17 novembre 2010

Jack Falazza’s Story


Se veramente vogliamo capire la personalità di Giacomo “Jack” Falazza, gentili studenti, non possiamo esimerci dall’analizzare l’ambiente in cui visse, nel lontano 2018, nell’oramai stridente e claudicante Milano, la megalopoli che iniziava a rivelare, ad occhi attenti, i primi segni di cedimento.
Così esordì il prof. Claudio Veraderian, in quell’uggioso Novembre del 2092, di fronte alla platea di studenti – non più di 25 persone – che erano presenti nell’aula 37 dell’Università di Castelnuovo né Monti, intitolata a Nelson Mandela, Facoltà di Storia, Corso di Storia Contemporanea, Seminario sui fenomeni sociali precedenti la Grande Fusione.

Iniziamo dall’ambiente in cui visse.
Nato nell’ultimo decennio del ‘900, Jack Falazza era il prodotto di una normalità che potremmo, con un bisticcio linguistico, definire soltanto “normale”. Figlio di un impiegato comunale e di un’insegnante di Religione, Jack crebbe come la gran parte dei contemporanei, nell’Italia Unita di quegli anni, con il senso del vuoto apparente nel cuore, del futuro senza senso negli occhi.
A complicare il suo senso di colpa nei confronti dell’ineluttabilità degli eventi, ossia dell’impossibilità d’approdare a scenari che avessero almeno i connotati della concretezza, la figura della madre: donna d’antichi principi, nata e cresciuta nella seconda parte del ‘900, aveva ereditato dal suo tempo quella sorta d’anelito, tensione, sublimazione verso un mondo che doveva essere – se non proprio perfetto – almeno migliore.
La madre connotò sicuramente Jack in modo definito, catalizzando certamente in lui quel coacervo d’istinti adolescenziali, tesi all’idealismo, che sono patrimonio della giovane età di tutte le epoche, mentre la figura del padre, nella breve avventura umana del figlio, è sicuramente sullo sfondo. Non abbiamo prove di una sua conclamata omosessualità – cosa, d’altro canto, poco o nulla influente per gli aspetti che andremo a trattare – mentre una misantropia di fondo è senz’altro accettata da più analisi, condotte da psico-storici e da psicoanalisti contemporanei.

Vi chiederete perché l’attuale storiografia si soffermi così sulla figura di Falazza – in fin dei conti una meteora del suo tempo – e la ragione sta tutta nell’abitudine, assai rara all’epoca, di tenere un diario cartaceo, che è stato successivamente analizzato da più studiosi di scuole diverse, per trarne il massimo insegnamento possibile sulle strutture sociali di quegli anni.
L’obiezione più comune, che viene posta contro i “Falazzisti” dagli storici più tradizionali, è di dedicarsi più all’analisi del materiale non ufficiale, ossia non prodotto dalle elite dell’epoca, piuttosto che ai documenti di fonte certa.
La risposta degli studiosi cosiddetti “Falazzisti”, ossia della Scuola Storica Comportamentale, è che gli archivi dell’epoca sono zeppi di materiale insulso ed intelligibile: ore ed ore trascorse a visionare il materiale video dell’epoca non lasciano nessuna traccia, non mostrano nessun indizio. E, a detta di molti, suscitano una noia senza fine.

E’ questa una premessa che – da docente – era mio dovere sottoporre al vostro giudizio, poiché le conclusioni alle quali giunge la Scuola della quale faccio parte non sono certo le uniche e, ci tengo a sottolinearlo, sono da altri studiosi viste in modo assai critico. Perciò, se qualcuno non avesse ben compreso le metodologie che saranno qui seguite, oppure non le condividesse, senza nessun problema potrà fare altre scelte, seguire altri corsi.
Nessuno si mosse.

Bene – pronunciò con soddisfazione il professor Veraderian – andiamo ad iniziare.
La biografia di Falazza è assai scarna: mediocre studente in un Liceo Scientifico, si diploma con voti non certo esaltanti nell’anno 2009 e s’iscrive alla facoltà di Scienze della Comunicazione, contro il volere materno – come lui stesso racconta nel suo diario – che lo avrebbe, invece, voluto medico. Come già ricordavo, non vi sono annotazioni di merito nei confronti della figura paterna, che riteniamo dunque poco influente nella sua formazione e, successivamente, nelle sue scelte.
Dal 2012 in poi, vi sono alcuni anni nei quali le sue vicissitudini sono tratteggiate in modo molto evanescente: aiutante di un veterinario nel 2014 in Toscana, correttore di bozze per una rivista on-line nel 2014. In ogni modo, nel 2015 si laurea con una tesi su “Influenza delle culture territoriali nella comunicazione planetaria”: un titolo quasi inflazionato in quegli anni. Difatti, Falazza metterà la laurea nel cassetto e non la userà più.

