06 marzo 2010

Lettera aperta a Sua Maestà, Vittorio Emanuele IV


«Queste decisioni spettano soltanto a me. Dopo lo stato d'assedio non c'è che la guerra civile. Ora bisogna che uno di noi due si sacrifichi.»


«Vostra Maestà non ha bisogno di dire a chi tocca la pena.»

Non riteniamo, Maestà, di doverVi ricordare chi furono gli attori di quel dialogo, e lo facciamo soltanto per i posteri, che potrebbero avere qualche difficoltà a ricordare: si svolse fra un Vostro lontano Avo, Vittorio Emanuele III, e l’allora Primo Ministro Facta, la mattina presto del 28 Ottobre 1922, il giorno della Marcia su Roma.
Ci scusiamo anche per la forma: al posto della tradizionale Supplica alla Corona, abbiamo preferito usare la Lettera Aperta. Ci assolverete se, fra le tante “interpretazioni autentiche”, ci siamo permessi d’usare un’interpretazione teleologica del Protocollo Reale.

Saltano però agli occhi le profonde difformità fra le due situazioni: a differenza del Vostro Avo, Maestà, qui non scorgiamo pericoli di “stato d’assedio”, né gravi rischi per una democrazia dissacrata dalla presenza o meno d’alcune liste elettorali per delle semplici elezioni amministrative.
Si sa: la Storia si manifesta, in origine, come tragedia per tracimare poi nella farsa. E, ci scusiamo per l’ardire, tutta la vicenda ci sembra più adatta al teatrino dei Pupi piuttosto che alle vette della semantica giuridica, con tutto ciò che ne discende per gli attori della compagnia.
Notiamo, invece, dei raffazzonati e pericolosi tentativi per fare a pezzi i principi della nostra Costituzione – della quale Voi siete il custode – ed un prevaricante diritto d’ingerenza del potere esecutivo su norme elettorali a processo in atto. Come la prenderanno i sudditi, Maestà?

Perché osiamo affermare che la compagnia è oramai più adatta per le rappresentazioni d’avanspettacolo, piuttosto che per l’interpretazione giuridica?
Poiché affermare che, per presentarsi ad una competizione elettorale, è sufficiente dimostrare “d’essere presenti” nel fabbricato della Corte d’Appello per avere accesso alle elezioni, ci suscita più il riso che la riflessione.
Ma…Maestà: avete letto quel che avete firmato? Oppure eravate assorto a catalogare la vostra collezione numismatica? La Regina Vi ha forse interrotto per ricevere un parere sui nuovi arredi del Quirinale? Se così fosse ditelo, suvvia: Voi siete il Re! Che regna per volontà di Dio, non scordatelo.

Se Voi non foste il Re – perdonateci un volgare parallelismo – e foste soltanto uno dei tanti plebei che presiedono le nazioni repubblicane, lo sapete che il malcapitato potrebbe essere messo sotto accusa per attentato alla Costituzione?
Eh sì, perché intervenire con norme di “interpretazione autentica” in materia elettorale, a termini scaduti, senza un voto parlamentare, per un semplice presidente repubblicano potrebbe rivelarsi fatale. Perché? Poiché non si tratta semplicemente di una questione di “regolamenti”: qui, sono i principi basilari che reggono una democrazia che vanno in fumo!

Quando abbiamo, invece, saputo che la “lettura e l’interpretazione dei timbri e delle firme” potrà anche avvenire dopo le elezioni (quando? ah, saperlo…) ci siamo sentiti rinfrancati ed abbiamo sperato.
Cogliamo l’occasione di questa supplica per comunicarVi un nostro segreto desiderio: avremmo tanto desiderato diventare un cardiochirurgo.
Abbiamo a disposizione una serie di graziosi timbri dei nostri – ahimé, oramai cresciutelli – ragazzi, i quali in gioventù si dilettavano a stampare su carta recuperata centinaia di quelle graziose figurine. C’erano il leone e l’asinello, la papera e lo scoiattolo.
Ora, se preparo con la mia stampante una graziosa Laurea in Medicina ed una Specializzazione in Cardiochirurgia – secondo il Vostro regale parere – sarebbe meglio usare il timbro con lo scoiattolo? La papera?

