29 aprile 2013

Memoria e ricordo



Cara Barbara,

ho letto il tuo ultimo articolo – Il 25 aprile e il “santino” della Resistenza – pubblicato a latere dell’eterno dibattito sul 25 Aprile e sull’atroce vicenda di Giuseppina Ghersi, che non conoscevo. Poi, sono andato a letto e non sono riuscito a dormire: troppi pensieri affollavano la mente, troppe “soluzioni” scipite, troppi “perché” senza risposte, dubbi. E tanto dolore.

Perché quando in un posto ci vivi ed è la tua città d’elezione, al punto d’averci trascorso più di metà della tua vita, soffri il doppio.


Stamani mi sono alzato e, per prima cosa, dalla finestra ho osservato il porto, il porto di Savona: niente navi della Costa Crociere, non ci sono da temere ingorghi.

Savona è così: nonostante qualche palazzo costruito al posto delle macerie – bombe dall’aria, cannoni dal mare – ed una pessima rivisitazione del post-industriale – ossia le solite costruzioni “all’avanguardia” che cercano di scopiazzare Le Corbusier il quale, bontà sua, la ricerca architettonica la faceva negli anni ’50 del Novecento, mica nel Terzo Millennio – rimane una città “vecchia”, dove i ricordi si sedimentano uno sull’altro e devi munirti del rigore e del metodo dell’’archeologo per scoprire qualcosa.

Così, la vicenda della giovane Giuseppina m’è passata sotto gli occhi da via Donizzetti – una via secondaria proprio di fronte al mare, anonima, lunga cinquanta metri: un posto dove, se non c’è un concessionario di cinghie per lavatrice ed hai la lavatrice rotta, non entreresti mai – alle maestose scuole “Rossello” (scuola + clinica privata) che sempre è stata la scuola “d’elite” di Savona per le ragazze, all’epoca era l’unico Istituto Magistrale della città.

Indagando un po’ sui viaggi in città di Mussolini, ho concluso che il famoso “tema” per il quale fu premiata la giovane dovette essere un tema di prima della guerra, perché Mussolini non venne a Savona negli ultimi anni del Fascismo, meno che mai durante la guerra. O è una bufala (il fatto che fu premiata da Mussolini in persona), oppure era proprio una bambina.


Non si riesce a sapere di più: non per omertà, ma per il tempo trascorso. Ricordiamo che chi aveva 20 anni nel ’45 oggi ne ha 88. Io stesso ascoltai da mio nonno – casualmente – la vicenda di don Pessina sulla quale tanto s’è parlato, completa di nome dell’assassino. Solo che mio nonno è morto trent’anni fa, all’epoca di queste cose si parlava poco o nulla: oggi? E chi se lo ricorda quel nome!

Ma la triste fama della via non finisce qui, e fa tappa all’edicola all’angolo gestita – fino ai primi anni ’70 – dalle prozie di un amico. Lì, avvenne un’altra tragedia.


Carlo R. (classe 1905) era fascista, Ardito, mutilato, Spagna...e tutto il resto...solo che, allo scoccare dell’ora fatidica fiutò l’aria che cambiava: poche settimane prima dell’Aprile ’45 scappò a Napoli, dove rimase ben nascosto per alcuni mesi, forse un paio d’anni. Fece in tempo a fare ancora una figlia e morì nel 1977, sempre a Napoli.

Sfortuna volle che – in via Donizzetti – abitasse il fratello (Gino R. classe 1915), un geometra appassionato di montagna e di cani che mai s’era sognato di fare politica, tanto meno d’essere fascista. Assomigliava, però, al fratello: fu preso e fucilato nelle tristemente famose scuole elementari “Guidobono” di Legino (un quartiere periferico di Savona) dove era stato istituito in tutta fretta un “campo di concentramento” per i fascisti arrestati, lo stesso di Giuseppina.

I familiari di Gino (fra l’altro di fede comunista, a differenza di Carlo) si rivolsero alla sezione del PCI di Legino appena ricostituita dopo la clandestinità per capire com’erano andate le cose: nessuno seppe rispondere loro, pur ammettendo che conoscevano bene Gino e che tutto si poteva dire, meno che fosse fascista.

Cosa capitò?


La spiegazione, a distanza di 68 anni, non può essere trovata: al punto che, nel video (inserito nell’articolo), parla un ragazzino incompetente ed anche qualche anziano probabilmente sa poco o nulla di quelle vicende.

La Resistenza savonese non fu un fenomeno “locale”, nel senso che molti partigiani savonesi salirono sulle Langhe, oppure nel piacentino, dietro Genova. Giunsero anche molti partigiani da lontano, per motivi che mi sono oscuri ma che è facile immaginare in quel contesto di fughe e ricomposizioni, di gente presa e fucilata e di chi riusciva a sgusciare ai rastrellamenti.

Tutto mi fa pensare a qualche gruppo estraneo all’ambiente savonese che, in quei giorni convulsi, scese a Savona come poteva scendere a Chiavari od a Sanremo e furono (maldestramente) comandati ai rastrellamenti ed alla “ripulitura” della città.

