17 gennaio 2010

Arriva il Bengodi nucleare

Mentre i giornali ci solleticano con le abituali vicende legate alle tasse – oggi si tolgono, domani no, troppo tardi, forse dopodomani… – oppure con le molte leggi e leggine utili a riformare la giustizia (minuscolo) per il solo comprensorio di Arcore, sono state emanate le direttive per le future centrali nucleari. In sostanza, si dice che dovranno essere vicine all’acqua e lontane dalle aree sismiche: elucubrazioni che, anche chi non è Pico della Mirandola, già sapeva.
Poi si parla d’incentivi: una manna – gente! – incentivi “a pioggia”, per tutti! Chi vorrà, potrà prendere visione del decreto in nota[1].
Insomma, con il “rientro” di 95 miliardi di euro, grazie al bel regalo dello “Scudo Fiscale” – hanno pagato il 5% di tasse mentre avrebbero dovuto pagare il 40% – ci saranno tanti soldini per fare tante cose, nucleare compreso?

Ma, quanto costa una centrale nucleare?

Il costo medio attuale di una centrale nucleare è di circa 2000-2200 euro/kWe installato, ovvero il costo in conto capitale di una centrale da 1000 MWe è di circa 2 miliardi di euro. Il costo dell’EPR da 1600 MWe (il reattore europeo di III Generazione fornito dalla franco-tedesca Areva) è di 3 miliardi di euro[2].

In realtà, sul Web circolano anche altre cifre – qualcuno arriva a dichiarare 15-20 miliardi di euro per il solo reattore – ma quelle più attendibili variano in una “forbice” fra 3-7 miliardi di euro. Il nodo, non facile da districare, riguarda cosa s’intenda per “costo”: il reattore, oppure la struttura? Entrambi?
Non dimentichiamo che, proprio per il nucleare, ci sono delle procedure d’infrazione aperte dall’UE per il finanziamento “occulto”, usando fondi statali per finanziare imprese private, che lavorano in quello che dovrebbe essere un libero mercato[3]. Insomma, un ginepraio.
In effetti, la cifra di 5 miliari di euro per una centrale (struttura + reattore) da 1600 MWe è credibile, ma qui salta fuori un altro coniglio dal cappello: la “levitazione” dei costi.

Un chiaro esempio di questi problemi è la costruzione in corso a Okiluoto, in Finlandia, di un reattore europeo pressurizzato ad acqua (EPR) di nuova generazione – il primo reattore di questo tipo – che dopo soli diciotto mesi di costruzione ha già accumulato un ritardo di diciotto mesi sul programma, superando già adesso il budget previsto di 700 milioni di euro[4].

I tempi di costruzione delle centrali, dagli anni ’70 ad oggi, sono praticamente raddoppiati: per la maggior complessità tecnologica, per i sistemi di sicurezza, ecc. Se non sono riusciti a star “dentro” nei tempi (e quindi nei costi) tutti gli altri, c’è da sperare che ci riusciremo noi italiani?
Si potrà ricordare che il reattore finlandese è di nuova generazione, ma il fenomeno del procrastinarsi dei tempi di costruzione è un fenomeno planetario, che riguarda anche le centrali non sperimentali.

Poi, bisogna conteggiare i finanziamenti per “compensazione” alle popolazioni (termine assai poco chiaro) che ammonteranno a 3-4000 euro/anno per MWe installato: in pratica, una centrale da 1.600 MWe sborserà a “qualcuno” circa 6 milioni di euro l’anno.
Nel decreto recentemente approvato[5], si parla addirittura di “interventi a pioggia” per tutti: Comuni, Province, sconti sull’IRPEF, sulle forniture elettriche…ancora…roba da Babbo Natale Atomico, mica scherzi.
Saremo curiosi di verificare, dopo le elezioni regionali, quando si saprà chi si “beccherà” la centrale sulla cocuzza – prima no, ovvio, votate tranquilli… – quante di queste “piogge” di denaro rimarranno.
Bisogna stare attenti quando si parla di provvedimenti a favore della popolazione, perché quei soldi s’intendono dati agli amministratori locali, che sono cosa assai diversa dalle popolazioni.
Scusate il sospetto, ma i trucchi delle tre carte di Tremonti li conosciamo da tempo: magari “cartolarizzerà” quei benefici, “spalmandoli” in 25 esercizi finanziari…roba del genere…ma la centrale arriverà, sicuro. Cioè, sicuro: forse.
Calcolando benefici a “pioggia”, costi di costruzione e quant’altro…chiudiamo la faccenda a 7 miliardi di euro per una centrale da 1.600 MWe per 25 anni? Senza considerare, ovviamente, l’Uranio, il personale, le scorie…

I sostenitori del nucleare affermano che la “forza” di quel sistema è una produzione continua, senza interruzioni: falso. Anche le centrali nucleari, come tutti i sistemi complessi, necessitano di manutenzione: altrimenti, si spalancano veramente le porte dell’Inferno Nucleare.
E’ appena passato Natale e vogliamo essere generosi: concediamo a quelle centrali di produrre alla massima potenza per l’80% del tempo, da quando entreranno in funzione (circa 2020) al 2045.
Una centrale da 1.600 MWe produrrà, in un anno (all’80%), circa 11,2 milioni di MWh (11,2 TWh), in 25 anni 280 milioni di MWh (280 TWh).

Quanta potenza elettrica di fonte eolica sarebbe possibile installare con 7 miliardi di euro?
Calcolando il costo di 1 MW di potenza eolica installato in mare – lontano dalla costa, su piattaforma ancorata, invisibile da terra – in 1,3 milioni di euro[6] (+ 25-30% rispetto agli impianti a terra[7]), potrebbero essere installati 5.385 MW. Quanto produrrebbero in 25 anni?

