11 agosto 2009

L’Italia sta andando a fondo: che fare?

Il dato era “inatteso” dalla classe politica dominante: eppure, quel 1,2% di calo della produzione industriale a Giugno[1], sul precedente mese di Maggio, racconta che quello che tutti, oramai, abbiamo compreso.
Forse meno coinvolta dalla crisi finanziaria internazionale – giacché l’Italia era Paese arretrato nelle alchimie finanziarie – oggi, con quasi il 20% della produzione industriale persa in un solo anno, il Belpaese vede spalancarsi la porta del baratro.
Quelli che stanno venendo al pettine non sono i frutti della crisi internazionale, ossia non sono le cause dirette di quella colossale truffa, bensì le debolezze interne dell’Italia/Paese, la sua cronica arretratezza. Quando il gioco si fa duro – si narra – i duri emergono: i vasi di coccio, spariscono e tornano ad esser terra.
Verrebbe quasi da dire, parafrasando un sillogismo dell’antica cristianità: memento Italia, quia pulvis es et in pulverem reverteris.

Fin qui niente di nuovo, ma alcuni articoli comparsi ultimamente su CDC cantavano praticamente la medesima canzone: pur essendo informati sulle cause, e conoscendo anche qualche rimedio, non siamo in grado di far nulla.
Il senso degli articoli di Paolo Barnard – sappiamo tutto, ma non sappiamo come realizzarlo – oppure di Badiale e Bontempelli – dobbiamo organizzarci, ma attenzione alle false sirene – è praticamente il medesimo: chi legge sul Web, spesso, s’è fatto un’idea molto precisa su quanto sta avvenendo e, anche senza ricevere “imbeccate”, sa riconoscere da solo la natura degli eventi politici.
Ad esempio: per la gran parte della persone, l’anomala crescita del prezzo della benzina è dovuto ad una semplice “truffa” a danno dei consumatori. Se, invece, si sa che Scaroni fu socialista al pari di Sacconi, Brunetta, Cicchitto (e Berlusconi, più defilato ma presente) è facile comprendere che, attraverso l’ENI, stanno facendo cassa. Non possono più, come ai tempi della DC, aumentare le accise sui carburanti per il Vajont: lo fanno in modo surrettizio, mascherato, ma è la stessa politica. Domani, s’inventeranno una Robin Tax 2, così gli estimatori di Tremonti saranno soddisfatti.

Anche sull’energia, quanti articoli sono stati pubblicati?
C’è chi crede nel mutamento climatico causato dall’Uomo, chi preferisce addossarlo a cause naturali, ma su un punto tutti sono d’accordo: possiamo contare sui combustibili fossili per circa mezzo secolo, sul nucleare (forse) per qualche anno in più, ma la frittata è questa, non un’altra. Senza considerare che il 5% della produzione petrolifera è destinata ad usi petrolchimici.
Tutto il Pianeta sta interrogandosi sulle rinnovabili, sperimenta, costruisce, installa: in Francia e Gran Bretagna installano turbine eoliche ed idroelettriche addirittura nella città[2], in Irlanda piazzano idrogeneratori da 1,2 MW in mare[3], il primo dirigibile totalmente autosufficiente (i motori sono alimentati da celle fotovoltaiche) attraverserà la Manica a fine Agosto 2009[4]. E potremmo continuare con una sfilza di eccetera, eccetera, eccetera…
Intanto, nella bella Italia, la “bella pensata” è quella di costruire centrali nucleari, senza sapere chi caccerà i soldi (tanti), se ci sarà ancora Uranio (soprattutto, a quale prezzo!) e senza aver risolto il problema delle scorie. Dobbiamo ancora trovare posto per quelle d’antica data (Trino Vercellese, ecc) e ne vogliamo creare di nuove?
Non riflettono nemmeno per un attimo che la produzione eolica (non la potenza installata!), negli USA, da un paio d’anni ha superato quella di fonte nucleare, non prestano orecchio agli investimenti cinesi (la metà nell’eolico), fanno orecchie da mercante sulla Kitegen di Chieri[5], che ha già iniziato la sperimentazione sull’eolico d’alta quota – solo tre aziende al mondo ci lavorano, USA, Olanda ed Italia – e per una volta saremmo fra i primi. Basta? No, perché, con un modestissimo investimento della Regione Lazio[6], strutture universitarie pubbliche sono all’avanguardia nella progettazione delle celle fotovoltaiche che usano pigmenti organici (resa più bassa, ma costi irrisori) ed anche qui sono in pochi a farlo: USA, Nuova Zelanda e pochissimi altri.

