25 aprile 2010

Il panciafichismo fra etica ed estetica

“Il compito attuale dell'arte è di introdurre il caos nell'ordine.”
“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.”
Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno

A volte, si deve meditare sui sostantivi e sugli aggettivi, senza temere di perder troppo tempo. E’ il caso di un articolo comparso su Comedonchisciotte qualche tempo fa – Ma che bella provincia! – a firma di Pasquino Potenza. Pseudonimo o vero nome? Nel secondo caso, quasi un sotterraneo ossimoro, giacché i Pasquini furono sempre le voci dei deboli.
Il termine “panciafichista”, riportato da Pasquino Potenza e che non ascoltavo da tempo, ha subito associato nella mia mente un breve pensiero del defunto Gianni Baget Bozzo, il quale – alla fondazione del Popolo della Libertà – pontificava:

“Il Popolo della Libertà sarà un partito nazional-popolare. Il movimento di Berlusconi è nato con un appello rivolto al popolo. Ma il popolo non colto. La sinistra ha il monopolio della cultura in Italia e il premier ha in mano il popolo povero contro quello grasso.”

Già, il popolo “povero”. Questa sì che è una vera elucubrazione da sacrestia, ma la concediamo, visti gli orizzonti del “profeta” che l’ha espressa. Quel “povero” – per Baget Bozzo – non è da intendere in senso economico – e chi è più ricco degli evasori fiscali che santificano san Silvio? – bensì culturale. D’altro canto, Baget Bozzo precisava: “non colto”.
Potremmo considerare in questa analisi anche l’attuale scontro interno al PdL – non dimentichiamo che il creatore del neologismo fu Mussolini, ma il termine fu coniato, all’epoca, come spregiativo d’inconcludente pacifismo – ma sarebbe limitativo, poiché il linguaggio è per sua essenza intrinseca in divenire: giammai indica – con lo stesso termine – la medesima situazione od emozione, visto che ogni tempo colora con diversi accenti il substrato che i termini stessi tentano d’interpretare. Un rapporto dialettico nel quale è piacevole sguazzare senza, però, correre il rischio di perdersi: potremmo concludere, “un sensato pudding di parole”.
Inoltre – per la pochezza della singolar tenzone, tutta interna ad un sistema politico marcescente – ci sembrerebbe d’usare la teoria dell’analisi infinitesimale per misurare le aree sottese delle Uova di Pasqua: de minimis non curat praetor.

In realtà, l’impeto panciafichista italiano è iniziato ancor prima di Berlusconi – almeno del Berlusconi politico – e nulla o poco ha avuto a che fare con il pacifismo. Una re-interpretazione del termine mussoliniano potrebbe, oggi, partire dalla scissione dei termini che compongono il (quasi) neologismo, ossia pancia e fica, al posto degli originali pancia e fichi.
L’albero di fichi era, almeno fino alla metà del Novecento, considerato gran fonte di piacere, giacché pochi frutti nostrani generano una tale attrazione per la gola: in principio furono pane e fichi poi, col progredire del reddito, fichi e prosciutto.
Oggi, nessuno più stempera la propria esistenza cullandosi nel nirvana della scorpacciata di fichi – alla quale sacrificare onore e morale – mentre sul femminino del gustoso frutto…beh…qui c’è trippa per gatti…

Ci siamo spesso chiesti quale valore sia sopra tutti nell’idilliaco nirvana italiota e, pur munendoci della lanterna di Diogene, soltanto la scorpacciata pantagruelica (La Grande Abbuffata di Ferreri? Eravamo nel 1973…) sembra reggere, mentre il necessario contrappasso altro non può circostanziarsi che nell’adire, con solerzia e fissità d’intenti, alla tumida rosa.
L’overdose di pasta allo scoglio e di crostacei arrostiti sulle braci, oppure il maialetto arrosto impastato di Nero d’Avola richiede, necessariamente, l’apoteosi energetico/riproduttiva da consumarsi tra fresche coltri in un letto, solleticate dalla rovente brezza d’Agosto. E non c’è niente di male.
Sarebbe sin troppo facile stabilire delle consecutio temporali, nelle quali l’epicureismo sfrenato diverrebbe necessario prodromo per nottate da trascorrere, placati gli amorosi sensi, alla tastiera o con la tavolozza in mano. Ristabiliremmo, in qualche modo, un equilibro classicista, da cenacolo settecentesco: invece, così non è.
La commedia si trasforma in dramma quando interviene l’evirazione dell’effetto, ossia quando leggi non scritte e canoni mai ammessi – la morale cristiana qualcosa c’entra, ma non è il perno della metamorfosi – vengono repentinamente negate, rimosse, dimenticate. Evirate, appunto.