Ne dà notizia, sommariamente, A. Martino ne “La riorganizzazione delle forze di polizia nel savonese” il quale riporta la cifra (dubbia) di 316 vittime nei giorni “caldi”, ossia fra il 25 ed il 30 di Aprile, quando giunsero le avanguardie americane.

A parte la lista (purtroppo, ovvia) dei giustiziati in quanto appartenenti alla “San Marco” od alla “Decima Mas” – ricordiamo che ad Altare (10 km da Savona) c’era il comando supremo della “S. Marco” ed il suo comandante, Generale Farina – ed alle vendette su appartenenti al Fascismo (che avevano le loro belle colpe, non nascondiamocelo) gli ultimi punti riguardano proprio il “prelievo di prigionieri nelle carceri” (che venivano fucilati senza processo) e le “stragi d’intere famiglie accusate di collaborazionismo, o per semplici beghe di paese”. L’ultimo punto fa gelare il sangue.


Adesso basta con la Storia: queste non sono scusanti o attenuanti, vogliono essere un’aggiunta (di poco conto, lo ammetto) al tuo articolo sul caso di Giuseppina, ma andiamo oltre.

Davvero, nel 2013, vogliamo continuare a scannarci per storie che avvennero prima della nostra nascita e che fecero soffrire sia fascisti che antifascisti dell’epoca?


Mia madre – e qui chiudo subito – vide uccidere un ragazzo di 15 anni solo perché, durante un rastrellamento in un paesino, fu preso in casa sua disarmato mentre dormiva, non si sa perché: non era un partigiano e nemmeno una staffetta. Probabilmente lo avrebbero liberato ma, sopraffatto dalla paura, tentò di fuggire: tedeschi e fascisti lo uccisero a calci, con gli scarponi chiodati. Mia madre non riusciva più a sentir parlare tedesco, ed in casa – per varie ragioni che non sto a raccontare – l’idioma di Goethe era molto amato. Ancora ricordo una vecchia zia che mi chiamava “Mein schön Karl”.


Ci siamo già cascati una volta – fra il ’70 e l’80 – e ci siamo sparati nella piazze...per cosa? Per appartenenze familiari, amicali, di gruppo, di clan...senza conoscere “l’avversario”...una montagna di morti (oggi di ossa) che ci dovrebbe far pena e farci soffrire ogni giorno che passa. Non per loro, che oramai non ci sono più, ma per noi, stupidi esseri umani che ci siamo divisi per questioni che non c’appartenevano più e siamo cascati nel gioco.

Ho conosciuto persone che tengono l’effige di Lenin in salotto, altre che hanno i labari ed il busto di Mussolini in giardino; li commisero un po’ – sono sincero – ma non li giudico affatto: penso che quella libertà d’essere chi ci pare, con le appartenenze che più ci piacciono, sia parte di quel gran momento che fu il 25 Aprile. Che all’epoca – da una e dall’altra parte – fu salutato perché fu la “fine della guerra”.


Qualcuno afferma che il 25 Aprile c’ha portato gli americani: beh...non siamo stati tanto sfortunati...poteva andarci peggio e capitarci Stalin o – se la Germania nel 1941 avesse fatto l’armistizio con la Gran Bretagna, come molti abboccamenti lasciano sospettare (non ultimo la strana “fuga” di Hess) – con l’Europa in mano nazista non saremmo rimasti liberi – seppur “vittoriosi” – a lungo, e ci saremmo ritrovati uno squilibrato come il Reichsführer Himmler in casa.

Come vedi, siamo finiti nella fantastoria per spiegare un mancato futuro: Minoli fece, tempo fa, una trasmissione (basata su fatti, non fanfaluche) molto interessante su questi temi.

Allora, di chi fu la colpa?

Dei fascisti della X Mas o della “Muti”, delle brigate “Garibaldi” e “Giustizia e Libertà”? No.

La colpa è sempre e soltanto della guerra.


Adesso dirai: bravo Carlo, ma sei un po’ scontato nella tua analisi, è come dire che lo sfacelo di New Orleans è stato colpa dell’uragano.

Non è vero.


Prendi una popolazione qualsiasi di uno stato che va in guerra. Dapprima ci possono essere anche delle proteste, ma stai tranquilla che due giorni di stato d’assedio ti portano dritto a nasconderti in cantina, a meno che tu non sia un coreano del Nord, che in stato d’assedio ci vive da sempre.

Poi, secondo le modalità (esercito di leva o professionale), c’è la mobilitazione: partono dei giovani che solo il giorno prima sedevano al bar o giocavano a pallone. Negli eserciti professionali sono già preparati, ma viene detto loro che – da qual momento in poi – avranno il privilegio di morire per la Patria. Sai che gioia.


Giunti ai reparti, lì avviene la mutazione antropologica: un bravo tenente ha il precipuo compito di limitare al minimo l’orizzonte degli affetti nella truppa che gli affidano. Cosa significa? Vuol dire che il plotone (non a caso, titolo di un famoso film sul Vietnam) è il tuo nuovo “orizzonte degli affetti” al quale devi dedicare corpo e mente: nota che la popolazione civile, lentamente, scompare in quel tourbillon di morte e di morte mancata, rimandata, oppure di dolore su un letto sfatto in un ospedale da campo.