Ah, ho compreso da solo.
E’ bastato visualizzarVi di fronte a me per ricevere la regale illuminazione: come ho fatto a non pensarci prima! Solo Voi, principe di Napoli, potevate illuminarmi: l’asinello! Ma certo…imprimerò il “ciuccio” sull’agognata Laurea In Medicina!
Spero già, dal prossimo Lunedì, di potermi presentare in sala operatoria, col mio bel camice verde: tanto. timbri e firme, quando mai potranno controllarle? Se solleveranno delle obiezioni, m’appellerò alla Vostra regale firma di “interpretazione autentica”.

Grazie, Maestà: è proprio vero che un Sovrano ama i suoi sudditi tutti, ad uno ad uno, con equanimità, e provvede a soddisfare i loro desideri, affinché la loro vita sia felice e colma di gratificanti realizzazioni.
Siamo quindi certi che interverrete celermente, con sovrano incedere, sulle norme che regolano la disoccupazione: tanti italiani – dall’Alcoa a Termini Imerese, “di qua e di là del mare”, e ovunque nello Stivale – aspettano un Vostro cenno, il Vostro certo avvallo sulla norma di “interpretazione autentica” che estenderà l’assegno di disoccupazione per tutti, senza limiti temporali, fin quando non troveranno un nuovo lavoro.
Siamo certi che farete tornare loro il sorriso.

Nel salutarVi, c’inchiniamo al Sovrano.

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

18 commenti:

halo1367 ha detto...

So di avere il cervello in "pappa" da tempo.

Ma a questa domanda non so neanche fingere di poter rispondere:

come è possibile definire il decreto del governo italiano per salvare il PDL in Lombardia e nel Lazio come fa il Pd "Un decreto che calpesta le regole senza vergogna" e NON coinvolgere in tutto ciò Giorgio Napolitano?

Leggere queste dichiarazioni (http://www.repubblica.it/politica/2010/03/06/dirette/decreto_salva_liste_napolitano_ha_finmato-2525185/) mi fa andare in tilt l'ultimo neurone che mi è rimasto!


Vorrei poter scrivere con ironia come fai tu Carlo, ma non ci riesco.

Tu lo fai, come al solito, in modo mirabile ma so che la rabbia dentro di te è anche superiore alla mia!

in un cassettino della mia memoria ho trovato il soprannome che si era guadagnato un certo politico "migliorista" napoletano del PCI: il Principe.
Per quale ragione i napoletani lo chiamassero così non è certo.

Per una semplice rassomiglianza o per qualche altra ragione più...concreta?

FD

halo1367 ha detto...

Vittorio Emanuele IV aveva detto IERI:

"Mancano le condizioni politiche per ricorrere ad un decreto"

Poi...

"Non firmo senza ampio consenso"

http://www.repubblica.it/politica/2010/03/05/news/retroscena_quirinale-2512490/

Cosa è avvenuto in poche ore che gli ha fatto cambiare idea?

FD

doc ha detto...

Ho già più volte espresso la mia opinione sulla figura dell'on. napolitano.

Riassumibile in:
il migliorista è stato sempre un uomo di potere, di quello vero.

Ma veniamo al fattaccio.

Gli errori commessi in questa operazione sono troppo marchiani, macroscopici per non indurre dubbi e/o domande: sono di una evidenza alla portata di tutti, Vulgo e non.

Ora, pur non essendo addentro delle cose giuridiche, utilizzando semplicemente il "mio naso (non quello di Ciranò)", so che "l'interpretazione autentica" di una norma si chiede quando, nella prassi, è possibile il dubbio, o meglio quando esistono due o piu' risposte possibili intorno all'oggetto normato.

Inoltre questa interpretazione è ovviamente e banalmente riservata all'organo emanante la norma oggetto del chiarimento interpretativo, che in questo caso, essendo una legge e' riservata agli organi dello stato italiano che possono legiferare secondo la nostra Costituzione.