Una delle critiche portate dai lettori agli articoli di Barnard, Badiale e Bontempelli (di qui in avanti, per comodità, B + B&B) è stata che la coscienza del disastro – economico, industriale, ambientale, sociale, giuridico – italiano è patrimonio di pochi. Il che, in parte è vero. Ma solo in parte: ci spieghiamo.
Se consideriamo le truffe sulla moneta, quelle finanziarie, i “giochi delle tre carte” di Tremonti, le “danze dei grembiulini” e quant’altro, è probabilmente vero; siamo mosche bianche, ma così è sempre stato: da quando mondo è mondo, i movimenti nascono dalle avanguardie.
Non dimentichiamo, però, che questo Governo – che a suo dire passa di successo in successo ed è appoggiato da proporzioni “bulgare” – è votato solo da 3 italiani su 10. E gli italiani che appoggiano il nucleare sono una minoranza, solo il 37%, che si riducono ai soliti 3 su 10 se devono accettare una centrale nucleare sul loro territorio.
Ciò non è dovuto soltanto all’antico “terrore” per l’Atomo, ma anche alla riflessione che – in materia energetica – o si cercano vie nuove o si va a fondo: questo, l’hanno compreso in tanti.

“Per il Bene Comune” ha lanciato una raccolta di firme per bloccare l’assurda idea berlusconiana di costruire il nucleare quando tutti già pensano ad altro, e bisognerebbe che questa raccolta di firme, domani, si trasformasse in un movimento referendario.
Si potrà obiettare che i referendum hanno stufato, che la Casta gioca sull’assenteismo per depotenziarli, che la Magistratura competente potrebbe non accettare i quesiti – ma sarebbe difficile, perché c’è ancora l’ombra del referendum del 1987 – però, un movimento referendario che chiedesse una inversione di 180° in materia energetica, avrebbe buone possibilità di successo. Come movimento, certamente: il risultato, poi, con le alchimie di Palazzo, potrebbe svanire, ma rimarrebbe una battaglia importante, catalizzatrice e concentratrice di comuni interessi, che vanno oltre la pura e semplice querelle energetica.
Sarebbe una battaglia dove si sta da una parte o dall’altra, senza ripensamenti, come per Vicenza. Sei contro la base? Bene, sei con noi. Sei contro la base “ma il mio partito…”: accomodati da un’altra parte.

B + B&B propongono attivismo per giungere alla creazione di un movimento, non nascondendo (i secondi) la necessità di trovare finanziamenti: è tutto vero, ma dubito che si riescano (per ora) a trovare soldi per andar contro la corazzata di regime.
Per prima cosa, bisognerebbe far capire che – se ci mettiamo d’impegno, anche solo dal Web, per ora – possiamo far male, molto male ai loro perversi interessi d’accentramento di capitali a danno delle classi meno abbienti. E, la politica energetica, ne è un esempio lampante. Non crediate che il Web non faccia opinione: è ciò che più preoccupa la Casta, non certo i belati parlamentari ed extraparlamentari.
Quanto stanno truffando – oggi, mentre scriviamo – nelle nostre tasche ai distributori di carburante? Quanto ci trufferanno, durante la stagione invernale, con i contatori del metano “taroccati” – guarda a caso – sempre a loro favore? Oppure immettendo CO2 nelle tubazioni, con la scusa di mantenere la pressione d’esercizio? Quando una rete complessa – in casa non ce ne possiamo accorgere – viene rimessa in esercizio solo nella stagione invernale, “sbuffa” anidride carbonica per un buon quarto d’ora.