Siccome le mappe eoliche del CESI[8] stimano nella aree marine del basso Adriatico, del Canale di Sicilia e del Sud della Sardegna (fondali inferiori ai 100 m) una produzione alla massima potenza per +3.000 ore l’anno, quegli aerogeneratori produrrebbero, sempre in 25 anni, circa 404 milioni di MWh (404 TWh). 124 TWh in più della centrale nucleare!
Crediamo bene che gli alfieri della “estetica ambientale” si spellino la lingua, in TV, contro l’eolico: potremmo addirittura ipotizzare che qualcuno paghi, e parecchio, per tanto fervore!
Difatti, negli altri Paesi stanno abbandonando il nucleare per investire nell’eolico: lo fa, addirittura, l’ENEL in Texas!

124 TWh in più senza considerare che la manutenzione dell’eolico è infinitamente meno onerosa rispetto ai costi del materiale fissile, del personale e della custodia delle scorie (peraltro, ben lontana dal trovare una soluzione)!
A questo punto c’è la solita obiezione: le rinnovabili non sono affidabili poiché intermittenti, poco costanti.
Ciò è vero, e sarebbe una follia affidarsi al solo eolico.

Carlo Rubbia – oramai solo “di passaggio” in Italia – non ha mancato di “tirare le orecchie” al governo per lo strampalato piano energetico di Scajola & Co: riteniamo che un Nobel italiano, il quale sta operando proprio nel campo delle rinnovabili (solare termodinamico), almeno il diritto di togliersi qualche sassolino dalla scarpa (per come è stato trattato…) ce l’abbia.
In qualsiasi Paese – diciamo solo “normale” – sarebbe Rubbia a stendere il piano energetico, anche perché il solare termodinamico sta funzionando benissimo in Spagna, i tedeschi stanno cercando joint venture per installarlo in Africa, Israele ci sta pensando, così l’Algeria, il Marocco…
Insomma, tante nazioni rivierasche del Mediterraneo puntano su sole e vento…e noi – ma saremo proprio i più furbi della nidiata? – pianifichiamo un obbrobrio costoso, tutto d’importazione, meno redditizio e…ancora cantiamo?

Un serio piano energetico dovrebbe poggiare principalmente su tre direttrici: solare termodinamico, eolico e biomasse di scarto. Perché?
Poiché le energie naturali sono anche energie stagionali, ossia dipendenti dalla meteorologia, dalla stagione, dai capricci del tempo.
Se è vero che il solare termodinamico, grazie all’inerzia delle alte temperature generate, riesce a soddisfare anche la richiesta notturna (che è sensibilmente inferiore di quella diurna, circa 1/6), poco può fare quando ci sono prolungati periodi di cielo coperto. In Inverno, ad esempio.
Ma, proprio in Inverno, in Primavera ed in Autunno la circolazione dei venti è consistente, favorendo così l’eolico. Il quale, è certamente meno favorito d’Estate (ampia omeotermia nel Mediterraneo, e quindi ridotta circolazione dei venti), quando il termodinamico raggiunge le migliori rese.

Ogni anno, poi, in Italia generiamo 30 milioni di tonnellate di scarti dell’agricoltura, della silvicoltura e delle industrie di trasformazione (segherie, ecc): scarti “puliti”, non come i rifiuti, materiali che si possono utilizzare ovunque.
Calcolando in circa 4.000 Kcal/Kg l’energia che si può ricavare da quegli scarti, essi corrispondono all’incirca a 12 MTEP, ossia a 12 Milioni di Tonnellate di Petrolio, circa il 6% del fabbisogno energetico nazionale.
Di più: proprio perché quegli scarti non inquinano, potrebbero essere utilizzati in un ciclo combinato, ossia per produrre energia elettrica e riscaldare le abitazioni con il vapore esausto delle turbine.
Oggi, nelle centrali termoelettriche, il rendimento non supera il 35%: la gran parte dell’energia se ne va, sprecata, nei fiumi e nel mare, nelle acque usate per il raffreddamento nei condensatori. Nelle centrali a ciclo combinato – proprio perché il calore non viene dissipato bensì utilizzato per riscaldare le case – il rendimento raggiunge già oggi il 60%[9], ma con l’affinarsi delle tecnologie potrebbe migliorare.

Vorremmo proporre una considerazione ed un’esortazione.
Abbiamo fior fiore di tecnici e ricercatori, bravissimi, in grado di progettare e migliorare qualsiasi settore energetico: sanno fare bene il loro lavoro, al punto che alcune piccole industrie lavorano come sub-contraenti per l’industria eolica. Abbiamo aziende in grado di produrre meccanica di precisione, elettronica di supporto, ecc: non sono questi i problemi.
Mancano filosofi.
Ci vogliono persone in grado di dialogare, di proporre, di valutare – senza pelli di salame agli occhi – le future scelte.
Avere un Rifkin sarebbe chiedere troppo?
Forse mi sono sbagliato, i “filosofi” ci sono: non mancherà, per caso, chi li dovrebbe interpellare? Ad ascoltare certe fregnacce televisive, il dubbio viene.
E veniamo all’esortazione.

Prima di gettare nel nucleare del 2020 miliardi che, per ora, manco ci sono, perché non modificare il piano energetico – a questo punto suddiviso su più esercizi finanziari e con “ritorno” quasi immediato degli investimenti, non nel 2020 – su quelle tre direttrici come esperimento pilota?
Tralasciamo, in questa sede, altre forme d’energia, il risparmio energetico e il dilemma di scegliere fra grandi impianti oppure sistemi per l’autosufficienza energetica: la questione diverrebbe troppo complessa, e ci torneremo in un prossimo articolo.
Restringendo l’indagine a questi soli tre sistemi di produzione energetica: quale scenario potremmo ipotizzare?

Alcune centrali termodinamiche nel Sud, “campi” eolici in mare e centrali a biomasse laddove c’è più produzione di scarti agricoli. Poi, fra pochi anni – da tre a cinque, non nel 2020 – potremmo già tracciare delle conclusioni, verificare i problemi, migliorare i sistemi, ecc.