E qui si entra nel Pantheon del ridicolo: il governo ha emanato - a prescindere da qualsiasi altra considerazione- un decreto legge su una questione che non E' DI SUA COMPETENZA ma attiene alle Regioni.

In piu', e peggio (PERICOLO DI SCOMPISCIAMENTI!!!), poichè una norma di interpretazione è banalmente retroattiva, essa non può, anzi NON DEVE INNOVARE; e l'interpretazione VALE ERGA OMNES.

Ma...

..Ma a questo punto non ci si può soffermare sul fatto in se, serve andare oltre, e cioè chiedersi:

E' mai possibile che ci sia stato una così eclatante concentrazione di mentecatti del diritto, e che sia accaduto tutto in una volta?

E chiedersi anche come sia possibile che - e che sia er meijo in tema di fiuto mediatico è acclarato da tutti, anche dagli avversari di alzo di tacco- che lui AlzodiTacco sia scivolato cosi "bananamente", e di propria iniziativa?

Ovvero, sono iniziate le grandi manovre sostitutive?

Doc

Orazio ha detto...

Questa storia del decreto salva liste è la riprova che ormai il cervello degli elettori di cdx, ampia maggioranza nel paese, è ormai ridotto male. In qualsiasi paese questa storia causerebbe la sconfitta elettorale del cdx, da noi invece, specie nelle regioni in causa. Vedrete Formigoni vincerà con il 60% e la Polverini con il 56%. Nel 2013 Napolitano cederà la sua sedia a tacco rialzato che da più basso de Roma salirà al più alto colle della cità eterna, rimandovi per 14 anni.

Ciao a tutti

p.s.
le idi di marzo colpirono Cesare, ma non il piccolo Cesare.

doc ha detto...

Per comodità riporto senza commenti
La risposta di Napolitano:

«Egregio signor Magni, gentile signora Varenna, ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto. Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici.

Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano. Erano in gioco due interessi o “beni” entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi.

Non si può negare che si tratti di “beni” egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico. Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell’opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere – neppure in Lombardia – "per abbandono dell’avversario" o "a tavolino”. E si era anche da più parti parlato della necessità di una “soluzione politica”: senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso.

Una soluzione che fosse cioè “frutto di un accordo”, concordata tra maggioranza e opposizioni? Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall’altra parte.

Ma in ogni caso – questo è il punto che mi preme sottolineare – la “soluzione politica”, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.

Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell’interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.

La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E’ bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri».

Cordialmente

Giorgio Napolitano
06 marzo 2010

Carlo Bertani ha detto...

Cari Amici,
sono reduce dalla puntata 27 della caldaia, ovvero impianto elettrico. Stanco, infreddolito e dolorante di schiena, mi sono appena letto lo sproloquio di Re Vittorio IV.
Rileggetelo, ma alla luce del diritto societario: non fa una grinza.
"Interessi contrapposti..." "Cercare una soluzione..." sono termini che si possono usare in un'aula qualsiasi di Tribunale per una controversia di natura societaria.
Non è questo il caso.
La legge elettorale sottrae proprio questa materia, nell'identificazione degli aventi diritto all'elettorato passivo, ai poteri legislativo ed esecutivo in quanto parti in causa.
Il potere giudiziario è terzo come non mai, quando si tratta di decidere questioni elettorali: difatti, ogni controllo è affidato alle Corti d'Appello ed alla Cassazione (a parte la Magistratura Amministrativa).
Il provvedimento firmato da Napolitano è quindi - oltre che incomprensibile, proprio alla luce degli attributi delle "interpretazioni autentiche - proprio perché cerca di "normare" in una materia che non è di competenza dell'esecutivo e del legislativo.
Tutto sbagliato: nonostante gli arzigogoli, zero in Diritto.
Le conseguenze politiche, però saranno più gravi: il PD - che, evidentemente, aveva lasciato trasparire qualche soluzione al Quirinale, se oggi lo difende) - si vedrà colpito dagli elettori, a tutto vantaggio dell'IDV, l'unico partito che in questo momento dice le cose come stanno.
Per il PdL ci sarà la vittoria, ma sarà una vittoria di Pirro: oramai sono troppe le cause di dissidio interno.
Stanno là solo perché non c'è nessuno in grado di sostituirli: perché il PD non manda a monte tutta le stupidaggini di Veltroni e non torna all'Ulivo? Sì che ci sarebbe battaglia ad armi pari!
Staremo a vedere gli sviluppi.
Ciao a tutti
carlo

Orazio ha detto...