Questi sono soltanto dati tecnici – sempre a loro favore, sotto l’aspetto economico – ma c’è di più: perché la gestione delle rinnovabili non può diventare pubblica? Perché ENI ed ENEL si guardano bene dal promuoverle e si limitano sempre alle energie non rinnovabili? Lo sappiamo: in un sistema finito (fossili ed Uranio) si controlla più facilmente il mercato. Di fronte all’infinito delle rinnovabili, la cosa è più complessa.
Ecco, allora, una “leva” dalla quale partire per creare delle aggregazioni, un movimento che chieda la gestione energetica del Paese non più nelle mani di pochi oligarchi, bensì in mano pubblica – in un nuovo “pubblico”, non certo dalle parti di Scaroni – anche se la spicciola gestione tecnica potrà essere affidata ai privati.

Abbiamo già chiarito – cifre alla mano – in precedenti articoli come sarebbe possibile ricavare più del 40% dell’energia elettrica[7] soltanto da tre campi eolici off-shore posizionati al largo della Puglia, della Sicilia e della Sardegna, senza nessun problema ambientale: invisibili da terra. Un’elaborazione compiuta su dati del CESI, non chiacchiere: altro che il misero 20% delle centrali di Berlusconi, dopo il 2020 (!).
L’investimento necessario sarebbe di circa 5 miliardi di euro per 10 anni, ma il primo aerogeneratore inizierebbe a fornire energia subito, non dopo il 2020!
Come raccogliere una simile cifra?
Con l’azionariato pubblico garantito dallo Stato.
La convenienza economica del sistema eolico è acclarata, tanto che ovunque il mercato s’espande in modo iperbolico, anche al netto dei Certificati Verdi.
Grazie agli utili, sarebbe possibile fornire un rendimento ben superiore agli attuali bond in circolazione, con la garanzia dello Stato, giacché si tratta di un mercato che non può riservare sorprese.
Gestendo in modo oculato la collocazione dei bond – nominativi, piccolo taglio delle emissioni, “tetti” che impediscano l’accentramento dei bond stessi, controllo delle emissioni affidato alla Magistratura ed alla Corte dei Conti – essi diventerebbero una vera “ancora di salvezza” per i risparmi delle classi meno abbienti. Di più: la vendita d’energia, creerebbe comunque utili.
Bene: il 20% degli utili sarebbe destinato alla ricerca in campo energetico ed il rimanente 80% diventerebbe un fondo di soccorso sociale, senza possibilità di storni di bilancio, stabilito per norma. In questo modo, l’Italia potrebbe finalmente iniziare a sganciare l’assistenza dalla previdenza, il che non c’obbligherebbe a lavorare fino a 65 e più anni, mentre quel 20% destinato alla ricerca sarebbe la manna per tanti, giovani e volonterosi ricercatori.