Analisi frettolose hanno spesso imputato all’Italia degli ultimi decenni uno sfrenato concedersi all’estetica: molti autori si sono cimentati nella critica allo scivolamento, al concedersi troppo alle sirene estetiche. Solo oggi – quando il processo è giunto ad estremi che ne portano alla luce le evidenze più tragicomiche – possiamo comprendere che d’estetismo s’è trattato, non d’estetica. Poiché l’estetica – pur navigando sulla sua rotta, senza curarsi d’altro – qualche “conto” con l’etica l’ha dovuto fare.
Non tiriamo in ballo il dibattito classico sui rapporti fra etica ed estetica, proprio poiché classici e dunque non appropriati a definire quadri nei quali è il processo stesso di definizione e tratteggio dei fenomeni ad essere carente: torneremmo agli integrali ed alle Uova di Pasqua.
Negheremo dunque scientemente quel rapporto – indagato niente di meno che da Kant (anche se, personalmente, preferiamo l’approccio dialettico illuminista) – poiché trascendente rispetto all’orizzonte del panciafichista. In altre parole, resteremo “bassi”, anche se non potremo adagiarci del tutto nell’alcova dei panciafichisti, maschi e femmine.

Dovremo anzitutto sgombrare l’assurda convinzione – spesso veicolata da pessimo femminismo – che esista un paritetico “panciafallismo”: non ci sentiamo di sostenere questa tesi.
A nostro avviso, è senz’altro più pratico – pur ammettendo, in via puramente teorica, che il ribaltamento speculare del termine sia possibile – considerare il panciafichismo moderno composto da una parte attiva e passiva. In altre parole – pur concedendo una naturale differenza fra colmatore e colmata – sul piano ideale il riferimento al fenomeno è lo stesso.
Di cosa si nutre il panciafichista?

Frettolosamente ri-definito come istinto animalesco – l’avvicinarsi all’albero delle “fiche” per placare l’appetito, questa volta esistenziale – il panciafichismo nega in sé proprio l’aspetto esistenziale: non ne è travolto né fiaccato e neppure corrotto (accoppiando, al termine, le “rotte maledette” dell’esistenzialismo, da Rimbaud a Kerouac). Semplicemente, lo rimuove.
Se, per il panciafichista “classico”, la fase istintuale poteva rappresentare una dedizione, quasi una soluzione esistenziale, per quello post, post, post…moderno, non rappresenta nemmeno più la negazione, bensì una sorta di fanciullesca ed inconsapevole atarassia, raggiunta e coltivata senza un contributo personale, completamente passiva.
La chiave di volta per ricomporre gli attributi del fenomeno passa necessariamente, per prima cosa, nel differire l’estetica dall’estetismo. Il quale ne è, ovviamente, soltanto la diafana ombra che conduce al famoso barattolo con “merda d’artista”.
Sarebbe però già eccessivo codificare nell’estetismo classico il mondo dell’arte che ci circonda, poiché anche il livello dell’arte auto-referenziale è drammaticamente basso. Madonna e Lady Gaga fanno ancora parte dell’estetismo, oppure scadono nel popolare edonismo?

Domandandoci quale fenomeno – fra quelli che ci circondano – sia più facilmente riferibile all’estetismo, ci salta agli occhi quello pubblicitario.
L’uomo medievale non osservava, nell’intera vita, più di un centinaio d’icone: quasi tutte a carattere sacro, e soltanto la nobiltà aveva “accesso” alla raffigurazione mondana, quasi sempre – però – incasellata nel Mito del classicismo.
La pubblicità cartacea, che fino alla metà del ‘900 resse il campo, era poca cosa se raffrontata con la potenza espressiva del nascente mezzo radiofonico e, soprattutto, con le migliaia di personalissime Gestalt della lettura.
Originariamente, il termine “pubblicità” significava “rendere pubblico” un evento, ed era quello che a grandi linee faceva l’ingenua pubblicità della TV in bianco e nero.
In quel panorama, s’inserì un messaggio pubblicitario popolare il quale, invece di differenziarsi dalla morale vigente e dal comunissimo tran tran della vita di tutti i giorni, lo sottolineava con esempi che “legavano” i nuovi consumi all’esistente. Ma, non si teneva in conto l’esigenza inestinguibile all’espansione dei consumi, l’unico vero obiettivo del post, post, post…moderno capitalismo.

