06 aprile 2009

Prevedere o dialogare?

Non conosciamo le risultanze scientifiche sulle quali Gioacchino (o Giampaolo) Giuliani – il ricercatore che avrebbe previsto il terremoto dell’Aquila – basa le sue affermazioni, ossia di poter ragionevolmente “prevedere” – termine virgolettato, perché può avere più significati – i terremoti. Da quello che si legge, più che una vera e propria “previsione” pare una forte probabilità che l’evento si generi. Il che, non è poco.
Alcuni anni or sono, uno scienziato russo - Oleg Martynov[1] – previde alcuni terremoti (fra i quali, quello devastante in Turchia) ed indicò anche una teoria per anticiparli, che si basava su alcune simbiosi fra la meteorologia e la cosmologia. Non se n’è saputo più nulla.
Non entriamo nel calderone delle dichiarazioni (alcune, di scherno) rivolte al ricercatore, e nemmeno su un avviso di garanzia per “procurato allarme” che, oggi, sembra quasi una beffa ma ampliamo il discorso sulla ricerca, su come viene gestita, da chi, come, perché.
Il “popolo della Rete e di Facebook”, secondo quanto afferma Repubblica, s’è schierato con il ricercatore, mentre il premier ha tagliato corto «Non si possono prevedere i terremoti.» Punto e basta.
Il problema, nasce e si diffonde proprio fra queste due antitesi: si “sposa” una teoria o l’opposto soltanto sulla base del proprio “sentire” (Facebook), oppure per convenienza (Bertolaso l’ha nominato lui). In fin dei conti, a nessuno importa sapere cosa c’è di vero, se si può fare qualcosa oppure se saremo per sempre vittime delle faglie.
L’approccio, è il medesimo che incontriamo in altri settori dove la scienza e la tecnologia sembrano sopravanzare la politica, offrendo soluzioni che i politici non sanno nemmeno interpretare. E, più la classe politica è vecchia, meno riesce a capire di cosa stiamo parlando.
Il rapporto fra la scienza ed il potere, oggi, non è tormentato: è assente.
Se riflettiamo che lo scienziato più valido (soprattutto perché relativamente giovane) che abbiamo – Carlo Rubbia – l’hanno scacciato nel 2004 dalla presidenza dell’ENEA, cosa possiamo pretendere? Lui è andato in Spagna, e là ha realizzato il solare termodinamico, mentre noi siamo rimasti al palo.
Il problema è l’ignoranza distillata della classe politica, che non sa nemmeno interloquire con il mondo della scienza: a loro, importa che non intralcino i loro piani elettorali e le alchimie di potere. Difatti, li chiamano come “consulenti” – vedi Pecoraro Scanio – salvo poi non affidare loro nulla d’operativo. E, quando ad una persona che s’occupa di scienza e di tecnologia togli l’agire, cosa gli rimane? Rimirare il politico che s’indora, mostrando quanto è stato bravo a nominare quel consulente.
Il problema, però, va oltre Rubbia, Pecoraro, Berlusconi, Bertolaso e Giuliani, poiché manca proprio un terreno d’incontro, una prassi da seguire, un metodo da proporre, un’etica da rispettare. Se non esistono queste premesse, come ci si può intendere? Come si può stare seduti allo stesso tavolo senza perdere del tempo?
Così, i problemi si risolvono con le affermazioni categoriche – “I terremoti non si possono prevedere” – oppure dando fiato alle grancasse di bordone – “Se vorranno piazzare altre pale eoliche dovranno passare sul mio corpo!” (Sgarbi) – o, ancora, s’affidano alla distribuzione i libri di Franco Battaglia (prefazione di Silvio Berlusconi), zeppi d’argomentazioni con scarso fondamento contro le rinnovabili.
Questa è l’Italia – baby – un luogo dove non importa quanto sei bravo, bensì la targa che hai appiccicata al culo. Ci vorrebbe tanto a cambiare?
Pensate che, con 6 milioni di euro forniti dalla Regione Lazio all’Università di Tor Vergata[2], i ricercatori sono riusciti a costruire pannelli solari che utilizzano componenti organici. Le celle hanno, per ora, un rendimento pari a circa la metà rispetto a quelle tradizionali in Silicio, ma costeranno (la fase industriale inizierà fra poco) un ventesimo!
Insomma, la scommessa di una Regione – pressappoco una modesta vincita al Superenalotto – sta aprendo per l’Italia “porte” che, ad oggi, esistono solo in Germania ed in Giappone!
E tutto questo – lasciatemelo dire – può essere realizzato da chi va a fare il consigliere di minoranza in Comune? Abbiamo bisogno di una grande battaglia di civiltà che parta dal Web, per arrivare ad una nuova formazione politica in grado d’interpretare nuovamente il rapporto fra politica e scienza, mantenendo i rispettivi ambiti di competenza, ma dialogando nell’interesse comune.
Per essere chiaro fino in fondo: lo realizzerà Grillo? Ma per favore…