Distribuendo i campi eolici al limite delle acque territoriali (12 miglia, circa 23 Km, invisibili da terra), in tre zone ben definite: le coste adriatiche pugliesi, il Canale di Sicilia e l’area a Sud di capo Teulada, l’incostanza del sistema eolico sarebbe compensata dalla distanza poiché, chiunque abbia un minimo d’esperienza di mare, sa che è praticamente impossibile avere le medesime condizioni di vento in aree così distanti.

Le centrali a biomasse potrebbero sorgere nei pressi di grandi città della pianura padana (forte produttrice di scarti agricoli), così da non incorrere in significative perdite per il trasferimento sulla rete elettrica di distribuzione e facilitando, per la stessa ragione, il teleriscaldamento delle abitazioni. Funzionando prevalentemente durante l’Inverno, compenserebbero la scarsa produzione termodinamica.
Un’accorta programmazione – dato che il trasporto delle biomasse è uno dei principali fattori di costo – prevedrebbe, in parallelo, di riattare la rete fluviale italiana, dal Po ai canali limitrofi, compresa l’area veneta, ed un maggiore impulso alla navigazione di cabotaggio. Sono interventi non molto costosi, per altro finanziabili in parte con fondi europei.

Per le centrali termodinamiche servono poche parole: che fine ha fatto la modesta centrale sperimentale di Priolo Gargallo, appaltata all’ENI per la costruzione e la messa in esercizio? Di questo passo, potremmo dare in appalto l’Arma dei Carabinieri ad una holding paritetica fra Mafia, Camorra e N’drangheta.
In realtà, il termodinamico sta avanzando nel Pianeta[10], e in Spagna stanno passando dalle prime centrali da 50 MW a quelle, in fase di progettazione, da 300 MW. Se e quando funzionerà Priolo Gargallo, sarà una delle prime centrali progettate, ma avrà la minor potenza fra tutte le altre: 5 MW.
Tutto questo, nonostante Rubbia abbia dimostrato che una superficie di specchi pari a quella compresa all’interno del raccordo anulare di Roma provvederebbe, da sola, ad un terzo del fabbisogno nazionale.

Concludendo, potremo riassumere la faccenda in poche considerazioni.
I dati sui costi reali dell’energia nucleare sono soggetti ad una continua disinformazione e facciamo notare che, nella nostra analisi, non abbiamo considerato i costi dell’Uranio né quelli del personale e neppure la custodia delle scorie, assai onerosa, come avevamo già analizzato nel nostro “Vattelapesca forever”[11].
Programmare delle centrali per il 2020 è un’operazione molto azzardata, poiché il costo dell’Uranio ha goduto, dal 1990 in poi, di un importante calmiere del prezzo, dovuto allo smantellamento di moltissime testate belliche del dopoguerra (gli accordi SALT, ecc). Oggi, quella “manna” è terminata, ed il prezzo dell’Uranio – che influisce sulla produzione elettrica per un 5-10% – è in costante aumento.
Nel 2020 non sappiamo a quanto arriverà il prezzo del minerale, poiché dieci anni – in mercati così volatili – possono riservare di tutto: vento, sole ed acqua costeranno quanto costano oggi, cioè niente. Le tecnologie per captare le energie naturali, al contrario, man mano che s’affinano e migliorano abbassano il costo del KWh prodotto.
Da ultimo, ricordiamo che il costo d’impianto oggi stimato per il nucleare è di 2,2 milioni euro per MW, mentre quello dell’eolico è di un milione per le installazioni a terra e di 1,3 milioni per quelle in mare.
Perciò, la scelta insensata va oltre la querelle sulla sicurezza delle centrali: si costruiscono obsoleti macinini ad Uranio e non si guarda oltre. Siamo un paese vecchio, che teme le novità, la ricerca, la sperimentazione. Nuove verità che affossino antiche credenze mettono in dubbio false sicurezze: ma, le false certezze, sono destinate da sole a crollare.

Non siamo ingenui: conosciamo perfettamente la ragione che conduce l’Italia lontano dalle fonti rinnovabili e ad affidarsi, quando quasi tutti gli altri lo stanno abbandonando, al nucleare.
Qualsiasi produzione energetica che necessiti di un rifornimento costante di materiali produce flussi di denaro e, su quei flussi di denaro, la corruzione crea enormi ricchezze per i soliti noti.
Per quanto ci possa consolare il pensiero che corruzione e lobbismo siano radicati ovunque, non c’è terra dove la corruzione sia quasi “istituzionale”, come avviene in Italia. Condite “l’insalata nucleare” italiana con un po’ d’ignoranza e tanta voglia di soldi sicuri da distribuire ai famelici appetiti della politica e dei baroni dell’economia, ed ecco la risposta.

La questione si sposta dunque dal settore tecnico alla politica: ci rendiamo conto che, per molti, questa è la classica scoperta dell’acqua calda, ma riteniamo che ogni tanto sia necessario “rinfrescare” le idee. Soprattutto a coloro i quali, dopo le elezioni regionali, si vedranno “recapitare” una centrale nucleare sulla cocuzza: mentre ENEL ed ENI si fregheranno le mani contente – e con esse il Tesoro, che ha importanti partecipazioni azionarie in entrambe le holding – quei “fortunati” vedranno le loro abitazioni precipitare ad un terzo del loro valore. Contenti loro.

Cosa possiamo fare?
L’unica forza politica che ha lanciato una petizione contro la costruzione delle centrali nucleari è stata “Per il Bene Comune”[12], la quale ha consegnato le prime 50.000 firme alla Presidenza della Repubblica, senza che – fino ad ora – sia giunta risposta (se gli amici di PBC hanno novità in merito, saremmo felici se ci aggiornassero, nei commenti o direttamente all’autore).
PBC non ha passato sotto silenzio che il referendum del 1987 fu un pronunciamento contro l’energia nucleare nel nostro Paese: si potrà affermare che il meccanismo di qualsiasi referendum abrogativo prevede l’abolizione di una norma, come in quel caso furono abrogate le norme che prevedevano l’impianto delle centrali di Caorso e di Montalto di Castro (semplifico un po’ la questione).
In pratica, furono abrogate le norme per quelle centrali, ed oggi ci sono nuove norme (emesse dall’attuale governo) che, per essere parimenti abolite, necessiterebbero di un altro referendum. Questo è il “corso” giuridico.

