14 maggio 2008

Colpirne 10 per educarne 1000

Di questi tempi, è piacevole sollazzarsi sul Web alla ricerca dei naufraghi lasciati su spiagge lontane, dispersi dal terrificante uragano delle recenti elezioni: cercando, scovando con il binocolo spiagge che si pensavano deserte, s’intravedono sparuti gruppi di giovani e meno giovani, un mondo di ex alla deriva che costruisce incerte capanne, edifica casette sulle paludi, pianifica d’ergere grattacieli su aguzze vette. Dell’immaginazione.

Qualcuno, pensa invece di tornare alla Patria avita, al focolare dal quale è stato brutalmente scacciato: è il caso dei Verdi, che meditano un ingresso nel PD magari tardivo, ma qualcosa pur sempre è. Bisognerà andare a piedi scalzi a Canossa, cospargersi il capo di cenere (rigorosamente di fonte biologica) e, infine, sperare nella pietà del Papato o dell’Imperatore, secondo il vento che tira. Durerà probabilmente anni il pellegrinaggio – cinque senz’altro – così, se tutto andrà a buon fine, avremo anche gli “Ambientalisti – ombra”. Che già avevamo.

Altri, invece, non cercano spazio nelle riserve e passano il tempo a lucidare vessilli che hanno loro stessi insozzato – è il caso di uno schiavo liberato, un tal Di Liberto – oppure s’appressano al tremebondo regno dei farnetichi – è il caso della “compagnia cantante” di Rifondazione – che continua, come se nulla fosse accaduto, a presentare, approvare e bocciare tesi e antitesi, risoluzioni programmatiche, analisi e riflessioni (poco critiche). In quella lontana isola – che la penna di Melville descriverebbe con gran maestria – quando la sintesi non è più possibile s’inizia a tuonare il verbo della scissione: minacciata, contata, ricontata, rientrata, riproposta…Pare che qualcuno, dimenticato solo su uno scoglio, stia pensando – per scindersi finalmente dai traditori dei lavoratori – di ricorrere al bisturi.
C’è chi, invece, da settimane tace.

A dire il vero, non sarebbe richiesto un commento del sindacato su quanto è accaduto ma, visto che Epifanio si è sbilanciato ad affermare che “le elezioni non sono proprio andate come desideravamo”, bisognerebbe sapere cosa medita per il futuro, perché la nuova situazione politica non esime il sindacato dal porre (e porsi) profonde riflessioni.
Non parliamo degli altri “confederali”: Bonanno si è già perfettamente acclimatato sulle poltrone dell’isola delle Vespe, al punto che gorgheggia, svolazza e sbatte le ali che sembra un cardellino, mentre intrattiene i nuovi padroni del vapore che lo osservano, incuriositi da tanto frullar per l’aria. Di Angeletto non si hanno notizie, come del resto della UIL non se ne hanno da decenni nei luoghi di lavoro: sarà un sindacato “virtuale”, pronto a reggere le sfide della società informatizzata e presente, oramai, solo nell’agone elettronico.
La sfiga di Epifanio è quella d’essere ancora – in qualche modo – punto di riferimento per molti lavoratori: arrabbiati, delusi, stufi delle manfrine neoliberiste che ci ammansiscono, ma che non perdono d’occhio la vecchia CGIL, se non altro per una questione di tradizione.
Deve, oltretutto, fronteggiare la fronda interna del solito Rinaldini e della sua FIOM i quali, poveracci, hanno perso qualsiasi riferimento ancora visibile nel mondo politico. Non si parla ancora di scissione, ma di voti contrari nelle varie assemblee e riunioni già si sente il vento di tempesta, al quale il buon Epifanio ha risposto “dimettendo” due delegati sindacali milanesi oramai troppo “fuori linea”. Una semplice questione di democrazia interna, che nella CGIL segue, da sempre, il metodo di Josif (non Broz).

Ora che “l’Armata Rossa” è definitivamente migrata con le forze Bianche, anche Epifanio riflette: un tempo, il futuro politico di un ex sindacalista era garantito dalla cosiddetta sinistra, fosse un posto come direttore dell’INPS, uno scranno parlamentare o una poltrona da sindaco. Che, per come sono andate le cose a Roma, c’è da scordarsela per un po’.
Che fare? Si chiedeva Lenin in ben altre ambasce: non confondiamo la porcellana con la terracotta.
Il nuovo ministro del Lavoro – Sacconi – ha chiesto alla CGIL di non “riproporsi come la vecchia, solita CGIL”. Siamo in completo accordo con Sacconi: cambiano, probabilmente, i punti d’osservazione.