Nel frattempo, la madre era morta nel 2014 ed il padre era stato ricoverato in un istituto psichiatrico l’anno seguente, dove poco dopo era morto: da quel momento in poi, la famiglia di Falazza scompare dalla scena. Jack, è solo.
Per quanto siamo riusciti a risalire nella vita di Falazza, abitò in zona Lambrate per tutta la vita ma, gli sconvolgimenti successivi alla Fusione, non ci consentono di risalire con certezza ad un’abitazione, giacché molte andarono distrutte e fu, successivamente, deciso un radicale cambiamento nell’identificazione della viabilità.
La parte che a noi interessa, dell’intensa e brevissima vita di Falazza, riguarda soltanto il biennio 2016-2018, dalle prime annotazioni sulla sua attività criminale fino alla sua morte.

Falazza racconta poco del suo incontro con il fantomatico GDL, la persona che in qualche modo sicuramente impresse un carattere del tutto originale alla sua vita e che lo condusse, non ancora ventinovenne, alla morte.
Falazza accenna appena, nel suo diario, la figura di GDL e la tratteggia con pochi colpi di penna: all’apparenza romano (nemmeno lui, però, è certo), alto, atletico, sui 50 anni.
Ciò che fa pensare ad un rapporto più stretto fra i due è proprio l’importanza che assume nelle prime pagine del diario – che avete in copia – da pag. 5 a pag. 12 per poi scomparire del tutto, come inghiottito da una voragine.
Come potrete notare, nelle pagine che ho indicato ne parla quasi in ogni paragrafo “Incontrato GDL al Parco Lambro il 19/4: riflessioni, considerazioni, analisi”. E ancora, questa volta il 24/8: “prime indicazioni operative da GDL, apparato di controllo dei risultati, target”. Infine: “posizionamento e metodologie d’approccio: GDL conferma l’operatività del progetto”.
Qui, a pagina 12, terminano le citazioni di GDL, come se un accordo preso antecedentemente lo obbligasse a tenere per sé qualsiasi contatto. Oppure – questo è più probabile, ma non possiamo provarlo – i canali di comunicazione fra i due si spostarono in un ambito elettronico oggi non analizzabile né ritrovabile.

A pagina 15, c’è la descrizione della prima “operazione” (così lui le chiama) di Falazza: è il 16 Febbraio del 2017 quando avvicina, nell’allora centralissima Via Torino, il pensionato Maurizio Varni, ex dipendente della Banca Ambrosiana, nella quale aveva rivestito – fino alla pensione – l’incarico di Direttore dei Servizi Esteri.
Varni – siamo riusciti a visionare il rapporto di Polizia dell’epoca – non aveva nessun legame con l’eversione, non partecipava alla vita politica né aveva problemi finanziari o sentimentali: Falazza lo descrive come un uomo dall’aspetto ancora giovanile – aveva 64 anni – e lo fredda nell’androne di un palazzo dove il Varni si stava recando per un consulto medico.
Le modalità dell’assassinio resteranno quasi sempre identiche – a parte alcune “operazioni” molto complesse, che analizzeremo in seguito – ossia l’avvicinamento e poi uno, due colpi al massimo alla nuca con la stessa arma, la Beretta bifilare col silenziatore che fu ritrovata addosso al suo cadavere. Poi, Falazza s’allontanava rapidamente, prima che qualcuno potesse intervenire.
Così andò anche nell’occasione della morte del dott. Alfonso de Mestri, ex direttore dell’ufficio comunale affissioni, 67 anni: ucciso a due passi dalla fermata dell’autobus 235, quasi alla periferia di Monza.
Le vittime che Falazza ricorda nel suo diario sono ben 46, più di una il mese! Ciò che insospettisce, che sembrerebbe indicare una traccia, è la posizione sociale delle vittime: tutte in buone condizioni economiche, di sesso maschile (salvo tre) e, stranamente, pensionati/e.

Le due cosiddette “operazioni”, che Falazza portò a termine, riguardarono il sabotaggio degli autobus della compagnia di viaggi “Calbetti & Sgorlo”, i quali effettuavano collegamenti rapidi fra Milano e la riviera romagnola, oppure brevi gite per associazioni che prendevano a nolo i mezzi.
In entrambi i casi, Falazza descrive con precisione le modalità del sabotaggio.
Utilizzò alcuni componenti elettronici già pre-confezionati, ai quali doveva solo collegare l’esplosivo: per gli acquisti, si rivolse ai normali circuiti di vendita sulla rete, ma utilizzò sempre un indirizzo IP falso, utilizzando un servizio che un sito, IPYOU, forniva gratuitamente dalle isole Cayman.
In pratica, il sito forniva un falso indirizzo IP ed il database veniva distrutto automaticamente ogni due ore, impedendo così qualsiasi intromissione e controllo: nessuno è mai riuscito a risalire fino ai responsabili del sito, che era mascherato sotto le vesti di un innocuo social network.
Falazza non parla, invece, del reperimento dell’esplosivo, tanto meno si conosce se scelse a caso le sue vittime, oppure se vi fu un intervento esterno che lo guidò.
L’apparecchio che Falazza installò, in entrambi i casi sugli autobus, era un sofisticato congegno che attivava l’esplosione soltanto quando il mezzo superava la velocità di 100 Km/h ed avveniva un’improvvisa decelerazione. Veniva semplicemente applicato, con un aggancio magnetico, su un braccetto dello sterzo ed in prossimità di un condotto d’alimentazione dell’aria per l’impianto frenante: l’effetto era la perdita, contemporanea, dello sterzo e dell’apparato frenante.
In entrambi i casi, gli autobus saltarono la corsia dell’autostrada e s’abbatterono nella corsia opposta: 87 vittime nel primo incidente, all’altezza di Parma sull’Autosole, il 14 Maggio 2018 e 94 morti nel secondo, avvenuto pochi chilometri prima del casello di Rimini, il 13 Agosto dello stesso anno.