Qualcuno potrà obiettare che una simile quota riservata all’eolico potrebbe riservare sorprese per la discontinuità della fornitura, e ciò è vero.
Dimentichiamo gli almeno 8 milioni di tonnellate di biomasse d’origine agricola e forestale, con le quali sarebbe possibile costruire un centinaio di piccole centrali termoelettriche a ciclo combinato, le quali avrebbero rendimenti dell’80% – energia elettrica e calore (riscaldamento invernale), non il 35% delle attuali centrali termoelettriche a combustibili fossili – che contribuirebbero a stabilizzare l’offerta.
Inoltre – visto che il solare termodinamico è un’invenzione italiana – non sarebbe male iniziare (la Spagna ha già cominciato!) a costruire qualche centrale termodinamica che non sia il solito tormentone per allocchi di Priolo Gargallo. Una centrale termodinamica a gestione ENI! A quando, la gestione delle adolescenti perdute a Barbablù?
Non dimentichiamo che il termodinamico è importante per compensare la richiesta estiva dei climatizzatori e che, grazie alle elevate temperature d’esercizio, può fornire energia anche dopo il calar del sole. L’ENEA, inoltre, ha già completato gli studi per la generazione diretta d’Idrogeno mediante reazioni catalitiche alle alte temperature.
Infine, ci sarebbero interessanti studi da compiere per realizzare delle interazioni fra il solare termico e quello termodinamico.
Ci sarebbero poi tantissime, altre possibilità: voglio solo citare le pompe di calore le quali, in prossimità di “letti caldi” e nelle adiacenze dei vulcani, avrebbero altissimi rendimenti. E il moto ondoso? Le correnti sottomarine? Il recupero, a fini idroelettrici, delle migliaia di canali che alimentavano i mulini? Potremmo continuare. E, questi, sarebbero posti di lavoro a tempo indeterminato: garantiti, sicuri.

Non nascondiamo che il dilemma energetico è sfaccettato e complesso, ma sarebbe sbagliato scegliere la politica energetica – per quanto riguarda l’aspetto tecnico – mediante la lente politica o, peggio, ideologica: la Fisica rimane tale, e non si può abolire la Legge di Ohm.
Esempio: è allettante pensare alla produzione eolica destinata all’auto-consumo ma, se consulterete le mappe del CESI[8], noterete che, a terra e con piccoli impianti, difficilmente si superano le 1200 ore/anno di produzione alla potenza nominale[9]. Al contrario, i “campi” in mare aperto raggiungono le 3.000 ore/anno: il vantaggio economico è chiarissimo.
Sull’altro versante, però, sistemi locali diretti all’auto-consumo presentano risparmi per altri aspetti, quali il risparmio sulle perdite in rete e, tutto sommato, diminuiscono la complessità della rete stessa.
Se espandiamo il concetto ad altri metodi (solare termodinamico, termico, fotovoltaico, pompe di calore, idroelettrico di varia taglia e natura, ecc.) scopriamo che le scelte devono essere meditate considerando, per prima cosa, la convenienza, la semplicità, gli investimenti. Ossia gli aspetti tecnici.
Se, invece, consideriamo l’energia come problema sociale – ossia chi debba gestirla, come trovare fonti d’investimento, chi debbano essere i beneficiari degli investimenti, ecc – ecco che il problema è pienamente politico.
Siano piccole realizzazioni locali, siano grandi impianti – e, la decisione, è tecnica – a monte deve essere chiaro a chi andranno i frutti degli investimenti.
Purtroppo, siamo stati abituati – e molti, oramai, lo danno per scontato! – che le aziende debbano essere gestite dai privati: s’è visto quali vantaggi ha avuto la collettività dalla cessioni (in realtà, svendite) del patrimonio statale, dalla Società Autostrade al settore alimentare!
La gestione dell’energia è un caso ancora diverso.

Nominalmente a gestione mista, ma è solo lo Stato ad avere parola in merito, sia per ENI sia per ENEL: addirittura, fu deciso un prelievo (Tremonti) d’autorità sui bilanci delle due società per sanare i conti pubblici, quella che doveva essere la “tassa sul tubo”. Ben strano comportamento per delle società a gestione mista: gli azionisti privati, non hanno avuto nulla da ridire?
In realtà, la gestione “mista” nasconde la commistione fra la Casta politica ed i suoi attacché/padroni, che sono i grandi boiardi di Stato: i nomi li conosciamo tutti.
Rompere questo sodalizio è azione zeppa d’altissimi contenuti politici, poiché si va a toccare un nervo scoperto della Casta, uno dei principali cespiti di finanziamento (l’altro, è l’infinita moltiplicazione della finanza locale, gran fornitrice di tangenti bipartisan, come le recenti inchieste acclarano).
Perciò, lottare per una nuova politica energetica – tenendo fermo il punto della gestione sociale degli utili – è una battaglia rivoluzionaria, una battaglia contro la Casta.