Il primo “pizzino”, inviato dai sindacati (all’apparenza, unitari) alla nuova classe politica – ufficiale ed “ombra” – è stata una proposta di quelle che colano grasso, mica roba da ridere. In buona sostanza, si trasformeranno i contratti da biennali a triennali, in completo accordo con i desiderata di Confindustria.
Della cosa non sono stati informati i lavoratori né, tanto meno, è all’orizzonte una consultazione referendaria: s’ha da fare, via, cosa stiamo a perder tempo…
Di tempo, il buon Epifanio non ne perde, perché sa che non ne ha molto per accreditarsi presso i nuovi padroni PDL-PD: quelli che perderanno “tempo”, come sempre, saranno i lavoratori, i quali si troveranno a rinnovare contratti non più dopo la scadenza del secondo anno, bensì del terzo.
“Lavorando” accuratamente sulle “vacanze contrattuali” – vedi l’ultimo, immondo rinnovo contrattuale del pubblico impiego – si potrà “scorporare” un anno intero dalla contrattazione. Risultato: se – considerando un’inflazione ufficiale al 3% – dopo tre anni i lavoratori (per recuperare soltanto il potere d’acquisto dei salari!) dovrebbero ricevere il 9% d’aumento, con qualche trucco già utilizzato si scenderà al 6-7%, ed un’altra fetta di ricchezza andrà a schizzare nelle tasche degli imprenditori e delle banche. Oltre, ovviamente, in quelle di lor signori, che continueranno a gozzovigliare con 19.000 euro il mese. Poi, s’allagheranno gli studi televisivi con i pianti di coccodrillo sulla povertà degli italiani. Tutto fa brodo: anzi, audience.

Fermi! Cosa state bestemmiando! Il nuovo credo – ufficiale ed “ombra” – ci parla di merito, meritocrazia, premio per chi fa di più…basta con i fannulloni…rubapagnotte…
Puntuale, “Repubblica” – giornale “ombra” – piazza telecamere nascoste (e la privacy? Mah…) all’ingresso della Corte di Cassazione, per inchiodare i dipendenti che “timbrano” e poi vanno a posteggiare l’auto. Chi conosce Roma e le adiacenze del “Palazzaccio” sa bene cosa significa trovare un parcheggio nell’area. Di più: oramai cosciente d’essere il megafono di uno sterile governo ombra, Repubblica si lascia andare a pruderie che credevamo soltanto appannaggio del Daily Mirror e della famiglia reale inglese:

“Filmati da Repubblica Tv, come la bella bionda che timbra, esce, riparte in auto con un accompagnatore e viene riportata in sede dopo 25 minuti.”

Tutti saranno rimasti incuriositi dalla fantomatica “bionda” che saliva sull’auto (non poteva essere una donna che era rimasta in panne con l’auto…che aveva avuto un’improvvisa urgenza…) no: si scatena la pruderie su cosa si “può fare” in 25 minuti. Viva i grandi giornalisti di regime, pagati con le nostre tasse, sia gli “ufficiali” che gli “ombra”.

Di rimbalzo, echeggia il buon Brunetta che si lancia in un’iperbole, di quelle che scuotono l’audience: basta! Licenziare tutti i fannulloni (che gli italiani, grazie al “giornale ombra” appena citato, identificano ovviamente con gli impiegati della Cassazione) e passare alle misure drastiche: “Colpirne uno per educarne cento”. Lo avesse mai detto Travaglio, lo avrebbe carcerato per fiancheggiamento delle BR.
Noi, però, siamo in piena sintonia con il vulcanico neo ministro veneto: ha ragione! Siamo qui per aiutarlo, per concorrere a trovare qualcuno che potrebbe essere “colpito” per educare. Siccome siamo “collaborativi”, e non “ombra”, ci permettiamo di segnalare una lista di persone che, forse, andrebbero “rieducate”. Poi, decida lui com’è giusto che sia:

1) Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’ENI: 10 milioni di euro.