Dopo il secondo incidente – tutti i mezzi d’informazione diedero gran spazio ai disastri – c’è uno strano silenzio nel diario di Falazza: pare quasi ammutolito. Non parla più di “obiettivi” né di “strategie” e, addirittura, si lascia andare a considerazioni sulla vita e sulla morte, sul post mortem, su un possibile aldilà.
Sembra quasi un Falazza stralunato quello che, il 22 Settembre 2018, si reca alla stazione per prendere il treno con destinazione Trieste, dove ancora era in vita un fratello del padre, l’unica persona della famiglia, a parte i genitori, che cita nel diario (pag. 56).
E, come potrete notare, il diario termina alla pagina successiva: nell’autobus 157 – la linea dalla stazione di Lambrate alla Stazione Centrale – Falazza viene rinvenuto esanime dal conducente, quando oramai il mezzo era prossimo al deposito.
Stranamente, non fu richiesta l’autopsia: il medico che constatò la morte la definì, nel suo referto, come avvenuta per “arresto cardiocircolatorio”.

La platea del prof. Veraderian, che fino a quel momento era rimasta silente ed attonita, si permise qualche sussurro e qualche timido sbadiglio. Veraderian tacque, perché sapeva che doveva affrontare la parte più difficile della lezione.
Bevve un bicchiere d’acqua, si nettò la fronte con il fazzoletto e s’accinse a riprendere.

La vicenda di Falazza rimase circoscritta ad una noterella di cronaca per moltissimo tempo, fino a pochi anni or sono.
Nel 2056, un certo Kevin De Laudatis s’appresta a metter ordine nella casa di campagna, abitazione nella quale era vissuto fino a qualche anno prima il padre, morto nel 2048.
Nella soffitta, rinviene un voluminoso incartamento – parzialmente rovinato dall’incuria e dai topi – che sta per gettar via, quando nota – in bella calligrafia – la firma del padre su molte pagine.
Incuriosito, porta il tutto al piano inferiore e cerca di capirci qualcosa, ma le pagine – zeppe di sigle, annotazioni, nomi di città, riporti, indicazioni, date – non gli raccontano nulla: gettare nel fuoco tutto, con quella firma elegante, tracciata con la stilografica di suo padre – quel “Gregorio De Laudatis” che sembra incombere da ogni foglio – gli sembra un sacrilegio ed allora decide di riporlo in uno stipetto, protetto da una busta di nylon. E lo dimentica.

Passano gli anni ed i decenni, Kevin De Laudatis muore in un incidente aereo ed il figlio – il noto attore professionista Gregorio De Laudatis – ritrova, a sua volta, l’incartamento. E’ incuriosito, come se quei vecchi fogli ingialliti gli volessero narrare un copione ermetico del quale, disgraziatamente, non possiede la chiave: abituato, però, a decifrare i sentimenti fra le righe delle tragedie di Shakespeare, intuisce che quei fogli contengono una vicenda, vorrebbero narrare avvenimenti oramai lontani, ma non sa che fare.
Una sera, dopo una cena insieme ad alcuni conoscenti, gli viene l’idea di mostrarlo ad un amico – siamo oramai quasi ai giorni nostri – che è il dott. Vittorio Nat Chang, commissario di Polizia a Rieti.
Il commissario osserva con sufficienza quei vecchi fogli ingialliti, come se fosse un antico erbario che ha smarrito i profumi, e lo sfoglia rapidamente. Poi, qualcosa avviene.