Il dolore è un buon antidoto al lavaggio del cervello subito – le lamentazioni dei feriti sono intrise di un solo nome, “mamma” – ma, giunti alla convalescenza e poi ad una licenza dove ci si sente come dei pesci spiaggiati, si viene “ripescati” da quel mondo ed inviati in un nuovo plotone. Tutto da capo: e la roulette ricomincia.


Chi è fortunato – e non torna in un sacco di plastica – vive per mesi od anni in questa realtà separata: una realtà fatta di giorni di marcia e notti d’ansia, assalti ed imboscate. E vede la morte ogni giorno materializzarsi di fronte ai suoi occhi in un bombardamento, una granata, una fucilata.

Steven Spielberg – in quello che io ritengo il suo capolavoro “L’impero del sole”, un affresco sulla brutalità della guerra, sul terribile influsso che opera, una vera e propria metamorfosi, sulla mente di un adolescente – mette in bocca ad uno dei protagonisti questa frase: “La guerra è pericolosa soprattutto quando inizia e quando finisce: nel mezzo ti ci abitui, c’è meno pericolo...”

E’ vero: per i civili è così, a meno d’essere sulla linea del fronte.


Chiediamoci, allora, cosa diventa e cosa rappresenta la donna in questo girone infernale: lo sfogo d’ogni ansia e paura, il terribile senso di prevaricazione che deriva dall’abuso, frustrato, del “senso di potenza”, fino allo sfogo collettivo del plotone, del clan ancestrale. Non vado oltre.

La guerra concede una sospensione del tempo e della civiltà: quanto basta per lasciar affiorare gli istinti primigeni e bestiali, che servono – appunto – per combattere.

E dopo?

I dopoguerra sono sempre difficili: il “vae victis” che impazza nei primi giorni – nei tempi antichi, usava tagliare subito la gola ai prigionieri ritenuti inutili (vecchi, infanti, malati, deboli, ecc.) per la schiavitù – si trasforma in un disadattamento pervicace, spesso nascosto, che cela una rabbia nascosta e brutale. Ci vorrebbero legioni di bravi strizzacervelli per sanare i danni di una guerra, e dubito anche che ci riuscirebbero. Le anziane vedove degli ex internati nei campi di prigionia offrono racconti raccapriccianti delle notti dei loro mariti: anni di sofferenze notturne, mica bazzecole.

Solo il tempo sana: dimenticare è l’unico antidoto.

L’esempio più tragico l’abbiamo vissuto ai nostri confini: la Jugoslavia.


Dal 1945 al 1990 erano trascorsi 45 anni: chi aveva cinquant’anni non aveva memoria del “prima”. Già, ma c’erano i sessantenni che, nel 1945, avevano 15 anni ed erano giunti agli apici del potere: sono stati loro a rinvangare termini come “ustascia” e “cetnici”, che la popolazione conosceva, ma ai quali non dava più tanto peso.

Invece. Invece i bosniaci tornarono ad essere “turchi”, i serbi “slavi” ed i croati “cristiani”: dopo, l’esito fu scontato. 120.000 morti, contati a spanne: quanti civili? Quante Giuseppine?

Oggi fa piangere il cuore viaggiare in quei prati e campi deserti della Jugoslavia, macchiati dalle effigi annerite della case bruciate, dei cipressi rasi al suolo e dei monasteri distrutti, che ancora si vedono – i ceppi dei cipressi e le fondamenta dei monasteri di fronte ad un mare azzurro e chiaro, che sembra un oceano di lacrime – perché devono essere un monito, nella folle razionalità della guerra, per le prossime generazioni.

E una guerra non scoppia perché gli abitanti di un Paese “odiano” quelli di un altro, scoppia perché le elites così hanno deciso: nella guerra di Jugoslavia la Thatcher era contraria allo smembramento. Mica perché era una santa anima, no: questioni strategiche.


Il passo successivo è far salire la rabbia mediante l’identificazione con un simbolo comune, una sorta di rozzo sillogismo aristotelico: Mussolini è fascista, io sono fascista, Mussolini vuole la guerra, anch’io – se sono veramente fascista e dunque desidero appartenere a quel clan – devo desiderare la guerra. Così si riempiono le piazze di fronte a Palazzo Venezia, come in qualsiasi altro posto: i morti, i bombardamenti, le uccisioni a freddo, le vendette...eh...quelle vengono dopo, quando l’attore del sillogismo – se è rimasto vivo e non ha sputato la vita fra le sabbie di El-Alamein – rimuove. Ma non dimentica, e la sua restante vita sarà segnata da quei ricordi, come una noiosa (e pericolosa) vespa che ti gira attorno.

La domanda successiva è quella delle cento pistole: l’uomo è essenzialmente buono o cattivo?


La filosofia – tu m’insegni – ha fornito risposte mutevoli nel volgere delle epoche storiche: nel Medio Evo era dipinto come un potenziale peccatore che doveva redimersi. Si scannarono fra cattolici e protestanti – a ben vedere – solo sulle modalità di quella benedetta “redenzione”.