Riassumendo: il problema energetico è avvertito e conosciuto da un più vasto pubblico, e da qui si potrebbe partire per dimostrare come un diverso approccio – comunitario e sociale – all’energia condurrebbe a vantaggi proprio per le classi meno abbienti, a patto di stendere una normativa che leghi le mani (e, se si vuole, è possibile) agli oligarchi di regime.
Nessuno, qui, vuole negare l’importanza del risparmio energetico – sappiamo a quanto ammontano gli sprechi – ma quella del risparmio è una battaglia parallela, che si potrà condurre solo quando si dimostrerà che è possibile “intaccare” – a favore dei ceti meno abbienti – quelle decine di miliardi di euro annui che hanno in gestione gli oligarchi. In fin dei conti, il risparmio energetico – se non è affiancato dalla produzione alternativa, a gestione pubblica e con utili destinati al sociale – rischia di diventare una bellissima, pulitissima ed asettica battaglia per radical-chic ai tavolini dei bar. Cambio la lampadina ed ho salvato il mondo.

Rimane il problema di trovare strumenti d’aggregazione, “luoghi” dove incontrarci, conoscerci meglio, organizzarci.
Proprio per dare una mano a B + B&B, pubblicherò presto Italianova.org – un precedente tentativo fallì per incomprensioni interne – ed a Settembre cercherò di metterlo on line. Sono solo, ed il tempo è sempre tiranno.
Italianova potrà essere una “palestra” per discutere (con un blog collegato) un programma politico, modificarlo, proporlo e sarà aperta a tutti coloro che ne sposeranno i valori essenziali: comunitarismo, giustizia sociale, legalità, difesa dei valori costituzionali.
Chi mi ha seguito in questi anni, saprà che non nego i limiti del Web, ma mi rendo conto che solo dal Web si può ripartire: i mezzi tradizionali (speriamo in Pandora…e con questo voglio spezzare una lancia contro ogni settarismo) ci sono preclusi dalla corazzata di regime.

Non ho la stoffa del “salvatore della Patria”, e non vorrei che qualcuno pensasse a chissà quali mie mire: semplicemente, il poco che posso fare è questo. Poi, si vedrà.
Vorrei solo ricordare, a chi crede che saranno i tempi stessi a generare quel partito o movimento che ci porterà fuori dalle peste, che non conosce abbastanza la Storia: è vero che, nei momenti cruciali, gruppi organizzati si fecero avanti e – apparentemente con poco sforzo – cambiarono gli eventi, ma quei gruppi erano nati e s’erano organizzati prima. Non mi pare il caso di citare esempi che offenderebbero la vostra intelligenza.

In genere, leggo solo i commenti sul mio blog e là rispondo, ma questa volta – per l’importanza dell’argomento – leggerò anche quelli su CDC.
Perciò, vi prego d’essere concisi e diretti, senza fronzoli: chiedo idee, critiche ragionate, proposte, dubbi esposti con chiarezza. Evitate, se possibile, di cascare nella rete di qualche troll.
Poche cose: energia da fonti rinnovabili, gestione pubblica, utili a vantaggio dei ceti meno abbienti e niente nucleare. Per partire da qualcosa di concreto.
Chi vorrà aiutarmi, troverà sotto la casella di posta per contattarmi (usate solo quella, alcune vecchie caselle di posta le ho disabilitate).