In alto a destra, su alcune pagine, legge tre R maiuscole in fila – RRR – e la cosa lo incuriosisce, poiché è la stessa codifica che ancora oggi viene usata per disciplinare, in ambiente cartaceo ed elettronico, il massimo livello di riservatezza.
Si getta allora con maggior attenzione proprio su quelle pagine, lettere e cifre vergate soltanto per pochi, segrete come la notte più buia per chi non conosce la chiave d’accesso. Alcune sigle, però, gli sono familiari: sono le codifiche, di due lettere, delle vecchie province: MI, RM, NA, BA, TO…si tratta dunque di una rendiconto, di qualcosa che contiene, sigillate nelle cifre, vicende reali. Chiede, ed ottiene, di poter tenere con sé il documento, per mostrarlo al suo ex commissario capo, oramai in pensione da anni.
Il dott. Venanzio Re osserva, e conclude che quelle codifiche – benché usuali nella Polizia – non sono appannaggio esclusivo del loro settore, bensì erano e probabilmente sono ancora usate da altri corpi dello Stato, compresi i servizi di sicurezza nazionale.
Fino a quel punto, però, il misterioso “archivio De Laudatis” – così era oramai chiamato – continuava a mantenere intatto il suo alone di mistero.

Doveva giungere un ignaro laureando in Storia – Gaetano Luppi – per iniziare a squarciare il velo del mistero: incerto sulla tesi da presentare per l’esame di laurea, s’imbatte nella pubblicazione elettronica del “Diario Falazza”, che precedentemente era stato anche pubblicato in veste cartacea, e lo trova interessante per analizzare una vicenda precedente la Grande Fusione.
Ovviamente, le conclusioni alle quali giunge Luppi sono scontate, anche se il lavoro è pregevole e ben redatto, al punto che ne scaturisce un libro: la vicenda di una “scheggia impazzita” dell’epoca, la storia di un serial killer, utile come soggetto in primo piano per tratteggiare il tormento di quegli anni.
Pochi mesi dopo, un altro laureando – Giorgio Jovanovic – consultando una serie di materiali d’archivio, s’imbatte nell’archivio De Laudatis, ma con una differenza: Jovanovic ha letto il libro di Luppi.
Scorrendo alcune pagine, nota che sotto la sigla “MI” sono annotate una serie di date: le ultime due hanno una colonna in più, con riportate due cifre, “87” e “94”. Improvvisamente, il lampo.
Prende una copia del libro di Luppi e confronta le date: corrispondono! A conferma che è sulla buona strada, sulla prima colonna di sinistra, accanto alle date c’è la codifica “GF”.

Il lavoro, però, è ancora lungo: perciò, si crea un gruppo di ricerca interno alla facoltà che inizia una fatica certosina. Si tratta, in sintesi, di trovare corrispondenza fra quelle date e possibili omicidi ed incidenti – o considerati tali all’epoca – corrispondenti alle date ed alle province indicate nell’archivio De Laudatis.
Le prime corrispondenze, le coerenze calano e s’incastrano con precisione: addirittura, è indicato l’esatto numero di vittime che si ebbe nell’incendio di un albergo di Bordighera nell’Inverno del 2019, stagione nella quale era prevalentemente occupato da pensionati benestanti che svernavano al sole della Liguria. La data ed il numero delle vittime, 42, corrispondevano perfettamente, per un incendio che fu classificato come accidentale e non doloso, causato da un cortocircuito.
La certezza che si era sulla buona strada, però, fu ritrovare tutte le date degli omicidi del serial killer di Ferrara – noto come Brown Blood, che rispondeva al nome di Gerardo Moscardini – il quale aveva ucciso, fra il 2016 ed il 2020, ben 72 persone nella provincia, prima di suicidarsi gettandosi sotto ad un treno. Difatti, accanto alle date, c’era la sigla “GM”.

Quei fogli ingialliti, l’archivio De Laudatis, narravano una vicenda criminale, della quale qualcuno teneva la contabilità come se fossero state pedine di una scacchiera, da eliminare ad una ad una.
Complessivamente, dai dati fino ad oggi accertati, siamo di fronte a numeri impressionanti, che rasentano le 70.000 unità ma che possono anche andar oltre, poiché il lavoro sul documento è tutt’altro che terminato.
A quel punto, Vidal Montego – giovane studentessa fiorentina – raccolse tutto il coraggio che riuscì a trovare e pose la domanda: perché? Cui prodest?

Il professor Veraderian sapeva che qualcuno, prima o dopo, sarebbe giunto al dunque, a chiedere conto della ragione di tanto lavoro, ed un po’ temeva quel momento.
Ancora una volta bevve un po’ d’acqua, poi s’accinse a rispondere: non prima, però, d’aver chiarito che non si potevano confondere come un tutt’uno la Polizia Criminale ed un Istituto di Ricerca Storica come il loro.

Per dare una risposta, dobbiamo anzitutto definire la vicenda nel suo ambito temporale: le prime date annotate nel documento sono del 2015, mentre le ultime sono del 2021. Siamo di fronte, quindi, ad un’attività criminale che durò ben sei anni: probabilmente, gli eventi che precedettero la Grande Fusione posero termine alle attività dell’organizzazione.
Poi, ci sono gli aspetti sociologici, che sono però più ardui da tratteggiare: chi erano le vittime?
Se siamo riusciti a conteggiare ed a classificare migliaia e migliaia di false morti accidentali – comprese quelle degli assassini, come Falazza – per quanto riguarda le vittime il compito è più laborioso: si tratta di rintracciare biografie assai lontane nel tempo e – non dimentichiamo – fra noi e quegli eventi vi furono i traumi epocali della Grande Fusione.