Ma arriva la cosiddetta “modernità”, portata sulle ali dei rivoluzionari francesi: improvvisamente, si scopre che l’uomo è essenzialmente buono. E via con i miti del “buon selvaggio”, al punto che nelle famiglie nobili francesi era un punto d’onore avere un maggiordomo nero: proseguire oltre? Beh, andiamoci piano...Kennedy dovette inviare la Guardia Nazionale per far sedere i neri nelle aule universitarie.

Il karma? Ah, certo...con la legge del karma si spiega tutto...peccato che, per indagare la casualità/causalità degli eventi bisognerebbe avere una mente pari a centomila calcolatori fra i più potenti: sarebbe come, di fronte al mare, individuare il moto futuro di ciascuna molecola d’acqua. Meglio andarsi a prendere un caffè alla solita baracchetta sulla spiaggia e tornare ad osservare il mare senza pensieri, nemmeno il più piccolo alito, nella mente.

Un buon esempio l’ha fornito Michael Moore in “Bowling at Columbine”: ricordi?


Due popolazioni, armate fino ai denti, si comportano in modo completamente diverso se vivono su due differenti sponde di un lago. Sulla riva statunitense vige lo “spara tu che ammazzo io”, mentre su quella canadese tutto è tranquillo.

Ci sono diversità climatiche, sociologiche, religiose...culturali in genere? No...almeno, non sono così evidenti: grandi città e piccoli borghi da una parte come dall’altra, solite religioni del mondo “bianco”...un freddo cane su entrambe le rive...no.

Michael Moore trova una risposta: la sicurezza sociale, l’enfasi posta sull’arma da fuoco, l’abitudine alla guerra come pensiero dominante, così come l’esasperazione dell’individualismo (che implica un basso livello di stato sociale).

Ci sono differenze fra gli USA ed il Canada? Eccome se ci sono! Più ancora nel modello di welfare state europeo (proprio quello che cercano di scassare).


Sostanzialmente, non nasciamo né buoni né cattivi: sono le condizioni imposte a renderci calmi e sicuri oppure fragili e disperati. Fino al punto che una persona – senza famiglia, senza lavoro, senza futuro – si mette a sparare all’impazzata in Piazza Colonna. Siccome gli altri sono furbissimi – della serie: mi cade una merda sui piedi, allora la taglio in tre parti e faccio un tris – ecco subito le “lamentazioni” per avere uno stato più autoritario, più forze di polizia e...raddoppiare auto blu e scorte!


Oggi, rispetto al passato, più persone hanno capito che le tensioni internazionali sono create a tavolino per motivi economici, ossia per arricchire – paradosso – tutti gli attori sulla scena, dopo aver fatto fuori eventuali oppositori. Nessuno, o pochi, si fanno più ingabbiare nel modello “Dio, Patria e Famiglia”, e “armiamoci e partite”.



Rifiutare a priori la guerra sembra un atto di viltà o di agnosticismo: mi “tiro fuori” da questa bega e non ne voglio più sapere. A ben vedere, è l’unico atteggiamento possibile per non finire nei versi della “Guerra di Piero”: De André la tratteggiò con un lampo di genio.

Semplicemente, chi rifiuta la guerra rifiuta il loro modo di pensare: punto e basta.


Rimane la dicotomia fra memoria e rimozione del ricordo, per sopravvivere e tornare al futuro, fatto salvo che il dolore va rispettato e condiviso da qualsiasi parte venga.

La memoria non è mai condivisa: lo mostrano gli spettri che ancora oggi agitano le menti ad ogni 25 Aprile, che sembrano tirare per la giacchetta un giorno del calendario. Non è condivisa la memoria sul Vietnam, sulle guerre arabo-israeliane, sull’occupazione italiana della Jugoslavia, ecc.

Meglio, allora, lasciare al dibattito storico la memoria: nei libri, nei dibattiti, negli atenei, nelle conferenze...chi vuole, può approfondire un aspetto, una vicenda, anche un’ingiustizia. Sempre che lo storico (che è sempre di parte, come me che oggi scrivo di Storia) sia almeno onesto intellettualmente.

Qui, però, si deve rimuovere un ostacolo, bisogna togliere dei “paletti”: nessun impedimento, legge od imposizione può frenare la ricerca storica e, soprattutto, la storiografia. Saranno i lettori e i fruitori di quel lavoro a giudicare, nella più ampia autonomia.

I libri scolastici? Segnalare un punto dove ci sono opinioni diverse, come su Wikipedia: i ragazzi sono più preparati di quel che si creda, soprattutto se segnali loro un dubbio, ammetti (come istituzione) i tuoi limiti e loro ti ripagano con più fiducia.

L’alternativa?


Continuare ad odiare, perché di questo si tratta, a rinvangare continuamente vicende terribili ed a gettarsele in faccia, nel nome di chissà quale “verità storica” da inseguire. L’ho ripetuto mille volte: lasciamoli riposare in pace e cerchiamo il miglior futuro possibile, per tutti.