Non ci si può, però, nascondere dietro ad un dito perché gli italiani – concediamo che la vicenda di Chernobyl abbia, all’epoca, modificato i consensi – si pronunciarono chiaramente contro il nucleare. Oggi, sono favorevoli?
Per niente.
Secondo una ricerca effettuata da “Il Sole 24 ore”[13] – che non è certo una fonte “comunista” – solo il 26,3% degli italiani è disposto ad accettare una centrale sul proprio territorio. E, tutto questo, nonostante il buon Mannehimer si sia tanto dato da fare per organizzare – lo scorso 12 Novembre 2009 – un bel convegno con un titolo che era tutto un programma: “Energia nucleare: la gestione del consenso[14].
Insomma, ‘sti italiani sono contrari, lo erano già nel 1987: come facciamo a farli cambiare opinione? Va da sé che se la sono “sparata” fra di loro e basta: di voci contrarie, manco l’ombra.
Il buon Mannheimer deve aver fatto un bel flop, tanto che il governo sarà costretto a militarizzare le aree delle centrali.

E l’opposizione?
L’UDC è favorevole, mentre Di Pietro ha recentemente dichiarato di voler promuovere due referendum abrogativi[15], contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua. Ma, Di Pietro, è la stessa persona che si alleò con il Presidente della Regione Molise Iorio (all’epoca, Forza Italia) contro il primo “campo” eolico italiano off-shore. La vicenda è comica, e la trattammo in “Venti nucleari”[16].
Farà seguire alle parole i fatti? Ah, saperlo…
Non è il caso di chiederlo al PD – che, paradossalmente, si dichiara contrario al nucleare e favorevole all’eolico[17] – per il problema che, loro, prima dovrebbero trovare il PD.

Perciò, l’unica via da seguire è appoggiare PBC nella sua petizione e chiedere, finalmente, a Pietruzzo cosa vuol fare da grande. Ha un partito, è in Parlamento, può lanciare la raccolta di firme: il 75% degli italiani non vuole quelle centrali.
Se ci sei, Pietruzzo, batti un colpo: altrimenti, taci.
Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

Ringraziamo Truman Burbank per essersi reso disponibile alla revisione del testo.

[1] Vedi : http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=87890&idCat=81
[2] Fonte: http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=eneaperdettagliofigli&id=127
[3] Vedi : http://www.greenpeace.org/italy/news/olkiluoto-nucleare
[4] Fonte: http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/costi-nucleare
[5] Fonte: http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/nucleare3/decreto-legge-siti/decreto-legge-siti.html
[6] Fonte : Immacolata Niola (Cattedra di Merceologia, Università di Napoli Federico II) – La nuova frontiera dell’energia eolica : lo sfruttamento delle risorse off-shore – pubblicato su Ambiente, Risorse Salute – Numero 105 – Settembre/Ottobre 2005.
[7] Fonte: http://www.ecoage.it/eolico-costo-aerogeneratori.htm
[8] Vedi: http://atlanteeolico.erse-web.it/viewer.htm
[9] i: http://www.latermotecnica.net/pdf_riv/200907/20090713003_1.pdf
[10] Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico
[11] Vedi: http://www.carlobertani.it/vattelapesca_forever.htm
[12] Vedi: http://www.perilbenecomune.org/index.php?p=24:6:2:119:198
[13] Vedi: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/10/nucleare-sondaggio-italia.shtml?uuid=9b96e626-b34b-11de-bd42-b647cd45635a&DocRulesView=Libero
[14] Vedi: www.enea.it/eventi/eventi2009/EnergiaNucleare121109.pdf
[15] Fonte: http://www.zero321.it/index.php/component/content/article/53-novara/2602-di-pietro-a-novara-due-referendum-abrogativi-per-il-nucleare-e-lacqua-appoggio-convinto-a-bresso
[16] Vedi: http://carlobertani.blogspot.com/2009/03/venti-nucleari.html
[17] Vedi: http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=51529

28 commenti:

Orazio ha detto...

Concordo in toto con il tuo articolo Carlo. Però devo dirti che in Sicila i pali eolici stanno deturpando, anche a livello sonoro il paesaggio. Però hanno riempito le tasche degli amministratori locali. Quando faranno una centrale nucleare dalle mie parti credo che la faranno male e pericolosa in pieno stile siculo, e in 10 anni nella zona le malattie tumorali aumenteranno.

Ciao

p. s.

Il caffè lo voglio lungo e scuro. Ormai l'ho vinta io la scommessa. Alle regionali solo la Bonino sarò argine allo strapotere berlusconiano.

mottarello76 ha detto...

Io non sono d’accordo. Se ne parla molto sui costi del nucleare e sulle possibili malattie che si sviluppano a chi abita vicino ad una centrale. Tutte teorie che si annullano di fronte a studi altrettanto validi. http://energy-mix.blogspot.com/2010/01/abitare-vicino-alle-centrali-nucleari.html

Carlo Bertani ha detto...

Ho trascorso il Natale ad un chilometro da tre aerogeneratori, e non ho sentito nulla. Sarà che quelli siciliani parlano un po' troo? Miiii, se rischiano! -))
Alle Idi di Marzo pagherò, in contanti, non prima.
Per Mottarello 76: io non ho assolutamente parlato di malattie, solo di convenienza economica!
Ciao a tutti
Carlo Bertani

Carlo Bertani ha detto...