Copyright 2009 ©. Riproduzione vietata, salvo assenso scritto da chiedere a info@carlobertani.it

[1] Fonte : http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/crisi-37/produzione-industriale/produzione-industriale.html
[2] Fonte: http://www.scienzaegoverno.org/n/060/060_02.htm
[3] Fonte: http://www.marineturbines.com/3/news/article/17/seagen_tidal_energy_system_reaches_full_power___1_2mw/
[4] Fonte: http://www.projetsolr.com/
[5] Sito: http://www.kitegen.com/index_it.html
[6] Fonte: http://www.scienzaegoverno.org/n/046/046_01.htm
[7] Vedi: http://carlobertani.blogspot.com/2009/03/venti-nucleari.html
[8] Vedi http://www.cesiricerca.it/Testi/link.aspx?idN=10
[9] Il rendimento di un aerogeneratore (qualsiasi taglia) viene valutato mediante un parametro che calcola le ore annue alla massima potenza. Le ore, nell’anno, sono 8.760 perciò, se un aerogeneratore fornirà energia per circa 2.200 ore/anno sfrutterà circa il 25% del totale. In realtà, l’aerogeneratore fornisce quasi sempre una quota della massima potenza (ad esempio: “gira” al 70% della massima potenza): il calcolo annuale tiene conto delle media di queste percentuali, e le conforma in un dato che sono, appunto, le ore di esercizio alla massima potenza.

13 commenti:

Abate Vella ha detto...

"Ovviamente, oggi i siciliani possono cantare vittoria e – da politici navigati quali sono – si guardano bene dal tirare la corda fino a romperla: l’essenza della loro sopravvivenza – collegata ai mille rivoli di corruzione e nepotismo che gestiscono – sta proprio nell’intangibilità di quel rapporto, che deve continuare sul filo di un rasoio sempre più stretto e tagliente."

Peró poi ci dobbiamo mettere le centrali eoliche offshore in casa per mantenervi.

Pagate il dovuto, e poi, forse, avrete le centrali eoliche offshore al largo della Sicilia.

Orazio ha detto...

I siciliani votano al 67% per il cdx e ne sono anche compiaciuti, quindi quando Berlusca gli piazzerà una centrale nucleare sotto casa se lo sono meritato. Forse potrebbero pensare di non votare più il cdx. Lo faranno? Temo di no. L'Italia affonda, gli italiani credono al Berlusca. C'è da dire che i morsi della crisi ancora colpiscono solo una parte marginale della popolazione. Si sta rivelando l'egoismo della classe media, che ancora non colpita dalla crisi, guarda a ciò che succede in Italia con distacco e noia. Vedremo in autunno. Infine complimenti a Carlo per il solito ottimo articolo, una vera bussola nell'ingognito terreno in cui ci muoviamo.

Alessandro ha detto...

Auguri x il blog ma nn mi sembra una idea originale ne tantomeno valida. Ci sta provando Grillo da anni e ancora nn ha cambiato una virgola. Altri ce ne sn, ankio modestamente cn una mia via. Ma quello ke noto è la disillusione e lo sconforto della gente, la sua rassegnazione. Qua le cose cambieranno solo con un trauma violento e doloroso, null'altro. Sembrerà strano dirlo ma c'è ancora troppo benessere in giro, di quello malsano ke ottenebra le menti ormai ke si dedicano solo al godereccio e al presente.
Complimenti x il suo blog ke seguo e ho linkato sul mio da molto tempo.

Carlo Bertani ha detto...

Caro Abate Vella,
non so perché incrimini la mia frase: è la pura e semplice verità, tutti lo sanno, anche Lombardo & Co.
Poi, quel "pagate il dovuto" sa tanto di "pizzo": guarda che non abbiamo bisogno del Canale di Sicilia per piazzare aerogeneratori: basta sistemarne di più altrove.
Certo meridionalismo, Vella, disgusta perché sa d'inutile, postuma e penosa revanche.
Siamo pragmatici, e cerchiamo soluzioni per tutti: la Sicilia non può più gestirsi come uno "Stato nello Stato" - e questo non perché lo dice Bertani - ma perché questa è oramai l'aria che tira al Nord. E, il Nord, è la forza economica trainante del Paese.
Cari Orazio ed Alessandro,
è vero, la crisi non morde ancora abbastanza. Credo, però, che anche qualora la sventurata catarsi dovesse abbattersi sull'Italia, se non esistono almeno dei "centri di pensiero" in grado di trasformarsi, domani, in classe politica, finiremo per rigenerare all'infinito i "post". Post democristi, post comunisti, post fascisti...e basta!
Ma non siamo proprio capaci di parlarci senza appiccicarci etichette addosso?
Proviamoci!
Grazie a tutti
Carlo Bertani

LucaCec ha detto...