2) Giancarlo Cimoli, che guidava Alitalia, una compagnia sull’orlo del baratro e intanto si portava a casa uno stipendio che valeva due milioni e 790mila euro, oltre a compensi vari finiti nel mirino della procura di Roma.

3) Roberto Poli, presidente dell’ENI: 2,8 milioni di euro.

4) Vittorio Mincato, presidente di Poste Italiane: 4,8 milioni di euro. Ricevette una buonuscita di 25 milioni di euro dall’ENI.

5) Elio Catania, ex presidente delle Ferrovie: 2 milioni di euro.

6) Piero Gnudi, Amministratore delegato dell’ENEL: 2,6 milioni di euro.

7) Alfio La Manna, vice presidente della società Esercizi aeroportuali di Milano: 2,26 milioni di euro.

8) Mario Draghi, Governatore della Banca d'Italia: 450 mila euro l'anno. Sembra quasi un poveraccio.

9) Corrado Calabrò, Presidente dell'Autority delle Telecomunicazioni: 440 mila euro.

10) Pierfrancesco Guarguaglini, Finmeccanica: 2,6 milioni di euro.

Forse i dati non sono aggiornatissimi, ma è difficile tenere il ritmo con questi signori che si spostano da una scatola cinese all’altra, da una holding di Stato ad una “consociata”, per poi ritornare dalla “mamma” e ripartire.
Cos’hanno concluso, questi signori, con le loro retribuzioni milionarie (in euro)? Poco o nulla, e qualcuno di loro ha condotto l’azienda che guidava nel baratro.
A fronte, troviamo i comuni lavoratori a 20.000 euro l’anno, i ricercatori pagati 800 euro il mese con contratti a termine, i precari che non arriveranno mai a mettere insieme una pensione decente per campare, nemmeno a 65 anni.

Ora, tutti sappiamo che la pubblica amministrazione non è certo un modello d’efficienza, che ci sono gli scansafatiche e chi s’accontenta di fare il poco che gli viene richiesto.
Qualcuno, però, si domanda: cos’hanno di fronte queste persone?
Gli esempi che osservano tutti i giorni non sono tanto i dieci signori citati, bensì migliaia, decine di migliaia di parvenu che occupano quei posti soltanto perché hanno ricevuto una raccomandazione, perché sono figli o nipoti di politici e cardinali.
Come reagiscono queste persone, osservando per decenni il teatrino di “chi tutto puote”, scorrendo la lista dei dipendenti RAI nei quali non ce n’è quasi uno che non sia riconducibile ad una parentela, familiare e politica?
E, se la pubblica amministrazione non funziona, la colpa è ovviamente degli impiegati di quarto livello?
Se in un azienda i risultati non sono quelli previsti – visto che si tira in ballo sempre il settore privato – chi perde il posto per primo, centinaia d’operai o i manager? Purtroppo, spesso entrambi, quando le responsabilità maggiori sono sempre di chi comandava, non certo di chi doveva eseguire.

Non prendiamo però troppo sul serio Brunetta, anche se lui ama definirsi un “professore bravo”: Brunetta, lasci che siano gli altri a dirlo, l’autoreferenzialità potrà essere segno di distinzione nella Casta, ma nel Paese reale è sinonimo di sicumera e spocchia. Non prendiamolo troppo sul serio le boutade di Brunetta, perché non è il solo a conoscere le strategie di marketing.
Dopo una vendita – e le elezioni, oramai, non sono altro, visto che non eleggiamo realmente più nessuno – c’è una fase nella quale l’acquirente deve essere convinto che ha fatto la scelta giusta. Così, Bossi tuona con la Libia, Maroni con i romeni, Brunetta con gli impiegati pubblici…e compagnia cantante.
Berlusconi & soci li lasciano fare, perché sono soltanto le comparse del grande circo veltro-berlusconiano: i veri attori, sono altrove.

Per questa ragione abbandoniamo Brunetta alle sue farneticazioni, mentre ci interessa molto sapere cosa farà Epifanio di fronte ai contratti triennali, alla maggior precarizzazione del lavoro, alle “semplificazioni” invocate da Montezum…pardon…Montezemolo, alle pressanti richieste di de-regolamentazione del lavoro, in un paese che si ritrova a contare ogni giorno quattro morti nelle fabbriche e nei cantieri.
Questo, perché – anche se non tutti se ne sono accorti – meno della metà degli elettori ha votato l’attuale governo e oramai un terzo degli italiani – vuoi per astensione (in gran parte cosciente), vuoi per i meccanismi della legge elettorale – non ha più rappresentanza politica.
Sono le stesse persone che hanno inviato, senza biglietto di ritorno, chi le ha tradite nelle isole degli ignavi: Epifanio ci mediti, perché le isole non mancano. Oggi a me, domani a te.