Ecco, allora, con l’esaurirsi delle spinte propulsive nate dalla ricostruzione postbellica, ma anche dal crollo del sostanziale equilibrio fra l’incremento di produzione ed i consumi durato fino alla metà degli anni ‘70, che l’esigenza pubblicitaria deve, necessariamente, diventare violenta, poiché deve oltrepassare le naturali difese dello spettatore/consumatore ed obbligarlo a ritenere inconcepibile privarsi dell’oggetto.
La nuova esigenza, smaccatamente violenta, trova nell’estetica un limite verso il quale mostra insofferenza: per colpire e distruggere la soggettività critica. Il canone estetico diventa un gravoso fardello, e lo incenerisce.
Dovremmo, per chiarezza, soffermarci a soppesare con attenzione i tempi del processo: millenni con quasi nulli messaggi iconici, mezzo secolo di radio e giornali, qualche lustro di pacata intromissione pubblicitaria, tre decadi almeno di violento e forzoso scardinamento di tutti i canoni. A fronte, la mente umana che ha ben altri tempi d’adattamento.

Se confrontiamo la tendenza al risparmio fra i Paesi che sono giunti prima a questo scenario (le nazioni degli Angli, soprattutto), con quelli che hanno ritardato il processo di un paio di decadi, scopriremo che l’aumento della pressione pubblicitaria – non il reddito! non la produttività! non la produzione! – è colui che erode il risparmio.
Qui, s’inserisce un aggravio di follia tutto italiano: il gran reggente del processo mediatico/pubblicitario sgomita al punto di salire, ad uno ad uno, gli scalini del potere giungendo alla vetta, dove trova le chiavi dello scrigno delle meraviglie, quello che consente di regolare la velocità del processo!
Non vorrei che qualcuno, poco attento o frettoloso, confondesse questo concetto con il più comune conflitto d’interesse: di ben altro si tratta!

Osserviamo come, in pochi decenni, è avvenuta la completa distruzione della sfera erotica: la produzione pornografica ha appiattito ogni rappresentazione dell’eros ad un processo sempre uguale – tette, bocca, lato A, lato B, conclusioni – nel quale la soggettività dell’uomo e della donna, le loro identità, sono racchiuse e “corrette” all’interno di un copione. La povera Dita Von Teese viene confinata nell’universo del “burlesque”: forse perché si prende burla dello sciacquone erotico confezionato nei garage della periferia di Praga?
Le danzatrici indiane e del Sud-Est asiatico profondono oceani del più schietto erotismo, ma noi abbiamo smarrito il canone – ossia il nostro “apparato ricettore” – per goderne le grazie.
E il calcio?

L’ultimo interprete del grande canone estetico del calcio è stato Diego Armando Maradona: dotato per grazia divina di un estro incomprimibile, nella famosissima discesa e goal contro l’Inghilterra frantumò la prigione nella quale quel bellissimo gioco è oramai imprigionato. Fu un atto glorioso, ma irripetibile per chi non è stato spruzzato con il nettare degli Dei: il canone sportivo odierno prevede un atletismo esasperato, proprio per distruggere al primo mostrarsi quelle capacità divine.
Potremmo dilungarci, ma il senso è chiaro: distruggendo ogni canone estetico, la piatta uniformità che ne deriva consente ai più degenerati piazzisti di paccottiglia umana d’imperversare. Fu un caso che Chirac – uomo appartenente per tradizione alla destra europea – proibì l’etere francese alle TV commerciali del Biscione, definendo il loro padrone un “vendeur de soupe”?

Non si tratta, oramai, d’argomenti o d’espressione artistica, bensì di format e di linguaggio: nella polemica fra Antonio Ricci e Nicola Lagioia, chi scrive si schiera apertamente e senza nessun dubbio dalla parte di Nicola Lagioia. La tristezza, che la vicenda emana, deve tenere soprattutto in conto che Antonio Ricci è persona di grande intelligenza: l’importanza del linguaggio e della scenografia sa benissimo cosa significano, e quanto siano dirompenti per lo spettatore.
Giunti a questo punto, possiamo far rientrare in scena il nostro abulico panciafichista: è dunque colpevole?