Con affetto e stima.

Carlo



18 commenti:

Ricky ha detto...

Non sono d'accordo con i contenuti di questo articolo, almeno non tutti.
Proverò a spiegare le mie ragioni:
Non si tratta di continuare ad odiare o "rivangare storie terribili", ma di ricordare le storie di giovanissimi uomini e donne antifascisti che hanno dato la vita per la libertà, riscoprire storie di persone che hanno vissuto l’antifascismo con coerenza per tutta la vita ed hanno pagato questa scelta, analizzare quel periodo storico e le scelte che allora si fecero, per capire come queste continuano a condizionarci ancora oggi, dopo 70 anni. Verità storica è mio parere fare davvero i conti con la Storia di quel periodo, del quale si è nascosto o non si è analizzato a fondo il ruolo di tutti gli attori, a cominciare dagli USA, o i danni dell’amnistia, che ha prodotto l’impunità ed il riciclo di molti, moltissimi fascisti negli apparati della Repubblica. La condanna del fascismo è stata solo di facciata. Dall'amnistia e dall'impunità derivano tutto l’attuale revisionismo e molti atteggiamenti delle istituzioni che si rifiutano di celebrare il 25 Aprile perchè "troppo politico", ma anche le parole di Violante sui “ragazzi di Salò” (di cui questo articolo mi ricorda i toni e gli argomenti) o gli atteggiamenti di Napolitano oggi sono, a mio parere, figlie di quell’amnistia voluta dal PCI, di cui questi personaggi erano membri. Soffermarsi sulle violenze gratuite di una parte o dell'altra, che sicuramente ci sono state(coma fa l'orrendo giornalista Pansa ad esempio) fa perdere di vista l'intero contesto e la frustrazione ad esempio di molte persone che dopo la guerra non ce la facevano a vedere i propri torturatori girare liberi per le strade. La verità storica da inseguire è questa, cioè capire che il nostro Paese non è una democrazia compiuta, dove nel nome di un "migliore futuro possibile" si sono accettati e si accettano compromessi con una parte di società che è portatrice di valori del tutto contrari alla libertà ed alla democrazia. La grande coalizione Pd-Pdl di questi giorni è la dimostrazione tangibile di tutto questo, imposta proprio da quel Napolitano che di questa ideologia è uno dei padri.

Eli ha detto...

Carlo,

non si tratta di rivangare odi, ma di essere consapevoli che migliaia di uomini e donne hanno combattuto e spesso perso la vita per essere liberi, ed affinché anche noi potessimo esserlo. E rammentare che il nazi-fascismo è stato un obbrobrio della Storia, che non deve tornare mai più (anche se oggi indossa abiti più "sobri" ed usa metodi finanziari apparentemente più tollerabili, è un gran simulatore!), e che la libertà e la democrazia, per quanto imperfette e perfettibili, sono sempre preferibili a qualsiasi dittatura.

Se non insegniamo questo ai nostri figli, se non ricordiamo quelle vite e quella dignità dei combattenti per la libertà, siamo senza storia, oltreché senza memoria.
Non mi piacciono i revisionismi storici, né i buonismi senza fondamento e privi di struttura che vanno molto di moda oggi.
Perciò non sono d'accordo con Barbara, e glielo dico ogni anno, perché ogni anno lei posta un articolo simile, e per la proprietà transitiva non sono d'accordo neanche con te. E' giusto perdonare, ma non è giusto dimenticare.

Non esiste l'algoritmo per calcolare le mille infinite causalità del karma, ma neanche serve. E' sufficiente accettare la vita con ciò che mostra, ed essere consapevoli che quel che ci accade può essere stato causato da una nostra azione scellerata od imprudente. La consapevolezza fa il suo lavoro, rendendoci empatici, responsabili e più attenti.
Accettare, perdonare se stessi, divenire coscienti...

Ciao. Eli

Eli ha detto...

Giovanni aveva quarant'anni, e lavorava nello studio di un avvocato.
In una sera del marzo del 1944, poco tempo prima che l'Italia fosse liberata dal fascismo, verso le diciotto stava tornando a casa, da sua moglie e dai suoi sei figli.
Incontrò un gruppo di fascisti, baldanzosi ed arroganti malgrado i tempi non volgessero al bello per loro, e non si tolse il cappello, come ogni cittadino era obbligato a fare al passaggio di questi figuri.

Venne arrestato, rimase pochi giorni nel carcere di Regina Coeli, poi fu caricato come una bestia nei vagoni piombati, destinazione Auschwitz, dove morì di stenti nel giro di pochi mesi. Perché non si era tolto il cappello. Lui non conobbe mai la Liberazione di Roma. La sua vita di padre di famiglia finì per mano di fascisti ignoranti e scriteriati, paghi solo di avere il potere d'infliggere agli altri sofferenze indicibili.