Era "un po' troppo", ovvio.

edimattioli ha detto...

Non concordo con la soluzione delle centrali a biomassa,
per i motivi esposti in questo video
STEFANO MONTANARI - centrali a biomassa
http://www.youtube.com/watch?v=-nqvGSInHl8

Matteo ha detto...

Per mottarello76:
Invito a dare una lettura qua:
http://www.ehjournal.net/content/8/1/43

semmai...tutte teorie che si confermano di fronte a studi validi!

Davide1969 ha detto...

parte 1 di 2

Il costo medio di una centrale nucleare da 1 GW elettrico è circa 2 miliardi di euro, come dici. La "forbice" fra 3 e 7 miliardi che riporti si deve quasi certamente a se e come vengono valutati i costi di "decommissioning" (la dismissione dell'impianto al termine del ciclo di vita utile) e di gestione (acquisto del materiale fissile, smaltimento scorie, manutenzioni, stipendi del personale addetto alla centrale).
Il ciclo di vita utile è di circa 30 anni, non di rado prolungato a 40. La dismissione costa circa la metà della costruzione. Il materiale fissile costa caro ed è molto concreto il rischio di impennate dei prezzi, però è vero che ne basta relativamente poco, almeno in confronto a petrolio, carbone e gas naturale, tanto che un ipotetico raddoppio del prezzo dell'uranio implicherebbe un aumento del costo dell'energia pari a circa il 6-8%. Il problema è che di uranio in giro per il mondo cè n'è proprio pochino, la durata delle riserve attualmente accertate è confrontabile, leggermente per difetto, a quella dei giacimenti petroliferi. Hanno il vantaggio di trovarsi in gran parte in aree politicamente più stabili del Medio Oriente (Australia, Canada, Russia, poi ce n'è anche in Africa). Sul problema della gestione delle scorie si tende a "glissare", sia come logistica che come stima dei costi. Siccome la quantificazione dei costi è per forza di cose poco precisa, si tende a farla passare in cavalleria. Per la logistica, basti pensare che la radioattività può durare, a livelli pericolosi, per centomila anni come ordine di grandezza, dieci volte più della durata dell'uomo "storico" ed una quindicina di volte la durata dei più longevi manufatti finora costruiti dal genere umano.
La stima dei 3-7 miliardi a gigawatt è dunque corretta. In alcuni Paesi costa apparentemente di meno per motivi contingenti. Ad esempio in Francia costa molto meno che in Germania, a prima vista. Il motivo è che in Francia la trattazione delle scorie è gestita dalle forze armate, quindi sta sotto un altro capitolo di spesa, ma in realtà i costi sono del tutto confrontabili.
Se l'unica soluzione per evitare un collasso energetico ed il conseguente ritorno al Medioevo fosse l'elettronucleare a fissione dell'uranio, ben venga, sia pure per appena una cinquantina di anni, durante i quali è ovvio che bisognerebbe imparare a fare a meno di tale tecnologia, trovando altri modi per approvvigionarsi di energia.
Carbone ce n'è un po' di più ed il costo al KWh di tale fonte energetica è tuttora il più basso di tutti... se si gioca sporco. Per "giocare sporco" intendo fregarsene dei costi ambientali, con la scusa della loro difficile quantificazione. Ma se si può stare a discutere per dei mesi sull'importo preciso, e se un buon avvocato ha gioco facile a scansare l'attribuzione delle responsabilità, è certo che essi sono inevitabili ed ingenti.

Davide1969 ha detto...

parte 2 di 2

Per chi proprio non può fare a meno dell'elettronucleare, ci sarebbe in alternativa il nucleare a fissione del torio, che presenta alcuni interessanti vantaggi: intanto il torio è assai meno raro dell'uranio (ce n'è anche in Italia), scorie meno tossiche e di durata inferiore, sicurezza intrinseca in quanto la reazione non si auto-sostiene ma ha bisogno di essere alimentata da un acceleratore di particele: spento quello, la reazione si arresta. Serve a niente ai militari. Che sia per questo che in 10 anni non se l'è filato nessuno? Sempre in attesa del "Sacro Graal" rappresentato dale centrali a fusione, la cui realizzaxione è però incerta e in ogni caso molto lontana nel tempo.
Abbiamo una fortuna, cioè che la situazione non è questa: tecnologie come lo sfruttamento dell'energia eolica e di quella solare, sono già mature (eolico) o stanno uscendo dalla fase pre-industriale (solare "alla Rubbia"), gli impianti sono molto più rapidi da costruire e semplici da gestire e possono dare già adesso risultati del tutto confrontabili con l'energia da fonti non rinnovabili. Ormai il costo al KWh non è molto maggiore e, se si considerassero, come sarebbe corretto, anche i costi ambientali, tali tecnologie sono già oggi convenienti. E sono destinate ad esserlo ancora di più in un futuro ormai prossimo. Tra l'altro il solare termodinamico si presta bene alla costruzione di grossi impianti centralizzati, il che può facilitarne la diffusione: sia perché può attirare l'interesse di grossi consorzi, sia perché di impianti in grado di buttar fuori i gigawatt ci sarà sempre bisogno, per quanto sia auspicabile la piccola produzione privata là dove le condizioni lo permettono.
Sulla produzione da biomasse sono più scettico, tuttavia là dove queste biomasse ci sono, tanto vale ricavarci qualcosa. Meglio però sarebbe evitarne il più possibile la combustione diretta e, a monte, cercare di produrre meno rifiuti possibile.
Purtroppo chi prende le decisioni, chi può orientare le scelte (dando regole chiare ed improntate al bene comune, favorendo certe scelte ae sfavorendone altre) è quasi sempre un completo ignorante in materia con la tremenda aggravante della malafede, come d'altra parte hai già avuto occasione di confermarmi in una discussione simile qualche tempo fa.
Insomma, non se ne esce, almeno qui in Italia.

marco03 ha detto...