Siamo, per ora, riusciti ad identificare ed a collegare alla loro biografia 8.623 persone, in gran maggioranza di sesso maschile e di livello sociale medio alto.
Già questo è un dato che insospettisce poiché, soffermandosi su quegli anni – di profonda depressione economica e bassi redditi – verrebbe da pensare che quei crimini fossero degli omicidi mirati.
Ma, il dato che più c’allarma, è che per il 99,7% le vittime erano pensionati, a fronte di un’incidenza dei pensionati nella popolazione, all’epoca, del 50% circa!

Qualcuno uccideva scientemente pensionati benestanti… – si lasciò sfuggire dalle labbra Stefano El-Warrani, studente di Pistoia – e, per farsi perdonare quella frase sfuggita quasi dall’inconscio, la collegò alla domanda: chi era quel, quel…De Laudatis?

Anche qui, il professor Veraderian comprese che doveva stare ben attento a non cadere in una troppo facile conclusione, a non inculcare nei suoi studenti un risultato che, dal punto di vista del rigore scientifico nella ricerca, non era assolutamente scontato. Però, una risposta la doveva.

Quando la ricerca iniziò a farsi pregnante di fatti gravi, di tanto sangue violentemente e scientemente versato del quale s’era prima all’oscuro, un paio di ricercatori si recarono da Gregorio De Laudatis – l’attore, ovviamente, ed un coro di sorrisi stemperò la tensione – per saperne di più.
Non fu difficile, anche se i rapporti fra suo padre ed il nonno non furono mai gioiosi: la scelta di Kevin d’intraprendere la carriera di concertista aveva seccato il padre, che aveva invece previsto per il figlio un fulgida carriera diplomatica. C’erano, però, parecchi documenti dell’epoca: inconfutabili, certi, incontrovertibili.
Mio nonno, Gregorio De Laudatis – aveva affermato l’attore – come risulta dai documenti in mio possesso, lavorava presso l’allora Ministero del Welfare: era Direttore Generale della Previdenza Sociale.

Ogni riferimento a persone, luoghi o situazioni è, ovviamente, puramente casuale.

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

25 commenti:

Alex ha detto...

Il professor Veraderian aveva appena concluso la sua lezione.

Nell'aula regnava un silenzio pieno di stupore, quando improvvisamente un tipo che sedeva negli ultimi posti sbottò:

"Siamo alle solite. Ma non è possibile!"

Veraderian, fece un sussulto, ed alcuni fogli che stava sistemando nella sua borsa scivolarono per terra.

Il tale continuò:"Come si fa a dare ancora credito a personaggi come Gregorio De Laudatis! E' vergognoso tutto ciò!"

Il professore si irrigidì sulla sedia, e con un'espressione tesa sibilò tra i denti:"Non mi pare di averla mai vista ai miei corsi. Chi è lei?"

"Sono uno che vuole ristabilire la verità!", continuò il tipo con tono sempre più alterato, "E' stranoto e ultra dimostrato che il diario di Jack Falazza è una patacca, un falso storico! E lei ancora la mena con stà storia degli omicidi mirati dei ricchi nonnini italiani che precedettero la Grande Fusione! Professore, sono tutte palle! Come il dossier De Laudatis!"

Veraderian visibilmente contrariato, provava comunque a mantenersi calmo:"Non mi pare questo il modo di interloquire in un 'aula universitaria. Se lei ha qualcosa da obiettare lo faccia presente civilmente. E poi...."

"Civilmente un par di cavoli! Lei è un solo un pagliaccio al servizio della Grande Fusione!" Il tizio scattò in piedi deciso tirando fuori qualcosa dalla tasca del giaccone.

"Attenti! ha una pistola" urlò una ragazza bionda che sedeva accanto a lui.

Ma prima che ci si potesse rendere conto di quello che stava accadendo egli era già in piedi davanti al professore, puntandogli una Beretta calibro 9 dritta in viso.

Veraderian sembrava pietrificato sulla sua sedia, lo sguardo pieno di terrore. Tre colpi in rapida successione, ed il suo corpo si afflosciò esanime sulla cattedra.

L'assassino lanciò dei volantini in aria e si dileguò rapidamente dall'uscita di sicurezza accanto alla lavagna.

Gli studenti sgomenti iniziarono ad alzarsi. Qualcuno prese uno dei volantini e lo lesse:

"Resistere, resistere, resistere.

Oggi è morto Claudio Veraderian: un agente al servizio della Grande Fusione.

FARAF - Fronte Armato per la Realizzazione della Acrescita Felice.