Carlo ammettilo Berluskoni ha vinto su tutto il fronte, ormai fra lui e il potere assoluto c'è solo da aspettare che Napolitano finisca il suo mandato. Alle prossime regionali vedrai che conquisterà quasi tutte le regioni in palio. Ha un potere che nemmeno Mussolini ha avuto. Il popolo rimbecillito a tv spazzatura lo sta osannando.

Ciao

Ciao

Carlo Bertani ha detto...

Sì, Orazio, lo ammetto: sarà il nostro dux, fin quando non cadrà. Credimi, prima di quel tu pensi: non è però detto che il dopo sarà meglio.
Ciao
Carlo

Orazio ha detto...

Chiunque salirà al potere dopo il nano malefico sarà meglio di lui, per almeno due motivi. Uno è che non avrà il dominio mediatico del Berluskaz e dovrà condividerlo con altri e in democrazia il balance power è fondamentale, l’altro è che la lotta per succedergli terrà impegnati per un po’ i suoi eredi, che nel frattempo si distrarranno dal massacrare socialmente gli italiani. Vedi pensioni, sanità, scuola pubblica ecc.

Ciao

P.S.
Vedi come in Svizzera, dove non c’è il dominio mediatico, hanno respinto l’abbassamento delle pensioni.

mozart2006 ha detto...

Ma volete mettere i vantaggi che avete rispetto a noi poveri sfigati emigranti? Da venerdì sera qualunque cittadino potrà pretendere, ad esempio, di pagare un bollettino postale fuori orario convocando una piccola manifestazione condominiale, chiedendo una leggina per farsi riaprire lo sportello o magari facendosi inviare direttamente a domicilio da Brunetta l’impiegato fannullone e di sinistra.
Siamo dunque ancora una volta di fronte all’irrisolto problema del rispetto delle regole e delle leggi, tutta robaccia comunista in grado di provocare fatali shock anafilattici in schiere di nostri stimabili concittadini.

Sono disgustosi.

Ringrazio anche il PD, il partito nato morto, che come sempre si è supinamente piegato alle volontà di Silvio (come sempre dai tempi di baffino). Adesso son tutti lì a difendere quel rinnegato di Napolitano, invece di dire “Sapete una cosa? Le elezioni fatevele da soli”.

Per quanto mi riguarda, prossimamente devo andare al consolato di Stoccarda per il rinnovo del passaporto, e lo farò senza presentarmi con i documenti necessari. Mi limiterò a dire che essendo una formalità, ripasserò con gli stessi tra qualche mese. Son curioso di vedere se si farà un decreto apposito.

Carlo Bertani ha detto...

Mi spiace contraddirti, Orazio, la peggiore riforma delle pensioni, in Italia, è stata fatta dal centr-sinistra. Si chiama "Riforma Damiano" e chiede un anno di lavoro in più rispetto alla Maroni.
Fu approvata grazie ai voti di Rifondazione,PDCI et similia.
per il futuro, Draghi ha già parlato di "67 anni".
Perciò, nessuno ci potrà salvare dal nano malefico, perché gli altri sono tutti suoi sodali: visto cosa fa il PD?
Come dice Mozart, s'inchina, come sempre.
Rimane la riserva indiana dell'IDV che, da sola, potrà far poco, salvo conquistare voti.
Per quanto riguarda la tua idea, Mozart, non la vedo tanto bene: se gli italiani sono delle marionette, i tedeschi sono gente seria.
Meglio non sfidarli con dei documenti non in ordine.
Papieeeeren bitte!
Ciao a tutti
Carlo

DrKunanan ha detto...

Caro Carlo,
ma allora quando cadrà il B.?
nonostante le varie opposizioni interne (che quelle esterne, lasciamo perdere va) sembra saldamente in sella..... :-(

Orazio ha detto...

