina illuminata dalla sola luce lunare.
Salimmo in camera al buio preceduti da lei ed una volta sotto il lenzuolo rimase li, a volteggiare in tondo proprio su di noi, sul letto, per quanto non so dirlo, dopo 5 minuti russavo. Cosa che a raccontarla sembra una balla grossolana, ed invece.
Per i primi mesi a svegliarci a meta' notte erano prorpio i ghiri che facevano i loro incontri di greco romana in notturna nel sottotetto. Poi arrivo' la prima gatta e con lei di notte il silenzio.
Daccordo, rosicchiano i travi. Si riprendono parte di cio' che e' stato loro tolto.

Anche gli scoiattoli.

http://4.bp.blogspot.com/-M3kZgCs3seU/VBQZUc4mjXI/AAAAAAAABk4/4KQUTVIdatg/s1600/scoiattolo%2B2.JPG

doc ha detto...

La necessità per il ghiro di sostituire il proprio carburante naturale con un sostituto per fame, mi ricorda una vicenda paesana della fine degli anni 40.
Mast'pepp' u sellaro non aveva neanche un pezzo di terra da coltivare, viveva con il baratto tra la sua opera di sellaio e quella dei contadini del luogo a produrre prodotti per l'alimentazione.
Fu un periodaccio per mast'pepp: erano + di 2 mesi che non faceva una sella e dato che aveva anche un figlio, Mattiuccio, cominciava ad essere preoccupato.
Spesso, alla Eduardo, alla implorazione di Mattiuccio "papà tenco fam'!!, risolveva dicendo al figlio: Mattiù iè cose e nint', fatte na bevuta d'acqua, attaccate o cicin' (orciuolo) ca te pass'.

E lo faceva con naturalezza, facendo ricorso a tutta quella scioltezza teatrante del parlare, un patrimonio, anzi un vero manuale di sopravvivenza che gli veniva dal DNA delle sue origini Napoletane.

Dopo una settimana di cura dell'acqua Mattiuccio cominciò ad esporre con orgoglio, forse anche a vantarsi, quel ventre gonfio.

Poi tornarono i contadini ad ordinare le selle ma dovettero passare alcuni anni per eliminare il ventre gonfio di Mattiuccio.

Buona Domenica
Doc
P.S. Eli, certamente molto divertente ma credo che di fonrenzie abbia già detto tutto Crozza.

Roberto ha detto...

Eli...
"basta nominare pecore e galline morte e perdita di denaro per convincere i cervellini di 'sta gente"

A volte mi preoccupa la tua lontananza dagli "altri", siano essi, cristiani (perché poi mai i musulmani o i buddhsti o i newagisti non lo so), onnivori (cioè esclusi vegani et similia), medicinaclassivori (non medicine alternativi) o contadini o fungaroli e montanari come in questo caso...

Come ha già scritto anche Carlo nei boschi italiani vivono enormi popolazioni di animali sedicenti "selvatici" che stanno diventando un bel problema per chi ci vive.

Carissima Eli che ne sai tu dell'allevamento di pecore in appennino? Nelle nostre zone le pecore all'aperto vengono regolarmente trucidate dai lupi o da branchi non identificati di randagi. Nelle nostre zone gli orti sopravvivono solo se molto ben recintati ma i Cervi d i Caprioli maschi saltano recinzioni alte più di un metro e mezzo e devastano indisturbati mesi ed anni di lavoro...

Nelle nostre zone nei mesi di maggio e giugno, quando i maschi del capriolo ceracno femine per accoppiarsi puoi venire attaccato da un maschio che con le corna ti può aprire ferite gravi anche mortali... maschi di caprioli girovaghi hanno anche causato incidenti anche mortali a motociclisti perché, per la loro natura cocciuta, attraversano le strade a testa bassa...

Queste cose sono quotidiane ed io non pretendo che tu le conosca ma lameno che tenti una informazione "empatica" prima di scrivere come scrivi...

Automobili con danni da capriolo o daino o cinghiale... gli enti mettono il cartello triangolare con l'apposito avviso e nessuno paga e tu rimani senza auto per andare a lavorare a 40 km -in città perché nel paesello non ce ne- dove non ci sono autobus.

Interi greggi decimati con famiglie di contadini/allevatori che hanno dovuto abbandonare perché lo stato, pur riconoscendo il danno da selvatico protetto (lupo) ha tempi biblici per il rimborso ovvero: "sono finiti i fondi".

Mamme che piangono ragazzotti morti o feriti gravemente per aver incocciato un capriolo con il loro scooter...