Carlo sia te che Davide avete ben spiegato i costi e i tempi per la costruzione delle centrali nucleari. Piccoli dibattiti- spesso spenti dalla propaganda- hanno messo in luce pregi e soprattutto difetti di questa fonte di energia.Premesso che come tutti ben sappiamo ci fu un referendum popolare che andrebbe rispettato o per lo meno riaperto se si voglia di nuovo dar luce al nucleare non credete che visto la scarsità di petrolio rimasto (e prossimo all' esaurimento) la cosa più semplice, saggia e indiscutibile sarebbe indirizzare i propri sforzi e le ultime risorse petrolifere verso una fonte di energia non esauribile?

dario ha detto...

"Nelle centrali a ciclo combinato – proprio perché il calore non viene dissipato bensì utilizzato per riscaldare le case – il rendimento raggiunge già oggi il 60% [9], ma con l’affinarsi delle tecnologie potrebbe migliorare."

Si chiama "Ciclo Combinato" perché sfrutta in cascata una Turbina a Gas(turbogas) e una a Vapore, non perché fa cogenerazione! Il -quasi-60% è il rendimento elettrico, quindi di secondo principio, mentre quello di primo principio è appunto incrementabile con tecniche di cogenerative (meglio se abbinate con industrie alimentari, piuttosto che abitazioni, in quanto le prime possono sfruttare il calore di processo tutto l'anno).
Ciao

Carlo Bertani ha detto...

Ciao a tutti,
anzitutto, "chapeau" per Dario, che ha ragione. Quello che ho descritto è un sistema di cogenerazione, non un ciclo combinato. Fra l'altro, i sistemi a cogenerazione giungono a rendimenti ancora maggiori (lo ricordavo, poi la svista...quel "ciclo combinato" che mi ha "scombinato"..."
Comunque, quel che ho scritto è vero: solo la tecnologia ha un diverso nome.
Non sono invece d'accordo con Edimattioli: ho ascoltato la conferenza di Montanari, e non mi è piaciuta.
Anzitutto la scorrettezza di mescolare il CDR alle biomasse agricole, che io non ho mai menzionato.
Poi, sui metalli presenti nelle piante...e quando bruciano i boschi?
Gli impianti hanno camini con l'abbattimento delle polveri, che riducono moltissimo il problema.
Secondo Montanari, non dovremmo più accendere il camino? Oppure cuocere sul barbecue?
Mi sembrano posizioni troppo estreme.
Poi: non ho mai detto d'importare biomasse (come fa il gruppo Marcegaglia) ma di sfruttare quelle che abbiamo e basta.
Sono posizioni d'ambientalismo estremo che non condivido.
Ringrazio Davide1969 per la lunga disanima, che in qualche modo completa l'articolo: questo è un bel modo d'interagire, questo è il Web che fa crescere, nonostante qualcuno (PB?) ogni tanto si lasci andare allo sconforto.
In fin dei conti, la soluzione è semplice: l'energia fossile che ancora abbiamo dovrà servire per creare il nuovo mondo delle rinnovabili (come fanno i tedeschi), altrimenti - fra 50 anni - ci ritroveremo senza e le prime e senza le seconde.
Ci vuol tanto a capirlo?
Ciao a tutti
Carlo Bertani

Orazio ha detto...

Scusate oggi al Senato Berlusconi ha sbaragliato l'opposizione avviandosi verso il potere assoluto e a vita. La prossima volta sarà farsi votare una legge che lo farà presidente a vita come nelle buone tradizioni sudamericane. Chi gli potrà impedire di riempire di centrali nucleari l'Italia. Il popolo ormai gli è fedele fino alla nausea.

Carlo Carlo sei d'accordo chew il termine di scadenza della scommessa è il 21 marzo. La mia vittoria è sicura. La fine della democrazia italiana è certa.

Carlo Bertani ha detto...

Può anche darsi che tu, Orazio, vinca la scommessa, ma - a me - questa vicenda di leggi ad personam non sembra un trionfo, bensì le ultime carte di un disperato. Già si sa che sarà incostituzionale...
Ciao
Carlo

doc ha detto...

Serve più di un piano energetico, molto di più.

Senza un recupero culturale non ci sarà niente da fare.

L'esercito di manipolatori, mistificatori, prestigiatori, dei teatranti televisi è già sceso in campo.

E i Mentecatti/Accattoni della politica pure.

D'altronde quelli che , come dire , stiamo al di qua non è che brilliamo molto per chiarezza ed incisività di analisi e proposte.

A parte gli apprezzabili ed utili piani energetici comparativi, per il resto nulla.

E specialmente in tema di recupero culturale del problema dei problemi: la preservazione del pianeta da una morte certa, perdurando questo tipo di economia.

Serve esplicitare con forza e coerenza una scelta radicale in tema di sviluppo. E battersi per essa.

E la storia moderna ci offre le modalità, i luoghi e i tempi per costruire il nuovo umanesimo.

E credo di non sbagliare nell'individuare nella Scuola, nella Tv e quindi nel Web, la nuova frontiera della cultura dell'uomo.

Certo che non è, non sarà facile.

Sarà difficile portare alla estinzione il popoloso paese di Mentolosò al quale si sono consorziati moltissimi italiani;

nè tanto meno sarà facile la ri-appropriazione neuronale degli altri italiani del paese di Telesì.

Ma non esiste altra strada con le stesse probabilità di successo:

Altri strumenti come quelli indicati non hanno in comune la quasi totalità delle famiglie italiane con l'evidente comunanza di interessi.

Poi...poi tra 5 minuti inizia la rivoluzione!!

Buona giornata

Doc

Alex ha detto...

Caro Carlo, cari commentatori (doc, dario, orazio, marco1969, ecc)

avete scritto cose molto valide, tecnicamente e non, e condivisibili, che solo una persona che non conosce questo tipo di problemi oppure è in "malalfede" (nel senso che si fa portavoce di certi miopi interessi economici) non può non condividere.