Il governo B. non cadrà mai perchè ha in pugno la mente degli italiani, basta andare in TV e dire: "sono stati i comunisti" e milioni d'italiani ci credono e lo osannano. Mai una cosa del genere è accadua in Italia e questo riesce difficile accettarlo, accettare il fatto che è invincibile.

doc ha detto...

Sta succedendo di tutto: persone normalmente lucide che di fronte al "fenomeno AlzodiTacco" perdono i termini logici di riferimento; altri che, muniti di un confortante pessimismo dicono "tanto non c'è niete da fare", siamo italiani; altri ancora, specie i masochisti votanti sistematicamente il pdellino di turno che si autoflagellano con "non abbiamo una opposizione vera" .

Tutti, o quasi ,sono comunque convergenti nell'indicare in AlzodiTacco ed i suoi vassalli e giù snocciolando fino agli stallieri come il/i responsabili del Disastro Italia.

Pochi, anzi pochissimi a dire che tutto ciò è il sintomo non la malattia del male che in modo macro coinvolge l'italia ma che e' presente in tutti i paesi attraversati dal turbo-capitalismo.

Per ora qui mi limito a dire, sinteticamente, che il vulnus sta tutto nella disequazione storicamente cronicizzata che:
il vulgo non si è trasformato nel civis.

E quindi le tecniche di convincimento - che hanno raggiunto livelli di sofisticazione molto subliminanti-
hanno facile humus per attecchire.

E qui si apre il tema di fondo che porterebbe alla cura (=guarigione) e non alla eliminazione dell'attuale sintomo.

Doc

Carlo Bertani ha detto...

Chissà cosa sarebbero gli italiani, se da sudditi diventassero cittadini? Lo credi possibile doc?
Nel dopoguerra, un po' lo sono stati.
Bisogna crcare la cura, come tu dici.
Ciao
Carlo

doc ha detto...

Quello della trasformazione delle persone in civis è un percorso obbligato: l'alternativa è visibile già in tutto il mondo, non solo nel nostro particulaire che ha delle aggravanti culturali.

E' la stessa natura ad insegnarcelo costantemente, a volte in modo violento, distruttivo.

Per fare un esempio di "cura culturale" vediamo cosa sta succedendo in altri paesi a noi vicini geograficamente, quali ad esempio la germania e l'austria, in tema di energia, facendo riferimento agli splendi servizi giornalistici di Riccardo Jacona mandati in onda su rai3 domenica scorsa.

La cosa che più e' saltata agli occhi e' stato il verificare l'appiattimento, addirittura la scomparsa dell'interesse di parte, di quello del partito a favore di quello generale.

La vista di quel pool universitario finalizzato alla ricerca mi ha fatto venire la voglia di avere un'altra vita da spendere in quel modo...
Doc

Carlo Bertani ha detto...

Sì, doc, però il capitalismo liberista che impazza e distrugge le risorse c'è anche là. Certo, più "accomodato", meno pervasivo, ma non possiamo fermarci sempre a considerare che siamo gli ultimi della classe.
Lo siamo, ma all'interno dell'errore planetario.
Ciao
Carlo

doc ha detto...

Vediamo di esplicitare un pò il discorso.
Come ho più volte detto in questo blog ritengo che i settori dove è possibile, o meglio bisognerebbe concentrare gli sforzi di analisi, critica ed elaborazione di una strategia evolutiva in senso umanistico sono essenzialmente due:
Quello televiso e quello scolastico in quanto sono i settori a più ampio impatto sociale.
Tolto il primo settore che è, almeno per ora, riservato ad AlzodiTacco et CumSimilia coorte, e quindi con poche possibilità di incidervi per un cambiamento radicale,resta il canale Scuola nel quale e' obiettivamente possibile investire tutte le possibili risorse per creare quella svolta che da sola creerebbe l'effetto valanga anche per il resto.

E, contrariamente a quanto spesso si legge in giro, oggi ci sono molto più di ieri le condizioni obiettive per determinare la "rivoluzione culturale" che e' la sola cura possibile per arrivare alla guarigione dal berlusconismo.

Ne sono profondamente convinto.

Doc