14 commenti:

Kersal ha detto...

Caro Carlo,
mi dispiace ma devo dissentire.
Non può e non deve valere l'assioma che "siccome c'è qualcuno che guadagna più di me e non fa nulla allora io posso non fare nulla". So perfettamente che i *dirigenti d'oro* sono spesso una massa di mangia patate ma ciò non autorizza un impiegato a non non andare a lavorare. E non mi interessa se a Roma non c'è dove posteggiare! Io lavoro come libero professionista e mi è capitato di dovere arrivare un'ora prima ad un'appuntamento perchè dovevo essere sicuro di trovare posto. Certo, io se non lavoro non mangio, non ho uno stipendio a fine mese. E allora mi inalbero ancora di più quando aspetto dei soldi dalla regione (i soldi PER CAMPARE, non sono berlusconi e ho un reddito che raramente supera i 1200 al mese) e scopro che l'impiegato è assente per problemi personali e non può evadere la pratica. E la stessa risposta mi viene data per 3 mesi di fila! 3 mesi in cui io stringo la cinghia ma l'impiegato riceve lo stipendio! E anche se fosse uno stimpendi di 200 euro al mese sarebbero 200 euro di troppo!
E' tanto difficile capire che se io ottengo un permesso in 3 giorni produrrò maggiore capitale e quindi lavoro che se non l'ottengo in 6 mesi? E quando i 6 mesi invece che i 3 giorni dipendono SOLO ed ESCLUSIVAMNTE dai funzionari che non lavororano e non da leggi sbagliate o chissà cosa altro, mi fa molto arrabbiare.
Le faccio un esempio nel suo campo: cosa pesnerebbe di un professore che a scuola non insegna nulal in classe, legge il giornale o fuma, giustificanodisi solo con "siamo pagati poco"?? Oppure "il preside guadagna più di me". Insomma, MERITOCRAZIA.
Dannazione. E che parta dal basso mi sta anche bene!
Tanto, SE FUNZIONA, arriverà anche a colpire chi sta in alto.

Carlo Bertani ha detto...

Mi spiace gettare acqua sulle tue illusioni, Kersal, ma sai che io non ho peli sulla lingua: partiranno sì dal basso per fare "giustizia", ma si fermeranno al mezzanino. Cane non mangia cane, di destra e di sinistra.
Ciao
Carlo

LucaCec ha detto...

In Italia ormai i pubblici dipendenti sono diventati il capro espiatorio di tutto, considerati quasi peggio di come si considerano gli zingari, e naturalmente tutti "di sinistra" (ma quando mai?!).
Quando è vero che ci sono un certo numero di assenteisti e fannulloni, ma ci sono anche molte persone che fanno bene il proprio lavoro.
Ma l'Italia è il paese degli eccessi. Per decenni lo stato ha avuto banche, ha prodotto pomodori, acciaio, ha posseduto petrolchimici, poi si è privatizzato tutto: tutte S.p.A., anche le poste, che sono diventate ormai la caricatura di quello che erano vent'anni fa.
Gli enti di ricerca vengono lasciati languire in attesa di svenderli (emblematico il caso dell'Enea), si esternalizzano le attività delle pubbliche amministrazioni affidandole a società private che impiegano lavoratori precari, e adesso il primo liberista di risulta diventato ministro se ne esce che bisogna "colpirne dieci per educarne mille".
E naturalmente, siccome bisogna ridurre le tasse, e quello che si perde con la riduzione delle tasse da qualche parte va recuperato, si bloccano il più possibile le assunzioni tramite concorso nel pubblico impiego, che sono una delle poche cose veramente meritocratiche che ci siano in Italia.
Questo rende il personale sottodimensionato, per cui arrivano gli imprenditori e i liberi professionisti che vogliono che la loro pratica sia spicciata presto e bene, ma magari l'impiegato che se ne deve occupare ha un tumore e sta facendo la chemioterapia, e nessuno l'ha sostituito.
Nel frattempo, alla RAI vengono assunti solo raccomandati, e si inventato un'infinità di autorities che sono altrettanti carrozzoni per far proliferare il parassitismo.
E figuriamoci se l'Ivo Perego di turno (titolare della "Ivo Perego & Figli") si rende conto che se il pesce è marcio dalla testa, la buona volontà di un impiegato non cambia le cose un granché...
Ciao
Luca

LucaCec ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Carlo Bertani ha detto...