La lotta armata è l'unica via che ci potrà liberare dalla Grande Fusione.

Acrescere. acrecere, acrescere"

Mahmoud ha detto...

I fiumi dell’Occidente

Il racconto, cari lettori del blog, segna l’arrivo di un nuovo futurista. Attenzione! L’accezione non è il neologismo riferito a Fini e neanche quella concernente il movimento avanguardista primonovecentesco. Mi riferisco, invece, a chi, come Pasolini, guarda al futuro e piange; a chi ironizza letterariamente sul rapporto tra presente e realtà extra-temporale. Perché? Perché la Storia a volte non ti lascia speranze.

Ma cosa suscita una “Jack Falazza’s Story” in un lettore non-occidentale piccolo imborghesito, lacerato tra capitalismo e socialismo, neo-liberismo globale e lobbismo locale, ma democratico? Democratico senza Rivoluzione francese, senza Risorgimento e senza Guerra mondiale ... I valori occidentali sono davvero universali? Provate a chiederlo al dott. Vittorio Nat Chang!

Dove una “Jack Falazza’s Story” potrebbe condurre questo lettore? Ad un Volga assassino dopo un delitto ed un castigo; ad un Danubio senza qualità; ad una criminale Senna rossonera e lo abbandonerà, nel 2092, sulle mostruose rive del Po. Quest’affresco spengleriano servirebbe a mostrarci cosa potrà accadere all’indomani della Grande Fusione. Come? Prima di dare una risposta, leggiamo queste parole tratte da “La rabbia” di Pier Paolo Pasolini che riassumono, in qualche modo, il mondo dopo la 2° “Grande Guerra”:

“Cos'è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità.
Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come "normale", privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza. L'uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è”.

Anche Jack Falazza è un prodotto di una normalità, quella della Grande Fusione. Leggiamo Bertani: Jack Falazza era il prodotto di una normalità che potremmo, con un bisticcio linguistico, definire soltanto “normale”.

Mahmoud ha detto...

Il narratore, come accade spesso nei racconti di Carlo, non è unico. Questo schema narrativo a scatole cinesi richiama la struttura della storia nella storia tipica della tradizione popolare. Quando entra in scena un nuovo personaggio, Carlo abbandona lo stile popolare, per quello della tradizione romanzesca, facendo uso della tecnica dei testimoni, ideata da Joseph Conrad. Infatti, ogni personaggio offre una notizia, mantenendo alta la “soglia d’attesa” del lettore.

La fine del racconto è straordinariamente indimenticabile! Prevale anche qui la normalità che prende il sopravvento. Questa, però, è meno agghiacciante dell’incipit figurativo: vediamo le spalle d’un uomo che cammina in un vicolo. A differenza di Bertani, che ci conduce verso il normale, il pittore Agostini lascia intravedere un bagliore apparentemente ricco di speranza. Sara proprio così? E noi, abitanti dell’Altrove, vi seguiremo? Senza Rivoluzione francese, senza Risorgimento e, soprattutto, senza prendere parte alla Grande Fusione?

Mahmoud, Amman.

blackskull ha detto...

GF

Grande Fusione, Grande Fratello, Grande Fobia, Grande Fandonia, Grande Fottimento, Grande Ferita, Grande Fine, Grande Freddo...

Grazie Carlo.

B.S.

Orazio ha detto...

Sarò l'ultimo dei giapponesi, sarò ripetitivo, sarò quel che sarò, ma a me sembra che Berlusconi con una oculata campagna acquisti stia riuscendo a sventare la minaccia al suo governo. Carlo non sei d'accordo? Io l'avevo detto Fini è un cane di paglia che abbaia alla luna.

Ciao Carlo

Carlo Bertani ha detto...

Ach...Jack Falazza fa paura, come la congiura e la sventura...
Carlo

Carlo Bertani ha detto...

Per fortuna c'è un grande Mahmoud che ci ricorda il nostro essere soltanto parte del tutto. E' una speranza.
Carlo

gix ha detto...

Bè devo dire che è stato divertente, se non fosse che mi fa venire in mente pensieri assai inquietanti. Ma alla fine il mostro killer chi è, l’INPS-INPDAP-INAIL, per risparmiare sulle pensioni? Ma già oggi è così tra innalzamento dell’età pensionistica, cancri e malattie varie inoculate, l’obiettivo è sfruttare i lavoratori fino all’ultimo e poi seppellirli il più presto possibile. Forse ci salveranno tutti quei cognomi stranieri dei protagonisti….

Carlo Bertani ha detto...

La metafora viene alla luce...
Carlo

doc ha detto...

E' quello che viene dopo "Itala", la cui idea di rivoluzione coincide, si è fermata ad una pizza, una tantum.
La continuazione e' JackFalazza.
Non può essere diversamente.

L'approdo è, diventerà la Grande Fusione, oppure The Greatest GrandFather, ovvero l'era dei Criminali Malthussiani, che saranno utilizzati come lavori socialmente utili.
Come benefettori.