Privato, da parte di un efficientissimo sistema di comunicazione, di tutti gli elementi atti a discernere l’oro dall’ottone – giacché l’assenza di canoni estetici non consente critica – naviga a vista premendo tasti del telecomando, ricevendo soltanto un rumore di fondo eterogeneo nei contenuti ma spietatamente omogeneo nella prassi e nei modelli esposti: tempi, linguaggio, musiche…il cosiddetto “format”.
Lentamente, anno dopo anno, quel ritmo lo ipnotizzerà come un malefico mantra: gli orientali se ne intendono più di noi sul potere della parola, del suono e della concentrazione visiva su un oggetto. Difatti, lo yantra è il corrispondente grafico del mantra.
Come può “smontare” un così perfido inganno?

Semplicemente, da solo, non è in grado di farlo: le generazioni “televisionizzate” sono, semplicemente, perdute. Non a caso, l’astensionismo consapevole è soprattutto appannaggio dei giovani, le persone sotto i 35 anni, la generazione di Internet: una timida speranza.
E torniamo all’assioma originario, ossia al rapporto fra etica ed estetica nel nostro panciafichista: potrebbe, dopo un simile bombardamento, leggere le mille interpretazioni dell’etica presenti nella storia della Filosofia? Così, en passant, da Socrate a Sartre? E’ disumano soltanto il proporlo.
Eppure, la cancellazione di ogni fondato canone estetico conduce ad accettare qualsiasi forma od azione soltanto per il piacere che genera: non si tratta soltanto della volgare pornografia, bensì di tutto ciò che attiene alla violenza in diretta.
Filmati su catastrofi e disastri, esecuzioni, violenze, bombardamenti, assassini…se solo sono in “presa diretta”, scatenano milioni di clic. Perché?

Poiché l’unico obiettivo è valicare un ulteriore limite, osservare l’inguardabile, il terrifico, in una corsa sfrenata nella quale la parvenza assume i contorni della conoscenza. L’estremo inganno.
Il piacere di trionfare e (forse) di sopravvivere – in qualche modo – ad altri diventa il solo faro da seguire, la sola nota da ascoltare. Non è forse, questo, la negazione dell’etica? Dov’è la riflessione oltre il clic? Nella maggior parte dei casi, non avviene e tutto termina quando si cambia sito o filmato: proprio con l’incedere “cingolato” del format.
In fin dei conti, questo modello sta bene a destra come a sinistra perché, in definitiva, è la magia che consente ricchezza ed onori: semmai, i distinguo sono personali, dovuti a crisi di coscienza individuali, a percorsi che nulla hanno a che vedere con la sfera della politica.
Lentamente, anche coloro che riteniamo i nostri aguzzini, vengono accalappiati ed ammaliati dal mondo che loro stessi creano: finiscono per credere veramente d’essere coloro che reggono i destini della polis.
Ma la polis, per essere retta, necessita di valori che segnino il limite…e si torna da capo.

Si potrà anche credere che esistano delle “cabine di regia”, burattinai organizzati, società segrete e via discorrendo…esisteranno per certo, ma sono soltanto ulteriori sovrastrutture di un sistema impazzito che è diventato talmente auto-referenziale da santificare se stesso: una sorta di “estetismo politico”.
L’uomo “unto del Signore”, il banchiere che fa “il lavoro di Dio” sono soltanto le comparse di una rappresentazione che non ha più regia: pianificato un sistema che crea denaro dal denaro stesso, non ci possono essere altre vie che sorvegliare la catena di montaggio, tanto è vero che le banche stanno riprendendo le medesime abitudini truffaldine che avevano prima dei subprime.
Qualcuno lo racconta, altri se ne lamentano, ma nessuno ha il potere di fermare l’ingranaggio di “Tempi moderni”: a ben vedere, Chaplin aveva già compreso tutto.

A margine, possiamo soltanto immaginare gli effetti che la nuova abitudine planetaria, l’incedere senza curarsi dei canoni, può e potrà produrre: schiere di visi anonimi dedite solamente alla percezione, personale ma senza strumenti critici, di qualcosa che possa soddisfare il proprio ego. Un apocalittico gioco a mosca cieca, nel quale ciascuno incede travolgendo il vicino: è il corrispettivo della “polverizzazione sociale” spesso rilevata, con i termini ed i canoni della sociologia, dagli istituti di ricerca.