Ma noi possiamo anche essere bravissimi e fare un piano energetico nazionale, anche migliore di quello tedesco, creando migliaia di posti di lavoro nel campo delle rinnovabili, ecc. Ma per cosa?

Il problema secondo me è un altro.

Energia, energia, energia, crescita, crescita, crescita, ma dove vogliamo arrivare? Cos'è, un incubo?

Come cantava la mitica Orietta nazionale:

"Mi sembra di vedere mio fratello che aveva un grattacielo nel Perù,
voleva arrivare fino in cielo
e il grattacielo adesso non l'ha più. Pappparappapa"


Bello il web. Bello stare qui a scrivere e "chiacchierare" con i tasti. Però, però, però. I sistemi tecnologici oggi utilizzati per mantenerci tutti connessi sono altamente energivori come del resto tutto il "primo mondo" che ha un bisogno mostruoso di energia per funzionare agli attuali livelli di consumo.

Consumo? 'fanc... al consumo!

Nucleare a fissione, a fusione, al torio, di quarta generazione, di venticinquesima generazione, petrolio, carbone, gas natuale, eolico, fotovoltaico, olio combustibile, solare, correnti marine, kite gen, non saranno mai sufficienti se continuiamo di questo passo.

Questo è quello che mi evoca la parola energia abbinata all'essere umano:

energia, enerrrrgia, enerrrrrrrgia, enerrrrrrrrrg, enrrrrrrrrrrrrrgr, nrrrrrrgrrrrrr, grrrrr grrrrr grrrrr, grrr gnam gnamm, grrr gnam, gnam gnam gnam, gnam slurp gnam, gnam gnam gnam slurp, -----, -------, -------, burp!

Ci siamo divorati il mondo!!

E' solo questione di tempo.........

Alternativa: decrescescere, decrescere, decrescere. E poi decentralizzare la produzione energetica rendendola diffusa sul territorio con microimpianti (possibilmente rinnovabili) che soddisfino il fabbisogno locale e che siano tra di loro tutti connesi in modo da formare una rete "intelligente" in grado di interagire.

Ma questa è fantascienza....

Saluti,
Alex

P.S.: Per capire il vero pensiero di Di Pietro sul problema energetico italiano potete guardare questo filmato chiarificatore: http://www.youtube.com/watch?v=nN2rBbApf04
Ariciao,
Alex

Orazio ha detto...

In Sicilia dove il PD è entrato in giunta ad appoggiare Lombardo, a cui della Sicilia e della sua condizione ecologica non importa un fico secco, si è votato un ordine del giorno che impegna la Regione ad opporsi alle centrali del Berlusca, però senza ricorrere al referendum. Infine la centrale la vogliono fare a Palma di Montechiaro così tanto per dare una bella mazzata al turismo nell'Agrigentino.
I siciliano sono i più devoti a Berlusca, fra qualche anno potranno brillare al buio e servire il berlusca come meglio non possono.

Ciao a tutti

p. s.

se fanno le centrali secondo il metodo siculo-italico conviene depositare i propri gameti all'estero per potersi un giorno riprodurre.

Carlo Bertani ha detto...

Cari amici,
il problema di chi scrive (vedete il precedente articolo) è quello di trattare una cosa per volta, altrimenti ci "scappa" il saggio, il libro, la treccani.
L'energia è la base sulla quale poggia la nostra vita, dal computer a chi cucina un pesce sulla spiaggia più lontana del mondo, ed è un problema che deve avere soluzioni.
E' un problema interdipendene con il nostro modo di vivere cultural/tecnologico? Verissimo.
Dobbiamo cambiare le nostre abitudini, il nostro approccio con la vita stessa? Vero!
Si può continuare a sprecare tutto come stiamo facendo? No!
Ma, me la fate dire una cosa alla volta? Altrimenti, che facciamo: scriviamo la Bibbia2/La Vendetta e poi chiudiamo bottega?
Difatti, avevo pensato di ripartire il problema energetico in tre articoli.
Per quanto riguarda la centrale siciliana...consiglierei di non portare solo i gameti all'estero, ma anche i "portatori".
Da parte mia, so già in quale porto sarà ormeggiata la Gretel: Francia. O, Croazia.
Ciao a tutti
Carlo

doc ha detto...

allora cominciamo dal...Sillabario che abbiamo a disposizione sull'energia e nella fattispecie quella nucleare.

Quindi cominciamo a costruire i dati di riferimento sulle centrali esistenti: portiamo a galla gli incidenti, le conseguenze ambientali e umanitarie; troviamo i costi, compresi quelli occulti...

Insomma creiamo un piccolo data base sintetico e attorno ad esso cerchiamo alleanze ovunque sia possibile un aggancio...

Per quanto mi riguarda sono disponibile a tornare di nuovo in piazza (anche se le ultime battaglie che la mia generazione ha fatto sono state sistematicamente perse!!), o coumnque ad impegnarmi nei modi e tempi che si troveranno più opportuni.
In fondo la Libertà è PARTECIPAZIONE

Buona serata
Doc

Davide1969 ha detto...

Il risparmio energetico non basta.