Non mi piace, ma cerchiamo di andare per ordine.
Sviluppo Nucleare Italia, la joint venture con la Francia per reimpiantare le centrali a fissione nucleare in Italia, come ragione sociale è una s.r.l. (società a responsabilità limitata). Con una srl, all'atto pratico ci puoi fare tutt'al più un salumificio, nemmeno tanto grande. Non vedo perché tanta enfasi sulla faccenda.
Per quanto riguarda le energie rinnovabili, alternative e quant'altro, vale l'obiezione di sempre, Carlo: ben vengano le turbine eoliche, il fotovoltaico e quant'altro, ma senza un adeguato approvvigionamento di energie non rinnovabili di derivazione fossile, sarebbe a dire metano e petrolio, non si possono preservare livelli di potenza industriale e mantenere una condizione di relativo primato economico e geopolitico all'interno del bacino del Mediterraneo.
A tale proposito, un qualsiasi partito già esistente, o un movimento politico di nuova costituzione, per come la vedo io dovrebbe pronunciarsi in modo chiaro e inequivocabile a favore (!) dei gasdotti di nuova costruzione che si apprestano a costruire Gazprom ed Eni, che scavalcherebbero l'"arancione" Ucraina, protettorato Usa, e assicurerebbero gli interessi europei ben prima di qualche turbina eolica.
Il governo Berlusconi ha quantomeno il merito di aver caldeggiato questi gasdotti, laddove il PD si è pronunciato chiaramente in modo contrario ad essi. Se ci dovesse essere la secessione da te paventata, Carlo, è perché la Lega è stata comprata dagli Usa proprio per impedire iniziative autonome come queste, e non per interessi economici che non rispondono a nessuna realtà effettiva.
Infine, Carlo, devo dire che non mi piace affatto questo gran parlare contro i boiardi, la Casta e le società miste. Enel ed Eni sono società per azioni di diritto pubblico. L'azionista di riferimento è il Ministero dell'Economia, gli amministratori delegati sono di nomina governativa. Non me ne frega assolutamente niente se gli azionisti privati non sono d'accordo con le strategie di politica industriale, in tal caso vendano le azioni. Dare a intendere che Scaroni e Conti siano dei boiardi da spazzare via è un'orientamento rispetto al quale desidero esprimere la mia più cordiale avversione.
Infine, non vedo perché per sostenere le rinnovabili non si possa pensare, molto più utilmente che a una S.p.A., a un ente economico di diritto pubblico: nessun azionista, capitale iniziale pubblico, contabilità legata a quella dello Stato, e possibilità di produrre utili.

Orazio ha detto...

"Il governo Berlusconi ha quantomeno il merito di aver caldeggiato questi gasdotti, laddove il PD si è pronunciato chiaramente in modo contrario ad essi."

LucaCec

Mi dispiace dover dissentire, ma Berlusconi non ha caldeggiato proprio un bel nulla si è semplicente catapultato alla firam dell'accordo Russia-Turchia, in cerca di pubblicità, come hanno detto i media turchi. Il mandrillo ha un senso dell'esserci animalesco e lo sfutta con sapienza. Gli italidioti ci cascano e pensano di avere un gran capo di governo. Ma non tutto il male viene per nuocere gli USA vedono il sud stream come fumo negli occhi, mentre sperano nel futuro, incerto, del gasdotto Nabucco. Potrebbe succedere che un'agenzia spionistica USA prenda di mira il Mandrillo, con quello che ne seguirebbe.....