La moglie, rimasta sola, fu costretta a trovarsi un lavoro nella Dalmine, la fabbrica dei proiettili da guerra, ma non c'era altro, e doveva dar da mangiare ai suoi figli. I due più piccoli morirono negli anni successivi, ma crebbe gli altri tutti onesti e retti come era stato il loro padre, sebbene vivessero a Testaccio, che all'epoca era una suburra piena di ladri e prostitute, e che favorì l'organizzazione e l'ascesa dei malavitosi della banda della Magliana. Uno dei quattro figli, Romeo della Garbatella, è un idraulico, e mi onora con la sua
amicizia. Ha studiato poco ma parlare con lui significa spaziare su qualsiasi argomento, e conosce la storia degli ultimi sessant'anni d'Italia meglio di un professore universitario.

La lotta di Liberazione pose fine a questo arbitrio, a questa violenza dell'uomo sull'uomo, a questo disprezzo della vita umana. "O sei con noi , o sei contro di noi".

MAI PIU'!

Luca ha detto...

Caro Carlo,

mi trovo in sintonia con i tuoi pensieri, e soprattutto con l'uso spregiudicato che della memoria si fa. Rammento che Pavese si tolse la vita, dopo aver visto la cosiddetta liberazione... ha superato la guerra, ma quando si è trovato in mezzo alle faide di paese... bè, la lettura della Luna e i falò ne parla chiaramente e aspramente di quegli anni. Lo stesso si può dire di un altro 'pacifista': Giovannino Guareschi che, da buon monarchico e per nulla vicino alla democrazia cristiana fu fatto prigioniero prima dai fascisti e poi dai 'liberatori'. La storia lo ricorda sono per Don Camillo... scherzi della memoria. Costruire il futuro è l'unica direzione possibile, il passato è troppo facilmente manipolabile per dare certezze assolute.
Qui sul Bosforo questi problemi di identità, memoria storica, massacri e genocidi sono all'ordine del giorno; da quando è nata la repubblica c'è sempre qualcuno pronto a tirare fuori solo alcuni passati, quelli dei mammaliturchi, per intenderci. Nessuno però vuole ricordare di quando le croci sabaude e più in generale cristiane cattoliche sventolavano assieme alle mezzelune ottomane e musulmane dalla stessa parte della barricata, durante la guerra di Crimea... la Storia ad uso e consumo del contemporaneo.
Un saluto,

Luca

Unknown ha detto...

Ciao Carlo
concordo con il tuo ragionamento.
Sarebbe meglio rivedere quel momento storico con maggior distacco e lucidità.
Sono abbastanza vecchio per averne abbastanza di antifascisti e fascisti.
Oggi più che mai avremmo bisogno di persone rette nel limite dell'accettabile in contrapposizione con i "furbi".
Non ho vissuto quei tempi,sono del 66, ma so che il 24 aprile il 60% degl'italiani era fascista,il 25 non lo era più nessuno e mai lo era stato.
Ciao

mazza chiodata ha detto...

Ciao Carlo
seguo molto i tuoi articoli, e devo dirti che leggendo quello che hai scritto riguardo all'articolo del "25 aprile" ,purtroppo sei molto manchevole di conoscenza della veritá storica.
Fin quando tutto quello che verrà divulgato non poggerá le sue basi sulla veritá, si indurranno i lettori a trarre conclusioni errate.

è troppo facile dire che la colpa è della guerra.
Perché non si comincia a dire la veritá su chi volle quella guerra e soprattutto "perché" volle quella guerra.
la storia "ufficiale" dice l'esatto contrario della veritá, e tutti traggono conclusioni su quel periodo storico che sono l'esatto opposto della veritá.
Quindi, di che cosa stiamo parlando... di aria fritta?
dagonavy@libero.it

mazza chiodata ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Carlo Bertani ha detto...

Mazza Chiodata, non sei molto chiaro nelle tue esternazioni.
Ho eliminato il tuo ultimo commento giacché posto in modo inutilmente aggressivo rispetto ai dettami di questo blog.
Qui, vale una sola legge: la mia.
Carlo Bertani

Carlo Bertani ha detto...

Inevitabile che un articolo come questo non destasse vecchie ruggini e dolori.
Proprio per questo, credo che qualche forma di "oblio" sia necessaria: non dimentichiamo che questi, chiamandoci alle armi ogni fatidico 25 aprile, da una parte e dall'altra, poi c'inchiappettano per i restanti 364 giorni.
Uhhh, che male...
Grazie a tutti
carlo

doc ha detto...

Il fatto di sapere la verità su chi la guerra l'ha voluta, o continuano a volerla - e a farla- è una magra consolazione per gli altri, ovvero quelli che la fanno o la subiscono.

Il problema di Carlo, come quello mio personale, è che vuole - e anche io voglio- restare un Umano per dirla con le parole di un quasi dimenticato giovane, guerrillero della Pace.

Oggi, a distanza di tanti anni ormai, ringrazio l'entropia del caso che mi ha impedito di far parte della lotta armata.

Buon Cammino e..
Stay Human
Doc

Carlo Bertani ha detto...

Grandi parole Donato, grandi parole in poche battute.
Carlo

Eli ha detto...

Sì sì, tutte belle parole!
Mi riferisco a quelle di Carlo e Donato, perché nelle argomentazioni di alcuni ravviso temi usati dai "moderni" fasci ambulanti.