Qualcuno immagina, con un po’ d’ottimismo, che la religione e la politica possano ancora compiere l’azzardo, la virata che potrà salvarci. La Chiesa Cattolica è oramai troppo secolarizzata e divisa al suo interno: un giorno tenta di mostrare i pericoli dell’assoluta mancanza di canoni, ma il giorno dopo fa carte false con gli omuncoli politici per salvare un principio del proprio canone, senza curarsi delle mutazioni sociali, delle diverse percezioni.
E attacca il relativismo come principale colpevole della decadenza: lo fa in modo strumentale, dimenticando che il relativismo è solo una prassi per indagare ed evolvere dei canoni, etici ed estetici, non per distruggerli.
Sulla politica, su questa politica, meglio il silenzio.

Perciò, ci possiamo soltanto dividere fra panciafichisti consapevoli ed inconsapevoli e – ironia della sorte – non sappiamo, sulla scena, a chi sia toccata la parte migliore.
Forse qualcuno, un panciafichista completamente inconsapevole, oppure un panciafichista più consapevole, una sera – quando premerà sul telecomando per spegnere l’apparecchio – fermerà il mondo.
Magari, il giorno dopo mescoleranno le carte e Dio – o chi per lui – taglierà il mazzo. Ma queste sono soltanto storie che potrebbero raccontare Kafka o il barone di Munchausen: gente che è vissuta protetta dai canoni, etici ed estetici.

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

17 commenti:

Roby Bulgaro ha detto...

Un solo aggettivo: superlativo.
Un articolo così va senz'altro citato e condiviso.
Grazie per aver messo per iscritto ciò che in molti pensano ma non riescono (soprattutto io) a esprimere.
Ho comunque dovuto documentarmi su alcune cose che citi e che non conoscevo, come ad esempio la citazione latina "de minimis non curat praetor" o su chi è Nicola Lagioia.

halo1367 ha detto...

Sarà colpa dei troppi cibi grassi trangugiati in questo fine settimana ma, Carlo, questo tuo articolo non mi fa certo l'effetto di un sano limoncello digestivo!

Intuisco vagamente che la tua è un po la risposta "dotta" e documentata a ciò che già Nanni Moretti nel 2006 con "il Caimano" diceva in modo rozzo ma per me assai convincente.
Compreso quel "...Berlusconi ha già vinto da decenni, con le sue televisioni, cambiando la testa della gente..." che fa dire al personaggio che si rifiuta di fare un film politico e di sinistra.

Tu qui dici cose e porti argomentazioni tali che i portatori di una cultura medio-bassa, come me, devono leggere rileggere ed approfondire con diverse ricerche "google"...

A volte ti "odio" per le tue motivazioni vestite di cultura che mettono a nudo le vergogne che in tanti vediamo senza riuscire a dare loro una cornice, un contenitore esplicativo adeguato...

Ma, ovviamente, ti "amo" per la stessa ragione...

Un pezzo del genere merita da solo la frequentazione del tuo sito.
Ad occhi sbarrati e bocca stupidamente aperta, mi appresto a ripeterne la lettura.

FD

Carlo Bertani ha detto...

Chiedo scusa per il brano un po' "forbito" nel linguaggio, ma quando si affrontano questi argomenti si ha poca scelta.
O si scade nel solito "è solo colpa di Berlusconi" (che non è vero), oppure si cerca di sondare più a fondo. Il linguaggio, ovviamente, segue a ruota e parallelamente diventa più preciso: altro non è possibile fare.
Comunque, se avete dei dubbi, sono qui.
Ciao a tutti
Carlo

Orazio ha detto...

Certo che no che la colpa non è solo di Berlusconi, ma in politica bisogna guardare all'esistente Hic et NUNC (qui e adesso) dicevano i romani. E qui il potere quasi assoluto è di Berlusconi che non fa nulla per fronteggiare la crisi che dilaga senza ostacoli. Poi agli statali, che non sono tutti fannulloni, Berlusconi continua a somministrare la cura Brunetta. Hai visto la trasmissione "report" di ieri sera. Una volta il popolo bue sarebbe sceso in piazza per le cose dette ieri sera, oggi rincitrullito a colpi di TV spazzatura si piega e sogna di far parte della sua corte.

Ciao Carlo

Orazio ha detto...