Bisognerebbe riscrivere la storia delle partecipazioni statali, perché se ne scoprirebbero delle belle. La Società Autostrade, ad esempio, fu pubblica e costruita con soldi pubblici: funzionava. Venduta ai privati per un piatto di lenticchie. Italcantieri: funziona benissimo, bisogna venderla. Montedison: ci hanno mangiato tutti, finché arrivò Gardini che le diede il colpo di grazia.
A fronte: Olivetti, "sciacallata" da De Benedetti, la FIAT da sempre sorretta con i soldi pubblici. Aprite gli occhi!
Ma come è possibile che queste realtà e verità siano state cancellate da pochi anni di TV spazzatura e di disinformazione? Perchè la gente corre dietro al fantomatico 9/11, alle scie chimiche, a tutte le novità che gli spiattellano (senza verificare mai le fonti, ecc) e non s'accorge che sui nostri soldi, investiti nell'industria pubblica, ci hanno rapinati raccontandoci anche delle frottole? Perché qualcuno ci casca ancora?
Adesso, l'ultima bufala è mettere contro lavoratori pubblici e privati, così domani "toseranno" entrambi, intanto che litigano come i polli di Renzo.
Smettiamola di correre dietro a queste panzane.
Carlo Bertani

Kersal ha detto...

@Carlo:
ma se anche si fermassero al mezzanino sarebbe già qualcosa, credimi! Ma per te è meglio allora non fare nulla? Aspettare un paladino senza macchia e paura che dica "no! Estirpiamo i potenti e poi purifichiamo l'Italia!". E chi potrebbe essere questo Paladino? Magari Di Pietro che quando è stato fatto ministro delle infrastrutture ha lottizzato l'anas?

@Lucacec:
tu scrivi "Quando è vero che ci sono un certo numero di assenteisti e fannulloni, ma ci sono anche molte persone che fanno bene il proprio lavoro.". Bene, non ti sembra la cosa più normale e giusta del mondo che i fannulloni vengano mandati a casa e quelli che invece fanno il loro lavoro vengano premiati? Cosa c'è di male in questo? E questo a prescindere se il manager top class sia o meno un fannullone!

Per quello che riguarda le privatizzazioni vorrei dire una cosa: il problema italiano è di come sono fatte le privatizzazioni. Prendete Poste Italiane per esempio, è privatizzata con azionista di maggioranza il Tesoro. Risultato: è una s.p.a con i lati negativi sia di una statale che di una privata!
Vi giuro che c'è un abisso tra lavorare come consulente per Poste Italiane o Trenitalia e lavorare con Fiat, benchè siano tutte sulla carta private.

LucaCec ha detto...

@Kersal:
in linea di principio i fannulloni della pubblica amministrazione sono passibili sia di sanzioni che di allontanamento definitivo dal posto di lavoro. E' sempre stato vero, e lo è ancora di più dopo l'approvazione del decreto legislativo 165/2001, che rende i lavoratori della pubblica amministrazione dei semplici dipendenti a tempo indeterminato, non diversi da quelli del settore privato.
Pertanto, quando a volte si dice che i pubblici dipendenti "non possono essere licenziati", si dice una cosa che, ovviamente, di diritto non sta né in cielo né in terra.
La verità è piuttosto un'altra: che di fatto i pubblici dipendenti vengono licenziati molto di rado anche in presenza di comportamenti scarsamente in linea con i doveri contrattuali. E questa è una regola non scritta, che funziona da almeno trenta, quarant'anni. Una regola per cui l'impiegato pubblico viene pagato poco, ha una progressione salariale assai scarsa, poche gratificazioni, ma si chiude un occhio sui suoi illeciti piccoli e grandi.
Ci vorrebbe un cambio completo di paradigma, che non riguarda l'emanazione di nuove leggi al posto delle vecchie, ma il far applicare con zelo le leggi in vigore. Allo stato attuale, a me sembra che non ci sia assolutamente la disposizione a questo cambio di paradigma.
Luca

Kersal ha detto...