Evidentemente voi vivete in città paciose, in cui il problema, semplicemente, non si pone.
Invece a Roma, dopo decenni di governi locali targati Storace, Alemanno e Polverini, detta Frangetta Nera, i fascisti del Terzo Millennio sono usciti dalle fogne in cui stavano rintanati ed amabilmente si dedicano ai loro hobbies prediletti.
Tipo fare incursioni settimanali a suon di spranghe e di catene in un paio di licei della capitale ritenuti "di sinistra", accoltellare i gays a tarda sera nei pressi del Colosseo, dove c'è la Gay Street romana (alcuni locali frequentati da ragazzi e ragazze "diversi"), magari solo perché hanno ravvisato un abbigliamento da "frocio", come dicono loro.
Inoltre affiggono manifesti col faccione del "matt" di Predappio nel giorno della Liberazione (fu uno di Forza Nuova, poi arrestato e rilasciato, hanno amici nei servizi, loro!), e spesso vengono accoltellati cinesi, cingalesi, egiziani, marocchini, colpevoli di avere la faccia del colore sbagliato. Non passa settimana che non accada qualcosa di questo genere, ma la notizia è relegata in cronaca locale, così nessuno ne sa nulla.
Lo stesso figlioletto di Alemanno, quando era minorenne, fu coinvolto in un pestaggio, ma fu salvato dalla pronta azione della sua guardia del corpo, che lo sollevò di peso e l'allontanò dalla scena del crimine in atto, prima dell'arrivo della polizia.

http://www.giornalettismo.com/archives/192605/il-pestaggio-fascista-con-il-figlio-di-alemanno/

Senza contare l'attivismo squadrista di Casa Pound e Forza Nuova, che hanno pure avuto la faccia di presentarsi alle elezioni, in cui sono stati solennemente trombati.

Dunque a Roma i fasci esistono ancora, e non si limitano a postare insulti razzisti su blog di estrema destra all'indirizzo del neo ministro Cecile Kyenge,

http://www.repubblica.it/politica/2013/04/30/news/boldrini_kyenge-57767758/?ref=HREC1-10

od a far dire messe in onore di Mussolini "grande artista", come a Napoli, in presenza delle autorità.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/napoli-messa-in-suffragio-di-mussolini-presenti-anche-presidente-consiglio-provinciale/578865/

Cosa dovremmo fare? Tapparci gli occhi con lo speck e fingere di non vedere? O piuttosto mantenere un livello di Resistenza oggi e sempre, contro ogni fascismo, anche quello venato di neo-nazismo degli euro-burocrati?

Come Gramsci, io sono partigiana. Non posso non vedere e tacere.
E' comodo emettere parole alate quando il problema non sussiste.

Carlo Bertani ha detto...

Ecco, Eli, hai toccato un punto interessante: qual è il "successo" elettorale di Casa Pound et simila?
Pari a zero.
E' un fenomeno che è sempre stato romano, un fenomeno di delinquenza comune e come tale va trattato.
Cadere nella trappola di nuovi anni di piombo?
Non serve.
Serve piuttosto, con questa gente - parlo dei delinquenti, picchiatori, ecc - organizzarsi, come fecero, molti anni fa, i giovani ebrei romani.
Questi li aspettavano all'uscita delle scuole, li sbeffeggiavano, li ricattavano, ecc.
Un giorno, improvvisamente, un gruppo ben organizzato di ebrei romani assalì una loro struttura: spaccò tutto, comprese le teste che si opponevano.
Così va trattato chi se ne frega della legge e si comporta violentemente, a mazzate.
Altro discorso è invece per chi chiede solo la visibilità degli "altri" morti, per i quali non ci sono mai colpe personali - ricordiamo il demone della guerra - e già tanti pagarono con la morte il 25 Aprile 1945.
Altri si salvarono, ma questo è un altro discorso, che attiene alla strategia della tensione ed a tutto quel che è seguito.
Purtroppo il para-neo-fascismo è soprattutto un fenomeno romano: perché?
Ciao
Carlo

Eli ha detto...

Per carità, Carlo,

lascia stare i "giovani ebrei romani", che quanto a violenza non hanno nulla da invidiare ai fascisti.

A me non sembra che il fenomeno sia solo romano, poiché ho visto filmati su You-tube di cortei di F.N. anche a Bergamo, nel Veneto, a Milano ed in altre città. Ad esempio, il simpatico duo papà- figlio che ha ammazzato con un colpo di pistola ed ha infierito a sprangate sul giovane di Perugia e la sua fidanzata, per fortuna sopravvissuta, sono espressione di tale sotto-cultura.

A roma abbiamo avuto un quindicennio di governi locali targati ex-Movimento Sociale: Storace presidente di regione ed Alemanno sindaco,così come Gasparri, La Russa ed altri, erano ex-picchiatori del MSI, quelli che negli anni '70 "assistevano" con spranghe, catene e pugni di ferro i cortei del Movimento Studentesco.
Una volta incistati nelle istituzioni locali, hanno assunto una serie di loro scherani in regione ed in comune, ed hanno fatto assaggiare a questi decerebrati, raccattati nelle periferie sottoproletarie o nelle villone borghesi e nei quartieri alti, il fascino insolito dell'impunità. Senza contare i servizi, che li usano per mantenere un certo livello di disordine e conflittualità, e il vaticAno, che li finanzia in quanto antiabortisti. Con la retro-benedizione dei circoli massonici reazionari.