Aggiungo una cosa riguardo l'accordo nucleare con Putin. Gli italiani non comprendono che una centrale nucleare anche posta a 500 km da casa e potenzialmente rovinosa. In Italia poi, luogo di corrotti e mafiosi, sarà fatta male, con materiale scadente e in pochi anni si guasterà. Portate i vostri geni all'estero se volete avere figli. Il popolo rimbambito dalle tv accetterà anche questo. La colpa la si darà ai comunisti ai gay agli extracomunitari.

Carlo Bertani ha detto...

Caro Orazio,
voglio rassicurarti: tre anni sono troppi per arrivare ad iniziare la prima centrale. Mister B. cadrà prima: ti sei chiesto perché proprio "tre anni"?
Così potrà dire che le centrali non sono state costruite per colpa di Fini e dei comunisti.
Il nostro, è grande amico di Scaroni: secondo te, come vede Scaroni il nucleare?
Sulla TV non mi pronuncio perché, come ben sai, non la guardo da anni.
Ciao
Carlo

doc ha detto...

No, un pò troppo da sigillo (di salomone) dell'ultimo giorno... nella prima parte, molto convincente nella seconda parte, a tratti da marcia trionfale.

Quando c'e' troppo ermetismo dialettico, vuol dire che qualcosa non va nella "digestione" metabolica della question.

Ovvio che trattasi - nel mio caso- di una pignoleria eccessiva, forse addirittura - tenuto conto della complessità dell'analisi fatta- fuori posto.

Scendo a descrivere il mio paradigma , la cui metrica e' già contenuta nel post di C. Bertani.

Tempi Moderni di Chaplin , paradigma principale, come anche Tu giustamente sottolinei;
e
la mano di Dio (maradona)
e
il lavoro di Dio(Lloyd Blankfein)
come sottoprogrammi esplicativi.

Il fatto stesso che nel linguaggio comune maradona, nel compiere quell'atto di slealtà sportiva, venga associato ,in modo orridamente blasfemo- alla mano di Dio, per poter giustificare l'ottusa idolatria è una grande sconfitta per l'etica dell'estetica.

Il discorso fatto per la mano di Dio si può estendere, pari pari, al banchiere della Sachs che in una famosa intervista si descrive come una specie di TeoEconomo personale di Dio.

Metteteci un continuo, convincente supporto pubblicitario-mediatico ed avremo l'evirazione che qui viene magnificamente descritta:

"La commedia si trasforma in dramma quando interviene l’evirazione dell’effetto, ossia quando leggi non scritte e canoni mai ammessi – la morale cristiana qualcosa c’entra, ma non è il perno della metamorfosi – vengono repentinamente negate, rimosse, dimenticate. Evirate, appunto."

E non ci puo' essere ottimismo che tenga: si va verso l'implosione di quelle parti sistemiche del più generale sistema entropico che e' quello della Natura.

La fase attuale, non solo dell'Italietta nostrana, è di equilibrio gravemente instabile.

Dopo l'implosione, necessariamente ci sara' il riequilibrio...

Cordialmente
Doc

Carlo Bertani ha detto...

Grazie Doc per la tua critica, che ho soppesato e molto gradito, soprattutto per gli aspetti che hai sottolineato e proposto. Questo è ciò che più mi piace di questo blog: l'apertura, la condivisione, la comune sintesi.
Magari, dopo qualche altro intervento, insieme troveremo la pentola d'oro sotto l'arcobaleno.
Ancora grazie
Carlo

blackskull ha detto...