10 commenti:

mattia ha detto...

Secondo me si deve partire dal basso perchè è l'unico modo per farsi largo nella casta.
Nei piccoli comuni amministrati dai piccoli politici è evidente la loro incompetenza e completa genuflessione ad interessi di partito ed economici.
Nei piccoli comuni si può operare con un discreto margine,i polituccoli sono nostri pari e quindi facilmente denudabili,
i problemi è possibile affrontarli in maniera semplice,
è difficile,ma rimarrebbe impossibile continuando a delegarli ai partiti convenzionali.
Anche a me piacerebbe vedere una lista nazionale rivoluzionaria,
ma la vedo molto più utopistica,
non riesco ad immaginarmi una forza che si vuole imporre a tutti senza la potenza dei media(che chiaramente la soffocherebbero)
senza l'appoggio del potere economico(che vuole questi politici chè sono loro creature)
oppure mi viene in mente il vaticano(che da questa politica a ampio foraggio ed importanza).
Insomma,
mettiamo che il Grillo non vada bene(se entrasse in politica io perderei molta stima in lui),
per me comunque è dal basso che si deve cominciare,
perchè se si entra nel meccanismo dai primi ingranaggi si può incepparlo,
se si compete con le stesse armi questo è concepito e costruito in maniera da fagocitarti digerirti e evacuarti.
Ciao e grazie.

Carlo Bertani ha detto...

E' del tutto evidente, Mattia, che la pensiamo diversamente. Ti posso assicurare che, per esperienza d'alcuni amici in anni meno segnati dal malaffare odierno, in Comune finisci per piegarti proprio alla "piccola politica". Tanti sforzi per niente.
Il Web è la risorsa che può fare la differenza, e l'attuale classe politica teme il Web.
Comunque, nessuno dei sostenitori di Grillo spiega perché affossò Beha, Veltri e Montanari. Forse perché, oltre che onesti, erano anche bravi?

marco03 ha detto...

Carlo sono pienamente d' accordo con te quando dici che è difficile trovare un tavolo di incontro, però ciò non avvienene unicamente tra politica e scienza ma anche tra scienza e scienza.Giuliani più che dalla politica è stato osteggiato dai suoi pari che non hanno accettato che un vulcanologo potesse aver fatto degli studi interessanti sul fenomeno sismico.Lasciami dire però Carlo che queste distanze sono le stesse che si stanno creando tra le varie realtà alternative: mentre Grillo continua a gridare, noi ad analizzare e magari Barnard ad invitare tutti a un processo di autonalisi per acquisire autostima ( tutte teorie che hanno i loro fondamenti) c'è chi disinteressandosi di tutto ciò sta sottomettendo un intero sistema giocando proprio su queste debolezze. Io penso che se le liste civiche di Grillo costituissero in se una provocazione per sensibilizzare la gente andrebbero benissimo ma per raggiungere lo scopo bisogna entrare nel sistema per sconfiggere le bannche i poteri occulti la chiesa e tutto ciò che ci tiene a freno bisogna entrare nelle istituzioni e quindi accettare il confronto con questi "Talebani" altrimenti loro continueranno imperterriti a pensare all' unica cosa che che l' uomo sa fare ovvero cercare soldi.Il mio accorato invito a tutti è quello di cercare di trovare il modo di riunirci tutti intorno allo stesso tavolo indipendentemente dalle proprie ideologie (che comunque non vanno mai dimenticate) e usare ciò che c'è di buono in queste varie sensibilità per poter sbranare coloro che invece sono solo ed unicamente dei despoti a senso unico che si distiguono solo per la loro sete di danaro.Ciao a tutti!

mattia ha detto...