Ciao.
Eli

doc ha detto...

E allora, "che fare"?
ad ogni violenza, ad ogni diritto calpestato, rispondiamo con la violenza, con il togliere qualche loro diritto?

Insomma tornare all'"occhio per occhio e dente per dente"? Oh, no!!

Una analisi appena appena critica permette di dedurre come e dove prendono il loro humus queste degenerazioni: e, anche, di arrivare all'unico discorso/progettuale che ci appartiene: quello culturale.

I risultati verranno, ne sono certo.

Doc

Unknown ha detto...

Cara Ely
difficilmente,forse mai, mi sono trovato in accordo con quello che scrivi.
Ora più che mai.
Non ti conosco ma da quello che leggo mi pare che in te ci siano troppe contraddizioni,senza offesa mi sembri il classico votante pd(- elle).
Vorrei non essere frainteso,condanno le azioni fasciste,post fasciste,neo naziste,filo israeliane,filo americane,filo britanniche e teutoniche,razziste di ogni genere e contro le donne di tutto il mondo,contro gli/le omosessuali e sono generalmente contro il fanatismo religioso di qualsiasi tipo.Però....però.....però!!!
Sono contro anche e soprattutto alla falsità ed ipocrisia dietro alle quali si celano coloro che ancora dividono e giudicano il mondo secondo se è di sinistra o di destra.
Mi sono più simpatici gli juventini,odio i milanisti e gli interisti mi fanno spesso pena.
Sono per i Rolling Stones, i Beatles li considero fasulli,è meglio De Andrè di De Gregori.
Il più forte di tutti è hulk,capitan america mi sta sù....
Ciao

Eli ha detto...

Caro Unknown,

invece io spesso ho condiviso quanto scrivi nei tuoi commenti su questo blog ospitale, tranne l'ultimo, tipico di chi non ha avuto esperienza del fenomeno. Io le orde di fasci che attaccavano gli studenti con le aste delle bandiere (erano di ferro, all'epoca), mentre i celerini, immobili, stavano a guardare, le ho viste personalmente, e sono anche scappata. Avevo sedici anni.

Capisco che da quanto scrivo si possa equivocare, con una lettura sommaria, ma mai ho votato per il PD-elle, né mai votai per il PCI quando esisteva. Ho votato poche volte nella mia lunga vita, un paio per i radicali (quando facevano le lotte per i diritti civili, divorzio ed aborto), ed un paio per Rifondazione Comunista, quando sembrava (e sottolineo sembrava)contraria alla guerra. Poi Bertinotti votò per il finanziamento alle missioni di guerra, e lì finì il mio breve sostegno. Questo per quanto riguarda la mia insignificante biografia elettorale.

Per il resto ti dirò che non credo nel mondo manicheo destra-sinistra, perché ho capito che è una bufala inventata dal sistema per dividere et imperare meglio. Infatti, vedi come DS e SX sono pappa e ciccia a governare insieme? Hanno gettato la maschera... Questa di adesso non è Concordia Nazionale, ma Inciucio Plateale. Il che non vuol dire che ai margini, nel sottobosco, non esistano soggetti psicolabili e sociopatici attratti da croci celtiche e saluti romani, che si dedicano ad attività pugnalatorie e violente nei confronti di chi non la pensa come loro. Da soli si sono pomposamente autodefiniti "Fascisti del Terzo Millennio". In ogni società esistono frange meno evolute spiritualmente e socialmente, l'importante è essere consapevoli del problema, e prenderne le distanze, non fare finta che non esista.

E' difficile catalogarmi, se non impossibile.
Appartengo ad un solo partito: quello del mio cervello, col quale ragiono indipendente da tutto e da tutti.
Sono del partito degli Apoti, quelli che non se la bevono, e degli Apolidi, coloro che non si riconoscono né in questa Italia cialtrona post-berlusconiana, razzista e xenofoba, né in questa Europa neo-nazi fondata sul potere bancario-finanziario degli aguzzini manovrati dai poteri forti e reazionari.

Ho chiesto asilo politico su Saturno, e sto attendendo la risposta, ormai da molto tempo. Non so quanti miliardi di Parsec occorreranno per averla, ma ho fiducia.

P.S. A me piacciono tutti: i Beatles ed i Rolling Stones, Faber e De Gregori, ed anche Luigi Tenco ed i Pink Floyd.
Non odio niente e nessuno, ma sono allergica ai dittatori, agli oligarchi ed ai fascisti, poiché avendone in un lontano passato sposato uno, so bene di cosa parlo.

http://www.youtube.com/watch?v=QvcF4dYZKxY

HAVE A NICE DAY!
Eli

ahmed ha detto...

Grazie molto possibile, si prega di visitare il mio umile blog

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