Grazie Carlo per l' uso appropriato del linguaggio che fa onore alle nostre latine origini.
Un plauso da una persona ignorante come il sottoscritto che, ad ogni modo, cerca di evitare l' olezzo rancido della volgarità dilagante nei media, ma soprattutto, dei nostri romanzi odierni che spingono gli occhi di un misero lettore come me, a rimirare il lillium del suo giardino, piuttosto che indugiare in simili insulti letterari.
Immagino che le letture dei lavori della Scuola di Francoforte, ti abbiano giovato, come le dotte dissertazioni di Emanuele Severino sul nichilismo e la tecne o le interessanti tesi del dimenticato Debord, sulla società dello spettacolo.
Vorrei che citassi questi lavori e ci invitassi a leggere, leggere, leggere e riflettere.
Più che una catena di montaggio, io la considero una catena di s-montaggio, iniziata proprio con la nascita della cellulosa e del suo prodotto più rivoluzionario del secolo breve: il cinema.
La vittoria dei Lumiérè su Shakespeare o su Sofocle,Molière, Goldoni,Pirandello, non fa differenza, riconducibile quindi ad un più ampio riconoscimento della morte della tragedia, ha avuto, come conseguenza, la riformulazione dell'intrattenimento teatrale come fonte di distrazione e divertimento ( stessa mutazione sarebbe parallelamente avvenuta nella letteratura).In diretta contrapposizione al binomio etica/estetica, si è imposto un vizio/ozio, facilitato dalla liberazione del tempo, che via via, dopo l' alienazione del lavoro burocratico ripetitivo di natura Kafkiana o ritmico-produttivo operaio, irrinunciabile conquista dell'homo aecomonicus, s' impossessava, con tutto il suo carico di noia, degli umani ingranaggi non più dediti alla riflessione classica sulla vita e la morte.
Semplificando, spezzando il flusso della vita di ognuno di noi e consegnando all' inesistente tempo Einsteiniano, il potere supremo, siamo diventati manzi attaccati a un gancio, squartati, spezzettati e ricostruiti, per poter essere riducibili a merci appetibili sul mercato.
Sugli scaffali più alti e cari, le sovrastrutture di cui parli, su quelli più in basso, i poveracci sfruttati.
La pubblicità penetra i nostri gangli spinali grazie alla psicologia behavurista, agli studi di Lorentz, di Pavlov, di Piaget, di Freud e fratello e di tutta la razza di manipolatori delle nostre neuro-coscienze che si sono allenati sui nostri encefali come su di un tiro a segno ( nazisti, stalinisti, maoisti, capitalisti etc..)
Hanno vinto per il semplice motivo che avevano più fondi e più armi.
L'elogio della follia è stato sostituito da un inno alla normalità che, nè i Goffmann nè i Faucoult, sono riusciti a storicizzare come un monito contro la deriva del controllo sociale iniziata proprio in epoca illuminista e sfociata, per reazione totalmente irrazionale, nell'uso sempre più smodato di sostanze psicoattive, oggi dilaganti in ogni classe sociale.
Forse, la dinamica servo/padrone ben delineata da Brecth o l' inutilità del linguaggio pensata dal visionario Beckett e sistematizzzata da quel pazzo di Wittgeinstein, rendono bene l' idea di un mondo destinato a dividersi in isole di purezza abitate dai potenti e di immense distese di slum, favelas, bidonvilles discariche e al tempo stesso contenitori umani di bipedi da smontare: le risorse umane, appunto.

ciao
B.S.

Giacomo Gabellini ha detto...

Bell'articolo Carlo, scritto in maniera assai particolare. Per un attimo mi sei sembrato Barbey D'Aurevilly :). Cari saluti e un abbraccio.

P.S. Ho appena finito di leggere il tuo saggio "Al Qaeda", e ti faccio i miei complimenti.

Carlo Bertani ha detto...

Grazie Blakskull, anche se non accoglierò il tuo invito a proporre la lettura delle fonti. Perché? Poiché con questo articolo ho fallito. Credevo di riuscire a spiegare un fenomeno semplice negli effetti ma complesso per il coacervo di cause che l'hanno generato, ma è troppo difficile per le mie capacità, e non ci sono riuscito senza "scadere" in un linguaggio troppo "tecnico" (tekné...ahi, ahi...).
Vorrà dire che ci riproverò passando per altre strade: in fin dei conti, ha ragione Fabrizio nel dire che sono le stesse cose veicolate da Moretti ne Il Caimano.
Il film ha però altri stilemi, e non deve aggrovigliarsi nel linguaggio.
Non solo tu ma anche Giacomo e Doc l'hanno rilevato (a dire il vero, in modo assai gentile) però dovrò tenerne conto.
Una ciambella riuscita con un buco un po' ovoidale, difficile da mordere.
Certo, Giacomo, Al-Qaeda fu una bella ricerca. Oggi, temo molto il complottismo, che adombra la geopolitica, l'analisi, per rigettare tutto nel bailamme degli 007. Non mi stupirei se fra quelli che smazzano complotti ci fossero anche quelli che li creano.
Grazie a tutti
Carlo

doc ha detto...