Ma tu Eli sei mai andata a ciliege nelle colline tosco/romagnole, nei ciliegi demaniali... Hai mai incontrato, come la mia carissima vicina, un capriolo in amore? Ti sei mai sentita squarciare l'addome dal corno di un capriolo che ti attacca? Hai mai sbattuto, in superstrada ai 90 contro un capriolo con il cofano che si squarcia il parabrezza? Se mai stata inseguita da un tasso? Hai mai avuto il tuo orto e le tue piante da frutto distrutte?

Questo succede in montagna ma fai bene tu a giudicare con la pancia piena che hanno i cittadini...

salutii

RA

Eli ha detto...


Caro Roberto,

parlare a priori, ignorando chi sia l'interlocutore, è sempre un azzardo.
Cosa sai tu di me? Nulla, eppure mi etichetti come egoista, cittadina, etc.
Ma non sarà che questi epiteti li stai rivolgendo a te stesso? L'altro è solo uno specchio del nostro ego, ricorda...

Dunque, io vivo in città, ma per lunghi periodi anche in campagna, sulle colline preappenniniche, vicino ad un monte alto mille metri.

Non sono coltivatrice, quindi non mi sono turbata troppo quando una coppia di bellissimi istrici mi ha fatto fuori tutti i bulbi di tulipani, dalie e giaggioli. Ora mangiano i bulbi di orchidee selvatiche, mentre un cinghiale, a primavera, ha tosato un cespuglio di rose appena piantato.
A volte incontro un cinghiale, quando vado a funghi nel bosco, ma è sempre lui che gira i tacchi e se ne va, senza drammi né armi. Loro sanno quanto siamo pericolosi, e sono i primi ad evitarci.
Ho sempre avuto la consapevolezza che gli animali erano su quel territorio prima di me, e ci saranno anche dopo. Io sono l'intrusa, e per questo mi armo di grande rispetto nei loro confronti, e cerco di lasciarli in pace e non spaventarli.
Anche perché è bellissimo osservare un cerbiatto o una lepre che bruca sul prato davanti casa, mentre io sono al computer sotto il portico. E m'intenerisce il daino, alto quasi due metri, che viene a nutrirsi del mio basilico direttamente dal vaso vicino casa, o la piccola volpe che sale le scalette del giardino e si siede in cima, come un cucciolo qualsiasi.

Francesco di Assisi parlava al lupo ed agli uccelli, io parlo con le lucertole e le cinciallegre, a primavera.

Non investo animali con la macchina perché vado piano e presto attenzione alla strada, fagiani e cerbiatti a volte sono spericolati quando attraversano, e le lepri imprudenti si mettono a correre ai lati della carreggiata, allora mi fermo e le indirizzo sui prati. Una volta ho salvato anche una tartaruga, che voleva camminare sulla strada, ma rischiava di essere schiacciata dai furgoni.

La convivenza è possibile solo se si ha profondo rispetto ed accettazione dell'altro, come fra gli umani, e se solo si smette di pensare che l'uomo è importante, è il Re del Mondo, e gli animali sono al suo servizio. Questo è un concetto imperialista antropocentrico che non mi appartiene.
Gli animali sono miei fratelli, compagni di strada in questa magnifica avventura che è la vita.
Chi fa del male agli animali è crudele anche coi suoi simili, perché la violenza non è selettiva e non si pone dei limiti, è violenza e basta.
E comunque questi esseri si attirano karma negativo, uccidendo gli animali.

Quanto alle religioni, ho già chiarito altre volte il mio pensiero: per me sono tutte uguali, truffe messe in piedi per acquisire potere, denaro, e per irretire la coscienza dell'Essere Umano, che nasce libero ed è già DIO/DEA nel suo piccolo, deve solo imparare le lezioni della vita e realizzare il suo Divino, come fece anche Gesù.
Solo l'Amore può salvare il mondo e l'umanità, e l'Amore è verso tutto e verso tutti, animali compresi, sennò non è... Amore!

Ti saluto caramente.
Eli

doc ha detto...

Che strano! la pietas esiste solo per quelli che subiscono danni in montagna dai diversi branchi di lupi o randagi etc..
Qualche domanda utile:
chi ha trasformato da fedele amico dell'uomo in un randagio ormai incapace di procacciarsi da vivere?
Chi, pur di arraffare terreno ha disboscato, arato, distrutto habitat altrimenti occcupato dall'equilibrio della natura?
Roberto il tuo discorso parte da un assunto che sta distruggendo il mondo: l'uomo, essendo il proprietario della natura, può fare quello che kz gli pare.

Bene ha fatto Eli a ricordarti un grandissimo uomo.

Io te ne ricordo un altro che ancora oggi è scomodo alla chiesa: Lorenzo Milani.

Infine un consiglio: su rai 5 - una delle poche tv dove si fa qualcosa di decente- troverai un video che ti mostra la coesistenza in un parco alpino di animali allo stato selvatico: in perfetta armonia.

Buon Cammino
Doc

alsalto ha detto...