Ma questo plausibile approdo può essere modificato

Buon Cammino
Doc

Orazio ha detto...

Avete visto il video di Fini, sembra quello di uno che chiede la tregua dopo aver fatto finta di fare la guerra a re Silvio I. Una piccola scommessa che il 14 dicembre il governo otterrà la fiducia in tutte e due le camere e dopo Fini può andare a nascondersi. E sono certo che la Corte Costituzionale non casserà il legittimo impedimento. Scommettiamo??

CViao Carlo

Orazio ha detto...

Vedo che Berlusconi continua la campagna acquisti. Carlo non se ne andrà mai rimarrà al potere per anni e anni, nessuno lo schioderà dalla sedia.

Carlo Bertani ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Carlo Bertani ha detto...

A dire il vero, doc, nemmeno io ho ben chiaro cosa possa essere la Grande Fusione che ho citato.
Mi serviva un alibi di cesura nella narrazione, null'altro.
Tutte le ipotesi sono dunque verosimili, contando sul fatto che - storicamente - tutte le vicende storiche di basso impero terminano con una cesura. Quale?
Ah, saperlo.
Per quanto riguarda le vicende italiane, ritengo che - di là di come andrà una votazione ininfluente - si è chiuso il ciclo del berlusconismo.
E di un'intera classe dirigente: anche qui, capire quali saranno i tempi di "decadimento" non è facile, ma il percorso è segnato.
Grazie a tutti
Carlo

doc ha detto...

Quello che si puo' ipotizzare, stante la necessita del sistema sanitario e collaterali di fare profitto per le sempre verdi cricche si puo' ipotizzare che la grande fusione altro non e' che l'utilizzo del forno crematorio a ciclo continuo per tutti i pensionati over soglia reddituale soddisfacente che godano di ottima, di buon, ed anche sufficiente gradiente di vita in salute in base alle solite indagini demoscopiche
Una ridefinizione al contrario del controllo demografico: anziche' sulla restrizione delle nascite ( in molti paesi gia esistente), ridefinizione del diritto alla soppressione degli anziani, purche siano di ottima salute: fisica ed economica.

Per la situazione italiana la mia opinione chel'ultimo grande marpione (G.Fini) abbia teso l'ultima definitiva ragnatela in cui far estinguere definitivamente il satrapo inpenitente.

E a quello che si legge, Alzo di Tacco , pur di avere l'illusione di un altro po di tempo sul trono, c'e' cascato in pieno: ormai e' una marionetta facilmente manovrabile.

E il guaio che quel grezzotto di blàblèblà Bossi l'ha capito ma con la trota per casa e davanti ai 00 non sa che+ ...pesci pigliare.

Buon cammino
Doc

blackskull ha detto...

Se non fosse per i pensionati dal reddito medio-alto e i 100000 dipendenti pubblici,Torino sarebbe destinata a implodere in una città preindustriale.

Infatti lo slittamento verso il terziario e l'eliminazione del comparto economico primario e del secondario, insieme alle loro infrastrutture, ci catapulta in un mondo di over-anta ovvero in uno Stato che finanzia se stesso per non implodere.

E considerato il fatto che l'euro in tutte le sue forme monetarie, cartacee e non, non può più essere svalutato a piacimento come la vecchia lira, non rimane che la credibilità aurea che ci è rimasta...3000 tonnellate di oro fisico da usare come ultima risorsa per il mantenimento di cui o cianciato appena sopra.

Sarà più probabile una cesura come ben prospetta Carlo e come prospettano molti economisti: un euro1 e un euro2.

I pensionati ricchi con cittadinanza estera se la caveranno se i loro depositi saranno nei paesi euro1, gli altri perderanno almeno il 30% del loro patrimonio.

Tutto ciò che rimarrà sotto influenza diretta o indiretta dell'Italia sarà svalutato.

Per i pensionati poveri e per poveri intendiamo quelli che godranno di pensioni inferiori ai 1500 euro/mese, il settanta%, saranno c amari.(anche per quelli che si faranno trasferire la pensione all'estero, perchè non è detto che arriverà così puntuale -tenuto conto che già i tfr e i tfs verranno decurtati , rateizzati e alla fine scippati)

Quindi gli attentati di Fallazza potranno essere eseguiti a Mentone, alle Cayman, ad Antigua, alle Maldive, a Puket, a Rio o a PuertoSeguro etc...

Qui in Italia solo l'alba dei morti viventi.

buonanotte
B.S.

blackskull ha detto...

PROGRESSIONI ARITMETICHE

Debito italiano

1 gen 2010........1743 mld/€
30 mag 2010.......1827 mld/€
31 lug 2010.......1838 mld/€
30 ott 2010.......1846 mld/€

fonte BankItalia

103 mld in 10 mesi

10 mld al mese

riserve auree

3000TN x 31798000€/TN= 95394600000 €
...pochini....

scusate se ogni tanto do i numeri
B.S.