Personalmente sono per una "economia della decrescita", perché sarebbe un fatto non puramente economico: coinvolgerebbe anche l'aspetto culturale, etico, la scala di valori dell'uomo moderno e via dicendo. E sarebbe "tutta salute".
Ma, attenzione: la qualità della vita è direttamente proporzionale alla quantità di energia di cui si dispone. Stringi stringi, sta alla base di tutto. "Fasti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"... Vero, ma a virtù e conoscenza è possibile dedicarsi solo quando i bisogni primari, quelli "da bruti" sono soddisfatti. A stomaco vuoto, pure Mozart sembra una schifezza, se si sta morendo di freddo l'articolo di Einstein sulla relatività generale è troppo corto per scaldarsi abbastanza bruciandolo e se Michelangelo avesse dovuto zappare la terra non avrebbe affrescato la Cappella Sistina.
Fuor di metafora, la domanda di energia è sacrosanta e per ottenere una sia pur minima parvenza di vera democrazia su scala mondiale oggi dovremmo produrne almeno il doppio. Il risparmio e l'efficenza energetica sono cose buone di per sè, ma non bastano. Vanno perseguite con tutti gli sforzi possibili, ma valgono per un 15% dell'umanità, del quale abbiamo la fortuna di far parte.
Oggi il genere umano conta circa 6 miliardi e mezzo di individui. Quasi tre miliardi dei quali ha a disposizione la stessa quantità di energia pro capite che gli abitanti del "primo mondo" avevano due secoli fa. Quasi un miliardo dispone della stessa quantità di energia di un uomo dell'età del bronzo. E questi non hanno il diritto di aspirare a condizioni migliori?
L'alternativa è dire che, siccome consumiamo troppo, i 2/3 dell'umanità non hanno diritto di esistenza, sopprimiamo solo i poveri oppure tiriamo a caso? Ovviamente parlo praticamente per paradosso, queste cose non le penso nè tantomeno mi permetto di metterle in bocca a chicchessia. Ma allora l'unica strada percorribile è raddoppiare la disponibilità di energia senza uccidere la "Pachamama", Gaia, il pianeta Terra e noi con lei. Non è impossibile, se si considera che direttamente dal Sole ci arriva sulla testa circa 10-11 mila volte l'attuale fabbisogno energetico mondiale, quindi basterebbe captarlo con un'efficienza "ridicola" (lo 0,01%) o, meglio, con un'efficieza del tutto alla portata delle tecnologie attuali (10%) su un centesimo della superficie terrestre, che se si escludono mari e oceani significa un trentesimo (il 3.4%) delle terre emerse.

Davide1969 ha detto...

Errata corrge

Ho fatto un errore marchiano (e me ne scuso): con un'efficienza di captazione del 10% basta un millesimo della superficie terrestre, ossia lo 0.3%delle terre emerse.
A maggior ragione, sarebbe ora di darsi una mossa.

ladnag ha detto...

L'energia è solo un altro modo di fare soldi.
a spese della popolazione.
un esempio su tutti il vajont. quelli volevano fare energia.

Carlo Bertani ha detto...

Per quanto riguarda la partecipazione, doc, non sono maturi i tempi. Chissà quanto dovremo attendere per avere nuovamente delle strutture attive sul territorio!
Almeno che sprofondi l'attuale opposizione e che la gente spenga in massa la TV.
Aspetta e spera, purtroppo: facciamo quel che possiamo, ossia informazione.
La questione energetica mondiale - Davide1969 - vale pochi punti percentuale della sola superficie del Sahara: il problema non è tecnico, solo politico.
Ladnag ha toccato un punto interessante: spesso ho pensato che la produzione energetica controllata e centralizzata sia il corrispettivo del signoraggio bancario. Avevo chiesto ad Eugenio Benettazzo di scrivere insieme un articolo per vedere i parallelismi, ma lasciò cadere la mia offerta. Rimango convinto che solo la partecipazione e la collaborazione generino frutti. La cosiddetta "notorietà"? Ah, ah, ah...
Ciao a tutti
Carlo

edimattioli ha detto...

Carlo,
conosceva Montanari? forse dovrebbe approfondire , non si può dire "non mi piace", senza capire meglio ... le centrali a biomassa bruciano, nella migliore delle ipotesi, materiale vegetale "locale, a filiera corta" dobbiamo, però, considerare che quei vegetali sono stati trattati con pesticidi e prodotti chimici di tutti i tipi e bruciarli non fa altro che trasferire, la maggior parte di questa massa nell'aria come scarichi gassosi, compresi i veleni contenuti, oltre a produrre ceneri residue (vedi: legge di Lavoisier sulla conservazione della massa)
Le centrali a biomassa potranno, inoltre, bruciare oli, ad esempio l'olio di palma che viene da paesi "lontani" o l'olio di sansa ... fino a poter bruciare "di tutto" come un vero "termovalorizzatore"

Dovrebbe ascoltare qualche video del Dott. Montanari dove spiega la patogenicità delle nanopolveri e delle diossine che vengono prodotte da processi di combustione ad altissime temperature e poi ri-valutare questa soluzione delle centrali a biomassa che le sembra, adesso, una delle soluzioni praticabili!
Cari saluti
Edi
PS i video del Dott.Montanari si trovano su youtube.com ma anche su arcoiris.tv
le consiglio, sempre di Montanari, il libro "Il girone delle polveri sottili" Macro Edizioni

edimattioli ha detto...

interessante:
Centrale Biomasse Barletta
http://www.youtube.com/watch?v=koYpV61Umf4

edimattioli ha detto...

interessante:
Centrale Biomasse Barletta
http://www.youtube.com/watch?v=koYpV61Umf4

edimattioli ha detto...

mi è capitato , a questo link la definizione di biomasse nella normativa italiana che appare abbastanza confusa. Le diverse fonti legislative ed istituzionali la definiscono in maniera diversa e, spesso, contraddittoria.
ecco cosa può bruciare una centrale a biomassa:
http://www.adrianotommasi.it/Energia/Biomasse/biomasse.html

edimattioli ha detto...

mi è capitato , a questo link la definizione di biomasse nella normativa italiana che appare abbastanza confusa. Le diverse fonti legislative ed istituzionali la definiscono in maniera diversa e, spesso, contraddittoria.
ecco cosa può bruciare una centrale a biomassa:
http://www.adrianotommasi.it/Energia/Biomasse/biomasse.html

edimattioli ha detto...

non è volontaria la pubblicazione doppia dei commenti ma al primo invio ricevo un messaggio di errore e quindi ci ho riprovato ... chiedo a Carlo se può gentilmente cancellare i doppi commenti e anche questa nota
grazie