Era quello che speravo: riprovare partendo da altra angolazione e percorrendo strade linguistiche meno..arzigogolate.
In ogni caso non e' un fallimento -se ci pensi sopra basta poco (nella prima parte)-, anzi, e' largamente alla portata delle tue enormi capacità.
Potrebbe aiutarti molto...De Andrè.
Doc
P.S. Questo blog è particolare: può essere addirittura associato ai "posti dell'anima". E' il raccontarsi, è il parlare dell'intorno percepito che è di per sè un atto rivoluzionario.
Doc

blackskull ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
blackskull ha detto...

Il bello di questo blog è che non esiste il culto della persona.
Questo blog è l' antitesi di ciò che sta avvenendo nel Paese.
Mi piace spesso ricordare il professore di filosofia morale Piero Martinetti che, come altri suoi contemporanei ( pochi per la verità ), invitato dal Rettore dell' Università di MIlano ad aderire al partito fascista, disse NO con questa motivazione:"Ieri sono stato chiamato dal Rettore di questa Università che mi ha comunicato le Sue cortesi parole, e vi ha aggiunto, con squisita gentilezza,le considerazioni più persuasive. Sono addolorato di non poter rispondere con un atto di obbedienza.
Per prestare il giuramento richiesto dovrei tenere in nessun conto o la lealtà del giuramento o le mie convinzioni morali più profonde: due cose per me ugualmente sacre. Ho prestato il giuramento richiesto quattro or sono, perchè esso vincolava solo la mia condotta di funzionario: non posso prestare quello che oggi mi si chiede, perchè esso vincolerebbe e lederebbe la mia coscienza. Ho sempre diretto la mia attività filosofica secondo le esigenze della mia coscienza,e non ho mai preso in considerazione, neppure per un momento,la possibilità di subordinare queste esigenze a direttive di qualsivoglia altro genere. Così, ho sempre insegnato che la sola luce, la sola direzione e anche il solo conforto che l'uomo può avere nella vita, è la propria coscienza; e che il subordinarla a qualsiasi altra considerazione, per quanto elevata essa sia è un sacrilegio. Ora con il giuramento che mi è richiesto, verrei a smentire queste mie convinzioni e a smentire con esse tutta la mia vita;l' Eccellenza Vostra riconoscerà che questo non è possibile. Con questo io non intendo affatto declinare qualunque eventuale conseguenza della mia decisione: soltanto sono lieto che l'Eccellenza Vostra mi abbia dato la possibilità di mettere in chiaro che essa procede non da una disposizione ribelle e proterva,ma dalla impossibilità morale di andare contro i principi che hanno retto tutta la mia vita."
( lettera al ministro Giuliano, in Il Ponte, VII, Nuova Italia, Firenze 1951:342-3 )
Scusa la citazione Carlo, ma era intesa a ricordare la tua coerenza, anche se ti senti stanco e squagliato come docente.

con affetto
B.S.

Carlo Bertani ha detto...

A proposito di De André - che mi ha fatto venire in mente Doc - avevo scritto una quarantina di canzoni (testo e musica) che volevo dargli perché forse poteva tirarci fuori qualcosa.
Fabrizio veniva qualche volta a Savona (allora abitavo là) ed avevamo un amico in comune, il quale mi disse che gliene avrebbe parlato.
Poi, io e l'amico comune ci perdemmo di vista e non se ne fece più nulla: ancora oggi recrimino per quella stupida, mia, trascuratezza.
Questo blog è nato proprio all'insegna della vera democrazia, ossia dell'agorà - la piazza del mercato delle parole così cara a Calvino - ed è per me normale raccontarci in questo modo, senza peli sulla lingua e con rispetto.
E' vero che è l'opposto di quel che sta avvenendo in Italia...ma che ci volete fare...siamo diversi, orgogliosamente diversi!
Riguardo al pezzo in questione, non ho voglia di riprenderlo, ma ci sarà occasione per raccontare le stesse cose in modo più semplice. Purtroppo per noi, la classe politica ci fornisce nuove occasioni tutti i giorni di mancata democrazia e di protervia.
Grazie a tutti
Carlo

Orazio ha detto...

Di Pietro dice che le centrali nucleari saranno la disfatta di Berlusconi. A mio parere sarà la sua apoteosi, il popolo bue bombardato da un sapiente attacco mediatico le accetterà, anche sotto casa. E tu Carlo? Cosa pensi?

Ciao a tutti

Carlo Bertani ha detto...

Il prossimo articolo sarà proprio sulla questione mediatico/nucleare.
Ciao Orazio
Carlo