@lucacec:
ora mi trovi d'accordo. Comunque quello che ha detto Brunetta è esattamente quello che hai scritto tu, per filo e per segno! Ha detto anche che bisogna immettere anche nel mercato del pubblico impiego i bonus produzione ed incentivazione.
Insomma, ora mi chiedo, ma il problema è solo che lo ha detto uno del governo di centro destra? A me non frega nulla di chi governa ma solo di come governa.

LucaCec ha detto...

@Kersal:
Prima di tutto è già questa concezione dei bonus di produzione che in un contesto di pubblica amministrazione mi sembra una balordagine.
L'impiegato della pubblica amministrazione non produce proprio niente e non deve produrre niente. L'impiegato della pubblica amministrazione è preposto a svolgere un pubblico servizio, un "incaricato di pubblico servizio" o in certi casi un "pubblico ufficiale".
Se non lo fa, lo ripeto, ne deve rispondere personalmente e deve personalmente incorrere in sanzioni che possono giungere fino alla rimozione dal posto di lavoro.
Ma per fare questo bisognerebbe anche fare i concorsi con regolarità, al fine di avere un ricambio e degli organici all'altezza delle necessità.
Bisognerebbe sostituire i dipendenti assenti.
E poi bisognerebbe utilizzare i dipendenti (con le buone o con le cattive) per fare quello per cui sono preposti, invece di esternalizzare il lavoro che può essere fatto all'interno.
Questi invece si limitano a enunciare i loro slogan di vuoto "aziendalese" e voler fare le nozze con i fichi secchi. Mi sembra solo l'ultimo (o il penultimo) stadio di quella che Julius Evola chiamava "demonia dell'economia". E non era propriamente uno di sinistra.
Luca

Carlo Bertani ha detto...

Cari Kersal & Luca,
Vi scrivo da scuola in un'ora libera, per cercare di partire dai fatti e non dalle prese di posizione, siano esse ideologiche o pragmatiche.
In due giorni, ho ricevuto due comunicazioni per presentare documentazioni all'Ufficio (la Segreteria). Siccome una delle certificazioni era una questione fiscale, ho preferito chiedere lumi. Risposta: nessuno ci ha indicato a chi debbe essere indirizzata la domanda. Sì, ma è obbligatorio farlo...
E' vero, ma non ci è stato comunicato il termine né l'amministrazione che deve riceverla. Cosa faccio? Aspetta, speriamo che arrivino delle spiegazioni. Se poi perdo la detrazione fiscale per i figli, mi diranno che ero stato avvertito di dover fare la domanda. A chi?
Seconda questione: una rilevazione su base nazionale del personale...una questione complicata. C'è uno specchietto da compilare, e già è qualcosa. Nella circolare, però, si indica in modo confuso che anche tutte le precedenti rilevazioni, custodite nel fascicolo personale, dovranno essere ri-presentate. Lo si afferma però in modo dubbio: è mai possibile che si debba fotocopiare l'intero fascicolo personale ed inviarlo in allegato? Anche qui, le addette alla segreteria - persone gentili e volonterose - allargano le braccia: se non ci arriva qualcosa di chiaro...
Dopo il fatto, l'analisi.
Perché quelle circolari sono così confuse? Portano la data dell'8 Maggio: saranno ancora di Fioroni o della nuova ministra? Oppure è un "parto" di qualche dirigente?
Purtroppo, il caos amministrativo non è creato dalle persone che lavorano in amministrazione, bensì dai dirigenti che non sanno fare il loro mestiere: per questa ragione credo poco alla "pulizia" dei piani bassi, perché risolverebbe poco: il pesce puzza sempre dalla testa, e se non parti da lì non cambi nulla.
Quelle persone, però - lo sappiamo - nel 90% dei casi sono lì per clientela politica, e non li toccheranno mai - credimi Kersal - perché c'è un accordo sostanziale fra le parti politiche per non toccare i propri accoliti. Ne andrebbe dell'equilibrio istituzionale delle raccomandazioni.
Anch'io ho lavorato nel settore privato e so come vanno le cose: quando entrai nella scuola, mi resi conto che non ti chiedevano risultati, bensì d'adeguarti all'andazzo e basta. Altrimenti, ti fanno scoppiare, e ci sofrii non poco, perché continuavo, inconsciamente, a "produrre" risultati non richiesti (corsi, conferenze, ecc) e ad occuparmi poco della burocrazia interna.
Proviamo ad immaginare chi vive dall'altra parte dello sportello, continuamente esposto alle richieste degli utenti ed impossibilitato a fornire risposte perché, più sali nella scala gerarchica, più aumenta il menefreghismo.
Credere che Berlusconi voglia cambiare l'andazzo? Si limiterà al solito spoyl system (come ha attuato la Moratti al Comune di Milano, appena insediata) e manderà quelli come Brunetta - la carne da cannone - a fare sparate in TV. E la gente ci casca.
Ciao a tutti
Carlo Bertani