Juan Carlos ha detto...

Che sorpresa !
La struttura di “Jack Falazza’s Story” contiene delle analogie al mio post su “Itala”. Sembra un ampliamento ben arricchito ed ispirato (anche) da una lezione sulle storie umane ambientata nell’anno 2020.
Cambia sicuramente il grado di cinismo : qui si narra dell’uccisione metodica di oltre settantamila pensionati per interrompere (probabilmente) il versamento dei loro onerosi emolumenti, nell’altro si accenna ad uno spiacevole incidente durante il primo esperimento applicativo dello Scudo Stellare in Europa che coinvolse duecento milioni di persone.
Ciò che invece non trovo, nella storia di Jack Falazza, è la controproposta positiva, La reazione, la ribellione, la resistenza sono le Grandi Assenti.
Gli esecutori uccidono e non si pentono, al massimo si tolgono la vita. Le indagini sugli omicidi e sui falsi incidenti sono diluite nel tempo. L’omertà si protrae per 74 anni (e forse dovremo farne trascorrere altrettanti prima di svelare il “mistero” della strage di Ustica)
Questo racconto mi ha anche ricordato il cinismo che pervade nel film “Repo Man” , un thriller d'azione futuristico dove gli esseri umani hanno ampliato e migliorato la propria vita attraverso degli altamente sofisticati e costosi organi meccanici creati da una società chiamata L'Unione.
Il lato oscuro di queste scoperte mediche è che se non si paga la bolletta, l'Unione invia i suoi uomini altamente qualificati, a riprendersi indietro l'organo ... senza alcuna preoccupazione per il benessere o la sopravvivenza della persona.
Il “legante” di queste storie è sempre il denaro…

Juan Carlos ha detto...

…Il concetto del denaro è sempre opinabile nel tempo. Non interessa a tutti come lo hai avuto e cosa hai fatto nella vita per guadagnarlo, già basta possederlo.
Il valore delle banconote è, a tutti gli effetti, una convenzione soggetta a modifiche costanti per superare i nazionalismi discrezionali, così come le risorse auree sono solo “fuffa” per la mente dei contabili e degli schiavisti.
Immaginiamo di dover ricevere un pagamento in oro o in Renminbi Yuan…
Un filo d’apprensione scorrerebbe nella nostra mente e ci spingerebbe alla ricerca di qualcuno che possa convertire questa rendita con un controvalore adeguato al nostro fabbisogno. L’idea di possedere dell’oro, fa ancora bramare intere popolazioni ma è solo un’illusione. La stessa che fa pensare e agire la collettività, con metodica ripetizione in condizioni di sudditanza e di subordinazione, solo perché è pagata.
Sembra incredibile che ci si azzuffi ancora per ottenere supremazie d’ogni sorta, eppure nella nostra vita si sceglie continuamente se essere aggressori o aggrediti e così ci si dimentica di benedire ogni giorno i servigi dell’umanità, ossia quelle azioni compiute spontaneamente a beneficio di altri, per cortesia, per affetto, per gratitudine.
Le conseguenze di tali scelte determineranno gli eventi del nostro futuro e ricordiamoci che le competenze, il saper fare oltreché il saper pensare, sono le vere risorse per gli esseri umani.

Nota : 1 Renmimbi Yuan cinese (CNY) = 0.0970 Euro (EUR).

Carlo Bertani ha detto...

Jack Falazza è una storia "aperta", dove ciascuno può dipingerci sopra le sue paure. Non c'è nessuna speranza, è vero, perché prima dobbiamo andare a fondo.
Solo dopo, qualcuno vedrà.
Ciao a tutti
Carlo

Mahmoud ha detto...

mandiamo Jack Falazza a Lisboa ... subito!

Carlo Bertani ha detto...

Eh, mica quelli sono nella lista dei pensionati!
Ciao
Carlo

Orazio ha detto...

Carlo, Casini prega per entrare nel governo e Fini esita temendo che Berlusconi gli compri tutti i suoi e resti solo con Bocchino e Urso. Non credi che si debba rivedere il fatto che da Berlusconi cotto, e invece è lui che cuoce gli altri con il suo potere mediatico finanziario?
Io propongo a te e a agli altri sempre la scommessa: BERLUSCONI non cadrà, anzi sottometterà l'Italia in una dittatura da XXI secolo.

Ciao

Eli ha detto...

Fantascienza?
Mica tanto...

Orazio ha detto...

Ah Ah ora anche la Carfagna dice di voler poter tornare indietro se Rex Silvio l'ascolta. Dove l'ascolterà ad Arcore, a villa Certosa, o a palazzo Grazioli. Berlusconi dall'estero ha detto che può risolvere in 5 minuti il caso Carfagna. Cavaliere solo cinque minuti? Troppo rapido duri almeno un quarto d'ora.

Ciao