Non mi pronuncio perchè sono impreparato sull'argomento,
conosco vagamente Beha per essere un giornalista "sui generis",
Montanari non lo conosco come pure Veltri,
quindi non sò cosa dirti,
però mi pare che questo momento storico politico economico culturale sia appena più favorevole di altri.
Forse,mi illudo ,ma voglio illudermi per vedere un futuro migliore,o almeno per sentire parlare di "futuro"(cosa che tu fai benissimo e per questo ti seguo e ti ringrazio).
Ciao.

Carlo Bertani ha detto...

Non si tratta di questioni ideologiche - Marco - pensa che ho rapporti frequenti con Luigi Tedeschi - direttore di Italicum, viene dal MSI, persona intelligentissima - e ci troviamo spesso a condividere in pieno le nostre apprensioni e ad avere le stesse percezioni.
Purtoppo, il problema è altro.
Questa "vecchia guardia" ancora crede la politica il mezzo per realizzare il migliore dei compromessi possibile, per la gente, per tutti, senza illudersi di realizzare chissà quali paradisi.
Invece, spesso altri personaggi propagandano facili paradisi, mentre non saprebbero nemmeno da dove iniziare per rimettere un po' a posto le cose.
Per fortuna, sul Web ci sono un sacco di persone intelligenti e tanti (come noi, ad esempio) che discutono e s'arrovellano per trovare soluzioni. E lo fanno in modo civile (almeno, qui) senza accapigliarsi né insultarsi quando non condividono le idee altrui.
Non vi sembra già questo, un buon inizio per nuove aggregazioni politiche?
Grazie a tutti

giuseppe ha detto...

Caro Bertani,
concordo sostanzialmente con lei.
Io mi sono schierato con Giuliani sia come fisico sia come politico.
Infatti, il metodo del gas radon è ben noto e Bertolaso doveva farci attenzione e, quantomeno, non denunciare il ricercatore abruzzese.
Speriamo che la politica faccia un miglior uso, in futuro, delle competenze scientifiche.
Cordiali slauti,
Giuseppe vatinno
Responsabile nazionale Energia ed Ambiente di Italia dei Valori
www.giuseppevatinno.it

Carlo Bertani ha detto...

Caro Vatinno, ci sentimmo in passato per la questione del programma energetico del centro sinistra - ricorda? - lei m'inviò la bozza nel 2006. Quali occasioni perdute.
Il problema non è questa o quella ricerca od analisi scientifica, ma il rapporto stesso fra classe politica e mondo scientifico.
Perché non realizzare, a titolo sperimentale, una rete di rilevamento delle emissioni "anomale" di Radon, ed osservare le correlazioni con l'attività sismica? Chi ci perderebbe qualcosa?
Se, anche, il sistema non fornisse risultati certi, darebbe comunque delle "coordinate" d'allarme, e quindi si potrebbero studiare dei protocolli per le situazioni d'allarme (es: invio d'autocolonne di Protezione Civile nei pressi delle aree interessate, studiare dei protocolli per informare la popolazione senza destare allarme, ecc), e invece Boschi si trincera dietro alla solfa del "non si può prevedere".
Non è la prima volta che "incrocio la lama" con l'INGV ed ho notato, per altre questioni, che sono ben lontani da un sereno confronto.
Purtroppo, il veleno che l'attuale classe politica si trascina appresso, finisce per inquinare anche quel che rimane della seria ricerca scientifica.
Io, con modestia, continuo la mia battaglia di divulgazione per le rinnovabili: servirà a qualcosa? Lo spero.
La ringrazio per il suo intervento, a risentirci.
Carlo Bertani

Tom P. ha detto...

Ho trovato in questo sito un brano che sembra copiato dal suo, senza citazione. Magari è solo una forma di collaborazione, comunque mi sembra giusto segnalarlo.

Greciudd ha detto...

Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finchè arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa" (A. Einstein).

Carlo Bertani ha detto...

Grazie Tom per la segnalazione ma - dall'impianto del sito (nessun riferimento)- non mi sembra molto serio, per comportarsi in questo modo...
Non ho mai posto limiti alla copia dei miei articoli, ma almeno la fonte! Comunque, ho lasciato un commento.
Ancora Grazie.
Bella la sentenza di Einstein, non la conoscevo! Grazie Greciudd.
Ciao a tutti
Carlo Bertani