mattia ha detto...

Sono al 100% d'accordo con Carlo.
Se Brunetta ed il rispettivo governo fossero seriamente intenzionati a mettere mano risolutiva al problema,quando parlano di educazione dovrebbero indirizzarla ai dirigenti e top manager stra pagati e stra incompetenti,sia per quanto riguarda la programmazione di intenti che per quanto riguarda i risultati acquisiti.
Tra l'altro dal punto di vista economico,sempre in rapporto alla qualità del lavoro svolto ed ai risultati conseguiti,è più conveniente scaricare un Cimoli piuttosto che 1000 impiegati del suo livello di efficenza.
Un Cimoli ci costa milioni di euro di stipendio e altrettanti di buonuscita(per cosa??),soldi con i quali potremmo mantenere che so 1000 impiegati con rispettive famiglie(magari con due figli di media)per 10 anni,
oppure 10 impiegati con le stesse caratteristiche per 3 o 4 generazioni.
Secondo me sarebbe più conveniente per la società....

rené ha detto...

Caro collega,
Hai (ahimè) ragione quando affermi che (soprattutto nella scuola) l'immobilismo è quanto di meglio un onesto lavoratore può fare per il 'quieto vivere'.
Piutttosto, hai letto l'a 'sparata' della neoministra alla pubblica (d)istruzione? I posti di ruolo verranno aboliti per un quanto mai 'sano' chiamiamolo 'omniprecariato'! E ragazzi come me (tanti) che lavorano per ottenere in un (lontano) futuro un posto di ruolo? una sicurezza economica grazie alla quale costruire una famiglia e avere dei figli?
Mah!!

'Ominia munda mundis' diceva fra Cristoforo, speriamo!

Un caro saluto a tutti.

René Pernettaz.

Carlo Bertani ha detto...

"Mens sana in corpore sano" - caro René - e per avere mente e corpo sani si deve praticare più spesso il digiuno, come ricordava la scuola salernitana.
Probabilmente, la nosta neo ministra crede d'essere il ministro della Salute, e cerca d'aiutarci (sic!)
Sursum corda
Carlo Bertani

LELLA ha detto...

In risposta al caro benzina debbo dire che non sono del tutto d'accordo con lei .Mi dispiace ma fermo restando che la benzina è cara, non si può darne la colpa solo ai petrolieri intesi come compagnie petrolifere oppure ai produttori di petrolio.La disinformazione giornalistica non parla mai di quante
tasse ci sono sulla benzina iniziando dall'ivache calcolata in percentuale fa incassare milliardi di euro in più allo stato ogni volta che ci sono aumenti, ma ci sono tante piccole tasse e balzelli uno per tutti i circa 110 lire della guerra del golfo ...ect..ve lo dirò in lire un litro di benzina che esempio costi 2500 lire le tasse su quella cifra sono 1800 lire questi sono soldi che vanno dritti nelle casse dello stato .Le compagnie petrolifere con le restanti circa 700 lire debbono comprare il petrolio raffinarlo, far girare e pagare i camion per le consegne mantenere efficienti gli impianti di carburanti e dare un percentuale per i benzinai..alla faccia certo loro si arricchiscono anche con 700 lire ma il nostro caro governo cioè coloro che negli ultimi 25 anni hanno governato con 1800lire quanto hanno incassato?Oh che sciocca dimenticavo tutte le tasse che pagano sui loro guadagni i petrolieri,benzinai,dipendenti delle compagnie petrolifere,autisti di camion, ditte che aggiustano gli impianti ect...ect..MA CHI VOGLIONO PRENDERE IN GIRO QUESTI SIGNORI GOVERNANTI E GIORNALISTI.lella