Comunque anche il maltempo fa un sacco di danni, cioe', durante un forte temporale saette e fulmini falcidiano carbonizzandole una marea di pecore che con la loro lana li attirano a se.
Io dico quindi che bisognerebbe dichiarare guerra al maltempo, sterminarlo, magari con la benzina o le pastiglie di naftalina, chesso'.
Non parliamo poi delle buche e dei burroni. Non avete idea di quante pecore muoiano nei buchi e negli orridi, anche qui varrebbe la pena di dichiare guerra alle depressioni.
Comunque nulla che una bella sversata di cemento non possa risorvere. Un bel tappo e via.
E le curve? Mannaggia quante ne uccidono le curve.
Una volta ho visto addirittura una pecora investita da un capriolo che correva in curva contromano durante un temporale, finita poi in una buca.
E mica e' finita qua.
L'erba medica? Quella maledetta ne ammazza piu' lei che i tornanti del col di tenda.
Le pecore la mangiano perche' son stupide, si sa', altrimenti col cazzo che si lascerebbero allevare dell'uomo per poi esser mangiate o tosate o munte, e gli viene il meteorismo e saltano per aria deflagrando alla minima buca.

alsalto ha detto...

Io so per certo di mamme che piangono ragazzetti con lo scuter morti di overdose di droga vendutagli da caprioli maschi cocciuti che attraversano la strada drogati.
Io stesso una volta ho preso sotto un capriolo col pajero di mia moglie ed il pajero e' morto.
E la droga che m'aveva venduto il capriolo era pure pacco.

Eli ha detto...


alsalto

come cazzeggi tu non lo fa nessuno!

eli

Eli ha detto...




-Me la dai?-
-No!
-Allora sei licenziata!

Dialogo fra un imprenditore (o meglio, "prenditore") ed un'operaia DOPO l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

-Dottore, vado al Personale per comunicare che da oggi sono in maternità.-
-Non occorre, lei da oggi è licenziata!-

Dialogo fra un "prenditore" ed un'impiegata DOPO l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Devo continuare oppure questo è sufficiente?

Eli ha detto...


I grandi im-prenditori italiani, cui il paggio di Gelli e servo di Draghi e Merkel vuole fare il favore del Jobs Act:



ECCO IL “MERCATO DEL LAVORO” ITALIANO - A TREVISO, AD UN COLLOQUIO DI LAVORO PER UNA DITTA DI TRASPORTO PIANTE UNA 19ENNE SI E’ SENTITA CHIEDERE: "CHE TAGLIA DI SENO PORTI?"

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ecco-mercato-lavoro-italiano-treviso-ad-colloquio-lavoro-85059.htm

alsalto ha detto...

-Me la dai?
-No!
-Sa', liberate il capriolo!

Roberto ha detto...

Salve a tutti!
Ed in particolare ad Eli, Doc ed alsalto.

Grazie per i vostri interventi, forse una cosa è sfuggita, io parlavo di fatti reali di attacchi di caprioli (e di cinghiali) a persone di danni reali a persone che vivono in quasi povertà...

(gli agricoltori nell'alto appennino non sono ricchi, nessuno, forse qualche allevatore ma sicuramente non quelli che hanno animali al pascolo).

Persone che AMANO gli animali perché sia i selvatici che le "pecore" sono parte della loro vita e fonte del loro nutrimento.

Oppure pensate che un persona che alleva un coniglio (o una pecora o un maiale), anche se per mangiarselo, non lo rispetta?

Io forse avrò una impostazione antropocentrica anzi sarà pure così, ma voi mi sembrate un pelo, solo un pelo e senza polemica: "teorici" (o poetici).

Se volete la poesia: ieri dietro casa mia si sono aggirati due caprioli... i cinghiali perlopiù scappano ed è bello osservare le scrofe che guidano i piccoli...

Il mondo dove vivo io è un mondo dove gli animali e l'uomo vivono assieme da sempre e, per dirla con rai5/Doc "in perfetta armonia"...
Però fra l'"armonia" teorica e quella della vita vera ci sono i cacciatori di frodo, da una parte e gli animali violenti dall'altra... Forse avranno anche ragione gli animali a "difendersi" forse l'uomo esagera...

Senz'altro io preferisco l"armonia" della vita vera a quella dei romanzi. Preferisco ragionare e comportarmi come uno che è a "pancia vuota" piuttosto che con la pancia piena.

Anche il matrimonio è una "armonia" anche l'amicizia.

Però ci sono i matrimoni poetici e gli amici ideali ed i matrimoni veri (che durano 75 anni) e gli amici veri (che ti dicono in faccia quello che sei)...

Così ci sono anche i rapporti armoniosi, ma con incidenti di vita vera, fra gli animali, fra gli uomini e fra tutti e due...

saluti

RA