04 agosto 2006

Le code di paglia della RAI

Tutti sono moderatamente felici – alla RAI – per i risultati dell’azienda, ad iniziare dal Ministro Gentiloni: ottimi risultati economici, buona qualità, concorrenza sconfitta. Per migliorare ancora la qualità dell’azienda sarà istituito un secondo indice per misurare la qualità del servizio: oltre al consueto Auditel – che misura lo share di gradimento – ci sarà anche un nuovo indicatore per valutare la qualità dei programmi trasmessi.
Ebbene, il nuovo “indice” sembra già nascere con il pollice verso, perché dopo alcune settimane di guerra – di una guerra della quale non si riesce a comprendere quale sarà la fine – la RAI non ha trasmesso un solo programma d’approfondimento dedicato all’evento, non una trasmissione.
Oggi è facile affermare che – ad Agosto – tutti sono in vacanza…la gente vuole divertirsi…i giornalisti sono in ferie…
No, non la beviamo. La guerra è iniziata il 12 Luglio: all’inizio di Luglio, gli italiani non sono ancora in vacanza, i giornalisti non sono in vacanza. Soprattutto, non sono in vacanza coloro che si prendono le bombe israeliane in testa.
Se si fosse trattato di un attentato di Al-Qaeda – come avvenne lo scorso anno in Gran Bretagna, proprio a Luglio – sarebbero scesi rapidamente in campo tutti i sapienti Soloni di regime per spiegarci anche l’ultimo capello della vicenda, ovviamente secondo il real pensiero di mamma RAI.
Dove sono – oggi – i Magdi Allam, i Franco di Mare, i Bruno Vespa, gli Igor Man, e poi i Caracciolo, i Mimum, i Mannoni, i generali, gli ammiragli…
Sono tutti in Costa Smeralda ed hanno spento il telefonino?
No, perché vorremmo informarli che in Libano si sta combattendo una guerra vera, di quelle che non si vedevano – per l’asprezza degli scontri, per l’incertezza dei risultati – da decenni, una guerra dove le nazioni dell’area potrebbero scivolare rapidamente in un conflitto generalizzato, con l’uso di missili con testate nucleari, chimiche e batteriologiche. Non lo dicono quattro scalzacani sul Web, lo afferma ufficialmente e con gran timore il Ministro degli Esteri italiano, Massimo D’Alema.
Forse – visto che non si poteva sparare a zero sull’islamico di turno – mamma RAI non se l’è sentita d’affrontare un argomento dal quale i sostenitori delle guerre di Bush e di Israele sarebbero potuti uscire con le ossa rotte? Sappiamo d’essere una colonia USA nel Mediterraneo, ma non sapevamo ancora d’essere anche agli ordini di Tel Aviv.

2 commenti:

InOpera ha detto...

Magdi Allam è meglio che non vada in video, che fa più danni di una guerra. Era quello che esaltava la guerra in Iraq e ne parlava come una cosa veloce, indolore, di pochi giorni. Con i marines e l'aviazione, nel giro di 2 settimane, la questione sarà risoltà. Sono passate 2 settimane e 3 anni. Ancora aspetto di sentire un commento su ciò!!!

Il punto è che non solo se ne fregano, non solo ne parlano con una visione di parte e governativa, ma non ne conoscono neanche bene i dettagli. L'ignoranza dei giornalisti RAI è preoccupante, tralasciando quella delle altri rete che non si può proprio calcolare...

simoneblogger ha detto...

Se fossero stati realizzati approfondimenti (o disinformazione professionale) forse qualcuno avrebbe pensato che inviare i nostri soldati sarebbe molto pericoloso. Qualcuno avrebbe pensato alle distruzione in Libano….. Ma se così fosse perché approfondire la tematica della guerra? Diventerebbe più difficile ingannare per l’ennesima volta la pubblica opinione sull’utilità e finalità dell’invio e quindi…. sbarchi di clandestini, rientri dalle ferie, anomalie del meteo….. Israele ci ha di recente dato prova di come ha trattato i caschi blu.