Carlo Bertani ha detto...

Scusa, Luca, ma oggi mi sembra che qualcosa ti sia andato di traverso: e io, cosa sostenevo? Un ente pubblico, che emette titoli garantiti dallo Stato per finanziarsi.
Già nel 1998, la Germania aveva steso un piano che dimostrava come fosse perfettamente possibile attingere al 100% dell'energia da fonti rinnovabili. Se vuoi, ti mando il grafico (non oggi, tornerò Lunedì).
Rispetto le tue opinioni su Scaroni e sulle questioni geopolitiche, ma non le condivido per niente.
Ciao
Carlo

LucaCec ha detto...

Carlo, un ente pubblico economico (come il CNR, come l'Enea, come le FS fino a poco tempo fa) non emette titoli, perché la sua contabilità è esemplata sulla contabilità pubblica, tanto che ha un bilancio strutturato come quello dello stato. Tutto ciò pur essendo una realtà anche a scopo di lucro. Giusto per la precisione.

Carlo Bertani ha detto...

Luca, è solo una questione di bilancio: una società pubblica di proprietà del Tesoro, che emette titoli tramite il Tesoro, come i BOT, non si può fare?
Ciao
Carlo56k

marco03 ha detto...

Continuiamo a pronosticare una fine che sembra non arrivare mai snocciolando cifre su cifre, la gente è stanca, tu come al solito sei molto eloquente e sai trasmettere idee- specie in materia ambientale- considerevoli ma chi è in grado di portare avanti ciò e con quali mezzi? Quei poteri forti oramai sempre più discussi sono insieme alla malavita organizzata un ostacolo grandissimo. Carlo io ti rinnovo il mio appoggio e se vorrai contattarmi nel limite delle mie capacità sarei entusiasta di partecipare al tuo progetto sperando che possa essere utile nel prendere sempre più coscenza da parte di tutti noi e a portare maggior coesione e senso civico a questo paese.Continuo a credere che tutto ciò non possa prescindere da una attività politica senza la quale è impossibile combattere il sistema entrando all' interno di quel marcio da scardinare e quindi continuo a credere che un appoggio esterno sarebbe necessari.Per quanto riguarda Barnard sarà anche un ottimo giornalista ma lo reputo controproducente, criticare si ma continuare a fare l' antisistema dell' antisistema non porta a nulla, nessuno è perfetto ma si possono prendere ottimi spunti anche da gente come Travaglio, Santoro, Grillo e vari senza doverci ancora di più dividere in parrocchie come dice lui.Ciao a tutti!!!

LucaCec ha detto...

Carlo, certo che si può. La cosa importante è che l'amministratore delegato sia di nomina governativa, e che la società abbia una strategia in linea con quella del governo.
Perché il rischio è che con la scusa del pluralismo e della libera concorrenza si arrivi a privatizzare tutto, e a privarci di una strategia autonoma. Se poi nel frattempo arrivasse anche la secessione sarebbe quello che si dice un gioco da ragazzi.

Orazio ha detto...

Mi pare le le ultime affermazioni di Bossi sull'inno e sul dialetto non sono boutade d'agosto, ma mostrano la sicurezza che la situazione in Italia è talmente deteriorata che lalega si prepara a raccogliere lo scettro della secessione nel Lombardo-Veneto come una pera matura a Berlusconi verrà dato il titolo di presidente della repubblica a vita carica che lo terrà fuori dai guai giudiziari. Nel frattempo l'Italia, come stato unitario, affonderà sempre più. A pagare tutto saranno le classi "medie" infatuate di Berlusconi e da lui mandate alla rovina senza pietà.

luigi ha detto...

Abate,
Intanto voi continuate a pagare in termini di salute respirandovi i fumi balsamici di Termini Imerese... Qui siamo veramente al marito che per dispetto alla moglie si taglia gli zebedèi.
Ma lo sa che i parchi eolici offshore, dove ci sono, sono un richiamo turistico?